Tomo V

Anni di Christo 1298 - della Religione 912

1 - [V, p. 193] Due grandissime peripetie vidde il Mondo in quest'anno del Signore 1298 nelle persone Reali di due potentissimi Regnanti, l'uno nell'Asia, e l'altro nella nostra Europa; l'una in sommo grado lieta, e l'altra in estremo funesta. Parliamo prima di quella occorsa ad Adolfo, che fu Regnante d'Europa, e poi appresso discorreremo di quella accaduta a Cassano, che fu l'altra, Dominante nell'Asia. Adolfo dunque Imperatore nella Germania, essendo entrato in sommo odio appresso tutti i Sudditi dell'Imperio per le gravissime estorsioni, et angarie, con le quali del continuo gli aggravava, e ciò, che più rilieva, per le scorrerie, e per le invasioni, che ben'è spesso nelle Provincie faceva con estremo danno di quelle; alla perfine gli Elettori non potendo più sopportare un così duro Dominio, che degenerava in Tirannide, assemblatisi in una Dieta Generale, lo deposero dall'Imperio, et in suo luogo elessero Alberto Duca d'Austria, figlio del già fu Rodolfo Imperatore; per la qual cosa Adolfo oltremodo infellonito, per un così grand'oltraggio, uscì in Campagna, con un poderoso Esercito, per vendicarsi; ma essendosi venuto all'incontro Alberto, s'attaccò fra di loro una fiera battaglia, e rimase finalmente estinto Adolfo; per lo che il vittorioso Alberto, fatta ratificare la di lui elettione dagli Elettori, andò poscia a ricevere in Aquisgrana la Corona Imperiale. Ben'è vero però, che parve, che questa impresa non fosse molto grata al Signor Iddio, atteso che, come nota lo Spondano, non vi mancano Autori, quali hanno scritto, che quelli, che furono cagione della ruina di Adolfo, tutti di mala morte morirono, e specialmente di Alberto, lo faremo noi pur troppo costare, col Divino volere, sotto l'anno di Christo 1308 e lo stesso Pontefice Bonifacio, come Vicario di Christo, stette per qualche tempo, che non volle confirmare la di lui elettione. Nauclero, Tritemio, Cospiniano, il Bzovio, il Rainaldi, et altri, etc.

2 - Cassano poi essendo grand'Imperatore de' Tartari, et havendo anch'egli intorno a questo tempo, per un miracoloso evento (riferito ben'a minuto da Giovanni Villano nobile Historico, che in questo tempo viveva, nel cap. 35 del lib. 8) ricevuta l'Acqua del Santo Battesimo, illuminato da Dio, si dispose di venire, come fece, con un poderosissimo Esercito nella Soria, e né paesi di Terra Santa, per scacciare a viva forza d'Armi da que' Regni, il Barbaro Soldano dell'Egitto, et essendoli il suo santo, e generoso intento felicemente riuscito, tostamente spedì varj Ambasciadori al Sommo Pontefice, et a gli altri potentati della Christianità, affinchè prestamente inviassero in quelle parti [V, p. 194] buon numero di Guerrieri, li quali fossero sufficienti a pressidiare non solo le acquistate Piazze della Soria, e della Palestina, ma che etiamdio habili fossero a tenere lontano l'Inimico da' loro confini. Quale allegrezza poi, e qual giubilo recassero queste liete novelle così al Pontefice, come a tuti gli altri Principi, non è di questa penna il poterlo bastamente descrivere, solo ben si dirò, che il sovrano Pastore, doppo havere fatto rendere a tutto il Christianesimo le dovute gratie per un così segnalato Beneficio, alla Divina Bontà, si studiò poi ben tosto, con ogni sua efficacia d'eseguire quel tanto, che richiesto gli haveva il gran Cassano.

3 - E perché il zelante Pontefice non haveva meno a cuore la salute dell'Anime de' Tartari, di quello havesse l'acquisto di Terra Santa, determinò d'inviare in quelle parti molti Apostolici Missionarj di tutti gli Ordini Mendicanti, li quali predicassero a quelle incolte genti; e per rendere più facile quell'importante Ministero, ordinò per tanto al nostro grand'Egidio Colonna Arcivescovo di Bourges (il quale forse in questo tempo era venuto ad Limina Apostolorum) che dovesse con ogni celerità possibile formare, con la sua dotta penna, una brieve Istruttione per la conversione de' sudetti Tartari; et egli ben presto, per ubbidire a' cenni di Bonifacio, compose un bel Libro, il cui titolo è questo: Tractatus brevis pro Conversione Tartarorum; il quale servì poi maravigliosamente a tutti li Predicatori, che passarono per tale effetto in quelle remotissime contrade. Il detto Libro poi manoscritto si conserva fino al giorno d'hoggi nella nostra Angelica Libraria di S. Agostino di Roma, ove anche testifica d'haverlo veduto il P. Bzovio nel Tomo 13 degli Annali Ecclesiastici sotto l'anno 1299.

