Tomo V

Anni di Christo 1353 - della Religione 967

1 - [V, p. 631] Siamo finalmente giunti, col favore della divina gratia, all'Anno di nostra salute 1353 che viene per appunto ad essere l'ultimo di questo Secolo decimo, anzi pure il compimento del primo Millenario delle Sacre Historie della nostra Augustissima Religione Agostiana. Nel principio dunque di quest'Anno per quanto si aspetta all'Historia universale del Mondo, e della Chiesa, habbiamo di singolare, che havendo considerato il nuovo Pontefice Innocenzo VI che lo stato Ecclesiastico temporale, per l'assenza de' Pontefici, e per la loro troppa bontà, era stato occupato tirannicamente da varj Signori dell'Italia, e non potendo, né volendo più tolerare un così gran disordine, deliberò di mandare in Italia in qualità di Legato il Card. Egidio Cariglio Albornozzi con forze sufficienti, per ricuperare il sudetto Stato, conoscendolo per un soggetto habilissimo ad intraprendere non solo questa, ma anche ogni altra impresa maggiore. Egli poi honorato dal papa con un così nobile impiego, fra gli altri Huomini insigni, che seco condusse a questa così ardua, et importante impresa, uno fu il nostro dottissimo Maestro F. Alfonso di [V, p. 632] Vargas Toletano, altre volte più sopra mentovato da noi, il quale in questo tempo era Vescovo d'Osma in Ispagna; condusse poi questo insigne Prelato, non solo acciò l'agiutasse nelle gravi deliberationi in qualità di Teologo, e Consigliere, ma etiamdio affinchè tal'hora anche s'adoprasse con esso lui negli affari più importanti della guerra, come nel seguente Tomo in più d'un luogo, col divino volere, faremo chiaramente costare. Si vedino fra tanto il Platina, il Biondi, il Volaterano, l'Igliescas, il Rainaldi, et altri.

2 - Haveva il generale dell'Ord. nostro nell'Anno scorso del 1352 supplicata a suo nome, e di tutta la sua Religione, la Santità di Clemente VI a volerli concedere ampio Privilegio di potere ministrare i Santi Sacramenti della Chiesa a tutti que' Secolari, che stassero al servitio di qual si voglia Monistero di tutto l'Ordine; e di potere altresì seppellire li medesimi ne' Cimiterj, e Chiese de' sudetti Monisteri; e di vantaggio ancora di poterli ammettere in tempo d'Interdetto alli Divini Officj, et alle Messe, et a qual si voglia altra Ecclesiastica funtione, purchè que' tali non havessero data occasione, e causa al mentovato Interdetto: et il sudetto Pontefice, non solamente haveva fatto un favorevole rescritto al memoriale presentatole dall'accennato Generale, ma di vantaggio haveva fatto distendere il Privilegio. Ma ecco, che prima d'affiggere a quello il solito Bollo di piombo, fu il buon Pontefice Clemente da Dio chiamato all'altra vita: per la qual cosa il Generale, nulla d'animo perdendosi, presentò un altro Memoriale al nuovo Pontefice Innocenzo VI nel quale rapresentando quanto era passato col Pontefice Clemente, supplico per tanto la Santità Sua a confirmare la Gratia di già impetrata, con una stabile Bolla, a cui di buona voglia benignemente sodisfece il Santo Padre nel principio di quest'Anno del 1353 cioè a 16 di Gennaio: e fu dato il Privilegio in Avignone, il quale registrato si legge nel bollario nostro Agostiniano a carte 185 nella forma che siegue.

Innocentius Episcopus Servus Servorum Dei.

