La storia
(dalla comparsa del jiu-jitsu in Italia all'Associazione jiu-jitsu Gino Bianchi di Lercara Friddi in poche righe e con i collegamenti ipermediali - clicca sulle link gialle

     In Italia, il jiu-jitsu ebbe una fugace apparizione nel 1908 in una esibizione, presenziata dal Re, di due marinai: Piazzolla e Moscardelli. Non se ne sarebbe più parlato se non ci fosse stato, un’altro marinaio, Gino Bianchi, il quale durante la sua permanenza  in Cina apprese i principi e le tradizioni del jiu-jitsu. 
    Il Maestro Gino Bianchi era nato nel 1914  e aveva appreso le tecniche  del Jiu-Jitsu a TIEN-TSIN in Cina, in quanto durante la 2° Guerra Mondiale la Cina era stata occupata dal Giappone e l’Italia come sua alleata aveva avuto la colonia di Tien-Tsin.  Là il Maestro Bianchi, allora arruolato nella Marina da Guerra e campione  militare di Savate, aveva voluto imparare da elementi giapponesi la  “dolce arte“ dopo essersi confrontato con loro ed aver constatato la maggiore efficacia e completezza di questa arte marziale.  
    Nell'immediato dopoguerra iniziò la difficile opera di diffusione, pensate che cosa significava trovare gente disposta ad imparare ... e i kei-ko-ghi o kimoni come li chiamava lui ... dove trovarli? Specie in un periodo in cui scarseggiavano i viveri!!!! Ma non erano questi i problemi che potevano fermare la sua voglia di divulgazione di quello che sarebbe diventato lo scopo della sua vita: il jiu-jitsu. Il maestro Bianchi, senza perdersi d'animo coinvolse la sorella che disegno e confezionò, per molti anni, decine e decine di kimoni e radunati pochi allievi, cinque o sei, ai quali insegnò gratuitamente in un locale in via Ogerio Pane a Genova, iniziò l'avventura. 
    Il vero salto di qualità lo compì quando nel finire degli anni 40 si trasferì nella mitica palestra, ormai diventata tale, di Salita Famagosta, vera fucina di atleti e "kase-hito" (uomini vento). Il maestro Bianchi e i suoi allievi da quel momento non si risparmiarono nell'opera di diffusione del jiu-jitsu, ormai definito "Metodo Bianchi". Infatti, grazie alla sua particolare codificazione,  nacque un vero e proprio stile occidentale, la codifica delle tecniche fu resa accessibile grazie alla traduzione dell'equivalente giapponese e spogliò il programma di tutte le tecniche che difficilmente sarebbero state comprese dagli occidentali come ad esempio tutte le tecniche in posizione za zen ovvero inginocchiati; comprese per primo che un occidentale non è abituato a camminare scalzo pertanto i suoi atleti calzavano delle scarpe leggere e flessibili per applicare la difesa personale con un maggiore grado di realtà, già la difesa personale!!!! Ha liberato gli atleti da inutili ricerche stilistiche fatti di posizioni millimetriche, un uomo di fronte ad un pericolo non può cercare lo stile ma la massima efficacia, quindi via libera a tecniche efficaci, veloci e realistiche . Ma malgrado i loro sforzi, il maestro Bianchi e suoi allievi, venivano spesso confusi con i praticanti lo judo, ancora una volta dovette rimboccarsi le maniche e dare il massimo con l'istituzione dei kase hito (uomini vento), ovvero la squadra divulgativa che nelle piazze e nelle gare non si risparmiava. Era davvero difficile far comprendere i principi filosofici che distinguono il jiu-jitsu dall'agonistico sport judo, ma unanimamente non si discusse mai l'impegno e il carisma del maestro Bianchi. 
    Vorrei citare le considerazioni di un giornalista dopo una manifestazione divulgativa di Jiu-Jitsu da parte degli atleti del Maestro Gino Bianchi (tratto dal libro "La dolce arte del Samuray" di Gino Bianchi, Serafini Editore Genova): leggero come una piuma l'uomo descrive un pittoresco semicerchio in aria e si abbatte con un sordo tonfo sul tappeto. Se non ci fosse il tonfo ad indicare che l'uomo pesa come un comune mortale, potresti credere che i due lottatori siano come «Uomini Vento» del Tibet, leggeri ed evanescenti tanto è irrisoria la facilità con cui si sollevano da terra .... 
    Negli anni '50 nasce l'O.L.D.J. come risposta  al mancato riconoscimento federale del jiu-jitsu sono gli anni della divulgazione e del consolidamento del jiu-jitsu nel tessuto sociale della Liguria e piano piano delle regioni limitrofe. Dalla sua scuola sono passati più di 5.000 fra atleti e maestri, uno dei quali Giovan Battista Rebagliati che con il suo gruppo riuscì a dare una visione graduale al programma d’insegnamento, tracciando la strada al programma che oggi studiamo nella nostra palestra, anche se per uniformità con le federazioni le integriamo con le tecniche di settore del maestro Rinaldo Orlandi, anche lui allievo diretto del compianto maestro Bianchi. 
   
Fu proprio nella palestra “Priamar” di Savona del maestro Rebagliati che il nostro maestro  Salvatore Giglio ha avuto modo di apprendere i principi ed i segreti della “Dolce arte” per diversi anni. Apprezzando per primo l'intelligente intuizione di fissare l'attenzione sui colpi fondamentali in modo da potere avere facile successo nei colpi di settore frutto di diverse tecniche concatenate. Nel 1985 il maestro Giglio, rientrato a Lercara Friddi inizia la sua opera di divulgazione del jiu-jitsu in Sicilia lasciando attaccato una   sorta di cordone ombelicale con il proprio maestro, suo modello e punto di riferimento. 
    Nel 1992 costituisce l’Associazione “Gino Bianchi” diventando una realtà a livello cittadino, i suoi atleti iniziano a partecipare a numerose gare regionali ed interregionali ottenendo numerosi  successi. Negli anni novanta conosce il maestro belga Joni Leskens cintura nera 5° dan di jiu-jitsu hakko ryu e consegue il grado di cintura nera 1° dan arricchendo il suo notevole bagaglio tecnico e offrendo ai propri allievi nuovi orizzonti. Sono gli anni di studio e applicazione che culminano in una  meravigliosa esperienza maturata con un ragazzo portatore di handicap (distrofia muscolare) a sottolineare l'importanza delle arti marziali nella vita di ognuno di noi, senza distinzioni di sesso, età, stato di salute, per il maestro Giglio il jiu-jitsu oltre a basare il suo principio nella flessibilità è esso stesso flessibile adattandosi all'atleta. 
    Nel 2000 prosegue l'opera di diffusione della dolce arte con maggiore coraggio, grazie alle
nuove leve che man mano sono cresciute all'ombra del salice per dare man forte al maestro, nascono così due nuove sedi a Castronovo di Sicilia e a Roccapalumba che vengono accolte positivamente e che tutt'oggi  contano numerose adesioni, nello stesso anno inizia un sodalizio con il Comune di Alia che sostiene un avvio allo sport jiu-jitsu, quest'anno si rinnovano le preparazioni alle esibizioni facendo rivivere i mitici "Kase Hito" o uomini vento pronti a dare dimostrazione della spettacolarità ed efficacia di questa  millenaria arte marziale ... il segreto? E’ semplice! Non tradire i principi e la tradizione del jiu-jitsu.