Gli amici di Erwin - RITORNA ALLA PRIMA PAGINA

na statuetta di bronzo al Museo di Cluny di Parigi ritrae Carlomagno a cavallo. Nelle mani reca le insegne del potere: in quella sinistra il globo, in quella destra la spada. Porta sul capo una corona. Non ha barba ma solo baffi spioventi. Indossa il costume tradizionale franco: una tunica, un panciotto di lontra, calzoni di lino; calza gambali di cuoio, stretti ai piedi da robuste stringhe.
Questa è l'immagine di un Carlomagno vecchio. Ma da giovane -racconta Eginardo, suo biografo ufficiale- era un gran bel ragazzo: bruno, robusto e di statura superiore alla media.

I suoi unici difetti erano la voce un po' stridula, il collo tozzo e una certa tendenza ad ingrassare, favorita da un appetito "gagliardo". La carne che preferiva era quella di porco, ma prediligeva particolarmente le verdure: i suoi pasti consistevano soprattutto di aglio, cipolla, cavoli e fave. Questi rustiche portate se le faceva servire da Duchi e Conti su piatti d'argento: ciò per ribadire che il padrone era lui.
Sembrerà strano, ma anche per Carlo si poneva il problema di come arrivare alla fine del mese, visto che non esistevano ancora gli appannaggi reali. Per quadrare il bilancio, aveva impiantato un frutteto, un allevamento di polli e un commercio di uova.

Il reddito gli serviva per mantenere le sue tre residenze: Heristal, nel Brabante,  Worms nel Reno e Aquisgrana in Austrasia. Quest'ultima residenza era la sua preferita, per via del suo clima mite, dei boschi che la circondavano e delle acque termali che ne avevano fatto la fortuna sin dal tempo dei romani. Purtroppo i periodi di "villeggiatura" in quella regione non duravano mai a lungo; l'immensità dei suoi domini e la necessità di restare in contatto con le province più periferiche e coi loro problemi, lo obbligavano ad una vita errabonda e disagiata. 

La sua spina nel fianco era rappresentata dall'incapacità di saper leggere e scrivere. Il fondatore dell'
Accademia Palatina, che la sera andava a letto presto ma soffriva di insonnia, trascorreva spesso la notte tentando di imparare a leggere le lettere dell'alfabeto. Inutilmente. A forza di farseli ripetere aveva imparato a memoria i salmi, così come lunghi brani della "Città di Dio" di S.Agostino, il suo libro prediletto... ma non ebbe mai la soddisfazione di leggerseli da sé.
Eppure, non dimentichiamolo, fu Carlomagno.   


Claudia

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