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"Abbiamo dato vita a questo movimento (il LIVING
DEMOCRACY MOVEMENT) per reagire alle limitazioni di
accesso alle risorse di uso comune: l'aspetto centrale
della globalizzazione. Si tratta di un movimento che è
nello stesso tempo ecologico, contro la povertà, di lotta
per la riconquista delle proprietà comuni, per la
democrazia e per la pace.
Alla base ci sono decenni di esperienze di lotta per il
diritto del popolo di accesso alle risorse, per la
democrazia diretta, per la libertà di Swadeshi (sovranità
economica), Swaraj (autogoverno) e Satyagraha (non
collaborazione con un governo ingiusto).
Il Living Democracy Movement in India vuole rinnovare le
risorse, reclama la restituzione delle proprietà comuni e
vuole rafforzare la democrazia. Mette la democrazia in
relazione con la vita secondo tre direttrici.
Democrazia vivente nel senso che riguarda tutto il vivente
e non solo la vita umana. E' una democrazia per la Terra e
non solo per il genere umano. Riguarda l'esistenza
quotidiana e le scelte, le libertà che a questa
attengono: il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo,
l'acqua che beviamo.
Non si occupa solo delle elezioni o di raccogliere voti
ogni tre, quattro o cinque anni.
E' una democrazia permanente, vibrante. E' una
coniugazione di democrazia economica con quella
politica."
Da: "Il fallimento della globalizzazione: perche'
generalizzare un movimento per la democrazia vivente"
- di Vandana Shiva.
Leggi l'articolo >>>
http://www.libreriadelledonne.it/
Vandana
Shiva - Fisica quantistica ed economista, dirige il Centro
per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse
Naturali di Dehra Dun in India. È considerata la teorica
più nota di una nuova scienza: l'ecologia sociale.
Accedi al percorso >>>
http://www.didaweb.net/risorse/singolo.php?id=128
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E' il mese di Ramadan, il mese in cui per i Musulmani fu rivelato
il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta
direzione e salvazione. "non appena ne vedete la nuova luna,
digiunate per tutto quel mese [...]" Sura II -'Della vaccà,
versi 183 e 185, Il Corano.
In
rete: Il Corano
http://www.corano.it/corano.html.
Un appello per realizzare
in Italia, il 29 novembre prossimo, ultimo venerdì del Ramadan
2002, la Giornata del Dialogo Cristiano Islamico: perchè sia
giorno di condivisione, di festa comune ma anche di scambio,
religioso e culturale, di esperienze. Affinchè la conoscenza
reciproca sia base e cultura di Pace.
http://www.ildialogo.org/islam/catena9102002.htm
Le
adesioni e materiali da scaricare: http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm
Accettare
la diversità, approfondimenti: l'Islam
http://www.tolerance.kataweb.it/ita/
In
rete: Ramadan 2002 - 1423
http://www.lastampa.it/Speciali/11%20settembre/ramadan/default.asp
Percorso Didaweb: Dialogare
con l'Islam >>>
Materiali riferiti all'attualità, alla conoscenza delle
caratteristiche culturali dell'Islam ed a supportare attività di
incontro e mediazione culturale, con la prospettiva di educare
alla Pace nella cultura del dialogo e del confronto.
http://www.didaweb.net/risorse/singolo.php?id=3 |
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PINOCCHIO
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| Trama |
Le
avventure esilaranti e istruttive del burattino Pinocchio, uscito
dalla penna di Collodi ma creato dallo scalpello del falegname
Geppetto. Scapestrato e innocente, nel suo desiderio di scoprire le
bellezze del mondo, finisce col morire impiccato da due malfattori
come il Gatto e la Volpe ma viene risuscitato dalla Fata Turchina.
Mentre Geppetto, la Fatina, il Grillo Parlante e chiunque altro
abbia a cuore la sua vita lo esorta ad accettare le regole del
vivere in comunità, Pinocchio continua a subire il fascino della
trasgressione. |
| Critica |
"Il
film è una specie di traduzione lineare del libro, illustrata dalle
splendide scenografie di Danilo Donati, recitata da bravi attori,
corredata da effetti speciali di ottimo livelli ma dove manca,
purtroppo, qualcosa. Quel che manca è una fantasia visionaria, un
senso della dismisura, della poesia che appartiene a Benigni come
attore e autore, ma che il Benigni regista non ha ancora acquisito.
