Sommario 

Vandana Shiva e la democrazia vivente
Il ramadan e il dialogo cristiano-islamico
PINOCCHIO
Samsara (parla il regista)
Impronte digitali
la nuova legge sulla caccia
Terra santa, un appello
IL FUTURO IN CINQUE MOSSE
Sogno o realtà

Consigli di vita

 
Vandana Shiva e la Democrazia Vivente

"Abbiamo dato vita a questo movimento (il LIVING DEMOCRACY MOVEMENT) per reagire alle limitazioni di accesso alle risorse di uso comune: l'aspetto centrale della globalizzazione. Si tratta di un movimento che è nello stesso tempo ecologico, contro la povertà, di lotta per la riconquista delle proprietà comuni, per la democrazia e per la pace.
Alla base ci sono decenni di esperienze di lotta per il diritto del popolo di accesso alle risorse, per la democrazia diretta, per la libertà di Swadeshi (sovranità economica), Swaraj (autogoverno) e Satyagraha (non collaborazione con un governo ingiusto).

Il Living Democracy Movement in India vuole rinnovare le risorse, reclama la restituzione delle proprietà comuni e vuole rafforzare la democrazia. Mette la democrazia in relazione con la vita secondo tre direttrici.

Democrazia vivente nel senso che riguarda tutto il vivente e non solo la vita umana. E' una democrazia per la Terra e non solo per il genere umano. Riguarda l'esistenza quotidiana e le scelte, le libertà che a questa attengono: il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo, l'acqua che beviamo.

Non si occupa solo delle elezioni o di raccogliere voti ogni tre, quattro o cinque anni.

E' una democrazia permanente, vibrante. E' una coniugazione di democrazia economica con quella politica."

Da: "Il fallimento della globalizzazione: perche' generalizzare un movimento per la democrazia vivente" - di Vandana Shiva.

 


Leggi l'articolo >>>
http://www.libreriadelledonne.it/

 

Vandana Shiva - Fisica quantistica ed economista, dirige il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali di Dehra Dun in India. È considerata la teorica più nota di una nuova scienza: l'ecologia sociale.

Accedi al percorso >>>
http://www.didaweb.net/risorse/singolo.php?id=128


 
Ramadan Mubarak

E' il mese di Ramadan, il mese in cui per i Musulmani fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvazione. "non appena ne vedete la nuova luna, digiunate per tutto quel mese [...]" Sura II -'Della vaccà, versi 183 e 185, Il Corano.

 

In rete: Il Corano
http://www.corano.it/corano.html.

Un appello per realizzare in Italia, il 29 novembre prossimo, ultimo venerdì del Ramadan 2002, la Giornata del Dialogo Cristiano Islamico: perchè sia giorno di condivisione, di festa comune ma anche di scambio, religioso e culturale, di esperienze. Affinchè la conoscenza reciproca sia base e cultura di Pace.

 

http://www.ildialogo.org/islam/catena9102002.htm

 

Le adesioni e materiali da scaricare: http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm

 

Accettare la diversità, approfondimenti: l'Islam http://www.tolerance.kataweb.it/ita/

 

In rete: Ramadan 2002 - 1423
http://www.lastampa.it/Speciali/11%20settembre/ramadan/default.asp

Percorso Didaweb: Dialogare con l'Islam >>>
Materiali riferiti all'attualità, alla conoscenza delle caratteristiche culturali dell'Islam ed a supportare attività di incontro e mediazione culturale, con la prospettiva di educare alla Pace nella cultura del dialogo e del confronto.

 

http://www.didaweb.net/risorse/singolo.php?id=3

 
 
   

PINOCCHIO

Trama Le avventure esilaranti e istruttive del burattino Pinocchio, uscito dalla penna di Collodi ma creato dallo scalpello del falegname Geppetto. Scapestrato e innocente, nel suo desiderio di scoprire le bellezze del mondo, finisce col morire impiccato da due malfattori come il Gatto e la Volpe ma viene risuscitato dalla Fata Turchina. Mentre Geppetto, la Fatina, il Grillo Parlante e chiunque altro abbia a cuore la sua vita lo esorta ad accettare le regole del vivere in comunità, Pinocchio continua a subire il fascino della trasgressione.
Critica "Il film è una specie di traduzione lineare del libro, illustrata dalle splendide scenografie di Danilo Donati, recitata da bravi attori, corredata da effetti speciali di ottimo livelli ma dove manca, purtroppo, qualcosa. Quel che manca è una fantasia visionaria, un senso della dismisura, della poesia che appartiene a Benigni come attore e autore, ma che il Benigni regista non ha ancora acquisito. Una carenza che spiace tanto più perché il film contiene scene di grande ispirazione visiva, ma senza riuscire a dar loro una continuità tale da giustificare il capolavoro annunciato. (..) Ci chiediamo, in altre parole, dove sia finito il gusto dello sberleffo, della trasgressione che tutti i maggiori comici cinematografici posseggono in larga misura e che a Roberto non fa certo difetto". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 ottobre 2002)

