Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: www.gilbotulino.it

venerdì 3     -     Ottobre 2003

LUCIA INTARTAGLIA: «MOLTE INESATTEZZE SULLA VITA DI MIO FIGLIO»
La madre di Raffaele Carnuccio, morto suicida a Badolato, scrive al Quotidiano

Il 17 agosto 2003, sia il Quotidiano che il Domani riportavano la notizia del suicidio di Raffaele Carnuccio, figlio di Felice e di Lucia Intartaglia. Di ambedue gli articoli abbiamo riportato il testo nelle News del 18 Agosto.

Oggi apprendiamo che la signora Lucia, già il 25 agosto, avelva inviato una lettera al Quotidiano, ritenendo che nell'articolo ci fossero molte inesattezze relative alla vita di Raffaele. È la stessa signora Lucia ad informarci della cosa con la seguente e-mail: «Le invio copia del testo da me scritto a correzione dell'articolo , bello ma ricco di inesattezze, che il Quotidiano ha pubblicato con il titolo "Raffaele:ultimo saluto a Badolato". Poiché il Quotidiano non ha, a quanto mi risulta, ancora provveduto a pubblicare le  mie correzioni risalenti al 25 agosto, della cosa si sta occupando il mio legale. Distinti saluti la mamma di Raf, Lucia Intartaglia». Inoltre ci invia anche copia dell'email inviata al Domani: «Come già a "Il Quotidiano" invio la rettifica dell'articolo da Voi pubblicato perché ci sono molte inesattezze relative alla vita di Raffaele Carnuccio, mio figlio.Inoltre mi risulta che i carabinieri siano stati chiamati dal padre di Raffaele, Carnuccio Felice, che ha scoperto l'accaduto assieme ad altri familiari. Della non rettifica de"Il Quotidiano" si sta occupando il mio legale. Distinti saluti, Lucia Intartaglia».

Il Quotidiano pubblica oggi, in modo sostanzialmente integrale, la lettera della signora Lucia Intartaglia. Sotto avete il testo.

logoquotidiano.jpg (4187 byte)
«QUESTA È L'UNICA VERITÀ, A LUNGO TACIUTA, SU MIO FIGLIO RAFFAELE»