Una carenza che spiace tanto più perché il film contiene scene di
grande ispirazione visiva, ma senza riuscire a dar loro una
continuità tale da giustificare il capolavoro annunciato. (..) Ci
chiediamo, in altre parole, dove sia finito il gusto dello
sberleffo, della trasgressione che tutti i maggiori comici
cinematografici posseggono in larga misura e che a Roberto non fa
certo difetto". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 ottobre
2002)
"(...) le scene e i costumi del povero Danilo Donati, al suo
ultimo lavoro, si 'mangiano' il film ancor prima che il pescecane si
mangi Pinocchio. - Vuoi dire che gli attori non sono bravi? - Al
contrario. Mangiafuoco, cioè Franco Javarone, mette paura. I Fichi
d'India sono un Gatto e una Volpe insinuanti e un po' bauscia, due
manager pezzenti come ce n'è tanti in giro. Kim Rossi Stuart è un
Lucignolo sensazionale, un "apache" deciso a non
arrendersi a costo di morire. Ma il film non rinuncia a nulla,
quindi ognuno ha due, tre scene e via. E il vero problema,
paradossalmente, è Pinocchio. Benigni ne è come intimidito. Lo
indossa come una maschera, anziché farsene possedere come da un
demone". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 ottobre 2002)
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"Ho
frequentato un scuola chiamata vita e ho insegnato a me stesso il cinema.
Ho sempre saputo che volevo realizzare dei film, ancor prima di vederne
uno all'età di nove anni. Abitavo in un villaggio povero e piccolissimo
dell'India, vicino a un nodo ferroviario dove si fermavano molti treni, ma
solo per scambiarsi passeggeri. Il mio villaggio non era mai la
destinazione di nessuno.
Da bambino vendevo tè su quell'unica piattaforma ferroviaria. Spesso mi
sedevo sul binario deserto, aspettando per un tempo infinito che arrivasse
un treno, fissando cinque tazzine vuote che penzolavano dalle mie cinque
dita.
Oggi, a Bombay, seduto davanti al mio PowerBook, fisso le mie cinque dita
sulla tastiera e un minuscolo cursore lampeggia dallo schermo con una
pulsazione regolare come il battito del cuore. Uno Swatch rumoroso fa
tic-tac sul mio polso. Accanto al mio PowerBook ci sono un biglietto aereo
per Parigi, qualche carta e una tazza di tè. Così tanto è accaduto nel
tempo fra due tazze di tè.
E così tutti gli eventi della nostra vita sono il risultato dei nostri
desideri e del destino. Samsara è una storia di desiderio e di
destino. Samsara è la storia di una celebrazione della vita.
Realizzando documentari, ho spesso osservato da vicino le vite delle altre
persone. Attraverso la realtà che si rivelava davanti alla machina da
presa, ho condiviso i frutti del destino di molta gente; il loro dolore e
la loro felicità.
I documentari mi hanno permesso di affrontare la cosiddetta realtà. Ho
filmato i destini di pochi soggetti selezionati, senza controllare nulla
tranne la scelta di ciò che intendevo guardare o ascoltare. Amavo questa
formula, e ho girato i destini e i desideri così come erano, e non come
esistevano nella mia immaginazione.
Il desiderio spesso nasce nel Samsara, nel mondo, nel luogo in cui
viviamo. Come tutti gli altri esseri, anch'io provo ogni genere di
desiderio. Il mio desiderio di raccontare la storia di Tashi e di Pema ha
origine nella mia fantasia, e la mia fantasia probabilmente ha origine in
quello che ho vissuto. In un modo o nell'altro noi torniamo alla realtà.
Torniamo alla vita.
La vita mi ha dato l'opportunità di vivere un'infanzia spirituale e
religiosa insieme alla mia famiglia. Ho ascoltato e riascoltato storie
affascinanti su Buddha e sugli dei Indù. Ma è stato solo più avanti,
mentre girovagavo per i monti Himalaya, che il seme di Samsara è
stato piantato.
Ho incontrato alcune fra le persone più straordinarie che abitano nelle
più remote regioni del Ladakh, Zanskar, Spiti, Sikkim e Bhutan, persone
che avrebbero lasciato un segno indelebile su di me e che avrebbero
cambiato per sempre il mio modo di guardare me stesso e il mondo.
Questo mi ha fatto chiedere: i miei desideri sono la causa del mio
destino? E' possibile controllare o mutare il corso del fato?
Narrare la storia di Tashi e di Pema è un modo per controllare il loro
destino. Per 140 minuti posso giocare fingendo di essere Dio al ritmo di
24 fotogrammi al secondo.