"(...) le scene e i costumi del povero Danilo Donati, al suo ultimo lavoro, si 'mangiano' il film ancor prima che il pescecane si mangi Pinocchio. - Vuoi dire che gli attori non sono bravi? - Al contrario. Mangiafuoco, cioè Franco Javarone, mette paura. I Fichi d'India sono un Gatto e una Volpe insinuanti e un po' bauscia, due manager pezzenti come ce n'è tanti in giro. Kim Rossi Stuart è un Lucignolo sensazionale, un "apache" deciso a non arrendersi a costo di morire. Ma il film non rinuncia a nulla, quindi ognuno ha due, tre scene e via. E il vero problema, paradossalmente, è Pinocchio. Benigni ne è come intimidito. Lo indossa come una maschera, anziché farsene possedere come da un demone". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 ottobre 2002)

 

 


 

"Ho frequentato un scuola chiamata vita e ho insegnato a me stesso il cinema.
Ho sempre saputo che volevo realizzare dei film, ancor prima di vederne uno all'età di nove anni. Abitavo in un villaggio povero e piccolissimo dell'India, vicino a un nodo ferroviario dove si fermavano molti treni, ma solo per scambiarsi passeggeri. Il mio villaggio non era mai la destinazione di nessuno.
Da bambino vendevo tè su quell'unica piattaforma ferroviaria. Spesso mi sedevo sul binario deserto, aspettando per un tempo infinito che arrivasse un treno, fissando cinque tazzine vuote che penzolavano dalle mie cinque dita.
Oggi, a Bombay, seduto davanti al mio PowerBook, fisso le mie cinque dita sulla tastiera e un minuscolo cursore lampeggia dallo schermo con una pulsazione regolare come il battito del cuore. Uno Swatch rumoroso fa tic-tac sul mio polso. Accanto al mio PowerBook ci sono un biglietto aereo per Parigi, qualche carta e una tazza di tè. Così tanto è accaduto nel tempo fra due tazze di tè.
E così tutti gli eventi della nostra vita sono il risultato dei nostri desideri e del destino. Samsara è una storia di desiderio e di destino. Samsara è la storia di una celebrazione della vita.
Realizzando documentari, ho spesso osservato da vicino le vite delle altre persone. Attraverso la realtà che si rivelava davanti alla machina da presa, ho condiviso i frutti del destino di molta gente; il loro dolore e la loro felicità.
I documentari mi hanno permesso di affrontare la cosiddetta realtà. Ho filmato i destini di pochi soggetti selezionati, senza controllare nulla tranne la scelta di ciò che intendevo guardare o ascoltare. Amavo questa formula, e ho girato i destini e i desideri così come erano, e non come esistevano nella mia immaginazione.
Il desiderio spesso nasce nel Samsara, nel mondo, nel luogo in cui viviamo. Come tutti gli altri esseri, anch'io provo ogni genere di desiderio. Il mio desiderio di raccontare la storia di Tashi e di Pema ha origine nella mia fantasia, e la mia fantasia probabilmente ha origine in quello che ho vissuto. In un modo o nell'altro noi torniamo alla realtà. Torniamo alla vita.
La vita mi ha dato l'opportunità di vivere un'infanzia spirituale e religiosa insieme alla mia famiglia. Ho ascoltato e riascoltato storie affascinanti su Buddha e sugli dei Indù. Ma è stato solo più avanti, mentre girovagavo per i monti Himalaya, che il seme di Samsara è stato piantato.
Ho incontrato alcune fra le persone più straordinarie che abitano nelle più remote regioni del Ladakh, Zanskar, Spiti, Sikkim e Bhutan, persone che avrebbero lasciato un segno indelebile su di me e che avrebbero cambiato per sempre il mio modo di guardare me stesso e il mondo.
Questo mi ha fatto chiedere: i miei desideri sono la causa del mio destino? E' possibile controllare o mutare il corso del fato?
Narrare la storia di Tashi e di Pema è un modo per controllare il loro destino. Per 140 minuti posso giocare fingendo di essere Dio al ritmo di 24 fotogrammi al secondo.
Il mio desiderio di realizzare Samsara, e non un altro film, nasce anche dalla sensazione che sia venuto il tempo di raccontare questa storia. Di raccontarla nel modo più semplice possibile, con un approccio che parte dritto dallo stomaco. La mente si dovrebbe occupare soltanto del trattamento cinematografico, che per me significa lavorare con il minor numero di elementi possibili. Come nello Zen, il meno è il più.
Samsara è il mondo; sia all'interno del monastero che al suo esterno. E' la storia di un lama, Tashi, che abbandona il monastero per fare il contadino, per vivere un'esistenza terrena. Ed è la storia di Pema, sua moglie, che possiede le qualità di un saggio pur vivendo nel mondo. In breve, parla del vivere, o dell'andare via, o di entrambe le cose insieme.
Tutti noi, a un certo punto della nostra vita, siamo tentati di cambiare le cose, di scappare o di lasciare tutto e andare da qualche altra parte.
Samsara è questa altra parte'."
Pan Nalin