riceviamo e pubblichiamo

NON SO CHI abbia scritto l‘articolo "Badolato, l’ultimo saluto a Raffaele", pubblicato sul Quotidiano del 17 agosto, ma ringrazio l’Autore anonimo che ha parlato di Raffaele, mio figlio.
Trovo tuttavia doveroso come madre e come persona che vengano corrette le imprecisioni che danno un quadro sbagliato e della vita e della morte di mio figlio.
Raf, come lo chiamavo, era nato a Napoli nel 1975 e dopo la separazione dei genitori, avvenuta nel 1978, aveva vissuto nella casa dei nonni materni, e il nonno era diventato un papà per lui specie dopo che circa due anni dopo la separazione il suo vero padre, Felice Carnuccio, era tornato a vivere nel paese natio, Badolato, lasciando Napoli e il lavoro di caporeparto alla ex IRE-Ignis. Ma nonostante le difficoltà economiche il lavoro della sua mamma, anche lei fisioterapista nella sanità pubblica, gli aveva garantito una casa in cui vivere da soli e gli studi, che Raf aveva completato a Torino, città in cui aveva scelto di vivere a 15 anni, sperando in un futuro migliore. Gli anni all’università furono difficili ma Raf aveva una intelligenza brillante e una mente poliedrica, voleva farcela ad ogni costo tanto che, venuti a mancare i mezzi a causa di una malattia della mamma (che si era vista costretta a "rinunciare" all’attività privata con la quale per vent’anni aveva arrotondato lo stipendio) si era rivolto a suo padre che purtroppo non aveva potuto partecipare alle spese del suo mantenimento – sin da quando aveva lasciato Napoli – per ristrettezze economiche.
Anche in quell’occasione suo padre non poté aiutarlo ma Raf non chiese aiuto al nonno, ormai ultraottantenne, bensì alla mamma e la ripagò con lavoretti estivi per "alleggerire" la situazione familiare. Aveva sì sofferto della separazione, come soffrono per tali cose tutti i figli, ma aveva superato la cosa, circondato dall’amore della madre e della famiglia materna, dai parenti di Badolato, benché negli ultimi sette anni non si fossero mai visti, e dall’affetto e stima di amici e amiche. Poi la malattia, ed ecco che in Raf si era aperto un buco di fragilità, divenuto poi voragine. Non è stato fortunato perché in quel periodo difficile, che lo ha visto per circa 45 giorni ricoverato, dal 31 maggio per l’esattezza, in un reparto psichiatrico in un ospedale di Torino, ha perso il nonno-padre. Perché i medici lo hanno dimesso nonostante un precedente tentativo anticonservativo, fiduciosi che la sola terapia farmacologica, che doveva assumere la sera in presenza del padre, sarebbe bastata tanto che alla mamma, che insisteva per un supporto psichiatrico durante la convalescenza a Soverato, avevano risposto che non era il caso. Sfortunato perché alla mamma, restata a Torino dove aveva dopo circa due mesi ripreso il lavoro, gli stessi medici avevano consigliato di rendere meno stretto il rapporto col figlio, di non cercarlo ( tanto era Raf a cercarla anche 3, 4 volte al giorno) e di lasciare che Raf iniziasse un vero dialogo col padre. Sfortunato perché lo studio di fisioterapia del padre si anima soprattutto nel periodo estivo e Felice non ha potuto accompagnarlo troppo in giro quando il ragazzo era sveglio e desideroso di muoversi, né dargli i giusti stimoli, perché c’era il lavoro da gestire. Sfortunato perché non sapendo nessuno dei parenti più stretti, tranne la sorella del padre cui la mamma telefonava spesso supplicandola di tener d’occhio il ragazzo e avvisarla se qualcosa le fosse parso fuori norma, sapeva della malattia e del precedente tentativo. Ora tutti si dicono "se", se avessi saputo avrei potuto aiutarlo. È vero, se altri avessero saputo avrebbero potuto aiutare suo padre Felice a prendersi cura del ragazzo il cui controllo gli era sfuggito al punto che solo il giorno prima, nella periodica telefonata allo psichiatra torinese, Felice aveva garantito che il figlio stesse meglio, anche se, di fatto, contando in seguito tutti i farmaci, la mamma ha scoperto che da circa nove giorni aveva smesso di curarsi. Quindi la festa come scusa per eludere la sorveglianza, la festa vissuta poco nella piazza ma quasi interamente nella casa che un giorno, di diritto, sarebbe stata sua. La telefonata tenera e affettuosa a sua madre, ore di solitudine con gli scuri chiusi, il cellulare spento, tanto che dalle undici all’una del mattino le telefonate di suo padre non hanno avuto risposta. Non è stato il gesto insano di chi sembra star bene e improvvisamente si uccide.
È stata una morte annunciata, programmata minuziosamente, a Badolato aveva portato un pezzo di corda dello stesso tipo che usa il padre per certi macchinari. Ha mentito ai cugini, ignari, lasciandogli credere che era in compagnia di altri. Ha ingannato la mamma lontana facendole sentire una voce sollevata. Ed era sollevato perché aveva scelto, preferendo la morte a una vita che non gli garantiva più le soddisfazioni del lavoro, in cui era molto stimato, né la stima di sé. La malattia lo aveva fatto tornare un adolescente incerto, spaventato, bisognoso di conferme, che evidentemente non ha trovato. Ed ha scelto di morire lontano dalla sua città, dai suoi affetti, dalla mamma cui diceva – io ti amo da qui come da lì– le stesse parole che la sua mamma usava per rassicurarlo quando da bambino venivano separati dalle vacanze estive che lo portavano a Badolato. Tutti lo amavano e lui amava tutti al punto che il biglietto d’addio diceva «Mamma, papà, perdonatemi, vi ho sempre amato e continuerà a farlo».
Con la morte non ha riunito i genitori nella vita, ma solo dentro di sé perché li viveva dissociati. Sua madre sperava in una convalescenza serena, nella moltitudine di parenti anziani e giovani cugini, nell’amicizia che lega Carnuccio Felice a un valente psichiatra, presente ai funerali, il quale sono certa che ignorasse e che ignori tuttora. È stato anche il silenzio a uccidere Raf e se il paese era in festa, pieno di musica e vociare e ridere, il silenzio ha riempito la vecchia casa, il cuore del ragazzo, ed è sceso pietosamente nella sua testa.
Ma non può continuare dopo la sua morte. Lo ucciderebbe ancora e ancora. La sua mamma continua a vivere solo perché Raf viva. É lei la sua testimone, la sua voce. Raffaele aveva un appuntamento, prenotatogli dalla madre che aveva scritto disperata al professore Cassano, per il 16 settembre presso la Clinica Psichiatrica di Pisa.

Lucia Intartaglia
mamma di Raffaele