Il mio desiderio di realizzare Samsara, e non un altro film, nasce
anche dalla sensazione che sia venuto il tempo di raccontare questa
storia. Di raccontarla nel modo più semplice possibile, con un approccio
che parte dritto dallo stomaco. La mente si dovrebbe occupare soltanto del
trattamento cinematografico, che per me significa lavorare con il minor
numero di elementi possibili. Come nello Zen, il meno è il più.
Samsara è il mondo; sia all'interno del monastero che al suo
esterno. E' la storia di un lama, Tashi, che abbandona il monastero per
fare il contadino, per vivere un'esistenza terrena. Ed è la storia di
Pema, sua moglie, che possiede le qualità di un saggio pur vivendo nel
mondo. In breve, parla del vivere, o dell'andare via, o di entrambe le
cose insieme.
Tutti noi, a un certo punto della nostra vita, siamo tentati di cambiare
le cose, di scappare o di lasciare tutto e andare da qualche altra parte.
Samsara è questa altra parte'."
Pan Nalin
| LADAKH |
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Il Ladakh, spesso chiamato 'terra di luna', è una delle regioni più remote
dell'India. E' un deserto brullo e gelido. I suoi abitanti vivono fino ad
un'altitudine di 4,500 metri , ed è quindi uno dei luoghi civilizzati più
alti del mondo. Per via della sua posizione strategica è stato praticamente
chiuso agli stranieri fino al 1975. Le cime dei monti dell'Himalaya, alte
fino al cielo, lo rendono ancora più isolato. Ancora oggi il Ladakh è un
luogo dall'accesso difficilissimo. Le condizioni per girare un film
sussistono solo per quattro mesi all'anno, e d'inverno spostarsi diventa
impossibile perché la temperatura scende a -30C.
Conosciuto anche come "l'ultimo Shangri-la", il Ladakh è
prevalentemente Buddista Mahayana - una terra di contadini, monaci, nomadi,
pastori ed eremiti viaggianti. Ha una precisa identità culturale, una sua
logica di vita ed un suo modo unico di affrontare il concetto del tempo.
RECENSIONE DEL FILM
Samsara è il primo film girato interamente nel Ladakh, e dunque è uno
dei pochissimi film al mondo che sia stato girato ad un'altitudine media di
4,500 metri. Il permesso di girare in quella regione è stato ottenuto dopo
due anni di attesa. Molti altri film, comprese grosse produzioni
Hollywoodiane, non hanno ottenuto questa autorizzazione dal governo Indiano
per via della posizione estremamente delicata della frontiera della regione,
che confina con la Cina ed il Pakistan, e che si trova sempre in uno stato
di massima allerta.
Un paesaggio brullo e sconfinato sul quale
domina un cielo blu indaco, come se ne vedono solo alle elevate altitudini.
Un gruppo di monaci tibetani - un vecchio, un giovane, un bambino - sale i
ripidi pendii sassosi per raggiungere l'eremo dove uno di loro, Tashi, si
trova da tre anni in solitaria e intensa meditazione. Un rapace volteggia
nel cielo, sceglie la preda, raccoglie un sasso e lo lancia dall'alto. Laggiù
stramazza a terra una pecora belante; il piccolo monaco Kunga l'accarezza
triste con le lacrime agli occhi. La singolare carovana riprende il cammino,
recupera il giovane e coraggioso eremita, consunto dall'austera ricerca
spirituale e torna verso il monastero. Bandierine ondeggianti affidano al
vento le loro colorate preghiere; un cumulo di pietre "mani"
attrae l'attenzione di Tashi: sulla sommità una grossa pietra reca
l'iscrizione tibetana come si può impedire ad una goccia d'acqua di
asciugarsi?
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Con questo interrogativo inizia la
storia di Tashi, un giovane lama tibetano che dopo i rigori
dell'eremitaggio scopre ancora intatti i suoi desideri: questi erano
stati imbrigliati, educati e infine repressi, ma erano sempre vivi.