LADAKH


Il Ladakh, spesso chiamato 'terra di luna', è una delle regioni più remote dell'India. E' un deserto brullo e gelido. I suoi abitanti vivono fino ad un'altitudine di 4,500 metri , ed è quindi uno dei luoghi civilizzati più alti del mondo. Per via della sua posizione strategica è stato praticamente chiuso agli stranieri fino al 1975. Le cime dei monti dell'Himalaya, alte fino al cielo, lo rendono ancora più isolato. Ancora oggi il Ladakh è un luogo dall'accesso difficilissimo. Le condizioni per girare un film sussistono solo per quattro mesi all'anno, e d'inverno spostarsi diventa impossibile perché la temperatura scende a -30C.

Conosciuto anche come "l'ultimo Shangri-la", il Ladakh è prevalentemente Buddista Mahayana - una terra di contadini, monaci, nomadi, pastori ed eremiti viaggianti. Ha una precisa identità culturale, una sua logica di vita ed un suo modo unico di affrontare il concetto del tempo.

RECENSIONE DEL FILM

 Samsara è il primo film girato interamente nel Ladakh, e dunque è uno dei pochissimi film al mondo che sia stato girato ad un'altitudine media di 4,500 metri. Il permesso di girare in quella regione è stato ottenuto dopo due anni di attesa. Molti altri film, comprese grosse produzioni Hollywoodiane, non hanno ottenuto questa autorizzazione dal governo Indiano per via della posizione estremamente delicata della frontiera della regione, che confina con la Cina ed il Pakistan, e che si trova sempre in uno stato di massima allerta.

Un paesaggio brullo e sconfinato sul quale domina un cielo blu indaco, come se ne vedono solo alle elevate altitudini. Un gruppo di monaci tibetani - un vecchio, un giovane, un bambino - sale i ripidi pendii sassosi per raggiungere l'eremo dove uno di loro, Tashi, si trova da tre anni in solitaria e intensa meditazione. Un rapace volteggia nel cielo, sceglie la preda, raccoglie un sasso e lo lancia dall'alto. Laggiù stramazza a terra una pecora belante; il piccolo monaco Kunga l'accarezza triste con le lacrime agli occhi. La singolare carovana riprende il cammino, recupera il giovane e coraggioso eremita, consunto dall'austera ricerca spirituale e torna verso il monastero. Bandierine ondeggianti affidano al vento le loro colorate preghiere; un cumulo di pietre "mani" attrae l'attenzione di Tashi: sulla sommità una grossa pietra reca l'iscrizione tibetana come si può impedire ad una goccia d'acqua di asciugarsi?

Ladakh Con questo interrogativo inizia la storia di Tashi, un giovane lama tibetano che dopo i rigori dell'eremitaggio scopre ancora intatti i suoi desideri: questi erano stati imbrigliati, educati e infine repressi, ma erano sempre vivi. Difficile dire se sia più opportuno continuare ad educarli o affrontarli: ci sono cose che bisogna vivere per poi trascenderle, si dice Tashi.