4 - E perché in questo tempo istesso si accorse il saggio Pontefice, che i Principi del Secolo continuamente caricavano con vari Datij, e Gabelle, non solo i Laici, ma etiamdio gli Ecclesiastici, tanto Secolari, quanto Regolari, et il più delle volte senza giusta cagione, volendo per tanto oviare a così grave disordine, fece con sua Apostolica Autorità, radunare un Concilio nella Città di Lione, nel quale fu determinato, che niun Prencipe in avenire potesse imporre somiglianti gravezze a qual si sia Ecclesiastico Stato senza l'espressa licenza del Romano Pontefice; la qual cosa poi cagionò Sconvolte grandi massime nell'Inghilterra. Polidoro, Virgilio, e lo Spondano.

5 - Havendo parimente in questo tempo Bonifacio fatto compilare il sesto Libro de' Decretali da due dottissimi Prelati della Francia, cioè Guglielmo Arcivescovo Ebrelunense, e Berengario Vescovo Biterense, e da Maestro Riccardo da Siena Vicecancelliere di Santa Chiesa; e volendo, che questo Libro havesse la medesima autorità, e forza di Canonica Legge, come gli altri cinque, fatti già compilare per ordine di Gregorio IX pensò per tanto d'inviarlo di primo tratto alli Dottori, e Scolari di questa nostra famosa Università di Bologna, con ordinarli, che lo dovessero leggere alli loro Scolari; dandosi a credere, che se una volta fosse stato ricevuto, ed accettato da uno Studio cotanto famoso, haverebbe acquistato tanto credito appresso tutte l'altre Università, che con l'esempio di questa l'haverebbero accettato, e letto altresì quelle. E perché questo fu un gran favore, che fece Bonifacio a questa mia amata Patria, e perché anche la mia Religione da molte centinaia d'anni in qua, ha sempre havuto qualche suo Dottore, e Maestro, che ha letto nel sudetto Sudio, come pur hora anche uno ve n'ha, che legge la sagra Teologia, perciò ho stimato conveniente di quivi registrare la Bolla, che inviò il Pontefice, insieme col Libro accennato, alli mentovati Dottori, e Scolari, la quale registrata si legge nel principio del medesimo Libro 6 et è la seguente:

Bonifacius Episcopus Servus Servorum Dei.

6 - [V, p. 195] Dilectis filijs, Doctoribus, et Scolaribus universis Bononiae commorantibus, salutem, et Apostolicam Benedictionem. Sacrosanctae Romanae Ecclesiae (quam imperscrutabilis Divinae Providentiae altitudo; universis dispositione incommutabili praetulit Ecclsijs, et totius Orbis praecipuum obtinere voluit Magistratum regimini praesidentes, curis solicitamur continuis, et assidua meditatione urgemur, ut iuxta creditae nobis dispensationis officium subditorum commodis (in quorum prosperitate utique prosperamur) iugi; quantum nobis ex alto concessum fuerit, sollicitudinis studio intendamus. Amplectimur quippe voluntarios pro ipsorum quiete labores, et noctes quandoque transimus insomnes, ut scandala removeamus ab ipsis. Et quas humana natura (novas semper deproperans edere formas) lites quotidie invenire conatur: nunc antiquorum declaratione, nunc vero novorum editione iurium, prout nobis est possibile reprimamus. Sane cum post Volumen Decretalium a felicis recordationis Gregorio Papa IX praedecessore nostro, tam provide, quam utiliter compilatum, nonnullae ab eo, et ab alijs Romanis Pontificibus successive super diversis dicerentur articulis editae Decretales; de quarum aliquibus, an Decretales existerent, earumque auctoribus dubitabatur solicite in iudicijs, et in scholis. Nos ad apicem Summi Pontificatus superna dispositione vocati, super hoc cum instantia requisiti a multis, ambiguitatem, et incertitudinem huiusmodi dispendium pluribus afferentem, omnino tollere, ac elucidare, quae de Decretalibus ipsis teneri, quaeve imposterum refutari, gratia suffragante Divina, pro utilitate publica desiderabiliter affectantes; per Venerabiles Fratres nostros Guglielmum Archiepiscopum Ebredunen et Berengarium Episcopum Biteren. ac dilectum filium Magistrum Riccardum de Senis Sanctae Romanae Ecclesiae Vicecancellarium iuris utriusque Doctorem. Decreatales huiusmodi diligentius fecimus recenseri, et tandem pluribus ex ipsis (cum vel temporales, aut sibi ipsis, vel alijs iuribus contrariae, seu omnino superfluae viderentur) penitus resecatis; reliquas quibusdam ex eis abreviatis, et aliquibus in toto, vel in parte mutatis, multisque correctionibus, detractionibus, et additionibus (pro ut expedire vidimus) factis in ipsis in unum librum cum nonnullis nostris Constitutionibus (in quibus ad correctionem morum subditorumque quietem multa statuuntur salubria, fructus uberes Deo propitio in Domo Domini allatura, et plurima in iudicijs, et extra frequentata dubia deciduntur) redigi mandavimus, et sub debitis titulis collocari. Quem Librum quinque Libris alijs dicti voluminis Decretalium annectendum sextum censuimus nuncupari; ut idem volumen senarium (qui numerus est perfectus) librorum illo adiuncto numerum comprehendes, perfectam in rebus agendis formam tribuat, et in moribus disciplinam. Nec sine causa morem praedecessorum nostrorum (qui cum Constitutiones aliquas promulgabant, noviter, eas mandabant sub antiquarum serie situari) omisimus in hac parte servare; haec enim fecimus, ne infinitos libros destrui, et alios non sine maximis dispendijs, laboribus, et expensis de novo fieri oporteret. Universitati vestrae igitur per Apostolica scripta mandamus, quatenus librum huiusmodi, cum multa maturitate digestum, quem sub Bulla nostra vobis transmittimus, prompto suscipientes affectu, eo utamini de caetero in iudicijs, et in scholis nullas alias praeter illas quae inseruntur, aut specialiter reservantur in eo Decretales, aut Constitutiones a quibuscumque nostris praedecessoribus Romanis Pontificibus post editionem dicti voluminis promulgatas recepturi ulterius, aut pro Decretalibus habituri.