Difficile dire se sia più opportuno continuare ad educarli o
affrontarli: ci sono cose che bisogna vivere per poi
trascenderle, si dice Tashi. |
Esplode quindi il conflitto tra la vita
monastica, così sinceramente amata sin da quando a cinque anni suo padre lo
affidò al monastero, e la vita laica, con tutti i suoi piaceri ma anche con
tutta la sofferenza che deriva dall'infinito desiderare. Tashi inizia così
un cammino inverso a quello di Siddharta, il Buddha Shakyamuni: questi aveva
vissuto nel mondo e nei piaceri fino a 29 anni, per poi lasciare tutto,
compresa la bellissima moglie Yashodara e il figlio Rhaula (che
significativamente vuol dire "impedimento"), perché aveva
percepito che la vita è sofferenza in quando infinito, mai pago,
desiderare: è appunto il Samsara, la ciclicità dell'esistenza condizionata
dall'ignoranza spirituale, dall'ego. Essere padroni di se stessi e dei
propri desideri vuol dire controllo e disciplina, vuol dire volontà e
scelta. Forse è meglio invece non avere un sé...non avere nulla da
controllare e comandare cioè "non essere". Il problema è: siamo
disposti a non essere? Tutto è implicito nel quesito di Apo, il maestro di
Tashi: è più importante inseguire mille desideri o conquistarne uno
solo? Io credo che quel solo desiderio da conquistare li comprenda
tutti: è l'impulso condizionato e irresistibile alla vita. Tashi non ha mai
vissuto al di fuori del monastero, ed ora ne avverte fortissimo il
richiamo...

Lascio a voi scoprire la trama, il fascino
delle illusioni, la malìa del sesso, la fatica della quotidianità, i
mutamenti, soprattutto interiori, di Tashi. Vorrei invece sottolineare
alcuni aspetti artistici, estetici e formali, del film del regista indiano
autodidatta Pan Nalin, aspetti tanto più entusiasmanti quanto più
lontani dal cinema occidentale, al quale ormai siamo abituati fino
all'assuefazione. Pan Nalin già da bambino - quando era un povero venditore
di tè alla stazione di un paesino desolato - aveva nel cuore, nel sangue e
nella mente la sensibilità per le immagini e la capacità di farne veicolo
di senso ed emozioni. Questo voleva e questo è riuscito a fare: raccontare
con il filtro della propria visione spirituale e utilizzando meno elementi
possibili, delle storie autentiche - se non vere - per l'intensità
dell'espressione del reale, per la capacità di osservare, sintetizzare,
dare corpo e anima a ciò che non è se non in potenza. Qualcuno ha definito
la sua regia "Zen", e in effetti il film è di un'essenzialità
travolgente, quasi abbacinante, di un'armonia ed un rigore che al confronto
rendono un qualunque film americano un accozzaglia di situazioni infinite e
costosissime, quanto inefficaci.
| Certo Pan Nalin ha dalla sua il
paesaggio mozzafiato del Ladakh, trattandosi del primo film
interamente girato ad altitudini di circa 4000 metri, nella
"lunare" regione indiana. Ed ha dalla sua la bellezza e la
singolarità della cultura tibetana, fedelmente ricostruita negli
interni de monasteri, nella vita dei contadini, nei riti religiosi,
nella quotidianità dei giochi e delle nostalgie dei piccoli monaci.
Ma tutta sua è la sensibilità estetica che fa indugiare la
macchina da presa su un gioco di luce su un velo che ondeggia al
vento, disegnando spirali sinuose cariche di promesse erotiche,
tutta sua è la capacità di far sentire allo spettatore le
gratificazioni, il piacere e le laceranti inquietudini spirituali
dei protagonisti. |
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Samsara è un film denso, pieno di senso e
sensualità, corposo, aggraziato nel suo realismo, accattivante per
l'assenza di facili risposte, una gioia per gli occhi e una tensione emotiva
per lo spirito. Tutto questo utilizzando pochi ma essenziali ingredienti: il
paesaggio, la sapiente regia, l'impiego di attori non professionisti (a
parte i protagonisti), presi dal contesto che si vuole raccontare, compresi
tre veri monaci tibetani (tra cui il piccolo Kunga), e infine tanta
amorevole pazienza, visto che il film ha impiegato quasi 10 anni per vedere
la luce. L'esatto contrario dei film americani: tanto vuoti per senso e
gusto estetico, quanto costosi e di rapida esecuzione e, ahimè, graditi dal
pubblico. Si sente che Samsara è un film ideato, scritto e diretto per il
semplice gusto di farlo, con amore, partecipazione e non solo per riempire
le sale cinematografiche e il portafogli.

Qualcuno non lo capirà, qualcun altro
troverà disdicevoli alcuni aspetti della cultura tibetana, così come ci
viene presentata nel film, come il fatto che i bambini vengano affidati ai
monasteri da piccolissimi, senza contare che lo stesso svolgersi della
storia dà già un'eloquente, ma certamente non definitiva, risposta a
questo dubbio...
Qualcun altro non capirà le scene erotiche e, sulla scorta del fuorviante
trailer pubblicitario, non ne vedrà la bellezza e il significato, invece
strettamente funzionale alla rappresentazione del percorso interiore di
Tashi.