Esplode quindi il conflitto tra la vita monastica, così sinceramente amata sin da quando a cinque anni suo padre lo affidò al monastero, e la vita laica, con tutti i suoi piaceri ma anche con tutta la sofferenza che deriva dall'infinito desiderare. Tashi inizia così un cammino inverso a quello di Siddharta, il Buddha Shakyamuni: questi aveva vissuto nel mondo e nei piaceri fino a 29 anni, per poi lasciare tutto, compresa la bellissima moglie Yashodara e il figlio Rhaula (che significativamente vuol dire "impedimento"), perché aveva percepito che la vita è sofferenza in quando infinito, mai pago, desiderare: è appunto il Samsara, la ciclicità dell'esistenza condizionata dall'ignoranza spirituale, dall'ego. Essere padroni di se stessi e dei propri desideri vuol dire controllo e disciplina, vuol dire volontà e scelta. Forse è meglio invece non avere un sé...non avere nulla da controllare e comandare cioè "non essere". Il problema è: siamo disposti a non essere? Tutto è implicito nel quesito di Apo, il maestro di Tashi: è più importante inseguire mille desideri o conquistarne uno solo? Io credo che quel solo desiderio da conquistare li comprenda tutti: è l'impulso condizionato e irresistibile alla vita. Tashi non ha mai vissuto al di fuori del monastero, ed ora ne avverte fortissimo il richiamo...

Monaci in meditazione

Lascio a voi scoprire la trama, il fascino delle illusioni, la malìa del sesso, la fatica della quotidianità, i mutamenti, soprattutto interiori, di Tashi. Vorrei invece sottolineare alcuni aspetti artistici, estetici e formali, del film del regista indiano autodidatta Pan Nalin, aspetti tanto più entusiasmanti quanto più lontani dal cinema occidentale, al quale ormai siamo abituati fino all'assuefazione. Pan Nalin già da bambino - quando era un povero venditore di tè alla stazione di un paesino desolato - aveva nel cuore, nel sangue e nella mente la sensibilità per le immagini e la capacità di farne veicolo di senso ed emozioni. Questo voleva e questo è riuscito a fare: raccontare con il filtro della propria visione spirituale e utilizzando meno elementi possibili, delle storie autentiche - se non vere - per l'intensità dell'espressione del reale, per la capacità di osservare, sintetizzare, dare corpo e anima a ciò che non è se non in potenza. Qualcuno ha definito la sua regia "Zen", e in effetti il film è di un'essenzialità travolgente, quasi abbacinante, di un'armonia ed un rigore che al confronto rendono un qualunque film americano un accozzaglia di situazioni infinite e costosissime, quanto inefficaci.

Certo Pan Nalin ha dalla sua il paesaggio mozzafiato del Ladakh, trattandosi del primo film interamente girato ad altitudini di circa 4000 metri, nella "lunare" regione indiana. Ed ha dalla sua la bellezza e la singolarità della cultura tibetana, fedelmente ricostruita negli interni de monasteri, nella vita dei contadini, nei riti religiosi, nella quotidianità dei giochi e delle nostalgie dei piccoli monaci. Ma tutta sua è la sensibilità estetica che fa indugiare la macchina da presa su un gioco di luce su un velo che ondeggia al vento, disegnando spirali sinuose cariche di promesse erotiche, tutta sua è la capacità di far sentire allo spettatore le gratificazioni, il piacere e le laceranti inquietudini spirituali dei protagonisti. Kunga

Samsara è un film denso, pieno di senso e sensualità, corposo, aggraziato nel suo realismo, accattivante per l'assenza di facili risposte, una gioia per gli occhi e una tensione emotiva per lo spirito. Tutto questo utilizzando pochi ma essenziali ingredienti: il paesaggio, la sapiente regia, l'impiego di attori non professionisti (a parte i protagonisti), presi dal contesto che si vuole raccontare, compresi tre veri monaci tibetani (tra cui il piccolo Kunga), e infine tanta amorevole pazienza, visto che il film ha impiegato quasi 10 anni per vedere la luce. L'esatto contrario dei film americani: tanto vuoti per senso e gusto estetico, quanto costosi e di rapida esecuzione e, ahimè, graditi dal pubblico. Si sente che Samsara è un film ideato, scritto e diretto per il semplice gusto di farlo, con amore, partecipazione e non solo per riempire le sale cinematografiche e il portafogli.

