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Zanza - Idiofono a pizzico - Tanzania/Camerun
Zanza,
Sanza, Sansa, Mbira (Zimbawue), Chitata (Mozambico), Likembe (Zaire e
Uganda) sono solo alcuni dei nomi usati in Africa per designare questo
strumento, in occidente meglio conosciuto come Zanza.
Lo strumento è diffuso in tutta l'Africa equatoriale, oltre che in America,
nelle Antille e in Brasile, dove è giunto probabilmente con la tratta
degli schiavi. La parola Zanza vuol dire "il legno" e indica il materiale di cui è fatto
lo strumento, mentre Nsimbi significa invece "il ferro" ed è così che
viene chiamata la Zanza sulle rive dell Zambesi, dove le linguette vibranti
dello strumento sono appunto fatte di ferro.
Strutturalmente lo strumento è piuttosto semplice, composto da una tavoletta
di legno, piena o scavata, oppure di alcune canne di bambù incollate tra
loro e ricoperte da un sottile foglio di fibra, su cui sono disposte un
certo numero di lamelle, di metallo, di canna o di giunco, di diversa
lunghezza, fermate ad una estremità da una barretta trasversale e sollevate
dal telaio/cassa armonica da un'altra barretta che funge ponticello.
Spesso
alla cassa dello strumento viene associata una zucca vuota allo scopo
di amplificarne il suono e di favorirne la risonanza.
Nel sud Katanga la cassa di risonanza è talvolta formata da una calotta
cranica umana, ricoperta da una membrana vibrante in fibra, mentre in
Congo può essere un guscio di tartaruga oppure una semisfera di legno.
Lo strumento, che può assumere svariate forme, si suona pizzicando le
lamelle con i pollici così da essere chiamato pianoforte a pollice.
Anche nella cultura musicale europea è presente un idiofono a pizzico
che sfrutta un congegno sonoro analogo a quello della Zanza, reso però
'automatico' da un meccanismo a orologeria: si tratta di carillons, le
preziose scatole sonore della nonna.
Gopi-Yantra - Membrafono a pizzico
- India
Si
tratta di uno strumento molto particolare: un tamburo che viene suonato
a pizzico.
Questo insolito strumento, familiare e molto diffuso nella cultura musicale
indiana è spesso tra le mani dei monaci questuanti e mendicanti
che accompagnano il loro ambulare col suono ottenuto pizzicando il tamburo.
Lo definiamo tamburo in quanto membrafono ovvero strumento musicale provvisto
di una membrana che chiude la cassa cilindrica.
La particolarità dello strumento è legata alla modalità
con cui la membrana è messa in vibrazione.
La membrana, tesa sull'apertura inferiore della cassa, è messa
in vibrazione per mezzo della sollecitazione di una corda, originariamente
di budello, oggi più spesso di nailon o metallo, fissata al centro
della membrana da un bottoncino.
La corda, fatta passare attraverso la cassa, è fissata a un pirolo
a sua volta infisso in una canna di bambù aperta a metà
a formare una forcella che viene fissata ai bordi della cassa.
Il pirolo permette una intonazione di base dello strumento che durante
l'esecuzione viene liberamente variata dal suonatore il quale con la mano
destra pizzica la corda mentre con la sinistra varia la pressione della
sua presa sui lati della forcella, cambiando così la tensione della
corda che agisce sulla membrana la quale cambia l'intonazione e produce
una sorta di continuo glissato che ricorda un lamento o un parlare cantilenante.
Ulteriori versioni indiane sono lo Yektar, di fattura meno raffinata,
e l'Anandalahari che significa lampo del piacere, probabilmente lo strumento
più antico da cui potrebbe essere derivati lo Yektar e il Gopi-yantra.
L'Anandalahari è sprovvisto di forcella e la corda viene fissata,
alla sua estremità, ad un'altra piccola cassa o ad una tazza metallica
della grandezza sufficiente ad essere impugnata.
Il suonatore che tiene lo strumento sotto il braccio agisce direttamente
sulla tensione della corda con la mano che impugna la piccola cassa mentre
con l'altra mano pizzica la corda accompagnando il suo canto.
Kora - Cordofono - Benin
La Kora appartiene alla grande famiglia delle arpe-liuto
per la sua sonorità che si pone appunto tra quella dell'arpa e
quella del liuto.
La cassa di risonanza, spesso decorata da disegni, chiodature o borchie,
è ricavata da una grossa zucca semisferica, con un foro laterale
di risonanza.
La zucca la cui apertura è ricoperta di pelle, viene attraversata
da un lungo manico sul quale sono fissate le corde, circa una ventina,
attraverso anelli di pelle.
Le corde sono ripartite in due file separate da un ponticello che preme
sulla membrana armonica. Lo strumento si suona pizzicando le corde con
il pollice e l'indice di entrambe le mani e tale modalità esecutiva
prevede che la Kora disponga di due sporgenze di legno che permettono
al suonatore di sorreggere lo strumento con le dita medie delle mani durante
l'esecuzione.
L'esemplare
di figura è una Kora finemente decorata con conchiglie, i cauri
o cipria moneta, per le popolazioni del golfo del Niger ad un tempo moneta,
monile, amuleto e strumento di divinazione.
La Kora è lo strumento dei Griot, i musicisti dell'Africa subsahariana
che uniscono l'arte del trovatore, del poeta e del musico, il cui ruolo,
spesso ereditario, dà luogo a una particolare posizione sociale.
Il Griot svolge infatti funzioni di straordinaria importanza, poiché
è depositario della memoria collettiva del proprio popolo o della
dinastia dominante.
Questa collocazione del musico, questo vivere una condizione sociale particolare
e specifica, è dovuta al fatto che nelle società tradizionali
egli pare non appartenere né al mondo naturale (degli uomini) né
a quello soprannaturale (degli dei), ma si trova piuttosto come 'sospeso'
tra i due mondi.
Partecipa a diversi momenti della vita sociale, compresi alcuni riti magico-terapeutici,
nei quali svolge il ruolo di guaritore.
Il compito principale del Griot consiste nel memorizzare e trasmettere,
perpetuandole, tradizioni ancestrali, canti di gesta, genealogie di re,
fatti storici o leggendari e canti di devozione a re o divinità:
cronisti e "memoria storica" della società africana che
fanno rivivere emozioni profonde attraverso la Voce della Kora.
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