
| | Queste pagine sono dedicate ai miei nonni,
anonimi attori come molti altri, di
un grande inutile massacro.
Contadini, come la maggior parte
di quanti combatterono e morirono.
Fortunati,
perchè fecero ritorno
alle loro case.
Negli anni, girovagando per i monti,
ho raccolto alcuni oggetti testimonianze di quei giorni, li ho conservati come
un ricordo del mio nonno materno, l'unico che ho potuto conoscere, classe 1888
Cavaliere di Vittorio veneto, onorificenza tardiva e discutibile.
Da bambino, lo interrogavo su quei fatti,
era negli Arditi, e poco di più riuscivo a strappargli di un' esperienza che
doveva essere stata terribile.
Di leva nel 1908, fu inviato a Messina, in
soccorso alle popolazioni colpite dal grande terremoto, poi in Libia e
Macedonia, infine la grande guerra.
Si prodigava maggiormente nei racconti di
retrovia nelle valli giudicarie, ma dopo Caporetto, la retrovia non esisteva
più, e allora ripeteva il ricordo di quando, durante un' assalto, trovatosi
di fronte ad un ragazzo disarmato e in lacrime, gli si rivelò tutta
l'assurdità della guerra.
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