7 - [V, p. 196] Considerando in questo mentre il Pontefice Bonifacio le gravissime fatiche, che l'Ordine nostro haveva fatto per lo spatio di tanti Secoli, a pro, e beneficio di S. Chiesa, e che hora più che mai si affaticava ne' Campi vastissimi di quella, e dell'altro osservando, che molti Prelati, et anche altre Persone di poca discretione, per non dire coscienza, gli volevano maltrattare, volle per tanto con una sua ampia Bolla in quest'anno, come havevano anche fatto molti altri suoi Predecessori, esimerli da qual si sia giuridittione di qual si voglia Persona Ecclesiastica, e Secolare, prendendoli, e sottoponendoli immediatamente sotto il Dominio della S. Sede, di sorte tale, che niun'Ordinario, né altro chi si sia, possa fulminare niuna Censura di qual si voglia sorte contro de' nostri Religiosi, né tampoco contro de' Conventi, Oratori, Chiese, Case, e Luoghi, né esercitare sopra di quelli alcuna sorte di potestà, od autorità, che se per aventura alcuno havesse ardire di ciò tentare, il tutto sia nullo, e senza alcun'effetto. Fu data questa Bolla in Roma appresso il Laterano a 21 di Gennaio, e si legge stampata nel Bollario del P. Empoli a carte 44, fu diretta al Generale, et a Frati di tutto l'Ordine, et è questa, che siegue:

Bonifacius Episcopus Servus Servorum Dei.

8 - Dilectis filijs, Priori Generali, et universis Prioribus et Fratribus Ordinis Eremitarum S. Augustini tam praesentibus, quam futuris Religiosam vitam professis, salutem, et Apostolicam Benedictionem. Sacer Ordo vester in Agro dominico divina dispositione plantatus, Apostolicis gratijs digne meretur attolli, cuius professores mundanis a se relegatis illecebris, coelestium contemplationi vacantes, insistunt iugiter profectibus Animarum. Nos autem ad dictum Ordinem, quem in statu firmo, solido, et stabili decrevimus, et volumus permanere, Apostolicae considerationis institutum dirigentes, ed ea libenter intendimus, per quae professores iam dicti nullum internae pacis patiantur excidium, nullumque Religiosi status perferant detrimentum, sed eo devotius divino cultui, ac salutis insistant operibus, quo quietior status fuerit eorundem, ipsique ampliori fuerint libertate dotati. Ea propter dilecti in Domino filij devotionis vestrae precibus favorabiliter annuentes, vos, et praedictum Ordinem, et Personas, et Ecclesias, Oratoria, Domos, res alias, et Loca vestra, ac spectantia ad eadem in quibus inhabitatis in futurum, cum omnibus iuribus, et pertinentijs suis, ac personis degentibus in eisdem, in ius, et proprietatem Beati Petri, et Apostolicae Sedis assumimus, illaque a cuiusque Dioecesani, et cuiuslibet alterius potestate, iurisdictione, et Dominio omnimode in perpetuum prorsus eximimus de gratia speciali. Decernentes ex nunc vos, et Ordinem vestrum, ac personas, Ecclesias, Oratoria, Domos, et Loca praefata, ac pertinentia ad eadem soli Romano Pontifici, et dictae Sedi, tam in spiritualibus, quam in temporalibus absque ullo medio subiacere; ita quod nec locorum Ordinarij, nec alia quaevis Persona Ecclesiastica in vos, et Ordinem, Personas Ecclesias, Oratoria, Domos, et Loca praedicta (utpote prorsus exempta) possint excommunicationis, suspensionis, aut interdicti promulgare sententias, vel alias potestatem, seu iurisdictionem aliquam exrcere. Quod si forsitan quidquam in contrarium a quocumque fuerit attentatum, illud omnino sit irritum, et inane. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae assumptionis, exemptionis, et constitutionis infringere, vel ei ausu temerario contraire; si quis, etc. Datum Laterani duodecimo Kalendas Februarij Pontificatus nostri Anno quarto.