Qualcuno non lo capirà, qualcun altro troverà disdicevoli alcuni aspetti della cultura tibetana, così come ci viene presentata nel film, come il fatto che i bambini vengano affidati ai monasteri da piccolissimi, senza contare che lo stesso svolgersi della storia dà già un'eloquente, ma certamente non definitiva, risposta a questo dubbio...
Qualcun altro non capirà le scene erotiche e, sulla scorta del fuorviante trailer pubblicitario, non ne vedrà la bellezza e il significato, invece strettamente funzionale alla rappresentazione del percorso interiore di Tashi.
Ma sarà solo perché non avrà riflettuto abbastanza su tutto il film dall'inizio alla fine, considerando che nulla, nessuna inquadratura, nessun episodio, per quanto apparentemente marginale è gratuito.

 

 

IMPRONTE DIGITALI

Ore 12.15 ora italiana.
La Camera ha completato ed approvato l'esame del ddl immigrazione e asilo con 279 voti a favore, 203 contrari e 1 astenuto. Il ddl torna ora al Senato, dove sara' "blindato" e licenziato in tempi brevissimi
La legge comprende anche la norma che prevede di prendere le impronte digitali agli immigrati che chiedono il permesso di soggiorno



APPELLO firmato da extracomunitari del mondo dell'arte,della cultura, etc 


Noi, che amiamo l'Italia per la sua cultura, la sua bellezza e le sue tradizioni, e che siamo legati a questo Paese anche da frequenti rapporti di lavoro, siamo indignati dalla decisione di richiedere le impronte digitali solo agli extracomunitari. È una norma che calpesta un fondamentale diritto umano, quello dell'uguaglianza, e cede al vento xenofobo che attraversa l'Occidente, facendo di ogni immigrato un potenziale criminale. Anche noi saremo obbligati a fornire le nostre impronte: ma è a nome di tutti quelli che non hanno voce, delle migliaia di uomini e donne che sono costretti a fuggire dai loro Paesi, ed emigrano nella speranza di una vita più dignitosa, che chiediamo al Parlamento e al governo italiano di fermarsi e di cancellare una norma così odiosa. Il problema dell'immigrazione è cruciale in tutta l'Europa. Ma non si affronta con misure emotive e discriminatorie.

Luis Sepulveda  scrittore
Karl Potter     musicista
Gore Vidal scrittore
Tahar Ben Jelloun scrittore
Bob Wilson  regista e coreografo
Zubin Mehta direttore d'orchestra
Susan Sontag scrittrice
Tobey Maguire attore
Richard Lowenstein regista
Lui Bacalov compositore
Myung-Whun Chung direttore d'orchestra
Cherif  regista teatrale
Younis Tawfik scrittore
Martha Argerich pianista
Joseph Kosuth   artista
Mrinal Sen regista
Peter Scarlet    direttore di Cinemateque Francaise
Toni Thorimbert fotografo
Igli Tare  giocatore del Brescia
Kewullay Contè    giocatore del Venezia
Erjon Bogdani     giocatore della Reggina
Akeem Omolade giocatore del Torino
Idris Sanneh            commentatore sportivo
Fouad Allam  docente all'Università di Trieste saggista
Victoria Munsey  traduttrice e membro della Chiesa Valdese
Amik Kasoruho     scrittore e intellettuale
Nabil Ben Salameh   cantante dei Radiodervish
Bintu Lo operatrice commerciale

               
Repubblica, 31 maggio 2002

 

Appello di Dacia Maraini  

contro la nuova legge sulla caccia


EMERGENZA CACCIA: TRA POCHI GIORNI L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE
"DEROGHE"



LEGGE AMMAZZA-FRINGUELLI:
AUDIZIONE DELLA LAV IN COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA
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AIUTACI A FERMARE LA LEGGE SULLE "DEROGHE" PER LA CACCIA DEGLI UCCELLI
PROTETTI DALLA DIRETTIVA 79/409/CEE!
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Giovedì 30 maggio, alle ore 15.00, la XIII Commissione Agricoltura della Camera procederà ad un'audizione informale della LAV ed altre associazioni riguardo al disegno di legge n.2297 (già n.628 approvato dal Senato) che vorrebbe consentire in Italia il massacro dei piccoli uccelli migratori


come

fringuelli, peppole, passeri, storni, pispole, zigoli, ecc. Presentato dal Presidente Berlusconi, tale disegno di legge sarà approvato


definitivamente

nei prossimi giorni grazie all'incredibile sostegno di parlamentari sia di centrodestra sia di centrosinistra che vogliono accaparrarsi le simpatie elettorali di cacciatori ed armieri.

