Traduzioni

la Repubblica

Altavista

l'ANSA

Alitalia

Elenco Telefonico

Ferrovie dello Stato

Pagine Gialle

Europa una lingua

di Nicola Presenza

La nascita di una nuova lingua, non per derivazione da lungo processo evolutivo storico-sociale, bensì per elaborazione di una codificazione convenzionale, rappresenterebbe per l'Europa, poi anche per l'umanità, un risultato di vero progresso ed uno strumento di stabilità economico/politico e sociale. Tante nazioni assurgerebbero ad un solo popolo sintetizzando in una sola lingua tradizioni, cultura e storia, abbattendo tutte quelle barriere: inutili ostacoli di impedimento e rallentamento al successo dello Stato Europa Unita, sogno di tanti cittadini e illuminati statisti, economisti, politici, sociologi e idealisti.

Una lingua unica, per popoli diversi, potrà, dunque, funzionare e conseguire l'anelato successo solamente se nella codificazione convenzionale del linguaggio si terrà conto anche del modo di pensare di ogni popolo, carpendone gli aspetti salienti e conciliandoli con quelli degli altri: creare una nuova cultura e nuove tradizioni (anche delle nuove fiabe
*, racconti, riformulazione di una sola storia - bella brutta che sia stata, nella filosofia e nella religione**) comuni a tutti. Tale successo attribuirebbe all'Uomo il titolo di "Essere-Intelligenza", superando quel livello di semplice anima vivente seminconsciamente l'evoluzione determinata da un destino scritto nelle leggi istintive della natura che si manifestano in noi tramite l'emotività: reazione agli istinti di sopravvivenza (fame, sete, amore, odio, coraggio, paura, aggressione, fuga, socialità, vendetta, fiducia, diffidenza, etc.).

I linguaggi umani sono, ad oggi, ancora definibilli semplici espressioni della nostra emotività: manifestazioni di stati d'animo e di desideri anche di comunicazione. Essi non riescono ad indicare e rivelare sempre una volontà universalmente coerente ed univoca. Dimostrano essere un insieme di tantissimi suoni e lemmi costruiti insieme a forza di regole di eccezioni e di doppi significati che solo una cultura regionale può interpretare e quindi rendere intelligibili. Il linguaggio convenzionale, con l'esordio della lingua europea (Eurolingua/Eurosh), dovrà essere, invece, un linguaggio intelligibile per tutti i popoli; un linguaggio fono-morfologico che non contempli alcuna eccezione. Immaginiamoci una macchina, un motore, un programma software che hanno sì delle regole di funzionamento, ma esse, nello stesso tempo, prevederebbero delle eccezioni (un cuore che deve pompare sangue nelle vene, ma, che, grazie a delle eccezioni, può non farlo!): cosa ne conseguirebbe?!

La nostra nuova lingua, che nulla dovrà togliere alla cultura e tradizioni dei popoli interessati - ma da esse scaturire, dovrà evolversi in un linguaggio universale da poter essere persino tradotta da una macchina, senza possibilità di equivoci e poter, così, rispondere anche alle esigenze insite nell'imminente futuro di convivenza multirazziale e di comunicazione globale. Il nuovo linguaggio dovrà sintetizzare quelli esistenti e prendere spunto dalla più facile e conosciuta nel mondo (non il cinese, ma anch'esso): tradurre il pensiero e i linguaggi figurati, tradurre i sentimenti che fondamentalmente tutti proviamo, etc. Una, tra le tante cose, che mi stupisce è la coniugazione dei verbi. Che senso ha esprimere una azione come il mangiare, il respirare ed altri coniugandola in infiniti modi e declinandola in tantissimi altri: l'azione (il verbo) semplicemente è!, l'azione è di per sé stessa universale; perchè mai essa dovrebbe avere infinite manifestazioni fono-morfologiche? Io insisto, anche, nel ribadire il fatto che i tempi del verbo sono solamente TRE e non mille! esistono soltanto il 'passato', il 'presente' ed il 'futuro'. Non esistono altri tempi. Qualora si volesse indicare una particolare situazione od approssimazione temporale, la eventuale costruzione del periodo non implicherebbe in nessun modo la necessità di variare il 'Verbo' nella sua forma fono-morfologica.

