CITAZIONI CELEBRI
Nella magistrale tragedia shakesperiana Cassio esprime negativamente e con Invidia la sua idea su Giulio Cesare, mentre convince Bruto a partecipare alla congiura:
"Egli siede a cavalcioni dell'angusto mondo come un colosso, e noi, piccoli uomini, camminiamo sotto le sue enormi gambe, scrutando intorno, alla ricerca delle nostre tombe ingloriose" (W.Shakespeare)
Sempre in "Giulio Cesare" di Shakespeare, Cesare con ostentato orgoglio risponde a sua moglie Calpurnia, che non voleva che suo marito andasse in Senato quel 15 Marzo..:
"I codardi muoiono molte volte prima della loro dipartita. Gli audaci non conoscono la morte che una volta sola" (Giulio Cesare)
Frase pronunciata realmente da Giulio Cesare riferendosi ai galli:
"Preferirei regnare tra questi guitti che essere il secondo a Roma " (Giulio Cesare)
Ancora Cesare risponde alla moglie nell'omonima tragedia shapesperiana:
"Il pericolo sa benissimo che Cesare è più pericoloso di lui" (Giulio Cesare)
Stizzosa risposta di Cesare ai Senatori e in particolare al tribuno Lucio Metello, quando, agli inizi della Guerra Civile, gli negarono di poter disporre del tesoro di Roma.
"Tanto mi è difficile pronunciare minacce quanto mi è facile eseguirle" (Giulio Cesare)
Dopo aver pronunciato queste parole subito gli venne messo a disposizione..
Dopo la Fulminea Vittoria Cesare comunicò telegraficamente a Roma il suo successo con le celebri tre parole:
"Veni, Vidi, Vici"
Bellissimo questo passo della biografia di Antonio Spinosa su Cesare, che descrive il momento in cui il Generale decise di passare il Rubicone e di intraprendere la via della Guerra Civile:
"Quel mattino di Gennaio appariva a Cesare come il mattino più lungo. Il generale era chiuso in un silenzio profondo. Un uomo sconosciuto fu visto sedere sul margine del fiume mentre suonava un flauto. Accorsero ad ascoltarlo soldati e trombettieri. All'improvviso lo sconosciuto tolse di mano la tromba a uno di questi e , suonando di gran forza il segnale di battaglia, si slanciò verso fiume raggiungendo d'un balzo l'altra riva. Cesare allora si scosse e ordinò :" Si vada dove la gloria degli dei e l'ingiustizia dei nemici mi chiamano. Il dado è tratto" E l'esercito passò il fiume violando il confine ed entrando in territorio romano"
Arthur Schopenauer, esaltando il grande condottiero, e facendone quasi trasparire la natura divina :
"Due sono le vie che portano all'immortalità: La via delle azioni e quella delle opere. Delle azioni tuttavia è immortale solo il ricordo, che diventa man mano più debole e inattendibile, e da ultimo forse scompare del tutto, poichè le tracce delle azioni svaniscono. Le opere invece, sono di per sè immortali e possono sopravvivere in eterno. Possediamo i Veda, ma delle azioni che accadero allora non c'è ricordo nè traccia. Le attitudini che rendono l'uomo capace di azioni e opere immortali sono assai varie: MOLTO DI RADO, E FORSE MAI SI, SI TROVANO RIUNITE IN UN SOLO INDIVIDUO" (Arthur Schopenauer, riferendosi a Giulio Cesare)