3 - Dilectis filijs Generali, et alijs Prioribus, ac Fratribus Ordinis Eremitarum S. Augustini, salutem, et Apostolicam Benedictionem. Religionis favor, sub qua virtutum Domino mente vigili deservitis, et devotionis vestrae merita nos inducunt, ut vos illa gratia prosequamur, quae vobis, et Ordini vestro dignoscitur opportuna. Dudum siquidem felicis recordationis Clemens Papa Sextus praedecessor noster Apostolica vobis auctoritate concessit, ut ijs, qui vestris immorarentur obsequijs, cuncta Ecclesiastica Sacramenta libere ministrare, ac ipsos cum decederen in vestris Coemeterijs seppellire possetis. Et insuper si quando in terras in quibus resederetis, vel earum personas, interdicti, vel Excommunicationis Sententijs contingeret promulgari, familiares vestris servitijs deputati, huiusmodi sententijs obnoxij minime haberentur, ibique possent audire divina, iuxta formam, quae locis vestris in eo casu a Sede Apostolica, est concessa, nisi causam dedissent eisdem, vel eis contingeret specialiter Excommunicari, seu etiam interdici. Cum autem ipsius Praedecessoris Litterae, super hoc confectae propter ipsius supervenientem obitum, bullate non fuerint. Nos, ut praedictae concessionis effectu propterea non privemini, volentes vos in hac parte favoribus prosequi opportunis, vestris supplicationibus inclinati, ut familiaribus vestris, qui vestris immorantur, et immorabuntur obsequijs, vestris tamen sumptibus, praedicta Sacramenta ministrare, ac ipsos, cum decesserint, in vestris Coemeterijs seppellire possitis. Et insuper si quando in terras, in quibus vos contigerit residere, vel earum [V, p. 633] personas, praemissas sententias contigerit promulgari; familiares ipsi huiusmodi sententijs obnoxij minime habeantur; ibique possint audire divina, iuxta formam quae locis ipsis in eo casu ab eadem est Sede concessa, nisi causam dederint eisdem, vel eos contigerit specialiter Excommunicari, seu etiam Interdici. Non obstantibus quibuscumque Constitutionibus Apostolicis contrarijs, etiam si de illis, et totis, ipsarum tenoribus de verbo ad verbum esset in praesentibus specialis, et expressa mentio facienda, vobis auctoritate praedicta tenore praesentium indulgemus. Nulli ergo omnino hominum liceat, etc. Datum Avenione decimo sexto Kalendas Februarij, Pontificatus nostri Anno primo.

4 - Fra gli altri Huomini Illustri, che in questo tempo grandemente honoravano con le loro virtù la nostra Religione, uno in ispecie ne magnifica nel cap. 30 del lib. 2 delle Vite de' Frati, il B. Giordano nostro, di cui parlando dice, che era gran domatore del senso, e della carne: et a tal proposito soggiunge d'havere inteso da esso un caso molto notabile, che gli occorse una tal notte, mentre stava nel letto riposando; e fu, che sentendosi fieramente assalire da una gravissima tentatione di carne, né sapendo come resistere, raccommandandosi a Dio, fece cuore, e balzando di letto fece oratione a Dio per qualche tratto; poscia afferrando una verga, o disciplina, con quella a tutto rigore, cominciò a flagellare il ribellante senso, e di si fatta maniera lo trattò, che ben tosto la tentatione svanì. Tornato nel letto, et addormentatosi, vidde, per divino volere, nella sua Cella un nero Etiope, et a quello vicino un Rospo deforme, li quali entrambi minacciavano d'assalirlo; ma egli dando di piglio ad una verga, l'uno, e l'altro percosse con molti colpi, per la qual cosa l'Etiope vinto, tostamente fuggì, ma il Rospo stette saldo; il che veduto dal buon Religioso, prese alcuni sassi, e con quelli cercò di fugarlo, ma in vano; alla perfine vedendo il Servo di Dio vicina ad esso lui una pietra quadra, con quella fortemente percosse il Rospo, e l'uccise: all'hora si avide, che haveva vinto il Demonio, che estrinsecamente ci tenta, et anche il Rospo, cioè a dire, la carne, la quale essendo nemico intrinseco, più difficilmente si supera, e si vince; così testificò poi questo Servo del Signore al Beato Giordano, che per molto tempo in avenire non sentì mai alcuna tentatione di carne.