Ma sarà solo perché non avrà riflettuto abbastanza su tutto il film
dall'inizio alla fine, considerando che nulla, nessuna inquadratura, nessun
episodio, per quanto apparentemente marginale è gratuito.
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IMPRONTE
DIGITALI
Ore
12.15 ora italiana.
La Camera ha completato ed approvato l'esame del ddl immigrazione e
asilo con 279 voti a favore, 203 contrari e 1 astenuto. Il ddl torna ora
al Senato, dove sara' "blindato" e licenziato in tempi
brevissimi
La legge comprende anche la norma che prevede di prendere le impronte
digitali agli immigrati che chiedono il permesso di soggiorno
APPELLO firmato da extracomunitari del mondo dell'arte,della cultura,
etc
Noi, che amiamo l'Italia per la sua cultura, la sua bellezza e le sue
tradizioni, e che siamo legati a questo Paese anche da frequenti rapporti
di lavoro, siamo indignati dalla decisione di richiedere le impronte
digitali solo agli extracomunitari. È una norma che calpesta un
fondamentale diritto umano, quello dell'uguaglianza, e cede al vento
xenofobo che attraversa l'Occidente, facendo di ogni immigrato un
potenziale criminale. Anche noi saremo obbligati a fornire le nostre
impronte: ma è a nome di tutti quelli che non hanno voce, delle migliaia
di uomini e donne che sono costretti a fuggire dai loro Paesi, ed emigrano
nella speranza di una vita più dignitosa, che chiediamo al Parlamento e
al governo italiano di fermarsi e di cancellare una norma così odiosa. Il
problema dell'immigrazione è cruciale in tutta l'Europa. Ma non si
affronta con misure emotive e discriminatorie.
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Luis Sepulveda
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scrittore
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Karl Potter
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musicista
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Gore Vidal
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scrittore
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Tahar Ben Jelloun
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scrittore
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Bob Wilson
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regista e coreografo
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Zubin Mehta
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direttore d'orchestra
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Susan Sontag
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scrittrice
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Tobey Maguire
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attore
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Richard Lowenstein
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regista
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Lui Bacalov
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compositore
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Myung-Whun Chung
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direttore d'orchestra
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Cherif
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regista teatrale
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Younis Tawfik
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scrittore
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Martha Argerich
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pianista
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Joseph Kosuth
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artista
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Mrinal Sen
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regista
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Peter Scarlet
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direttore di Cinemateque Francaise
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Toni Thorimbert
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fotografo
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Igli Tare
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giocatore del Brescia
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Kewullay Contè
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giocatore del Venezia
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Erjon Bogdani
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giocatore della Reggina
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Akeem Omolade
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giocatore del Torino
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Idris Sanneh
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commentatore sportivo
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Fouad Allam
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docente all'Università di Trieste saggista
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Victoria Munsey
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traduttrice e membro della Chiesa Valdese
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Amik Kasoruho
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scrittore e intellettuale
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Nabil Ben Salameh
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cantante dei Radiodervish
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Bintu Lo
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operatrice commerciale
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Repubblica, 31 maggio 2002
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EMERGENZA CACCIA: TRA POCHI GIORNI L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE
"DEROGHE"
LEGGE AMMAZZA-FRINGUELLI:
AUDIZIONE DELLA LAV IN COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA
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AIUTACI A FERMARE LA LEGGE SULLE "DEROGHE" PER LA CACCIA
DEGLI UCCELLI
PROTETTI DALLA DIRETTIVA 79/409/CEE!
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Giovedì 30 maggio, alle ore 15.00, la XIII Commissione
Agricoltura della Camera procederà ad un'audizione informale
della LAV ed altre associazioni riguardo al disegno di legge
n.2297 (già n.628 approvato dal Senato) che vorrebbe consentire
in Italia il massacro dei piccoli uccelli migratori
come
fringuelli, peppole, passeri, storni, pispole, zigoli, ecc.
Presentato dal Presidente Berlusconi, tale disegno di legge sarà
approvato
definitivamente
nei prossimi giorni grazie all'incredibile sostegno di
parlamentari sia di centrodestra sia di centrosinistra che
vogliono accaparrarsi le simpatie elettorali di cacciatori ed
armieri.
COME CAMBIERÀ LA CACCIA IN ITALIA SE LA LEGGE VENISSE APPROVATA?
Con il disegno di legge le Regioni avrebbero il potere di fissare
deroghe all'elenco delle specie cacciabili; attualmente tale
elenco è fissato
dalla
legge nazionale sulla caccia n.157/92 e prevede ben 48
specie fra uccelli
e
mammiferi che possono essere cacciate ma, con la nuova legge, ogni
regione potrebbe aggiungere altri uccelli alla lista dei
condannati a morte, ancorché appartenenti a specie protette dalle
direttive CEE!
