INQUADRAMENTO GEOGRAFICO

I Monti Lepini, insieme con gli Ausoni e gli Aurunci, fanno parte della dorsale dei Volsci, essi sono delimitati a nord-est dalla Valle Latina (o valle del fiume Sacco), a nord-ovest dai Colli Albani, a sud-ovest dalla pianura Pontina e a sud-est dalla valle dell'Amaseno.

La catena montuosa occupa un'area di circa 880 Km2 e si sviluppa parallelamente alla costa tirrenica, secondo la direzione NW-SE.

Le cime più elevate dei Lepini sono: il M.te Semprevisa con 1536 metri, M.te Malaina 1480 m. e M.te Gemma 1457 m. sul versante Sud Occidentale; M.te Pisciarello 1423 m., M.te Alto 1416 m e M.te San Marino 1387 m., sul versante Nord Orientale.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO

Le rocce che costituiscono i Lepini sono di natura sedimentaria e più precisamente si tratta di CALCARI e DOLOMIE.

I Calcari sono formati prevalentemente da Carbonato di calcio, CaCO3, presente nella roccia col minerale di nome CALCITE; le dolomie invece sono costituite da Carbonato doppio di calcio e magnesio, CaMg(CO3)2 presente con il minerale detto DOLOMITE. Se si osservano attentamente queste rocce ci si accorge che esse sono stratificate; ogni strato racchiude un determinato intervallo di tempo.

I fossili presenti indicano che tali rocce si sono formate durante l'ERA MESOZOICA o secondaria, in un ambiente marino di piattaforma carbonatica, con acque calde e poco profonde, analogamente a quanto oggi possiamo osservare nelle barriere coralline dei mari tropicali.

Questo tipo di ambiente si è mantenuto quasi inalterato per oltre 100 MILIONI DI ANNI, abbracciando un arco di tempo che va dal GIURASSICO inferiore (180 Milioni di anni fa) al CRETACICO superiore (70 milioni di anni fa), permettendo la formazione di una potente serie di rocce carbonatiche (calcari e dolomie) dello spessore di circa 3000 metri.

Il meccanismo che ha permesso la formazione di queste rocce va ricercato nel lento, ma continuo, processo di sedimentazione che avviene nei fondali marini, dove si accumulano i resti di organismi che utilizzano il carbonato di calcio per costruirsi gusci e scheletri, quali plancton, alghe, coralli, spugne e molluschi.

Tutti questi sedimenti hanno dato origine a strati di spessore variabile, a seconda delle condizioni ambientali esistenti al momento della sedimentazione, tra uno strato e l'altro sono spesso presenti straterelli argillosi o sabbiosi, che risultano meno resistenti, chiamati giunti di stratificazione.

Il processo di trasformazione del sedimento in roccia, noto come diagenesi, avviene attraverso due fasi: la compattazione e la cementazione. La prima è un processo fisico che avviene a causa della pressione litostatica, esercitata dal peso dei sedimenti che sovrastano livelli più profondi, ed è accompagnata dall'espulsione di acqua dai pori. La cementazione è, invece, il processo di precipitazione chimica dei sali disciolti nelle acque interstiziali, che aggregano i singoli granuli del sedimento.

Tra gli organismi vissuti in quelle epoche lontanissime citiamo degli strani molluschi bivalvi di forma conica chiamati RUDISTE, che hanno lasciato testimonianza della loro esistenza all'interno delle rocce con i loro resti fossili.

Essi erano costituiti da una valva inferiore di forma conica e molto allungata che si ancorava al substrato, chiusa da una valva superiore ad essa sovrapposta. Con la morte dell'animale il guscio costituiva il substrato per le nuove generazioni che edificavano nuovi scheletri attaccandosi ai precedenti.

Con questo processo si sono potute formare delle lagune all'interno delle quali avveniva il processo di sedimentazione che abbiamo descritto.

Bellissimi affioramento fossiliferi di Rudiste, a volte in posizione fisiologica, si trovano soprattutto sul territorio di Carpineto Romano e Gorga.

Durante l'ultima parte dell'era terziaria (o cenozoica), circa 7 milioni di anni fa, iniziò l'apertura del bacino tirrenico, provocando complessi movimenti tettonici di tipo compressivo che hanno spinto l'intera struttura verso NE determinandone il sollevamento ed il sovrascorrimento verso la Valle Latina.