COME CAMBIERÀ LA CACCIA IN ITALIA SE LA LEGGE VENISSE APPROVATA?
Con il disegno di legge le Regioni avrebbero il potere di fissare deroghe all'elenco delle specie cacciabili; attualmente tale elenco è fissato


dalla

 

legge nazionale sulla caccia n.157/92 e prevede ben 48 specie fra uccelli


e

mammiferi che possono essere cacciate ma, con la nuova legge, ogni regione potrebbe aggiungere altri uccelli alla lista dei condannati a morte, ancorché appartenenti a specie protette dalle direttive CEE!
Ciò è già accaduto in questi anni, quando la LAV è stata duramente


impegnata

a contrastare i ripetuti tentativi delle solite Regioni filovenatorie di addurre la tutela di campi ed oliveti quale pretesto per aumentare il


numero

di "bersagli vivi" (dati ufficiali confermano che nel 1998 nella sola Toscana sono stati sterminati, "per prevenire danni", almeno 130mila passerotti) soprattutto per chi pratica le distruttive cacce da appostamento.
Le regioni, inoltre, potranno legalizzare le più barbare tradizioni venatorie di certe zone italiane come l'uccellagione ed il commercio a

 

fini

alimentari o di richiamo dei piccoli volatili, pesanti meno della


cartuccia

necessaria per ucciderli. Così i frigoriferi di ristoranti e trattorie
potranno riempirsi di migliaia di pettirossi e fringuelli, mentre


tornerebbe

alla ribalta l'aucupio, un'attività che costituisce un'offesa alla civiltà
ed al progresso morale della società del nuovo millennio: uccelli canori
(allodole, merli, tordi, ecc.) attirati con l'inganno di cibo e
tranquillità, vengono catturati con vaste reti e trappole nei roccoli;
quelli sopravvissuti al terrore ed alle ferite verranno imprigionati in
minuscole gabbie, usati come "esche vive" per la caccia da appostamento!.

AIUTACI ANCHE TU A SALVARE GLI UCCELLI MIGRATORI!
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Abbiamo ormai pochi giorni per tentare di fermare questa legge del


massacro,

per cui Ti invitiamo a telefonare o scrivere subito un fax per dire no


alle

"deroghe" per sterminare passeri e fringuelli, no al disegno di legge
n.2297:
            on. Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI
            Presidente della XIII Commissione "Agricoltura"
            Camera dei Deputati
            Palazzo Montecitorio - 00186 ROMA
            tel 06.67603786 - fax 06.67604889

Per altre informazioni e notizie, clicca su:


http://www.infolav.org/lenostrecampagne/cacciaefauna/emergenzacaccia/index.h




Via Sommacampagna, 29 - 00185 Roma
tel 06.4461325 fax 06.4461326 e-mail: lav@infolav.org
settore "fauna": e.bonfanti@infolav.org
www.infolav.org



 

   

Terra santa, un appello

Primo passo, creare un confine  

Diciassette intellettuali italiani e stranieri hanno lanciato un appello per la creazione di un confine chiaro tra israeliani e palestinesi. Ecco il testo.
Ci rivolgiamo alla Comunità internazionale perché sostenga in modo attivo il movimento per la separazione unilaterale dai palestinesi, che si è costituito da poco in Israele. La mancanza di chiari confini tra le due nazioni è una delle cause principali del sangue versato in questi mesi. Il fatto che non esistano confini ha permesso sia gli insediamenti israeliani disseminati nel territorio palestinese sia i recenti attentati terroristici contro la popolazione civile di Israele.
Lo scopo del movimento nato in Israele è quello di creare questo confine: esso deve venire realizzato con un ulteriore ritiro unilaterale di Israele dagli altri territori occupati. L’esistenza di confini chiari e difendibili, eventualmente appoggiati da una presenza internazionale, può ridurre la violenza esplosa negli ultimi tempi e favorire un clima che faccia riprendere le trattative di pace.
Non possiamo tacere davanti al rischio d’uno scontro totale tra due grandi civiltà, che vissero insieme per tanti secoli, conobbero pensieri affini ed ebbero rapporti commerciali così intensi e fruttuosi. Creare un confine è il primo passo: ad esso dovranno seguire trattative di pace, sostenute dalla Comunità internazionale. Noi speriamo che, fra una o due generazioni, gli odii recenti tra ebrei e palestinesi (odii recentissimi rispetto a quelli tra cristiani ed ebrei) si placheranno: come si sono placati in Europa, dopo due guerre, gli odii fra francesi e tedeschi.