Ciò è già accaduto in questi anni, quando la LAV è stata
duramente
impegnata
a contrastare i ripetuti tentativi delle solite Regioni
filovenatorie di addurre la tutela di campi ed oliveti quale
pretesto per aumentare il
numero
di "bersagli vivi" (dati ufficiali confermano che nel
1998 nella sola Toscana sono stati sterminati, "per prevenire
danni", almeno 130mila passerotti) soprattutto per chi
pratica le distruttive cacce da appostamento.
Le regioni, inoltre, potranno legalizzare le più barbare
tradizioni venatorie di certe zone italiane come l'uccellagione ed
il commercio a
fini
alimentari
o di richiamo dei piccoli volatili, pesanti meno della
cartuccia
necessaria
per ucciderli. Così i frigoriferi di ristoranti e trattorie
potranno riempirsi di migliaia di pettirossi e fringuelli, mentre
tornerebbe
alla
ribalta l'aucupio, un'attività che costituisce un'offesa alla
civiltà
ed al progresso morale della società del nuovo millennio: uccelli
canori
(allodole, merli, tordi, ecc.) attirati con l'inganno di cibo e
tranquillità, vengono catturati con vaste reti e trappole nei
roccoli;
quelli sopravvissuti al terrore ed alle ferite verranno
imprigionati in
minuscole gabbie, usati come "esche vive" per la caccia
da appostamento!.
AIUTACI ANCHE TU A SALVARE GLI UCCELLI MIGRATORI!
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Abbiamo ormai pochi giorni per tentare di fermare questa legge del
massacro,
per cui Ti invitiamo a telefonare o scrivere subito un fax per
dire no
alle
"deroghe" per
sterminare passeri e fringuelli, no al disegno di legge
n.2297:
on. Giacomo de GHISLANZONI CARDOLI
Presidente della XIII Commissione "Agricoltura"
Camera dei Deputati
Palazzo Montecitorio - 00186 ROMA
tel 06.67603786 - fax 06.67604889
Per altre informazioni e notizie, clicca su:
http://www.infolav.org/lenostrecampagne/cacciaefauna/emergenzacaccia/index.h
Via
Sommacampagna, 29 - 00185 Roma
tel 06.4461325 fax 06.4461326 e-mail: lav@infolav.org
settore "fauna": e.bonfanti@infolav.org
www.infolav.org
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Diciassette
intellettuali italiani e stranieri hanno lanciato un appello per la
creazione di un confine chiaro tra israeliani e palestinesi. Ecco il
testo.
Ci
rivolgiamo alla Comunità internazionale perché sostenga in modo
attivo il movimento per la separazione unilaterale dai
palestinesi, che si è costituito da poco in Israele. La mancanza di
chiari confini tra le due nazioni è una delle cause principali del
sangue versato in questi mesi. Il fatto che non esistano confini ha
permesso sia gli insediamenti israeliani disseminati nel territorio
palestinese sia i recenti attentati terroristici contro la
popolazione civile di Israele.
Lo scopo del movimento nato in Israele è quello di creare questo
confine: esso deve venire realizzato con un ulteriore ritiro
unilaterale di Israele dagli altri territori occupati. L’esistenza
di confini chiari e difendibili, eventualmente appoggiati da una
presenza internazionale, può ridurre la violenza esplosa negli
ultimi tempi e favorire un clima che faccia riprendere le trattative
di pace.
Non possiamo tacere davanti al rischio d’uno scontro totale tra
due grandi civiltà, che vissero insieme per tanti secoli, conobbero
pensieri affini ed ebbero rapporti commerciali così intensi e
fruttuosi. Creare un confine è il primo passo: ad esso
dovranno seguire trattative di pace, sostenute dalla Comunità
internazionale. Noi speriamo che, fra una o due generazioni, gli
odii recenti tra ebrei e palestinesi (odii recentissimi rispetto a
quelli tra cristiani ed ebrei) si placheranno: come si sono placati
in Europa, dopo due guerre, gli odii fra francesi e tedeschi.
