Tomo V

Anni di Christo 1336 - della Religione 950

1 - [V, p. 503] In quest'Anno di nostra salute 1336 bramando con ogni più ardente premura il zelante Pontefice Benedetto, che si facesse l'unione, tanto desiderata delle due Chiese Latina, e Greca, spedì per tanto alcuni Vescovi peritissimi nell'una, e l'altra lingua, e dottissimi altresì nella Teologia, nell'Imperiale Città di Costantinopoli: ma perché il Patriarca di quella famosa Metropoli, et i suoi Vescovi Greci si conoscevano poco istrutti nella sudetta Teologica facoltà, non vollero perciò venire già mai al cimento della disputa con i Latini, tuttochè il Popolo glie ne facesse grandissima istanza, e così quel gravissimo Affare in nulla si risolse: Gregora, e lo Spondano.

2 - In quest'Anno medesimo per un strano accidente repentinamente insorto fra Alberto Acciaioli Vescovo di Bologna, e Giacomo di Tadeo Pepoli, fecesi mutatione di Pastore nella detta Città. Modana altresì essendo stata strettamente assediata da' Signori Estensi Marchesi di Ferrara, finalmente, con il valido aiuto de' Bolognesi, passò dal dominio di Manfredo Pio, a quello de' predetti Signori, essendosi accordata la resa mediante lo sborso di 28 mila Fiorini d'oro. Il nostro Cherubino Ghirardazzi nel Tomo 2 dell'Historie di Bologna sotto quest'Anno.

3 - Era tanto grande in questi tempi la Santità de' nostri antichi Padri dell'insigne Monistero di S. Salvatore di Lecceto, et era all'incontro così notabile la premura, et il zelo, che havevano dell'osservanza del religioso Silentio, per potere con maggior quiete attendere all'oratione, e contemplatione, che però vedendo, che per il continuo concorso del Popolo, che veniva alla loro Chiesa per divotione, era perciò grandemente inquietato il loro Monistero, e la loro quiete grandemente sconvolta; e ciò specialmente accadeva [V, p. 504] nella Festa solenne della Dedicatione di quella Chiesa, si risolsero finalmente di supplicare in quest'Anno il Vescovo di Siena affinchè proibisce al Popolo con un publico Editto, che niuno dovesse andare in quel giorno alla sudetta Chiesa. E nota Ambrogio Landucci, di cui è tutto questo racconto, nella sua Cronologia Leccetana sotto di quest'Anno, che al Notaio, che scrisse l'accennato Editto, furono dati per sua mercede nove quattrini.

4 - Soggiunge ivi il medesimo Landucci, che fors'anche in questo stesso Anno successe quel maraviglioso fatto, che da' medesimi Padri Leccetani si racconta, cioè, che vedendo essi, che il sudetto concorso del Popolo a quella loro Chiesa, e Convento, veniva principalmente cagionato dalli molti, e frequenti Miracoli, e Gratie, che otteneva da Dio, per l'intercessione efficaci de' Beati Servi di Dio di quella Santa Casa, li quali erano di già volati al Paradiso, per tanto il Priore del Monistero, che era il B. Giovanni Guzzi degl'Incontri, ispirato, come certamente si crede, da Dio, radunati i Padri, e vestitosi egli con gli Habiti Sacerdotali, Processionalmente s'inviò nel Chiostro, che chiamano de' Beati, nel quale entrato, fece loro un precetto formale in meritum salutaris Obedientiae, che non dovessero più ottenere alcuna Gratia da Sua Divina Maestà a beneficio di veruno, e ciò a fine di poter essi, con maggior quiete e spirito, attendere al suo tanto servitio.

5 - Fioriva in questo tempo nell'insigne Monistero di S. Agostino di Valenza in Ispagna, un famosissimo Maestro per nome F. Bernardo Oliverio, il quale era Dottore Parigino, et era così dotto, che il Re D. Pietro d'Aragona facendone memoria lo celebra per uno de' più famosi Teologi del suo tempo. Questo gran Letterato dunque, così in riguardo della sua sublime dottrina, come altresì per la di rara bontà, fu in quest'Anno condecorato con il Vescovato d'Osca, Città nobilissima del Regno d'Aragona. Così scrive l'Errera nel Tomo primo dell'Alfabeto a carte 104 et altri Autori Agostiniani.