9 - Concesse altresì questo buon Pontefice un altro Privilegio all'Ordine nel [V, p. 197] seguente Mese di Aprile, nel quale diede facoltà alli Deffinitori, e Discreti dell'Ordine di potere assolvere, et anche rimuovere dall'Offitio il Generale della Religione, quando conoscessero essere ciò necessario, e per conseguenza, che il Generale sia tenuto di rinunciare l'Offitio, ed i Sigilli, nelle mani de' detti Deffinitori, e Discreti ad ogni loro comando, e requisitione, ed anche egli possa rinunciare la medesima Dignità. Fu pur anche questa diretta così all'istesso Generale, come altresì a tutto l'Ordine nostro, e fu data similmente in Roma, appresso S. Pietro l'Anno quarto del suo Pontificato alli otto del Mese di Aprile; e questa ancora si legge stampata nel Bollario Agostiniano del P. Empoli a carte 45 et è la seguente:

Bonifacius Episcopus Servus Servorum Dei.

10 - Dilectis Filijs Priori Generali, et Fratribus Eremitarum Ordinis S. Augustini, salutem, et Apostolicam Benedictionem, Sacrae Religionis merita, in qua mundanis derelictis illecebris, quaerentes Coelestia Domino militatis, exposcunt, ut nos Ordinem vestrum pijs affectibus favorabiliter prosequamur. Hinc est, quod Nos devotionis vestrae supplicationibus inclinati, vobis, et Successoribus vestris, ac eidem Ordini, auctoritate praesentium, indulgemus, quod tu Generalis Prior, ac successores tui Generales Priores dicti Ordinis, quorum confirmatio ad Sedem Apostolicam noscitur pertinere, qui pro tempore fuerint, a Diffinitoribus, et Discretis ipsius Ordinis, qui secundum ipsius instituta Ordinis electi fuerint, vel assumpti, absolvi possitis ab huismodi Generalis Prioratus offitio, et etiam amoveri, quodque in manus ipsorum Diffinitorum, et Discretorum ipsum officium resignare, eisque tradere sigillum ipsius officij ad requisitionem, et mandatum teneamini eorundem. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae Concessionis infringere, etc. Datum Romae apud S. Petrum sexto Idus Aprilis, Pontificatus nostri Anno 4.

11 - Già più volte in questo Secolo specialmente sotto l'anno 1214 e 1274 habbiamo fatta mentione di quella gravissima, ed importantissima Constitutione fatta nel Concilio di Lione celebrato l'anno sudetto del 1274 et in vigore della quale furono abbolliti tutti quegli Ordini Mendicanti, che erano stati istituiti doppo il gran Concilio Lateranense, tanto con la licenza della S. Sede, quanto senza, con questa differenza però, che quelli, che havevano havuta la licenza, s'estinguessero a poco a poco, e gli altri subitamente, eccettuando però li due Ordini de' SS. Domenico, e Francesco, per l'utile, che recavano alla Chiesa di Dio; venendo poi nel fine della Bolla a trattare del nostro, e di quello del Carmine, dice il Concilio: Caeterum Eremitarum Sancti Augustini, et Carmelitarum Ordines, quorum institutio illud generale Concilium praecessit, in solido statu volumus permanere, etc. gli è però d'avvertire, che nel testo antico dello stesso Concilio non diceva prima in solido, ma in suo, la qual parola alcuni malamente interpretando, dicevano, che tanto voleva dire in suo, quanto che in solito, quasi che il Concilio volesse dire, vogliamo, che li due Ordini di S. Agostino, e del Carmine stiano nel suo solito stato; ma Papa Bonifacio dichiarò, con una sua Bolla data in quest'anno, che quel suo volesse dire solido, e così voltata quella parola suo in solido, la fece egli inserire, con tutta la Costitutione del Concilio, nel sesto de' Decretali. La detta Bolla poi si trova registrata nel Bollario Agostiniano a carte 46 data in Roma appresso S. Pietro alli 5 di Maggio l'anno 4 del suo Pontificato et è la seguente:

Bonifacius Episcopus Servus Servorum Dei.

