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Il 19/02/2003 è venuta a scuola la
rappresentante del WWf che ci ha spiegato che la sigla significa
World Wide Found, e il motivo della
sua nascita fu la protezione e la conservazione della natura.
Il WWF fu fondato nel 1961 in
Svizzera da vari studiosi per la salvaguardia degli ecosistemi, per
creare dei territori da salvare e la
creazione di Oasi. In Italia ci sono più di cento Oasi e aree protette.
Ci ha anche detto che avrebbe
rappresentato, con il suo gruppo, un’ associazione chiamata Ente
Parco, che gestisce il Parco che
avremmo visitato e altri Parchi del comune di Roma.
Ci ha parlato di Roma Natura, un’
altra associazione, che gestisce 15 Parchi, tra cui 14 dentro Roma
e 2 fuori, tra cui uno marino.
Ha anche spiegato la differenza che
c’è tra un Parco Nazionale,Regionale e Naturale,tale differenza
viene regolamentata con la legge
394/91 che definisce Parco Nazionale dove si protegge un’ ecosistema,
Parco Regionale dove si protegge un’area omogenea, Parco Naturale
viene definita un’ area dove si protegge specie animale o vegetale.
Il primo Parco protetto, in Italia,
fu quello del Gran Paradiso, il secondo quello d’Abruzzo e il terzo
quello del Circeo.
La relatrice del WWf, è passata,
poi, a spiegarci cosa avremmo trovato alla Riserva Naturale Regionale
Tenuta dei Massimi durante la nostra visita.
La grandezza del Parco è di circa
mq.770, l’ associazione Roma Natura, lo ha dato il gestione al WWF, ha
parlato di cosa avremmo potuto vedere: tartarughe che però,durante la
nostra visita, erano in letargo, rettili e anfibi, coleotteri, istrici e
ricci che vivono di notte specialmente questi ultimi, sorgenti e stagni,
api, scoiattoli, topi, volpi, gabbiani e altri uccelli di altre specie,
prati coltivati e tra gli alberi varie specie tra cui pini, pioppi e
querce. Le frequenti inondazioni del Tevere, in passato, hanno fatto si
che il terreno del Parco sia molto sabbioso. Per non rovinare l’
impatto ambientale si sono evitati anche eventuali cartelli di
indicazioni.
Il 26/02/2003 siamo andati alla
Tenuta dei Massimi
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E'
un'area di elevato valore naturalistico: a ridosso del GRA
comprende alcune alture che sono l'immediata propaggine
dell'altipiano della Valle dei Casali. In diretta continuità con
quest'ultima essa fa parte del corridoio naturalistico a sud-ovest
della città tra la piana alluvionale del Tevere, le vaste aree
costiere ad ovest del GRA e le aree urbane. La Riserva è in gran
parte adibita a coltivi e presenta piccoli boschi di cerro
con esemplari di sughera.
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La fauna dell'area rispecchia quella tipica dei sistemi agricoli
adiacenti: tra i roditori troviamo il topo selvatico; tra gli
uccelli, il gheppio ed il nibbio bruno, il barbagianni
ed il picchio rosso maggiore. Ai margini della Riserva è in
attività l'unica Azienda Agrituristica presente nel territorio
comunale. Di grande interesse il Bosco Somaini, annesso alla
Riserva.
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Prima di essere un Parco protetto, era un Borgo
agricolo.Ci hanno mostrato degli alberi di Eucalipto: alberi australiani
che sono stati portati a Roma e piantati per sanale le paludi.
Proseguendo nella visita, abbiamo visto anche dei Pini. Sotto la zona
sabbiosa, c’era in passato l’ Oceano Tropicale e sono state trovate
tracce di barriera corallina. C’ erano delle pietre con dei piccoli
fossili. Proseguendo nella visita la nostra guida ci illustrava vari
tipi fi flora: Malva selvatica, Pan di serpe ( velenoso ), Borsa del
pastore ( Capsella bursa pastoris ),
Composita
( composta da più fiori ), la Borragine, diversi tipi di
Quercia ( roverella, querqus screnante, lobate, stonella che si trova
nella macchia mediterranea ), la Asparagine ( pianta degli asparagi ).
Siamo scesi nella zona mediterranea, dove faceva più
caldo e lì abbiamo visto una specie iperprotetta di ciclamini
selvatici. Una curiosità che ci è stata fatta notare, è da dove è
scaturita l’ idea dello ‘ strapp ‘: la pianta della Rubia, a
toccarla al contrario ha lo stesso effetto.
La guida ha mostrato delle piante di Piselli e di seguito
ha fatto notare come le foglie della Fillirea siano simili alle foglie
di Ulivo mediterraneo. La Stracciabraghe invece, ha foglie a forma di
cuore e spine, produce frutti velenosi. Le foglie dell’ Alterno sono
più gialle ai bordi e verd all’ interno.
Abbiamo assaggiato le foglie di Alloro e ci hanno detto
che gli antici Romani le usavano al posto della gomma da masticare
odierna. Abbiamo visto la Pistacia Lentiscus, il Geranio selvatico e il
Pungitopo che produce bacche e le cui foglie sono le spine.