5 - Di un altro Religioso pure di nostra Religione, racconta nel medesimo cap. 30 dell'accennato lib. 2 il sudetto Giordano, che quando si sentiva stringere da questo crudelissimo nemico del senso, fosse di notte, o pure di giorno, subito correva veloce nella Chiesa, e postosi genuflesso davanti la pietosa immagine del Crocefisso Signore, fissamente mirando le di lui sagre membra appasionate, e riflettendo a' tormentosi dolori, che la sua Divina Bontà si compiacque di patire su la Croce, poneva in questa guisa in vergognosa fuga l'inimico, e restava totalmente libero dalla tentatione: et io certamente mi persuado, che havesse imparato questo rimedio così efficace dal nostro P. S. Agostino, il quale appunto nel libro, che scrisse de contemplatione Christi, hebbe a dire, che si come gli Hebrei, quando erano mortificati da' Serpenti, per risanarsi dalle dette morsicature, bastava, che mirassero quel Serpente di bronzo, quale per ordine di Dio haveva innalzato Mosè per tale effetto sopra d'un'alto legno; hor così quelli, che con Christiana confidenza rimirano la divota Immagine del Crocefisso restano sani, e liberi dalle morsicature de' peccati massime sensuali. Sicut qui intuebantur Serpentem Aeneum in Deserto sanabantur morsibus Serpentum, sic qui Fide Christi Crucifixum Dominum intuentur sanantur morsibus peccatorum.

6 - [V, p. 634] E già, che stiamo così seriamente parlando della cautela grande della quale si servirono gli accennati Servi di Dio, poco dianzi mentovati, per vincere questo potentissimo nemico del senso, e della carne, mi giova di quivi produrre un altro raro esempio d'un Religioso molto perfetto del nostro medesimo Istituto, di cui pur anche riferisce nello stesso capitolo il sudetto B. Giordano, che per non soccombere, o sogiacere alla tirannide di questo fiero Dragone dell'Inferno, non voleva già mai parlare, o trattare con alcuna Donna da solo a sola, ma sempre voleva, che vi fosse presente il suo Compagno, o altre persone: e certo questo buon Religioso haveva imparato anch'egli questo sensato documento dal P. S. Agostino, di cui scrive S. Possidio nella di lui Vita. Che non voleva mai parlare con alcuna Donna senza la presenza di qualche Religioso per qual si voglia gravissimo interesse; e non solo c'insegnò questa politica Christiana con l'esempio, ma etiamdio con le parole nella sua Regola d'Oro, all'hor che disse, che quando ci ritroviamo in qualche luogo ove siano femine, procuriamo a vicenda l'un l'altro di conservare intatta la nostra pudicitia, e purità: Ubicumque faeminae sunt, inuicem vestram pudicitiam custodite.

7 - Tomaso Errera nel Tomo primo del suo Alfabeto Agostiniano a carte 239 porta per opinione, che F. Francesco Crespi da Messina Arcivescovo di Manfredonia, doppo havere governata santamente quella Chiesa per lo spatio d'undici Anni, et alcuni Mesi, finalmente in quest'Anno terminasse la vita, tutto perché stima, che egli fosse creato Arcivescovo nell'Anno del 1342. Noi però, che seguiamo la traccia più sicura dell'Abbate Ughelli, il quale nel Tomo 7 della sua Italia Sagra scrive, come notassime nell'Anno scorso, che egli non fu promosso alla mentovata Dignità prima dell'Anno 1352 nel primo giorno di Maggio, siamo necessitati a dire, che se visse undici anni, e più, come vuole il nostro Errera, non morisse prima dell'Anno 1363.

8 - Lo stesso Errera nell'accennato suo primo Tomo dell'Alfabeto a carte 426 testifica, che havendo il Pontefice trasferito dalla sua Chiesa della Vulturara un certo Giacomo alla Chiesa Telesina; creò poi in suo luogo Vescovo della mentovata Città della Vulturara un nostro dottissimo Maestro da Montepulciano, chiamato F. Giovanni: stima poi egli, che la promotione di questo fosse fatta nell'Anno 1354. Di questi due Vescovi della Vulturara, l'Ughelli ne fa mentione nel Cattalogo de' Vescovi di quella Chiesa nel Tomo ottavo alla colonna 551 alli numeri 9 e 10 e del nostro Giovanni parlando, dice, che fu promosso alla sudetta Chiesa non nell'Anno 1354 come vuole l'Errera, ma ben si in quest'Anno del 1353 come chiaramente si vede, e si legge, dice l'Ughelli, nel Regesto Pontificio di quest'Anno, e la bolla della detta promotione fu data in Avignone a 25 di Febraio del 1353.