6 - Essendo entrata in questo tempo nella Città di Tangermonda (non si sa poi in che modo) l'Ereticale perfidia degli empj Luciferiani, furono colà inviati, per purgarla da quella malvagia infettione, dal Marchese di Brandeburgo, il quale in quel tempo era un Principe molto Cattolico, di cui era la sudetta Città, et anche dal Vescovo di Brandeburgo, nella di cui Diocesi stava, due insigni Teologi, l'uno fu il nostro Beato Giordano di Sassonia, il quale in questo tempo era Lettore nel nostro, all'hora insigne Convento di Maddeburgo, e F. Nicolò Guardiano del Convento de' Minori della stessa Città di Maddeburgo. Questi dunque giunti in Tangermonda, doppo varj esami, e diligenze da essi usate, scopersero quattordici persone dell'uno, e l'altro sesso della sudetta Eresia bruttamente infetti; e perché presente a detti esami vi stette un'Avocato del Marchese sudetto, perciò convinti, che furono della mentovata Eresia, furono per ordine di quello pubblicamente, ad esempio de gli altri, abbruggiati, così restò quella Città totalmente libera da quella pestifera infettione. Debbo però quivi avertire così di passaggio, che il P. Vadingo facendo mentione di questa impresa in un'Addittione, che fa verso il fine del Tomo 4 all'Anno 1336 tutto che nomini il nostro Giordano, tace però l'Ordine, che professava.

7 - Fiorivano altresì in questo tempo istesso molti Religiosi illustri nelle Lettere, fra quali uno fu Pietro da Monte Rubiano Lettore della Provincia della Marca d'Ancona, il quale havendo conosciuto, mentre era giovinetto il glorioso P. S. Nicola da Tolentino, et osservato, che per lo spatio d'Anni 31 haveva operati il Signor Dio infiniti Miracoli, e che niuno fin'a quel tempo haveva di buon proposito scritta la di lui santa vita; [V, p. 505] perciò egli doppo essersi caldamente raccomandato a Dio, prese la penna, e scrisse in latino la sudetta Vita con i Miracoli più cospicui del detto Santo, dalla quale poi ne ha cavate, così la Chiesa, come la Religione le Lettioni del secondo Notturno, che si leggono così nell'Officio della Festa, come negli altri giorni fra l'Ottava del mentovato Santo. Una copia della detta Vita Manoscritta conservasi nella nostra Libraria Angelica di Roma, quale noi habbiamo veduta, e letta. E qui notar dobbiamo, che questa medesima Vita fu già trascritta di peso da Lorenzo Surio, et inserta nel quinto Tomo del suo Santorale senza fare alcuna mentione del predetto Autore.

8 - Venne in quest'Anno medesimo a morte nel nostro nobilissimo Convento del P. S. Agostino di Siena un dottissimo Figlio di quello, che F. Gerardo chiamavasi, il quale fu gran difensore della Dottrina del nostro Egidio Colonna, molto bene conosciuto da tutti i Letterati di quel tempo, e massime dal P. S. Bernardino suo Concittadino, e dal nostro gran Giureconsulto Gio. Andrea da Bologna, li quali molto commendarono la di lui Dottrina nell'Opere loro. Scrisse questo gran Letterato alcune Opere, e specialmente alcuni dotti Commentarj sopra il Primo delle Sentenze; li quali furono già dati alle Stampe dal P. Maestro F. Santi Guicciardi da Rimini, nato però nel Castello di S. Agata in questo Contado di Bologna, il quale fu anche Fondatore del Convento di S. Maria della Strada poco tratto fuori del detto Castello; e questa Fondatione la fece nell'Anno del Signore 1608 della quale più ampiamente parlaremo, col divino favore, sotto il detto Anno.

9 - Scrive Ambrogio Coriolano nella sua brieve Cronica Agostiniana, che essendo questo valente Scrittore morto in tempo, che era solamente condecorato col grado di Baccilliere, come che forse non fosse ancora giunto il tempo prefisso della sia presentatione al Magistero, la Religione conoscendo, che questo Soggetto era dignissimo non solo di questo supremo grado di Maestro, ma di ogn'altro maggior honore, volle per tanto, con modo veramente insolito, e non mai più praticato, crearlo Maestro con le solite cerimonie nella Cattedra del Feretro: e ciò viene anche riferito dall'Errera nel Tomo primo del suo Alfabeto a carte 308.

10 - Illustrava parimente la nostra Religione in questo tempo medesimo con la sua sublime Dottrina, un altro nostro celebre Dottore, chiamato F. Alessandro di Vergh di natione Tedesco, come ci diamo a credere, il quale anch'egli con la sua dotta penna commentò il Maestro delle Sentenze; e le sue Opinioni vengono citate alcune volte dal famoso Tomaso d'Argentina nostro. Se poi questo Scrittore altre Opere dasse alla luce, e quanto tempo vivesse, e quando, e dove morisse, non ne potiamo dare alcuna contezza, perché l'Errera, et altri Autori, che di lui parlano non soggiungono di vantaggio. Vedasi il detto Errera nel Tomo primo del suo Alfabeto Agostiniano a car. 54