John Banville, Hector Bianciotti, Pietro Citati, Daniele Del
Giudice, Hans Magnus Enzensberger, Carlos Fuentes, Marc Fumaroli,
James Hillman, Mario Luzi, Claudio Magris, Javier Marías, Czeslaw
Milosz, Giuseppe Pontiggia, Jorge Semprún, Mario Vargas Llosa,
Andrea Zanzotto, Avraham B. Yehoshua
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Immaginate un mondo di siccità,
uragani e carestie inesorabili, di delta e regioni costiere inondati
dall'innalzamento dei mari; un mondo in cui milioni di persone
muoiono per l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, milioni fuggono
in cerca di luoghi più sicuri dove vivere e altri milioni ancora
combattono fra loro per contendersi risorse naturali che
scarseggiano. Oppure, immaginate un mondo fatto di acqua e di aria
pulite, di tecnologie verdi, in cui le case, i trasporti e
l'industria siano tutti basati sull'efficienza energetica, dove
ciascuno condivida i vantaggi dello sviluppo, del progresso e delle
risorse naturali del pianeta, e che quei vantaggi possano essere
trasmessi da una generazione a quella successiva.
La scelta fra questi due scenari dipende da noi.
Una scuola di pensiero dipinge la crescita e lo sviluppo economico
come una strada inesorabile verso l'apocalisse. Un'altra minimizza i
reali problemi ecologici che abbiamo di fronte o ci rassicura che in
nostro soccorso verrà qualche progresso tecnologico spontaneo.
Nessuno dei due
approcci è utile, nessuno dei due corrisponde al vero. Noi esseri
umani potremo prosperare nel futuro, così come abbiamo fatto nel
passato, vivendo in armonia con il nostro ambiente naturale. Ma al
momento non lo stiamo facendo. Negli ultimi due secoli, i notevoli
avanzamenti nei livelli di vita hanno incoraggiato alcuni di noi a
credere che si fossero raggiunti i limiti naturali del benessere
umano. Ora però il numero assoluto di esseri umani, il desiderio
naturale da parte di tutti di condividere la prosperità di cui
finora pochi hanno goduto e i consumi senza precedenti di energia e
di altre risorse ci hanno condotto in territori inesplorati. Non
dovremo più immaginare né che un quinto dell'umanità possa
prosperare senza limiti mentre un numero molto maggiore di persone
vive esistenze di privazione e di squallore, né che modelli di
produzione o di consumo che distruggono l'ambiente possano
procurarci una prosperità di lunga durata. Non è un problema di
ambiente contro sviluppo o di ecologia contro economia: il punto è
come integrare le due cose. Si pensava di aver trovato una via
d'uscita a questa situazione dieci anni fa, con gli accordi
raggiunti a Rio in occasione del Summit sulla Terra. Da allora, però,
i progressi sono stati più lenti di quanto sperassimo. In
particolar modo i Paesi sviluppati non hanno tenuto fede alle
promesse fatte: proteggere l'ambiente o aiutare il mondo in via di
sviluppo. L'economia, da locale a globale, considera ancora
l'ambiente alla stregua di un ospite indesiderato. Ora abbiamo
un'altra occasione: il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile,
che si terrà a Johannesburg, in Sudafrica, fra tre mesi.
Naturalmente, non sarà un summit da solo a cambiare la storia. Sono
convinto però che verrà percepito come un punto di svolta se si
prenderanno impegni chiari in direzione del cambiamento, e nuove
iniziative per favorirlo in cinque settori specifici.
- ACQUA
. Per evitare che nei prossimi dieci anni due terzi della
popolazione mondiale debba affrontare gravi carenze idriche, è
necessario ridurre la dispersione e gli sprechi, in particolare
in agricoltura, e provvedere a una gestione di carattere
regionale dei bacini idrografici di importanza vitale per più
d'un Paese.
- ENERGIA . Per
poter dare ai poveri una possibilità di sfuggire alla miseria
dobbiamo fornire energia pulita ai due miliardi di persone che
oggi non ce l'hanno. E per essere certi che questo passo avanti
non sia accompagnato da un cambiamento climatico disastroso, è
necessario migliorare l'efficienza energetica, applicare il
Protocollo di Kyoto e finanziare la ricerca su nuovi tipi di
energia pulita.
- SALUTE . Per
salvare la vita di milioni di persone che ogni anno muoiono a
causa di un ambiente malsano - acque sporche, inquinamento
interno, rifiuti tossici, insetti che trasmettono malattie
mortali - dobbiamo raddoppiare gli sforzi per creare un ambiente
sicuro, rendere accessibili a tutti vaccinazioni e cure, e
incrementare la ricerca sulle malattie tropicali.
- AGRICOLTURA . Per
garantire che la produzione alimentare vada di pari passo con il
numero di bocche da sfamare, dobbiamo trovare il sistema di
invertire la precipitosa tendenza al calo di produttività
agricola, specialmente in Africa. Ciò significa pianificare e
gestire in modo più responsabile, applicando la Convenzione
delle Nazioni Unite contro la desertificazione e finanziando la
ricerca su nuovi raccolti a prova di siccità.
