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Il nostro viceparroco ci ha concesso "l'esclusiva" della pubblicazione di un estratto dell'omelia da lui pronunciata il giorno 21 Maggio 2002 in occasione della festa religiosa della nostra patrona Sant'Elena Imperatrice.

Dammi tre parole…!

Diventare santi può sembrare un traguardo arduo, riservato a persone del tutto eccezionali, o adatto a chi voglia rimanere estraneo alla vita e alla cultura della propria epoca. Diventare santi invece è dono e compito radicato nel Battesimo e nella Confermazione, affidato a tutti nella Chiesa, in ogni tempo.

Dobbiamo riconoscere che la strada della santità, cioè di una vita vissuta in fedeltà all'amore di Dio e spesa per i fratelli, appare oggi più che mai tortuosa e ricca di ostacoli. Sono più suadenti, subdoli e persuasivi, e purtroppo efficaci, i richiami di chi ci vuol tenere a valle, legati alla materialità delle cose, alla superficialità, all'indifferenza; di chi ci spinge a rassegnarci ad una vita senza ideali, ad un mondo costruito nell'affannosa ricerca del prestigio e interesse personale, senza cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, lavorare per un mondo che rispecchi la bellezza di Dio, anche a costo di dover affrontare le prove che questo comporta; i richiami del egoismo che tormentano il nostro cuore con la superbia, il rancore, l'appiattimento e la mediocrità nelle scelte e nelle decisioni; i richiami di un mondo che ha messo da parte Dio e guarda con sufficienza chi ancora oggi da la sua testimonianza di fede nel Vangelo.

Eppure anche in mezzo a noi, nella semplicità delle cose di tutti i giorni, quanti santi! Quante persone che amano Dio, sul serio, senza farsi pubblicità, nelle quali possiamo leggere la gioia di vivere, di donarsi agli altri, anche tra fatiche e prove di ogni genere.

L'incontro con Cristo, Parola di Dio vivente, Pane spezzato per amore, la presenza della comunità cristiana e di tanti fratelli che con noi pregano, lottano, sperano, l'esempio dei santi, ci assicurano che con Cristo la santità - progetto divino per ogni battezzato, per ciascuno di noi - diventa realizzabile.

Ci sono tre parole importanti, tre inviti da accogliere nella vita di tutti giorni per far si che il cammino di un giovane credente produca frutti di conversione e di santità anche nella vita personale, a vantaggio di tutta la Chiesa.
Ascolta, accogli, ama!

La prima è: "ascolta!".

Non c'è dubbio che la conversione personale e comunitaria verso la santità, la realizzazione delle aspirazioni più profonde che nutre il cuore umano, nasce da un rinnovato ascolto della Parola di Dio, trasmessa dalla testimonianza della Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha sottolineato il ruolo preminente della Parola di Dio nella vita della Chiesa e anche la nostra comunità sta vivendo un tempo di grazia dedicato in modo particolare all'approfondimento della Bibbia, Parola di Dio che illumina le nostre scelte quotidiane.

Ascolta! Ecco la prima dimensione del nostro essere cristiani che oggi la nostra patrona ci invita a vivere. Solo da un incontro autentico con la Parola di Dio, fatto con costanza ed assiduità, possono nascere discepoli maturi, testimoni coraggiosi, comunità ricche di fede e di carità verso i fratelli. L'incontro personale con la Parola di Dio ci educa a saper ascoltare i nostri fratelli, conoscere le loro necessità e difficoltà, crescere nella capacità di condividere le gioie e i dolori donando una parola di speranza, di perdono, di misericordia.

Accogli! Nel cammino personale ed ecclesiale verso la santità, all'ascolto deve corrispondere l'accoglienza del dono ricevuto.

Accogliere Cristo è accogliere la Croce nella nostra vita: solo nella croce di Cristo c'è salvezza. "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23).

È con la croce che ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Gesù domanda di scegliere coraggiosamente la sua stessa via, di accogliere una novità e una pienezza di vita che solo Lui può dare. Accogliere Cristo significa accogliere la sua croce. Ciascuno di noi può dare un nome, un volto, una storia alla sua croce.
Forse a noi non verrà chiesto il sangue come è successo ai martiri di ogni periodo della Chiesa, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno.

Ascolto ed accoglienza ci conducono alla terza parola ama! L'ascolto e l'accoglienza aprono l'animo all'amore.

Il mondo è amato da Dio! E nonostante i rifiuti di cui è capace, esso resterà amato fino alla fine. "Il Padre vi ama" da sempre e per sempre: questa è la novità inaudita, "il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all'uomo".
Amare vuol dire riconoscere che noi per primi siamo amati da Dio e che siamo chiamati a trasmettere a piene mani agli altri la ricchezza di questo dono.
"Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".

Diamo testimonianza di amore a livello personale e di comunità ecclesiale, oppure c'è molta rassegnazione da questo punto di vita? Io per primo mi chiedo se nella mia vita trovano spazio il perdono, la benevolenza, il rispetto reciproco, il primato della verità nella carità, la correzione fraterna, il saper fare il primo passo per riconciliarsi con il fratello?
L'ascolto e l'accoglienza di Cristo, se non si rendono visibili in gesti e scelte d'amore non possono incidere pienamente nella nostra vita. Ama, perciò, tutti, sempre, per primo, e nonostante tutto!

 
 

DonEmanuele