Passando alla fauna, ci hanno fatto vedere la tana di un
Tasso, questo animale vive di notte e scava delle buche per cercare
bulbi di piante che sono il suo cibo. Delimita il territorio con gli
escrementi e la sua tana è enorme e si dirama in varie gallerie. Alla
conclusione della nostra visita alla Tenuta ci hanno mostrato una
sorgente di acqua pulita ma non potabile a noi uomini e usata degli
animali per abbeverarsi.
Il 28/02/2003 abbiamo imparato un’ altro modo di
osservare la natura e conservarne gli esemplari
in casa. L’ erbario è una guida alle piante ma con
vegetali veri. La loro conservazione di effettua mettendoli tra due
fogli e pressandoli con dei pesi fino a farne uscire tutta l’ acqua e
seccarli.Questi esemplari vegetali vanno conservati possibilmente anche
con le radici. La relatrice del WWF, ci ha fatto osservare al
microscopio i vari tipi di piante e la loro struttura. La prima è stata
la Borsa del pastore ( Capsella bursa pastoris ) aveva un fusto con i
buchi, abbiamo visto anche le sue cellule vegetali e la sezione del suo
seme.Ci hanno fatto anche vedere una sezione di foglia, si notava una
nervatura centrale e i cloroplasti comuni a tutte le piante. Abbiamo
proseguito con le osservazioni al microscopio con la sezione di una
pianta composita simile nella struttura alla foglia precedente.
Siamo passati a vedere la parte
inferiore di una figlia dove sono situati gli stomi che sono le bocche
della pianta e servono a farla respirare e i vasi che sono la parte
centrale della nervatura che trasportano la linfa attraverso la pianta.
La foglia ha una parte esterna e una parte interna, nella parte esterna
ci sono le cellule della fotosintesi e in quella interna le cellule per
il passaggio della linfa.
Abbiamo esaminato una pianta che
avevamo raccolto durante la nostra visita alla Tenuta dei Massimi, la
Filiera. E’ composta da un fusto legnoso e completamente diversa dalle
altre piante prese in esame, ha delle ramificazioni all’ esterno e
all’ interno dei vasi dove passa la linfa. Ha foglie dure per
resistere al caldo e al freddo, molto più al caldo perché vive in zone
aride.
Abbiamo analizzato diversi tipi di
sabbia, delle alghe azzurre e del muschio. In conclusione abbiamo
scoperto che anche vicino casa ci può essere un mondo da scoprire.
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“Il
Parco del Pineto”
Il
giorno 5/02/03, io insieme alla mia classe, siamo andati a visitare il
Parco del Pineto, che è una delle riserve naturalistiche di Roma che si
trova in Via della Pineta Sacchetti, vicino Circ.
Cornelia. Ci siamo dati appuntamento alle 8:45 ma ovviamente chi
per un motivo chi per un altro abbiamo un po’ ritardato, aspettando la
guida abbiamo parlato tra di noi su cosa avremmo potuto osservare nel
parco ma poi la guida è arrivata e ci siamo incamminati verso
l’entrata principale del parco. Entrati, abbiamo visto che c’era
un’altra classe della nostra scuola che ci avrebbe fatto compagnia. La
guida prima di inoltrarci nel parco ci a fatto una presentazione e ci ha
detto quello che avremmo visto e quello che avremmo potuto vedere.
C’erano due fattori che ostacolavano la nostra visita: il vento freddo
e il fango ma con coraggio li abbiamo superati. Dopo alcuni metri
abbiamo visto una specie di alberi tutti vicini tra loro, non molto alti
e sprovvisti di foglie. Più avanti abbiamo visto degli escrementi di
volpe e più avanti ancora un’impronta sicuramente della stessa volpe.
Poi ci siamo immedesimati nel ruolo di scout superando pozze di fango e
discese abbastanza ripide. Dopo un po’ siamo arrivati alla zona del
parco forse più bella e dove abbiamo trovato un terreno sabbioso perché,
come ci ha spiegato la guida, un tempo il mar Tirreno arrivava fino a
lí,
continuando il percorso abbiamo osservato delle querce da sughero e un
terreno rossastro molto strano, continuando ancora la guida ha trovato
un minerale chiamata pietra arenaria per i frammenti di arena che la
compongono. Per risalire e stato un po’ faticoso perché il passaggio
era stretto e ripido allora per far salire il nostro compagno Danilo e
la nostra prof. Meluccio, che non ce la facevano, abbiamo formato una
corda umana, formata da me e altri due miei compagni, e li abbiamo
tirati su. Poi abbiamo fatto una pausa per fare merenda, ci siamo fatti
una foto di gruppo e abbiamo ripreso la strada verso l’uscita.
All’uscita abbiamo ringraziato la guida per averci mostrato alcune
bellezze che noi neanche conoscevamo, poi ognuno di noi è tornato casa
contento di quello che aveva visto.
Damiano
Antonellis 1°B
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