9 - Fioriva con fama illustre di gran letterato in questo tempo medesimo nel nostro antichissimo Monistero di Santa Catterina di Praga, nobilissima Metropoli del Regno di Boemia, F. Giovanni di Lignicz, il quale, per quanto testifica felice Milensio nel suo eruditissimo Libro, che scrisse de Monasterijs, et Monachis Germaniae Ordinis Eremitarum S. Augustini: fu Lettore secondario in quel famoso Studio, nel quale, per lo spatio di molti Anni, illustrò, con la sua gran Dottrina, in sommo grado la Religione; gli è ben vero però, che né il Milensio, né tampoco l'Errera, che pure anch'esso ne tratta nel Tomo primo del suo Alfabeto Agostiniano a car. 464 non dicono, che Scienza leggesse, se bene io ragionevolmente congetturo fosse la Sagra Teologia; né meno poi alcuno di loro ci accenna di qual Provincia, o Monistero egli fosse figlio, [V, p. 635] et alunno; se ben'io mi persuado, che ei fosse della stessa provincia di Boemia, e fors'anche figlio del Monistero di Praga.

10 - E' fama certa, che parimente in quest'Anno medesimo prendesse l'Habito sagro della nostra Religione il B. Filippo di Leonardo della nobilissima Famiglia dell'Agazaia nella Città della Vergine, Siena: di questa verità poi ne habbiamo il testimonio di due Autori esteri, cioè, di Gioseffo Mozzagrugno Canonico Regolare del Santissimo Salvatore nel libro 5 delle narrationi delle cose fatte da' Canonici Regolari, e di Gio. Battista Segni nel capit. 8 del lib. 2 che egli scrisse de Ordine, et Statu Canonico; e della Sentenza di questi due Autori punto non si dilungano gli Autori nostri dell'Historie Leccetane; e lo stesso B. Filippo lo confirmò in una sua Carta, che fino al giorno d'hoggi dicono conservarsi nel Deposito delle tre chiavi, esistente nello stesso Convento di Lecceto. Soggiungono poi li sudetti Autori Leccetani, che il detto Habito Santo li fu dato dal B. Nicola Tini de' Marescotti, il quale appunto era Priore in quel tempo del mentovato Convento. Ben'è vero, che alcuni dicono, che se bene fece il Noviziato nel Convento di Lecceto, non fu però fatto figlio del detto Monistero, ma ben si di quello di S. Agostino dentro della Città, se ben'anche poi fu fatto altresì, in progresso di tempo, figlio addottivo del sopramentovato di Lecceto: di questo gran Servo di Dio havremo molto che dire, se così sarà la volonta di Dio, nel Tomo 6. Vedasi l'Errera, e con esso lui tutti gli Autori di Lecceto.

11 - Fu altresì in quest'Anno donata liberamente a' nostri Padri di S. Agostino di Foligno dal Vescovo, e dal Capitolo della Cattedrale della stessa Citta, la Chiesa Parocchiale di S. Savino Vescovo, e Martire, posta nella Villa della Valle della detta Dioecesi di Foligno: la qual Donatione fu poi confirmata alcuni Anni doppo, da Paolo Trinci Vescovo di Foligno, e dal suo Capitolo; e ciò dicono di fare, perché la detta Chiesa era stata ne' tempi andati grandemente solevata da' sudetti Padri; dal che io prendo ansa di credere, che forse li nostri Religiosi prima di fondare il sudetto Convento di S. Agostino, havessero dimorato per qualche tempo nella sudetta Chiesa di S. Savino.

