Gli amici di Erwin - RITORNA ALLA PRIMA PAGINA

i capita spesso che qualcuno vi dica: "Oggi ho respirato"? Improbabile, a meno che non si tratti di una persona seriamente malata ai polmoni o di qualcuno che ha trascorso una giornata in mezzo alla natura intendendo, in questo caso "Oggi ho respirato ossigeno puro, diversamente dagli altri giorni".

     Infatti ordinariamente tendiamo a non comunicare ciò che riteniamo palese, scontato o risaputo (se poi lo sia realmente resta tutto da dimostrare, come illustrerò in seguito). Ciò che ci interessa far sapere agli altri invece è tutto quanto crediamo esca dall' ovvietà o, in altre parole, ciò che potrebbe essere diverso da com'è o addirittura non esistere affatto. Se un amico mi dice: "Ti vedo stanco" vuol dire che non sempre mi vede così. Ma se la stanchezza diventasse per me la condizione quotidiana il mio discreto amico, abituatosi, mi risparmierebbe le sue osservazioni in proposito e caso mai le muterebbe in "Ti vedo riposato" qualora il mio aspetto migliorasse.

     Eccoci giunti alla formulazione di quella che provvisoriamente ho chiamato "legge dell'affermazione contraria":

Quanto più ci sembra che un'affermazione abbia necessità di emergere  tanto più è possibile che esista il suo contrario.

     In altre parole quanto più una cosa viene detta, ripetuta, sottolineata, evidenziata e tanto più è possibile che esista la cosa contraria. Attenzione, non ho detto che esiste la cosa contraria, ma che è possibile che esista. Per esempio dire "l'ananas mi piace" non vuol dire che in realtà l'ananas non mi piace, ma che potrebbe anche non piacermi. Se fosse scontato che l'ananas mi piacesse nemmeno lo direi, infatti non dico: "l'acqua mi piace". Più il concetto è messo in evidenza e più è presente il suo opposto.


Sconcertanti conseguenze

     E' vera questa legge? Ritengo di sì, pur con tutte le eccezioni che i casi concreti comportano; essa va applicata perciò di caso in caso, con intelligenza. Sono comunque aperto ai vostri contributi, anche dialettici, presso l'e-mail del sito. Certo è che se si tratta di una legge applicabile allora sarebbe capace di scuotere la nostra interpretazione del mondo. Non è difficile intravedere le sue ripercussioni ad esempio nel campo dei colloqui quotidiani. Essi inizierebbero a dirci molto più di quello che materialmente dicono. Nel caso di discussioni poi sarebbe vero che chi si trova dalla parte della ragione potrebbe permettersi di non urlare. Per non entrare nell'ambito dei mezzi di comunicazione; pensate alla ripetitività degli spot pubblicitari che indicherebbe non la convenienza, ma la futilità del prodotto. Riguardo invece all'informazione giornalistica la conclusione porterebbe a convincersi che essa è inadeguata allo scopo di costruirsi un'idea esatta del mondo perché ha bisogno di parlare di ciò che normale non è, di ciò che fa notizia, trascurando ciò che costituisce il grosso della nostra esistenza, cioè la sua quotidianità, ingenuamente data per scontata. Per non addentrarsi infine nel minato campo dell'estetica dove opulenza e ricercatezza della forma indicherebbero debolezza di contenuto.
    Anche sulle conseguenze della legge gradirei la vostra collaborazione, le mie tesi sono tutt'altro che definitive.
    Ho l'impressione però che gli esiti più sconcertanti non vengano dall'applicazione diretta della legge, ma dal suo rovesciamento che si potrebbe formulare col seguente corollario:

Di ciò che si ritiene più normale, presente e certo non se ne parla.

   Il prossimo articolo tratterà proprio del misterioso mondo della normalità. (1)


Michele Marongiu

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