12 - [V, p. 198] Universis praesentes litteras inspecturis, salutem, et Apostolicam Benedictionem. Tenorem cuiusdam Constitutionis editae a felicis recordationis Gregorio Papa X praedecessore nostro in generali Concilio Lugdunensi, cum quibusdam mutationibus, et detractionibus per Nos nuper Romae apud Sanctum Petrum, quinto nonas Martij Pontificatus nostri Anno quarto, in eadem constitutione factis praesentibus fecimus adnotari, qui talis est. Religinum diversitatem nimiam, ne confusionem induceret, Generale Concilium consueta prohibitione vitavit; sed quia non solum importuna petentium inhiatio illarum postmodum multiplicationem extorsit, verum etiam aliquorum praesumptuosa temeritas, diversorum Ordinum, praecipue Mendicantium, quorum nondum approbationis meruere principium, effrenatam quasi multitudinem adinvenientes, Apostolica Constitutione districtius inhibentes, ne aliquis de caetero novum Ordinem, aut Religionem inveniat, vel Habitum, novae Religionis assumat. Cunctos affatim Religiones, et Ordines Mendicantes post dictum Concilium, adinventos, qui nullam confirmationem Sedis Apostolicae meruerunt, perpetuae prohibitioni subijcimus, et quatenus processerant revocamus. Confirmatos autem per Sedem eamdem, post idem tamen Concilium institutos, quibus ad congruam sustentationem, reditus, aut possessiones habere, professio, sive Regula, vel Constitutiones quaelibet interdicunt, sed per quaestum publicum, tribuere victum solet incerta mendicitas, modo decernimus subsistere infrascripto. Ut Professoribus eorumdem Ordinum ita liceat in illis remanere si velint, quod nullum deinceps ad eorum professionem admittant, nec de novo Domum, aut aliquem Locum acquirant, nec Domos, seu Loca quae habent, alienare valeant sine Sedis eiusdem licentia speciali. Nos enim ea dispositioni Sedis Apostolicae reservamus in Terrae Sanctae subsidium, vel Pauperum, vel alios pios usus, per locorum ordinarios, vel eos quibus Sedes ipsa commiserit convertenda. Si vero secus praesumptum fuerit, nec personarum receptio, nec Domorum, vel Locorum acquisitio, aut ipsorum, caeterorumque bonorum alienatio valeat, et nihilominus contrarium facientes sententiam excommunicationis incurrant. Personis quoque ipsorum Ordinum omnino interdicimus (quoad extraneos) praedicationis, et audiendae confessionis officium, ac etiam Sepulturam. Sane ad Praedicatorum, et Minorum Ordines, quos evidens ex eis utilitas Ecclesiae universali proveniens perhibet approbatos, praesentem non patimur Constitutionem extendi. Caeterum Eremitarum Sancti Augustini, et Carmelitarum Ordines, quorum institutio dictum Concilium generale praecessit, in solido statu volumus permanere. Ad haec personis Ordinum ad quos constitutio praesens extenditur, transeundi ad reliquos Ordines approbatos, licentiam concedimus generalem; ita quod nullus Ordo ad alium, et Conventus ad Conventum se, ac Loca sua totaliter transferat, Sedis eiusdem super hoc permissione specialiter non obtenta. Datum Romae apud S. Petrum tertio nonas Maij Pontificatus nostri Anno 4.

13 - Essendosi congregati a 25 di Maggio i nostri Padri di tutto l'Ordine nostro nella gran Città di Milano, per celebrare il Capitolo Generale, benchè havessero i Padri vocali grand'intentione di confirmare il benedetto Padre Simone da Pistoia, egli nulladimeno, che santissimo era, e desiderava di ritirarsi a servire il suo Signore, con tutto il suo cuore entro l'angustie della sua Cella, molto bene accortosi del pensiero de' Padri, gli prevenne ben tosto [V, p. 199] col rinuntiare egli in vigore della Bolla del Papa, pur poco prima uscita, fors'anche a sua requisitione, il Sigillo della Religione nelle mani de' Deffinitori, e de' Discreti, protestandosi, che egli non poteva più attendere al governo dell'Ordine, che per tanto si risolvessero pure d'eleggere un altro Soggetto, che non ve ne mancavano nella Religione più atti, e migliori di lui.

14 - Havendo dunque in questa guisa rinonciato l'Offitio il Ven. Generale Simone nelle mani de' Deffinitori, e Discreti, et havendo questi intesa la sua stabile rissolutione, ritiratosi in Capitolo, ed invocato l'aiuto, e la gratia dello Spirito Santo, finalmente venuti allo Scrutinio, elessero di commune accordo, e con allegrezza universale, in luogo di F. Simone, il Santo Padre F. Agostino da Terano, o Termini, o come ad altri piace da Palermo, il quale era Penitentiere del Papa, che fu poi confirmato dall'istesso Pontefice, e se bene gli è da credere, che come humilissimo, egli facesse ogni sforzo per non accettare una sì grave Carica, tuttavolta gli convenne havere patienza.

15 - In questo capitolo, benchè fossero fatte molte deffinitioni, e Decreti, nulladimeno non vi fu cosa di molto rilievo, solo fra l'altre, io noto, che fu determinato, che si levasse, e rivocasse dallo Studio di Napoli F. Giovanni Romano Studente, e vi fosse in suo luogo posto per lo Studio della Romana Provincia, F. Paolo Colonna Romano. Intem revocamus (dice il Registro Romano) Fratrem Ioannem Romanum studentem de Studio Neapolitano, et ponimus ibidem pro Studente Romanae Provinciae Fratrem Paulum de Columna Romanum. Sì che habbiamo da questo antico Registro, che in questo tempo nella nostra Religione v'erano tre Religiosi dell'Eccellentissima Casa Colonna, cioè l'Arcivescovo Egidio, il Lettor Giacomo, di cui habbiamo più sopra parlato, massime sotto l'anno 1283 nel qual tempo fu eletto dall'istesso Egidio, per Compromesso, Provinciale della Romana Provincia nel Capitolo celebrato in Cora; e questo F. Paolo Studente, quali entrambi è da credere, che con l'esempio dell'istesso Egidio, lasciati gli agi, ed i comodi della loro Nobilissima Casa, entrassero ad istentare, per amor di Dio, nella nostra Religione.

