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Khadija fu una compagna ammirevole. Lo dispensò da ogni preoccupazione materiale, continuando a mandare avanti la baracca, e fu il suo sostegno nelle traversie che lo attendevano. Quando morì, egli la rimpiazzò con un gran numero di mogli, ma nessuna riuscì a fargliela dimenticare. A risvegliare in lui gli interessi religiosi furono i cristiani. Alla Mecca ce n'era qualcuno e con uno di essi, cugino di Khadija, era in stretti rapporti. Nei suoi frequenti viaggi ebbe modo di incontrare anche numerosi ebrei. Non c'è dubbio che da questi contatti nacque la sua ammirazione per una religione fondata su un solo Dio e rivelata attraverso un libro sacro che ne conteneva gli intoccabili dettami. Maometto impiegò diverso tempo a capire di essere un profeta. Solo verso i quarant'anni prese l'abitudine di dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Il figlio Alì lo descrive a quel tempo come un uomo di statura un po'inferiore alla media, di costituzione piuttosto delicata, nervoso e impressionabile, facile alla collera che gli imporporava il volto e gli faceva rigonfiare in maniera allarmante le vene del collo. Dominava però abbastanza bene i suoi impulsi. Aveva molto senso dell'umorismo ma lo sfoggiava solo fra i suoi intimi. In pubblico non rideva mai e manteneva una impassibile dignità.
La svolta nella sua vita avvenne nel 610, quando ebbe la visione dell'arcangelo Gabriele che gli annunciava di essere il messaggero di Allah. Ma il difficile era farlo credere. Negli anni che seguirono, Maometto dovette faticare parecchio per convincere il mondo arabo a di ciò. Nel 622, dovette lasciare la Mecca per rifugiarsi a Medina e potè ritornarvi da trionfatore solo nel 630. Maometto visse altri due anni, durante i quali governò con autorità e clemenza. Non era un legislatore: il suo "codice" fu ricavato alla meglio dall'insieme dei verdetti che fomulava a voce, via via che c'era un problema da risolvere. Modestamente, egli ne attribuiva la paternità ad Allah che glielo ispirava attraverso il sistema dell'estasi. Era molto soccorrevole, Allah. Gli suggeriva anche le decisioni da prendere nelle sue piccole difficoltà personali e familiari, quando ad esempio le sue mogli cercarono di impedirgli di sposare sua nuora, Zaide. Disse che era Allah a ordinarglielo e le pettegole si zittirono. Maometto viveva molto semplicemente: il suo unico lusso fu la collezione di mogli; così il Profeta impose come obbligo morale la poligamia, già praticata peraltro nel mondo arabo, e ne fece largo uso. Molti suoi matrimoni furono atti di cortesia, per esempio verso le vedove di suoi amici e seguaci; altri furono dettati dalla diplomazia, altri ancora furono determinati dalla predilezione di Maometto per le belle donne. Egli trattava tutte le sue mogli con grande cortesia, spesso aiutandole nei lavori domestici. Andava al mercato a fare la spesa e talvolta i passanti lo vedevano sulla porta di casa che si rammendava il vestito. Era sobrio anche nel mangiare: la sua dieta consisteva in pane, datteri, latte e miele. In obbedienza ai propri dettami, fu sempre astemio. Tanta modestia era però la facciata di un immenso orgoglio, che talvolta sfociava nella vanità.
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