Successivamente, nel plio-pleistocene, una tettonica distensiva ha smembrato la dorsale in due settori, divisi da un solco vallivo che individua un allineamento di circa 20 Km noto come linea Montelanico-Carpineto.

Il settore sud-occidentale è disposto a monoclinale con immersione verso NE; sul versante pontino, la struttura si presenta ribassata a gradinata da un sistema di faglie dirette fino a scomparire al di sotto dei sedimenti argilloso-sabbiosi della Pianura Pontina.

Il settore nord-orientale si affaccia sulla Valle Latina con un lungo fronte di sovrascorrimento, ben visibile tra Morolo e Gavignano con una piega frontale (vedi foto panoramica).

Dopo queste tormentate fasi tettoniche le rocce dei Lepini risultano intensamente fratturate, risultando molto permeabili.

IL CARSISMO

Dal punto di vista geomorfologico i Lepini sono caratterizzati dal CARSISMO, come è dimostrato dallo scarso sviluppo del reticolo idrografico e dall'esistenza di numerose grotte e cavità

Con il termine carsismo si indicano i processi di dissoluzione chimica ad opera dell'acqua piovana che, essendo dotata di un certo grado di acidità risulta aggressiva nei confronti dei carbonati che costituiscono la roccia.

Questo processo produce delle forme superficiali dette epigee e delle forme sotterranee dette ipogee che sono connesse tra di loro dando vita ad un sistema carsico.

Le forme superficiali sono di varie tipologie rappresentate dalle grandi depressioni, allungate secondo la direttrice appenninica NW-SE, che comprendono il Campo di Segni, il Campo di Montelanico, piana di Le Faggeta e Pian della Croce, oppure dai pianori dell'altopiano compreso tra il M.te Malaina il M.te Alto e il M.te S. Marino.

Le depressioni tipiche del paesaggio carsico sono rappresentate dalle doline che, sui Lepini, sono di solito delle conche chiuse di diametro compreso tra i 10 e i 300 metri. In pianta esse assumono forme circolari, ellittiche o irregolari e, viste in tre dimensioni, le più frequenti sono quelle a piatto e a ciotola. Spesso si trovano in gruppi nelle conche carsiche o allineate lungo le creste montuose, sono rare alle quote inferiori.

Di particolare interesse sono le tre doline presenti sul territorio di Sezze in loc. Pian della Quartara che superano i 200 metri di diametro. Sul territorio di Artena sono invece presenti spettacolari doline di crollo. Molto particolari e rare sono le doline del sistema carsico del M.te S. Marino, sul territorio di Gorga, che assumono morfologie circolari simili ai cockpit delle aree tropicali.

Molte di esse sono generate dalla dissoluzione della roccia per opera delle acque meteoriche che scorrendo lungo le loro pareti raggiungono il centro, spesso occupato da uno o più punti di assorbimento dell'acqua o da un inghiottitoio che raccoglie le acque piovane e le convoglia direttamente nel sottosuolo.

Questi ultimi sono spesso nascosti da depositi piroclastici e dalle tipiche terre rosse che caratterizzano l'ambiente carsico; esse sono costituite da ossidi e idrossidi di ferro e alluminio non solubili nell'acqua, presenti nella roccia carbonatica come impurità, unitamente a cineriti originate dal vulcanismo albano e della valle latina. Quest'ultime possono raggiungere spessori notevoli ed hanno coperto e chiuso l'ingresso di molte cavità, alcune delle quali stanno lentamente riaprendosi in occasione di eccezionali nubifragi, come è accaduto negli anni 1990 e 93

Le Doline possono essere paragonate a degli imbuti che hanno la funzione di raccogliere le acque meteoriche e convogliarle nel sottosuolo. L'infiltrazione e lo scorrimento delle acque sotterranee, è favorito dalle numerose fratture esistenti nella roccia, per mezzo delle quali si sviluppano dei veri e propri sistemi di condotti sotterranei.

Altre forme carsiche superficiali sono le superfici rocciose modellate da campi solcati chiamati anche lapiez, si tratta di un sistema di piccoli solchi convergenti in canali a doccia più grandi che scendono fino al suolo.