La sintetizzazione dovrà essere la unica strada che i promotori della Eurolingua dovranno percorrere: una azione potrà essere espressa in un solo modo (es.: il muovere un corpo da un posto all'altro non potrà mai essere espresso con verbi diversi, ma esclusivamente con uno solo): se dico che io vado a Roma o arrivo o vengo da Roma, dimostro aver usato tre verbi differenti (inoltre coniugati e declinati) per indicare un solo tipo di azione, quello di movimento. Pertanto, sarebbe semplice dire: 'I MOVE TO ROME', 'I MOVE FROM ROME', 'I MOVE IN ROME'. Altro esempio protrebbero costituire i verbi 'sentire, udire, ascoltare, percepire, etc'. Anche in questo caso il verbo e l'azione sarebbero rappresentati esclusivamente dall'orecchio (dall'organo uditivo), pertanto, 'TO HEAR', e così via (i termini sono stati presi a prestito dalla lingua inglese solamente per fini didattici).

Infine, risiederebbe nei singoli popoli il problema ultimo per il successo: non facilmente questi rinuncerebbero alle proprie lingue, ed al loro accompagnato bagaglio culturale che le stesse portan seco, in favore di una bella sconosciuta. Ma, per vincere questa iniziale grande difficoltà, tutte le lingue dovranno rinunciare a qualcosa, ma vedersi, però, proporzionalmente nella nuova rappresentate. Un modo per superare l'impasse potrebbe essere quello di considerare inizialmente una attribuzione per argomenti: scegliere argomenti che meglio si esprimerebbero, foneticamente, in questa o quella lingua (Per gli argomenti relativi alla sfera dell'amore e della poesia, il francese e l'italiano. Per quelli relativi alla sfera informatica, l'inglese. Per la medicina, italiano. Per il tempo libero, lo spagnolo. Per la disciplina militare, il tedesco. E così via, con la scelta degli appropriati vocaboli).
_____________________
*) Una fiaba che iniziai a scrivere verso il 1985/86 e che, purtroppo, non finii di realizzare per mancanza di disponibilità di tempo ma, essenzialmente, di risorse economiche, sarebbe stata ideale per iniziare a far crescere la Eurolingua già nella tenera età.
La fiaba nascerebbe a Milano perché ispiratasi alla storia vera del famoso Mustafà ("il mangiafuoco") che tutte le sere si esibiva sul sagrato del Duomo. Ma, questo personaggio vide la sua fama a causa, però, della continua persecuzione dei vigili (infiniti ripetuti sequestri degli attrezzi di lavoro, elevazione di numerosissime multe per occupazione abusiva di suolo pubblico, prigione, etc.). Per vedersi allentare tale persecuzione, fu costretto a infinite esibizioni di proteste arrampicandosi ed incatenandosi a pali e lampioni. Esibizioni che arrivarono persino alle TV nazionali (Chiambretti) e locali (nelle quali ottenne, persino, degli spazi per rappresentare il proprio repertorio). Anche i quotidiani gli riservarono molti spazi (persino riportarono una sua protesta in concomitanza della visita a Milano dell'allora Premier russo Gorbaciov, con cui si interscambiò un saluto di affetto, avvinghiato dall'alto di una impalcatura nella Galleria Vittorio Emanuele II).
Nella mia iniziata fiaba a fumetti lo racconto, romanzando e sublimando, le sue gesta. Lo racconto in un suo peregrinare e viaggiare in tutte le nazioni del 'Nuovo Regno' (Europa Unita), grazie a magici mezzi di trasporto. Egli cerca e offre aiuto, difende la gente e compie mirabili imprese (dalla liberazione dei tori della corrida alla liberazione dei venti che riattivano i mulini a vento olandesi, etc.); aiuta precipuamente i bambini e gli anziani e gli animali e le piante.
Il mio personaggio, anche se inizialmente nato a Milano (centro Europa), ai fini della Eurolingua, potrebbe nascere dall'immaginazione e fantasia di tutti i bimbi europei. Questi farebbero nascere, per dettate esigenze di comunicazione, il 'Mangiafuoco' in un luogo del 'Nuovo Regno', non ben definito, perché inventi una lingua unica tramite la quale tutti potranno comprendersi e, quindi, giocare e viaggire tutti insieme.

**) Una religione che non sia più veicolo di fanatismo di dogmi anacronistici, oggetto di divisione tra i popoli, ma semplice leggenda dei vari popoli per ricordare e corroborare esclusivamente il sentimento di cultura e tradizioni regionali. Essa non sia, dunque, più uno strumento di professione di fede.
Gli 'Eurolander' (termine transitorio per definire gli abitanti dell'Europa Unita), popolo assurto a "Essere-Intelligenza", alla ricerca di nuovi mondi, depositari dei codici della vita, esseri immortali (per inibizione dei geni dell'invecchiamento), hanno una nuova concezione del Creato e del loro Creatore, del quale ne emulano le conquiste con la tecnologia e la scienza.
-------------------
Corsico, 10/01/2000 h. 12:10 lunedì