12 - Nel fine di questo Secolo, e dell'Anno altresì 1353 habbiamo la Fondatione del Convento di S. Agostino di Luogonuovo nella Provincia Pisana dodici miglia lontano da Firenze, e due dal castello di S. Cassiano nella medesima Diocesi della detta Città. Il Fondatore poi di questo delitioso Convento fu Nobile Cavaliere Fiorentino per nome Andrea Bondelmonti, il quale, com'era sommamente divoto del nostro P. S. Agostino, e desiderando di fondare nella Villa di S. Colombano, nella quale haveva molti Poderi, per beneficio, e salute, così dell'Anima sua, come di quelle de' suoi Antenati, un Monistero della Religione del sudetto Santo Dottore in cui stasse un numero sufficiente di Religiosi; supplicò per tanto il Sommo Pontefice Innocenzo VI come mi persuado, che altresì facesse il Generale dell'Ordine a volersi degnare di concedergliene la facoltà. Il Pontefice dunque, così per far cosa grata al sudetto Cavaliere, come anche alla Religione, quale teneramente amava per essere stato di quella Protettore, mentre era Cardinale, benignamente concesse la gratia, con conditione però, che la sudetta Fondatione si facesse col mutuo consenso, così del Vescovo di Firenze, come del Piovano della Chiesa di S. Colombano; e che di Vantaggio vi stassero di stanza dodici Religiosi. La Bolla poi di questa Concessione fu diretta al Generale, et a' Frati dell'Ordine di S. Agostino, e fu data in Avignone nel giorno 21 di Novembre del suo Pontificato il primo, il cui tenore è questo, che siegue.

Innocentius Episcopus Servus Servorum Dei.

13 - [V, p. 636] Dilectis filijs Priori Generali, et Fratribus Ordinis Eremitarum S. Augustini, salutem, et Apostolicam Benedictionem. Sacrae vestrae Religionis promeretur honestas, ut votis vestris, in his praesertim, quae divini cultus augmentum, et fidelium Animarum salutem respiciunt, quantum cum Deo possumus, favorabiliter annuamus: sane petitio vestra, ac dilecti filij nobilis viri Andreae de Bondelmontis militis Florentini, nuper nobis exposita continebat, quod idem Andreas de salute propria cogitans, et pie desiderans transitoria in aeterna felici commercio commutari ad divini cultus augmentum, et reverentiam S. Augustini pro sua, suorumque Progenitorum animarum salute, in proprio fundo, infra limites Parochiae Ecclesiae Sancti Colombani, Florentiae Dioecesis, Ecclesiam, seu Oratorium cum Claustro Coemeterio, Campanili, et Campana, ac Domibus, alijsque necessarijs officinis de Bonis sibi a Deo Collatis, construere, seu aedificare, ut inibi Fratres vestri Ordinis devote commorari perpetuo valeant, ipsisque Fratribus etiam quemdam ipsius Andreae Hortum ad eorum usum elargiri proponit. Nos itaque vestri, et dicti militis in hac parte supplicationibus inclinati eidem militi huiusmodi Ecclesiam, se Oratorium cum Claustro, Coemeterio, Campanili, Campana, Dominibus, et alijs necessarijs officinis praedictis construendi, seu aedificandi de dictis Bonis, in loco tamen ad hoc congruo, et honesto, dummodo ad id Dioecesani loci, et Rectoris praefatae Ecclesiae accedat assensus, et in dicto loco duodecim Fratres dicti Ordinis commorantes, congrue, et honeste valeant sustentari; vobisque locum ipsum recipiendi, ac inibi commorandi fel. recor. Bonifacij Papae VIII praedecessoris nostri Constitutione, in qua inhibetur ne Fratres Ordinum Mendicantium in aliqua Civitate, Castro, Villa, vel loco, quocumque ad inhabitandum Domos, vel loca, quaecumque recipere de novo praesumant, absque Sedis Apostolicae licentia speciali faciente plenam, et expressam de inhibitione huiusmodi mentionem, etiam qualibet alia constitutione contraria nequaquam obstantibus. Iure tamen Parochialis Ecclesiae, et cuiuslibet alterius in omnibus semper salvo, plenam, et liberam auctoritate Apostolica licentiam elergimur. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae concessionis infringere, etc. Datum Avignone decimo Kalendas Decembris Pontificatus nostri Anno primo.

