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Caccia Tragica rappresenta il film della ricostruzione, dell’unione di classe, del socialismo realizzato almeno in apparenza. Attorno al film si svilupparono subito tensioni politiche. Prodotto dall’A.N.P.I. con un finanziamento di 12 milioni del ministero delle terre occupate retto dal comunista Emilio Sereni. Nel 1947 presentato a Cannes fece subito parlare di capolavoro (almeno da una parte della critica). Nell’autunno dello stesso anno, ebbe il premio della Presidenza del Consiglio. Ma il film uscì nelle sale solo dopo l’aprile del 1948, perché era il periodo delle elezioni, quelle tra il Fronte Popolare e DC, e il contrasto naturalmente si rispecchiava anche nei cinema. Il Fronte Popolare doveva opporre non più gli Ejzenstejn e i Pudoukin dei suoi cineclub, doveva colpire il popolo italiano ci voleva una vicenda di azione all’americana, in cui all’idea socialista s’intrecciavano sparatorie, fughe, avventura e un po’ di sesso, senza esagerare naturalmente senza urtare la censura, un po’ di buono e sano erotismo: appunto Caccia Tragica del compagno De Santis. Ma come era prevedibile il film distribuito da una piccola casa legata al PCI riesce ad uscire solo in piccoli locali di terza visione. Addirittura in alcune città i gestori tagliano delle sequenze, Caccia Tragica come scriveranno i giornali non ha portato soldi al Fronte. In Caccia Tragica non vi è un clima di guerra fredda che accompagna il film. Nel film la lotta è ancora calda, e si svolge tra due rivali ben definiti: da un lato il fascismo ed il banditismo sostenuto dai padroni terrieri, dall’altro l’organizzazione comunitaria e socialista. Lo sfondo della lotta è la pianura padana, i fiumi la terra. Lì si dispiega la caccia incitata da mille contadini in bicicletta. Ma vi è anche un altro scenario in cui va in scena non più l’azione come nella valle ma la parola, il discorso politico, ed è l’aia della cascina dove De Santis volteggia con movimenti di macchina inauditi aiutato da una gru, l’ultima rimasta in Italia. Il treno rappresenta un altro scenario quello in cui i primi banditi vengono riconosciuti. Il treno che percorre le campagne caricherà la cinepresa per una lunga carrellata dove si sciolgono i nodi narrativi del film. Ma se la bicicletta è la protagonista del cinema neorealista, poiché è il simbolo di una società e di un cinema che riparte da zero, il treno rappresenta l’altra faccia del cinema di De Santis: è il cinema americano opposto a quello neorealista, il mito opposto alla realtà, la storia del cinema (Lumiere) contro la pretesa di tagliare i ponti con il cinema passato. Un treno che raccoglie nel suo significato connotativo la poetica dell’autore che lo mette in scena. Innalzandolo a protagonista assoluto, fin dalle prime inquadrature, i binari rigano lo schermo e la cinepresa lascia allontanare il camion di Michele e Giovanna per attendere un treno che le sta’ venendo incontro. Ma questo treno ha anche una funzione di anticipazione narrativa. Infatti nello "chalet" dei banditi Michele troverà un trenino giocattolo. Giovanna che è stata rapita ha lasciato sui vagoncini i confetti e Michele capirà da questo che i banditi sono fuggiti sul treno. Dall’inquadratura del trenino uno stacco porta immediatamente sul treno vero.dove c’e’ Alberto che condurla Michele da Giovanna. Ma sul treno non ci sono solo i banditi,ci sono anche i borsari neri ,un orchestrina jazz, si balla il boogie. E anche il banditismo sembra scaturire da questa cultura di massa d’importazione .Lili Marlene fantastica dirà ad Alberto "saremo su tutti i giornali"ci dimostra subito come il divismo sia diventato parte attiva della cultura italiana.Ancora un elemento questo che dividerà de Santis dai neorealisti che rifiutano tutto ciò che possa solo eludere a un divismo. Ma l’essere bandito ha soprattutto cause sociali è stato il fascismo a generarlo,la guerra la fame E’un periodo difficile da dimenticare non si può dimenticare ha segnato la gente e DeSantis accentua questa impossibilita di dimenticarlo a causa dei marchi registrati sulla pelle che hanno i reduci coloro che la guerra l’hanno fatta come dirà Michele. Quindi abbiamo questi marchiati,Alberto e Michele con il marchio del lager dove sono stati,Lili Marlene è stata rapata perché collaborazionista e colui che la rapata è stato colpito da lei che la marchiato con una cicatrice sulla faccia,nella cascina molti sono stati mutilati dalle mine disseminate ovunque. Ma quella che è soprattutto marchiata e malata è la terra che continua ad essere deturpata dalle mine impedendogli di diventare feconda. Marchi del male nazista segnano gli ambienti e le persone, Lili Marlene rappresenta la donna ariana con la sua parrucca bionda e la sua personalità rispecchia la cattiveria dei soldati nazisti.Nella sequenza finale sull’interruttore che sta per scatenare la catastrofe e la vittoria del male ,sta scritto:<<ACHTUNG MINEM>>in lingua tedesca con il simbolo del teschio sta ancora ad indicare la malvagità del governo fascista anche dopo la sua fine. Ma nel film si può notare che le cause del male portano ad un erotismo perverso e malato. I baci d’amore tra Michele e Giovanna all’’inizio del film hanno un erotismo sano che con la conseguente interruzione della festa nuziale diventerà isterico e malato. Dopo la scena della parrucca strappata dal ferito a Marlene in ambulanza, De Santis muove a mascolinizzare Marlene fino a farci pensare che quando nello chalet lei accarezza Giovanna pensiamo subito a una sua latente omossessualità accentuata da stereotipi come quello della sigaretta che De Santis le fa fumare ai lati della bocca proprio come un uomo. Marlene è anche il nome della più famosa diva omosessuale di quegli anni a Hollywood. Notiamo come in tutto il film il bene e il male si fronteggiano s’inseguono come in una caccia tragica.Il bene vince la caccia ma il male ha avuto le sue soddisfazioni seminando disperazione e morte da qui la tragicità. |
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