11 - Ove immediatamente produce la memoria d'un altro F. Alessandro, qual chiama dalla Marca, come che voglia dire, che egli fosse figlio della Provincia della Marca. Questo Religioso altreì fu molto dotto, e sapiente, e scrisse anch'egli molto dottamente sopra il primo Libro del Maestro delle Sentenze, li cui Commentarj testifica il Romano nella sua Historia Agostiniana manoscritta, che si conservavano nel suo tempo nel nostro Convento di Ratisbona nella Baviera. Soggiunge il citato Errera nel luogo come sopra, che non sa se questo F. Alessandro fosse quello da S. Elpidio, il quale fu creato Generale l'Anno 1312: e fu poi anche indi a tredici Anni eletto da Giovanni XXII Arcivescovo di Candia, e poi appresso ancora, per strano accidente occorso, [V, p. 506] Vescovo di Molfetta; ma se è vero, che questo F. Alessandro, di cui hora stiamo trattando, fosse vivo in quest'Anno del 1336 non si puole in verun conto sospettare, quanto meno poi credere, che fosse quello da S. Elpidio, attesochè questo morì pochi Mesi doppo, che egli fu sublimato dal Papa alla sudetta Episcopale Dignità.

12 - Stimasi altresì, che intorno a quest'Anno presente cessasse di vivere in questa bassa valle di lagrime un altro celeberrimo Dottore, e Maestro di questa nostra Provincia di Romagna, figlio dell'antico Convento di Forlì, per nome F. Dimalduccio, il quale scrisse anch'egli molte Opere dottissime, le quali testifica il Panfilo, che si conservavano nella Libraria di questo nostro Monistero di S. Giacomo di Bologna; hora però non vi sono più: gli è ben vero, che l'Errera sudetto nel Tomo primo del suo Alfabeto a car. 199 dice d'haver veduta in Roma nella Libraria dell'Abbate D. Costantino Gaetano un'Opera insigne di questo nostro Maestro, nella quale sottilmente tratta della Rissurrettione de' Morti; e soggiunge, che fu da esso dedicata a Bartolomeo da Capua Protonotario, e Luogoteta di Carlo II Re di Napoli; laonde bisogna concludere, che ciò facesse prima dell'Anno 1309 in cui morì il Principe sudetto.

13 - Ritroviamo pur anche, che essendo in questo tempo F. Bartolo da Cassia, Lettore di fama non volgare, Vicario del Card. Bertrando nell'insigne Basilica di S. Gio. Laterano di Roma, confirmò in quest'Anno, con una sua Lettera Patente, un Privilegio (che fu già concesso l'Anno del 1308 da Pietro Capoccj Vicario del Card. Arciprete della sudetta Basilica) alli Padri Lettori F. Andrea da Cassia, e F. Giovanni da Norsia, di potere fondare un Convento nella Chiesa di S. Croce del Castello di Valdinoce in questa Provincia di Romagna, e questa sua Patente fu data a 15 di Settembre, e si conserva, come testifica l'Errera nel Tomo primo dell'Alfabeto Agostinaiano a carte 109 con molt'altre sue Scritture, nel nostro Monistero di Cassia.

14 - Se bene Gioseffo Panfilo Vescovo di Segni, parlando della Fondatione del Convento nostro di S. Agnese della Città di Lodi, scrive nella sua Cronica a car. 56 che fu fatta nell'Anno 1351 e Girolamo Romano favellando della medesima nella sua Centuria 10 a carte 70 asserisse, che si fece nell'Anno Christo 1364 nulladimeno gli è certissimo, che l'uno, e l'altro diedero lontano dal segno della verità: attesochè nel Monistero di Milano si conserva un Libro antico, nel quale, fra molte altre publiche Scritture, registrata si legge una Bolla di Papa Benedetto XII nella quale la Sua Santità si fa dava facoltà a nostri Padri di fondare un Convento nella sudetta Città di Lodi. E questa poi fu data in quest'Anno del 1336 così testifica l'Errera nel Tomo 2 dell'Alfabeto a car. 34.

15 - Quantunque non si sapia di certo l'Anno preciso, in cui, da Barnino Duca IV della Pomerania Vuolgastense, fosse fondato in quel suo Ducato un Convento per la nostra Religione, intitolato il Trono di Maria, che fu poi aggregato alla Provincia di Sassonia; nulladimeno gli è fuori di dubbio, che ciò si fece prima del presente Anno 1336 attesochè in questo tempo egli era già in pieno stato, imperciochè, come scrive Elia Reusnero nella Genealogia de' Principi della Germania, essendo morta in quest'Anno Elisabetta figlia di Casimiro III Re di Polonia, e moglie di Busglavio V Duca della Pomerania Orientale, li fu data solenne Sepoltura nella sudetta Chiesa del Trono di Maria. Così riferisce altresì il P. Errera nel Tomo 2 del suo Alfabeto Agostiniano a carte 477.