John Banville, Hector Bianciotti, Pietro Citati, Daniele Del Giudice, Hans Magnus Enzensberger, Carlos Fuentes, Marc Fumaroli, James Hillman, Mario Luzi, Claudio Magris, Javier Marías, Czeslaw Milosz, Giuseppe Pontiggia, Jorge Semprún, Mario Vargas Llosa, Andrea Zanzotto, Avraham B. Yehoshua

 


 

 
IL FUTURO IN CINQUE MOSSE

di KOFI ANNAN  

Immaginate un mondo di siccità, uragani e carestie inesorabili, di delta e regioni costiere inondati dall'innalzamento dei mari; un mondo in cui milioni di persone muoiono per l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, milioni fuggono in cerca di luoghi più sicuri dove vivere e altri milioni ancora combattono fra loro per contendersi risorse naturali che scarseggiano. Oppure, immaginate un mondo fatto di acqua e di aria pulite, di tecnologie verdi, in cui le case, i trasporti e l'industria siano tutti basati sull'efficienza energetica, dove ciascuno condivida i vantaggi dello sviluppo, del progresso e delle risorse naturali del pianeta, e che quei vantaggi possano essere trasmessi da una generazione a quella successiva.
La scelta fra questi due scenari dipende da noi.
Una scuola di pensiero dipinge la crescita e lo sviluppo economico come una strada inesorabile verso l'apocalisse. Un'altra minimizza i reali problemi ecologici che abbiamo di fronte o ci rassicura che in nostro soccorso verrà qualche progresso tecnologico spontaneo.

Nessuno dei due approcci è utile, nessuno dei due corrisponde al vero. Noi esseri umani potremo prosperare nel futuro, così come abbiamo fatto nel passato, vivendo in armonia con il nostro ambiente naturale. Ma al momento non lo stiamo facendo. Negli ultimi due secoli, i notevoli avanzamenti nei livelli di vita hanno incoraggiato alcuni di noi a credere che si fossero raggiunti i limiti naturali del benessere umano. Ora però il numero assoluto di esseri umani, il desiderio naturale da parte di tutti di condividere la prosperità di cui finora pochi hanno goduto e i consumi senza precedenti di energia e di altre risorse ci hanno condotto in territori inesplorati. Non dovremo più immaginare né che un quinto dell'umanità possa prosperare senza limiti mentre un numero molto maggiore di persone vive esistenze di privazione e di squallore, né che modelli di produzione o di consumo che distruggono l'ambiente possano procurarci una prosperità di lunga durata. Non è un problema di ambiente contro sviluppo o di ecologia contro economia: il punto è come integrare le due cose. Si pensava di aver trovato una via d'uscita a questa situazione dieci anni fa, con gli accordi raggiunti a Rio in occasione del Summit sulla Terra. Da allora, però, i progressi sono stati più lenti di quanto sperassimo. In particolar modo i Paesi sviluppati non hanno tenuto fede alle promesse fatte: proteggere l'ambiente o aiutare il mondo in via di sviluppo. L'economia, da locale a globale, considera ancora l'ambiente alla stregua di un ospite indesiderato. Ora abbiamo un'altra occasione: il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, che si terrà a Johannesburg, in Sudafrica, fra tre mesi. Naturalmente, non sarà un summit da solo a cambiare la storia. Sono convinto però che verrà percepito come un punto di svolta se si prenderanno impegni chiari in direzione del cambiamento, e nuove iniziative per favorirlo in cinque settori specifici.