Sui Lepini sono particolarmente sviluppate anche le forme carsiche sotterranee dette anche ipogee, che fanno dei M.ti Lepini l'area speleologica più importante del Lazio. Sono state rilevate e catastate 467 cavità sotterranee alcune delle quali sono tra le più importanti del Lazio l'Abisso Consolini (profonda - 600 metri) e la Grotta del Formale (lunga circa 4,5 Km) presso Carpineto R.no, l'inghiottitoio di Campo di Caccia (profonda - 600, ancora in fase di esplorazione) nel territorio di Gorga.

Tra queste cavità sotterranee predominano quelle a sviluppo verticale (pozzi, camini e inghiottitoi), meno frequenti sono quelle a sviluppo orizzontale più rare sono le gallerie freatiche come la Grotta del M.te S. Marino (Gorga).

Le grotte sono il risultato di tre processi principali:

1) dissoluzione chimica della roccia da parte delle acque meteoriche;

2) azione di erosione meccanica dell'acqua;

3) crolli della volta e delle pareti.

All'interno delle grotte sono presenti non solo processi di dissoluzione, ma anche processi di deposizione chimica che danno luogo a varie e spesso spettacolari concrezioni calcaree.

Le forme concrezionali più comuni sono:

·          le STALATTITI, forme cilindriche o coniche pendenti dal soffitto

·          le STALAGMITI, simili alle precedenti ma rivolte verso l'alto a partire dal pavimento;

·          le COLONNE, formate dalla fusione di una stalattite con una stalagmite;

·          le CROSTE o COLATE CONCREZIONALI, rivestono le pareti delle sale.

Tutte queste forme sono il risultato del lento depositarsi del carbonato di calcio disciolto nelle acque che, infiltratesi attraverso le microfessure della roccia, percolano a stillicidio o a sottilissimi veli all'interno delle cavità.

In sintesi il processo si svolge secondo la famosa reazione:

CaCO3 + CO2 + H2O D Ca(HCO3)2

CARATTERISTICHE IDROGEOLOGICHE

In tutte le zone carsiche, lo scorrimento delle acque superficiali è molto scarso, poiché‚ le acque piovane si infiltrano quasi totalmente nel sottosuolo attraverso le numerose fratture e cavità presenti nella roccia.

Nei Lepini circa l'80% dell'acqua caduta con le precipitazioni atmosferiche si infiltra nel sottosuolo e drena verso la Pianura Pontina, dove riemerge attraverso numerose sorgenti.

Cerchiamo di dare una spiegazione in maniera molto semplice e sintetica a questo complesso fenomeno idrodinamico.

Il massiccio carbonatico (calcari e dolomie) lepino è circondato da rocce a permeabilità più bassa che lo isolano idraulicamente, costituendo un'unità idrogeologica isolata (vedi sezione geologica schematica)

Questa cintura a bassa permeabilità è formata: dai sedimenti argilloso-arenacei della Valle Latina posti a circa 150 metri di quota, dai depositi argilloso-sabbiosi della Pianura Pontina posti a circa 30 metri di quota e dai sedimenti lacustri della Valle dell'Amaseno posti a quota intermedia tra i primi due (vedi carta idrogeologica).

La falda che satura la base della struttura lepina drena per gravità verso la quota più bassa del contatto tra le rocce carbonatiche molto permeabili e i sedimenti a bassa permeabilità, vale a dire sulla Pianura Pontina.

Lungo il contatto tra i due tipi di rocce si trovano numerose sorgenti, la cui portata media annua non è inferiore a 15 metri cubi al secondo.

La più importante di esse è NINFA che eroga in media 2.000 litri al secondo dando origine ad un piccolo laghetto (la località è nota anche per le rovine dell'antica città e per la famosa oasi del WWF). Grazie alle buone caratteristiche chimico-fisiche delle sue acque, la sorgente è in parte captata per alimentare la città di Latina ed altri centri minori

Le caratteristiche idrogeologiche dei Lepini, non consentono l'esistenza di importanti sorgenti sul territorio montano poiché‚ come si è detto, l'acqua si infiltra quasi totalmente nel sottosuolo.

Tuttavia esistono piccole falde sospese, sostenute da livelletti di rocce poco permeabili, che originano sorgenti di alta quota risultando di notevole importanza per le economie locali.