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L'irascibile genitore rischiò un travaso di bile quando seppe che l'ingrato figlio aveva fatto un solo fagotto del certificato di laurea e degli abiti civili per chiedere ospitalità al convento degli Agostiniani di Erfurt e prendere il saio. I biografi di Lutero attribuiscono questa brusca decisione ad un temporale. Fino a quel momento Martino era stato un ragazzo come tutti gli altri. Un giorno, però, mentre da casa sua tornava ad Erfurt, fu sorpreso da una tempesta e quasi investito da un fulmine che si schiantò a pochi passi da lui. Egli ci vide un ammonimento del tutto in carattere con il terribile e vendicativo Dio di cui suo padre gli aveva suggerito il modello. E, colto dal terrore, fece voto di obbedire al richiamo chiudendosi nel chiostro. E'una versione a cui possiamo credere purché non se ne forzi il significato. Probabilmente questo episodio fu la classica "goccia" che fece traboccare il vaso. La decisione era già presa. Fatto sta che Martino, arrivato a destinazione, invitò i suoi amici al festino di addio, per l'ultima volta bevve e mangiò con loro e alla fine annunciò la sua decisione.
Sappiamo tutti come andò a finire. Le conseguenze della riforma protestante si fecero sentire non solo in campo religioso ma anche politico, economico, sociale e culturale. Ma che uomo era questo straordinario protagonista che ha cambiato il corso della storia? Fino a qualche anno fa in campo cattolico ci si ostinava a considerarlo solamente come un uomo ossessionato dal senso del peccato e tormentato da fobie. Ma negli ultimi tempi gli storici cattolici più intelligenti hanno ricominciato a riconoscerne la grandezza. Di lui ci rimangono due ritratti. Uno è del 1596 e ci mostra un Lutero poco più che quarantenne, robusto ma senza adipe, ancora nero di capelli, di tratti contadineschi e marcati, di mascella larga e naso carnoso, gli occhi scuri e penetranti "in cui il demonio sghignazza" dicevano i suoi nemici. L'altro è di sei anni dopo: un Lutero appesantito ed obeso ma con un'espressione cordiale che ne suggerisce l'ottimismo e la voglia di vivere. Ne aveva da vendere, infatti, malgrado i suoi guai: i calcoli renali, l'ulcera, l'insonnia, la colite, tutte conseguenze dei suoi eccessi dietetici. Ogni tanto si castigava della propria ghiottoneria imponendosi anche tre giorni di digiuno assoluto. Ma poi l'ingordigia riprendeva il sopravvento. Era anche un robusto bevitore e c'era chi ricordava di averlo sentito per ore tuonare contro il vizio nazionale della birra, vuotandone boccali su boccali.
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