  1. ACQUA . Per evitare che nei prossimi dieci anni due terzi della popolazione mondiale debba affrontare gravi carenze idriche, è necessario ridurre la dispersione e gli sprechi, in particolare in agricoltura, e provvedere a una gestione di carattere regionale dei bacini idrografici di importanza vitale per più d'un Paese.
  2. ENERGIA . Per poter dare ai poveri una possibilità di sfuggire alla miseria dobbiamo fornire energia pulita ai due miliardi di persone che oggi non ce l'hanno. E per essere certi che questo passo avanti non sia accompagnato da un cambiamento climatico disastroso, è necessario migliorare l'efficienza energetica, applicare il Protocollo di Kyoto e finanziare la ricerca su nuovi tipi di energia pulita.
  3. SALUTE . Per salvare la vita di milioni di persone che ogni anno muoiono a causa di un ambiente malsano - acque sporche, inquinamento interno, rifiuti tossici, insetti che trasmettono malattie mortali - dobbiamo raddoppiare gli sforzi per creare un ambiente sicuro, rendere accessibili a tutti vaccinazioni e cure, e incrementare la ricerca sulle malattie tropicali.
  4. AGRICOLTURA . Per garantire che la produzione alimentare vada di pari passo con il numero di bocche da sfamare, dobbiamo trovare il sistema di invertire la precipitosa tendenza al calo di produttività agricola, specialmente in Africa. Ciò significa pianificare e gestire in modo più responsabile, applicando la Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione e finanziando la ricerca su nuovi raccolti a prova di siccità.
  5. BIODIVERSITA’ . E per bloccare l'estinzione galoppante delle altre specie, con implicazioni devastanti per la vita umana, dobbiamo imporre controlli più stretti sulla pesca illegale e sulle pratiche di disboscamento; dobbiamo aiutare le popolazioni che dipendono da queste attività a trovare altri modi, più sostenibili, per guadagnarsi da vivere. Kofi Annan segretario delle Nazioni Unite

 

 

IL TEMA DI DISCUSSIONE E' :

E' MEGLIO ESSERE REALISTI O  E' PIU' UTILE  ABBANDONARSI AL SOGNO? (Vai al Forum a fine articolo)

Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto...

Da una finestra bianca aperta sul futuro, scorgo una distesa pianeggiante dai colori tiepidi e insicuri, come se si potessero spengere con il primo vento. Scorgo una distesa aperta, senza alberi, senza piante, senza appigli. Il mio sguardo vorrebbe andare oltre, ma all’orizzonte alte montagne grigie impediscono ciò. La loro grandezza e le linee imponenti mi incutono timore e un senso di oppressione e di ansia mi avvolge avidamente.
Chiudo gli occhi aspettando e sperando inutilmente che qualcuno mi aiuti a chiudere questa fredda finestra.

Da un balcone bianco affacciato sul presente,
osservo una fila di salici piangenti, allineati simmetricamente. Chinano il capo con rassegnazione e porgono i lunghi, morbidi, tristi rami verso il freddo suolo.Il colore pallido delle foglie evidenzia la noia della solita lotta contro la pioggia e il freddo di ogni giorno.
Spicca tra tutti un alberello più piccolo. Egli lotta con le stesse forze degli altri, anzi, lotta solo e da solo cerca di sopravvivere ad un altro freddo giorno.

Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto, con alti alberi, colorati e variopinti. Alberi colmi di frutti, alcuni marci perché non sono stati colti in tempo, ma la maggior parte sono belli e maturi.
Un sole caldo e luminoso illumina le verdi foglie e le verdi montagne all’orizzonte, un cielo limpido e azzurro rischiara la mia mente e il mio cuore.
Lentamente un senso di malinconia mi scorre nelle vene. I miei occhi diventano lucidi e la mia anima ricorda la felicità di un tempo.
Ad un tratto qualcuno mi afferra e mi trascina indietro.
La porta alta e massiccia si chiude improvvisamente davanti ai miei occhi, la sua eco continua a risuonare nelle mie orecchie, nella mia mente.
...Riapro gli occhi ed una finestra bianca appare davanti ai miei tristi occhi...

(21/04/2002) Giulia Corteggiani, IV B Programmatori, ITCG Villa Pamphili - Roma

 

MANOSCRITTO DEL 1692 TROVATO A BALTIMORA NELLA CHIESA DI S.PAOLO

 

*     Va serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.

*     Finché è possibile senza doverti arrendere conserva i buoni rapporti con tutti.

*     Dì la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare

*     Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito

*     Se ti paragoni agli altri puoi diventare vanitoso e aspro, perché sempre ci saranno persone superiori e inferiori a te,

*     Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti. Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile; è un vero tesoro nelle vicende mutevoli del tempo

*     Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di inganno. Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'è di buono; molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita è piena di eroismo

 

* Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare. E non essere cinico riguardo all'amore, perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come l'erba  

  * Accetta di buon grado l' insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della giovinezza. 

  *   Coltiva la forza d'animo  per difenderti dall'improvvisa sfortuna, ma non angosciarti con fantasie. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

  *   Al di là di ogni salutare disciplina sii delicato con te stesso.

  *   Tu sei figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; Tu hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'Universo va schiudendosi come dovrebbe. Perciò stà in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la pace con la tua anima.

  *   Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo è ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente. Fa di tutto per essere felice