14 - Questa Bolla si conserva nell'Archivio del detto Monistero, la quale ci fu trasmessa dal P. M. F. Pietro Merlini figlio del detto Convento, al quale dassimo noi la Laurea Magistrale, come primo Promotore in questo Convento di Bologna l'Anno 1673 per commissione del Reverendissimo Padre Generale Maestro Girolamo Valvasori da Milano, hora creato Vescovo di Pesaro dalla Santità di Nostro Signore Papa Innocenzo XI et insieme con la Bolla ci trasmise altresì il consenso del Vicario Generale del Vescovo di Firenze, il quale in questo tempo ritrovasi nella Romana Corte in Avignone; la copia poi del sudetto consenso è la seguente: Mathaeus de Narnia Decretorum Doctor Prior Ecclesiae S. Petri de Loreto Tudertinae Dioecesis, Reverendi in Christo Patris, et D. D. Francisci Dei gratia Episcopi Florentini in spiritualibus, et temporalibus Vicarius Generalis.

15 - Religiosis, et honestis Viris Priori Generali, et Fratribus Ordinis Eremitarum Sancti Augustini, salutem in Domino. Loca divina, laudis obsequij Religionis, et charitatis [V, p. 637] operibus deputata, pijs, et liberalibus merentur favoribus, et gratijs confoveri. Sane exspositio vestra coram nobis exhibita continebat, quod Nobilis Miles Dominus Andreas de Bondelmontibus de Florentia de salute propria reminiscens, ad divini cultus augmentum, et reverentiam S. Augustini pro sua, suorumque Progenitorum animarum salute, in proprio fundo, intra limites Parochiae Ecclesiae S. Columbani Florentinae Dioecesis, Ecclesiam, seu Oratorium, cum Claustro, seu Caemeterio, Campanili, et Campana, ac Domibus, alijsque necessarijs officinis, de Bonis sibi a Deo collatis, construere, seu aedificare, ut inibi Fratres vestri Ordinis devote commorari perpetuo valeant; ipsisque Fratribus etiam quemdam ipsius Domini Andreae Hortum ad eorum usum elargiri proponit. Vobis locum praedictum recipiendi, et retinendi, cum ad id etiam Sanctissimi in Christo Patris, et Domini Domini Innocentij Papae Sexti in principali Littera gratiae, more Romanae Curiae, sigillata intersit licentia, et consensus, licentiam, et consensum concedere dignaremur. Nos igitur vestris, et Domini Andreae in hac parte supplicationibus inclinati, dicto Domino Andreae faciendi, et concedendi praedicta, vobisque recipiendi, et retinendi suam gratiam, et concessionem dicti Domini nostri Papae, quam vidimus tenorem, et concessionem huiusmodi continentes Assensum nostrum, et licentiam impartimur, sine iuris tamen praeiudicio alieni. In cuius rei testimonium has patentes litteras fieri fecimus, et sigilli dictae Curiae dicti Domini Episcopi Florentini pendentis munimine roborari. Datum Florentiae in Episcopali Palatio die 24 Mensis Septembris nonae Indictionis.

16 - E qui terminando felicemente l'ultimo Anno, non solo del Secolo Decimo, ma etiamdio del primo Millenario delle Sagre Historie della nostra Augustissima Religione, pieghiamo finalmente le ginocchia, e con la faccia per terra, con humilissima riverenza, rendiamo le dovute gratie alla Santissima Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo in primo luogo, e poscia alla Beatissima Vergine S. Maria pietosissima Patrona, e Protettrice singolarissima dell'Ordine nostro, come altresì in terzo luogo al nostro glorioso Patriarca S. Agostino, et a tutti gli altri Santi, e Beati dell'Ordine, per la gratia, e favore, col quale mi hanno assistito nel comporre, e terminare questo Quinto Tomo; che ben conosco, che quanto in esso v'è di buono, il tutto è derivato dalla Divina gratia, e dalla protettione di Maria sempre Vergine, e de' sudetti Santi, e Beati; come all'incontro tutto ciò, che in esso v'è d'imperfetto, il tutto è proceduto da me, che imperfettissimo sono.

Laus Deo Omnipotenti Beatae Mariae semper Virgini, Sanctissimoque

Parenti Augustino, ac omnibus Sanctis eiusdem

Sacri Ordinis Eremitarum. Amen.