16 - Riferisce pur anche l'autore del Registro Romano, che in quest'anno medesimo fu eletto Provinciale della sua Provincia di Roma, F. Angelo da Montefalco della Provincia della Marca. Eodem Anno electus fuit Provincialis Frater Angelus de Montefalcone de Provincia Marchiae. Ma io per me tengo di certo, che egli sbagliasse costui la Provincia, et in cambio di dire de Provincia Umbriae, scivesse de Provincia Marchiae, perochè Montefalco mai, che si sappia, è stato membro della Provincia della Marca, ma ben sì sempre dell'Umbria; fu po, dice il sudetto Registro, confirmato dal Generale nella Curia in Rieti.

17 - Lasciassimo di notare sotto l'anno di Christo 1295 come essendo stato eletto Vescovo di Verona dal capitolo di quella nobilissima cattedrale, doppo la morte di F. Pietro della Scala Domenicano, il nostro B. Teobaldo da Verona della medesima Famiglia Scalliggera (come ivi notassimo haver lasciato scritto il Sansovino nelle sue Nobili Famiglie) il quale alcun tempo prima era stato condecorato col titolo di Abbate de' SS. Fermo, e Rustico, e non havendo egli volsuto in verun conto accettare quella nobilissima Carica, alla perfine il Clero elesse l'Arciprete della medesima Cattedrale, che Bonincontro chiamavasi; hora essendo altresì questo passato a miglior vita in quest'anno nel Mese di Giugno, dice il nostro eruditissimo Panvinio, che subito il Capitolo venne all'elettione dello stesso Teobaldo, come se non fosse stato altro Soggetto in quella famosa [V, p. 200] Città habile a sostenere quella, e mggior Carica al pari di Teobaldo. Ma come la prima volta si mostrò totalmente avverso dall'accettare quel gravissimo peso, così pur hora, con più, che virile costanza lo ricusò; ma perché non solo il Clero, ma anche tutta la Città concorsa per tale effetto al nostro Monistero di S. Eufemia, con gran voci, non cessavano d'acclamarlo per Vescovo, con protestarsi, che altro, che esso per Pastore non volevano; alla perfine non volendo egli ressistere allo Spirito Santo, si laciò indurre ad accettare il Vescovato; e lo governò poi, dice il sopracitato Panvinio nella sua brieve Cronica di Verona, e molto più ampiamente l'Abbate Ughelli nel Tomo 5 della sua Italia Sagra in Ecclesia Veronensi, per lo spatio di 34 anni, con tanta rettitudine, che si acquistò, e per questo, e per l'altre sue Virtù, il glorioso titolo di Beato, come vedremo negli anni avvenire.

18 - Per quanto scrive il P. F. Felice Milensio nel suo Alfabeto de' Monisteri, e Frati della Germania, concesse in quest'anno alcune Episcopali Indulgenze al nostro Convento di Marchek, tante volte da noi fin qui mentovato, un Prelato, che era Vescovo della Chiesa Lavadiense, e chiamavasi questo Antonio. Ne facciamo memoria benchè paia cosa, che se ne potrebbe fare passaggio, affinchè si veda, come frequentemente in questi tempi s'usava concedersi Indulgenze da' Vescovi alle Chiese de' Regolari, et anche ad altre, benchè fossero poste in altre Diocesi; il che hoggi giorno non s'usa quasi mai, e la ragione e, perché li Sommi Pontefici sono molto più liberali in questi tempi, che non erano.

19 - Havendo in questo mentre li PP. Domenicani mossa una lite molto grave contro li nostri Padri della Città di Recanati, come che dicessero, che tra il loro, et il nostro Convento non v'era la dovuta distanza delle 140 Canne, che voleva il Papa, che vi fossero tra un Convento, e l'altro degli Ordini massime Mendicanti, fu come certamente mi persuado, delegato della S. Sede sopra questo importante affare, Giovanni Prete Cardinale del titolo de' Santi Pietro, e Marcellino, il quale vedute, e ventilate molto diligentemente le ragioni dell'uno, e l'altro Monistero, finalmente a 24 del Mese d'Aprile, allo scrivere del P. Errera, sententiò a favore de' nostri, e nell'Istromento dell'accommodamento vien nominato F. Giacomino da Reggio Procuratore Generale dell'Ordine.