- BIODIVERSITA’ .
E per bloccare l'estinzione galoppante delle altre specie, con
implicazioni devastanti per la vita umana, dobbiamo imporre
controlli più stretti sulla pesca illegale e sulle pratiche di
disboscamento; dobbiamo aiutare le popolazioni che dipendono da
queste attività a trovare altri modi, più sostenibili, per
guadagnarsi da vivere. Kofi Annan segretario delle Nazioni Unite
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IL TEMA DI DISCUSSIONE E' :
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| E' MEGLIO ESSERE
REALISTI O E' PIU' UTILE ABBANDONARSI AL SOGNO? (Vai al Forum
a fine articolo) |
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Apro una pesante
porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto...

Da una finestra bianca aperta sul futuro,
scorgo una distesa pianeggiante dai colori tiepidi e insicuri, come
se si potessero spengere con il primo vento. Scorgo una distesa
aperta, senza alberi, senza piante, senza appigli. Il mio sguardo
vorrebbe andare oltre, ma all’orizzonte alte montagne grigie
impediscono ciò. La loro grandezza e le linee imponenti mi incutono
timore e un senso di oppressione e di ansia mi avvolge avidamente.
Chiudo gli occhi aspettando e sperando inutilmente che qualcuno mi
aiuti a chiudere questa fredda finestra.
Da un balcone bianco affacciato sul presente,
osservo una fila di salici piangenti, allineati simmetricamente.
Chinano il capo con rassegnazione e porgono i lunghi, morbidi,
tristi rami verso il freddo suolo.Il colore pallido delle foglie
evidenzia la noia della solita lotta contro la pioggia e il freddo
di ogni giorno.
Spicca tra tutti un alberello più piccolo. Egli lotta con le stesse
forze degli altri, anzi, lotta solo e da solo cerca di sopravvivere
ad un altro freddo giorno.
Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto, con alti
alberi, colorati e variopinti. Alberi colmi di frutti, alcuni marci
perché non sono stati colti in tempo, ma la maggior parte sono
belli e maturi.
Un sole caldo e luminoso illumina le verdi foglie e le verdi
montagne all’orizzonte, un cielo limpido e azzurro rischiara la
mia mente e il mio cuore.
Lentamente un senso di malinconia mi scorre nelle vene. I miei occhi
diventano lucidi e la mia anima ricorda la felicità di un tempo.
Ad un tratto qualcuno mi afferra e mi trascina indietro.
La porta alta e massiccia si chiude improvvisamente davanti ai miei
occhi, la sua eco continua a risuonare nelle mie orecchie, nella mia
mente.
...Riapro gli occhi ed una finestra bianca appare davanti ai miei
tristi occhi...
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(21/04/2002) Giulia Corteggiani, IV B
Programmatori, ITCG Villa Pamphili - Roma
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MANOSCRITTO
DEL 1692 TROVATO A BALTIMORA NELLA CHIESA DI S.PAOLO
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Va serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e
ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.
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Finché è possibile senza doverti
arrendere conserva i buoni rapporti con tutti.
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Dì la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta
gli altri, anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno
una loro storia da raccontare
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Evita le persone prepotenti e
aggressive, esse sono un tormento per lo spirito
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Se ti paragoni agli altri puoi diventare vanitoso e
aspro, perché sempre ci saranno persone superiori e
inferiori a te,
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Rallegrati dei tuoi risultati come
dei tuoi progetti. Mantieniti interessato alla tua
professione, benché umile; è un vero tesoro nelle vicende
mutevoli del tempo
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Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è
pieno di inganno. Ma questo non ti impedisca di vedere
quanto c'è di buono; molte persone lottano per alti ideali,
e dappertutto la vita è piena di eroismo
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Sii te stesso. Specialmente non
fingere di amare. E non essere cinico riguardo all'amore, perché
a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come
l'erba
Accetta di buon grado l'
insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della
giovinezza.
Coltiva la forza d'animo
per difenderti dall'improvvisa sfortuna, ma non angosciarti
con fantasie. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla
solitudine.
Al
di là di ogni salutare disciplina sii delicato con te stesso.
Tu
sei figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; Tu
hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no,
senza dubbio l'Universo va schiudendosi come dovrebbe. Perciò stà
in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano i
tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione
della vita conserva la pace con la tua anima.
Nonostante
tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo
è ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente. Fa di tutto per
essere felice
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