20 - Ma da questo discorso ne nasce una non lieve difficoltà; Il nostro Panfilo nella sua brieve Cronica, trattando dell'assontione al Generalato del Beato Agostino Novello in quest'anno, della quale habbiamo trattato più sopra dice, che nell'Offitio, che teneva il detto Beato appresso il Papa di Penitentiere, e di Sagrista, gli fu sostituito F. Giacomo da Camerino Procuratore Generale dell'Ordine; e quello, che ci fa maravigliare, si è, che soggiunge, che da questo tempo hebbero principio nella nostra Religione li due nobili impieghi di Sagrista del Papa, e di Procuratore dell'Ordine; ma, salva la riverenza, che ad un tanto Prelato, ed Historico si deve, gli è forza, che con il P. Errera io dica, che nell'uno, e nell'altro affetto egli s'inganna, perochè, né l'Offitio di Sagrista cominciò così presto nell'Ordine, né quello di Procuratore Generale così tardi. Posciachè, se noi vogliamo parlare dell'Ordine, doppo la grand'Unione, gli è certissimo, che del 1256 nel quale si fece la detta Unione, egli era Procuratore Generale F. Giacomo da Cremona, come dimostrassimo chiaramente in quell'anno producendo anche un'Istromento, nel quale egli viene nominato, e doppo di lui vi fu nell'anno seguente un F. Tomaso Piemontese, et appresso F. Giacomino da Reggio di sopra mentovato; si che non fu F. Giacomo da Camerino, il primo ad esercitare [V, p. 201] questo Offitio, perochè ve n'erano stati nell'Ordine degli altri molto prima di lui. Il fatto sta, che, come appresso diremo nel suo luogo, non fu né meno in quest'anno eletto Procuratore, ma solo fra due anni, cioè a dire nel 1300 come all'hora dimostraremo con un Testo espresso del Registro antico della Provincia Romana. Può egli dunque ben'essere, che in quest'anno succedesse, come anche concede il sudetto Errera, al B. Agostino nell'Offitio, non già Sagrista (che non lo fu già mai, nè fu concesso all'Ordine nostro fino all'anno 1316 da Papa Giovanni XXII come prova l'Errera nel primo Tomo del suo Alfabeto a carte 446 e noi ancora in quel tempo faremo evidentemente vedere) ma di Pententiere, e Confessore di Sua Santità. Resta dunque chiaro, che in questo tempo non era, né fu Procuratore Generale dell'Ordine nostro, F. Giacomo da Camerino, ma ben sì F. Giacomino da Reggio.

21 - Fioriva in quest'anno nel Regno, e Provincia d'Aragona un Religioso di gran portata per nome F. Guglielmo Salelles, il quale (come si cava da un'Istromento publico celebrato in quest'anno fra i nostri Frati di Castiglione della Plana nel Regno di Valenza sotto la Provincia d'Aragona, et il Rettore di detta Terra) era Vicario Provinciale di que' Regni per la Religione, perochè gli è da sapersi, che in questi tempi nella Spagna non v'era, fuori, che un solo Provinciale, il quale poi faceva in tutti i Regni di Spagna i suoi Vicarij Provinciali. In qual cosa poi si rendesse Illustre questo Soggetto principalmente, non lo dicono i nostri Autori, ma gli è ben forza, che egli fosse huomo di molto valore, mentre in questo Secolo, nel quale si viveva con tanta riforma, veniva sostituito Superiore sopra i Religiosi di tre Regni.

22 - Dall'accennato Istromento evidentemente si cava, che il sudetto Convento di Castiglione della Plana nel Regno di Valenza, e Diocesi di Tortosa, o s'incominciò a fabricare in quest'anno, o fondare fuori della detta Terra, o si era incominciato poco prima; perochè essendosi opposto a questa fabrica il Rettore della Chiesa Matrice della sudetta Terra, che Betrando del Torrente chiamavasi, con dire, che questa nuova Chiesa, e Convento, che abricavano, o intendevano di fabricare i detti Padri, era di grandissimo pregiudicio alla sua Chiesa; alla fine, doppo molti contrasti, si venne ad un giusto accommodamento, trattato, con il consenso di Arnaldo Vescovo in quel tempo di Tortosa, e di F. Guglielmo, sudetto di Salelles, Vicario Provinciale de' Frati dell'Ordine nostro nelli Regni di Aragona, di Valenza, e di Cattalogna. L'accommodamento poi fu questo: primieramente, che i detti Frati possino edificare detta Casa, o Monistero nella detta Villa, senza lesione però, o pregiudicio alcuno della Chiesa Matrice. Secondo, che gl'istessi Frati fossero tenuti di dare al sudetto Bertrando, et a suoi Successori con ogni fedeltà, la quarta parte di tutti i Legati, ed Offerte, o altre cose tali, lasciate a detti frati, etiam per ragione di Sepoltura, o per fare anche Calici, per comprar Libri, o per altri usi certi, ed anche incerti, eccettuati solo i Legati lasciati per la sudetta fabrica della Chiesa, o Convento; et in oltre per terzo ad honore, e recognitione della Chiesa Parocchiale, debbano i Padri pagare al sudetto Bertando, et a suoi Successori ogn'anno nella festa della Natività del Signore, una marca d'argento di quel valore, che communemente correrà nella Città di Valenza, con molte altre gravezze, che promisero d'osservare que' Padri; le quali poi in progresso di tempo ricusavano di pagare, e mantenere; per lo che furono Scommunicati, come a suo tempo vedremo sotto l'anno 1313. Fu celebrato l'Istromento accennato in Tortosa nella Canonica del Vescovo [V, p. 202] alli 24 d'Ottobre di quest'anno 1298. Un pezzo di questo Istromento più essentiale si legge inserto in un altro pur spettante al detto Convento appresso l'Errera nel suo primo Tomo dell'Alfabeto Agostiniano a carte 162 quale produrremo ne' loro tempi, e luoghi. La copia, che a quest'anno spetta, è la seguente:

23 - Noverint universi, quod cum olim super aedificatione, seu constructione Domus, seu Monasterij, quam seu quod Fratres Eremitanorum S. Augustini in Villa Castilionis Campi de Borriana de novo facere nitebantur, esset orta materia quaestionis inter dictos Fratres ex una parte, et Venerabilem Bertrandum de Torrente, tunc Rectorem Ecclesiae dictae Villae ex altera, ex eo quod dictus Bertrandus dicebat, et affirmabat dictam Domum, seu Monasterium fieri in dicta Villa in eius praeiudicium, ac gravamen, et Matricis Ecclesiae Villae iam dictae; et post multos tractatus inter eos habitos, de voluntate, consilio, et assensu Reverendi Patris, ac Domini Arnaldi, bonae memoriae, tunc Episcopi Dertusensis, et Fratris Guillelmi de Salelles, tunc Vicarij Provincialis Fratrum Ordinis supradicti in Regno Aragoniae, Valentiae, et Cataloniae, fuisset facta compositio amicabiliter inter Bertrandum de Torrente Rectorem praedictum, et dictos Fratres; scilicet quod Fratres ipsi possint construere, seu aedificare Domum, seu Monasterium in dicta Villa, sine lesione tamen, et aliquo praeiudicio Matricis Ecclesiae dictae Villae; et quod ipsi Fratres deberent solvere, et praestare dicto Bertrando, et Successoribus suis bene, et fideliter quartam partem de omnibus Legatis, et omnibus oblationibus, seu alijs eisdem Fratribus, relictis ratione Sepulturae, etiamsi pro Libris, vel pro Calicibus, vel pro Anniversarijs faciendis, vel pro alijs certis usibus, vel incertis, excepto solummodo legato eis facto pro opere, seu fabrica Ecclaesiae; et ultra hoc ad honorem, et in recognitionem Matricis Ecclesiae deberent solvere ipsi Bertrando, et Successoribus suis in quolibet Festo Nativitatis Domini unam Marcam argenti prout communiter valeret in Civitate Valentina; et plura alia servare, et complere promiserunt dicto Bertrando, et Successoribus suis, ut in Istrumento publico facto nono Kal. Novembris Anno Domini 1298 per manum Laurentij Cima Notarij publici Civitatis Dertusae latius continentur.

24 - Ma passiamo ad esaminare l'antichità del Monistero nobile della Città di Badajoz; di questo Convento benchè non potiamo produrre più antica memoria di quella, che registra Egidio Gonzales d'Avila nel Teatro delle Chiese di Spagna al libro 2 cap. 7 pagina 27 la quale consiste in questo: Ferdinando Re di Spagna donò a questo Monistero 20 mila Maravedis di annua entrata, per sollevare la miseria, e povertà di que' poveri Frati, e questa Donatione fu per appunto in quest'anno, come egli dice; tuttavolta egli fu questo Convento molto più antico, ma noi non potiamo assegnare la sua vera origine, perché se n'è persa affatto la memoria. Come poi questo Monistero, che prima era fuori della Città sotto il titolo di S. Marina, si trasportasse dentro, e lasciato il vecchio titolo, prendesse quello, non di S. Agostino, come tolse ad indovinare il Panfilo, ma ben sì di S. Lorenzo, ci riserbiamo a dirlo, e spiegarlo esattamente sotto l'anno 1431 nel quale si fece questo passaggio. Ha poi prodotti questo illustre Monistero varj Soggetti insigni, fra quali il più cospicuo è stato il Padre Maestro Ferdinando di Vera, di nobilissima Stirpe, il quale fu prima creato Vescovo di Bugia in Affrica, e Suffraganeo del Vescovo di Badajoz, che era suo Zio, nel quale Offitio servì altresi il medesimo Prelato, doppo che fu [V, p. 203] creato Arcivescovo di Compostella, fin tanto che nell'anno 1628 fu nominato dal Re Cattolico Arcivescovo, e Primate dell'Isola di S. Domenico nell'Indie Occidentali; se bene poi prima, che si spedissero le Bolle, essendo vacata la Chiesa Cattedrale della Città del Cuzco, già famosa Metropoli del Peruano Imperio, fu di quella creato Vescovo, come molto più pingue di rendite. E finalmente essendo anche vacato l'anno 1639 l'Arcivescovo di Lima fu eletto dal Re Filippo IV di quella nobilissima Metropoli Arcivescovo, ma prima di prenderne il Possesso, fu chiamato da Dio nel Cielo a prendere quello della Gloria, come piamente si spera; nel suo tempo, a Dio piacendo, più ampiamente ne tornaremo a favellare.

25 - In quest'anno parimente il Pontefice Bonifacio confirmò l'Ordine, o Congregatione del famoso Ospitale di S. Maria della Scala di Siena sotto la nostra Regola, il quale era già stato istituito alcuni anni prima dal nostro Beato Agostino Novello, quale habbiamo detto più sopra essere stato eletto Generale di tutto l'Ordine in quest'anno medesimo. Di quest'Ordine poi, né parlano, e ne scrivono varj Autori, così nostri, come esteri, e fra gli altri de' nostri si possono vedere il Coriolano, il Campo, l'Errera, et altri.