|
L'angelo
dell'amore
Quella sera non era certo tempo di raccontare le
storie ai bambini. La baby sitter aveva la tachicardia e Ricky era stato
costretto a rimanere a casa con il fratello più piccolo, rinunciando alla
romantica uscita con la ragazza. Si erano fatte le ventidue, la signora
Pooner si era assicurata che il suo bambino più piccolo si fosse infilato
sotto le coperte di raso blu. La donna salutò il figlio, chiudendogli la
porta e lasciandolo al buio. Il piccolo Stephen, alto poco più di
centoquarantotto centimetri, aveva chiesto al fratello di raccontargli una
storia per addormentarsi. Tutti sanno che i fratelli maggiori se la
prendono con i più piccoli, e Ricky, infatti, doveva essere proprio in
collera col fratello, ma decise di raccontargli in ogni modo una storia:
-Conosci la storia dell’angelo dell’amore?-
-No, raccontamela ti prego!-. Il fratello non si
fece pregare e, sedendosi sul letto accanto al fratello, cominciò a
narrare la storia del bizzarro angelo:
-Sai, l’angelo dell’amore è una creatura
particolare che s’innamora di chiunque, e la protagonista di questa
storia è una donna di quarant’anni, bionda come la mamma. La leggenda
afferma che l’angelo s’innamora della persona che lo libera dalle
catene messegli dal demonio. La donna, infatti, una volta udì la catena
dell’angelo, sembrava che i colpi provenissero dalla soffitta, le catene
sembravano essere attaccate al muro, perché si udivano dei colpi sulla
robusta parete. La donna salì le scale della sua soffitta, la polvere
regnava sovrana in tutta la stanza. Piena di coraggio, la donna si avvicinò
il più possibile ai colpi di catena che poteva udire, fino al momento in
cui qualcosa la afferrò e le diede un bacio-.
Il
bambino era rimasto stupefatto per questa storia, era bellissima, un
incrocio tra l’amore e il mistero. Il fanciullo si fece afferrare dalle
braccia di Morfeo, che per alcune ore lo portò nel regno dei sogni. I
vicini stavano facendo un baccano incredibile, cadevano piatti e
s’insultavano come non mai. Quei piatti che cadevano non davano ansia al
bambino, che in ogni modo continuava a dormire sonni tranquilli. Quegli
urli e quei colpi si tramutarono in pugni sulle pareti di casa sua. Il
cuore del ragazzo cominciò ad agitarsi, obbligandolo ad aprire gli occhi.
I pugni proseguivano, mentre la solitudine si tramutava in terrore, volle
cercare di vedere di cosa si trattasse. Il piccolo Stephen
si alzò dal letto, spostando verso sinistra le coperte e a piedi
nudi uscì dalla stanza. Il freddo che passava dai piedi gli andava a
toccare la schiena, dandogli dei brividi di freddo e di paura assieme. I
colpi venivano dalla soffitta, accompagnati da un rumore particolare che
fece incuriosire ancora di più il fanciullo, che salì la ripida scala
che gli permetteva di giungere fino in soffitta. Spinse la pesante porta
con entrambe le mani, andandosi a trovare nel regno del buio, dove la
lampadina non esisteva. Il bambino continuava a sentire quei colpi, mentre
dalla piccola finestra entrava un leggero chiarore, causato dalla presenza
notturna della luna. Egli fece un gran sospiro e si diresse verso il
chiarore; passo dopo passo i battiti del cuore ricoprivano ogni strano
rumore, fino al momento in cui gli fu impossibile udire ogni particolare.
Qualcosa lo afferrò: erano due mani che ai polsi avevano delle catene. Il
chiarore della luna illuminò il volto di quella persona, che in pochi
istanti baciò il ragazzo, che senza voce disse:
-Mamma?!-, l’urlo squarciò il silenzio della
notte.
|
The Trip
The
street was a dull gray color. The sidewalk was covered with gum and
cigarettes. The buildings were all a dark bloody red, with little
spots of black. The school down the street was surrounded by little
kids all wearing a gray boring uniform. Two little kids started a
fight, screaming bad words at each other. Punches were thrown until
the bell rang and the kids went in. Cars went by very slowly, in no
hurry at all. The cool wind flew above the houses on 56th
street.
As I walked into my
old boring house that was covered with cockroaches crawling in and
out, I noticed that there was a strange device near the mouse hole
outside the house. It was very small, it was blue and green. It was
about the size of the mouse hole. I touched it. It suddenly got
bigger, making me stumble backward in an awkward way. Now I could
see the details. It was some sort of spaceship with blinking lights
all around it. There was an antenna on the on the top of the big
oval UFO. A long red ramp suddenly lowered. I took small baby steps
entering the UFO. I arrived at a desk with tons of buttons. I
realized that this was the place to control the ship. I pressed the
big red button, being extremely cautious. The ship blasted into
hyperspace. In less than a second the ship stopped.
I walked out of the
spaceship, petrified because of the trip. Although I was scared,
when I stepped out of the spaceship, I suddenly felt so excited
because in front of me was a beautiful tropical beach.
There were tons of
colors surrounding me, there was a palm tree leaning a little as if
it was about to fall down. The sand was a goldish color and the sea
was a shiny turquoise. Animals like crabs and seagulls were all over
the place. The sea was washing on to the beach; it made you calm
down. There was a total silence, which made the place even better.
The smell of the water and the wind flowed through the air.
I walked down the
brown trail noticing new things such as, a dead snake and some bones.
I shuddered at the sight of bones. In the distance I saw a picnic
basket, a big sandwich, and some juice beside it. I sat down on the
red blanket and started to munch on my enormous mozzarella and
tomato sandwich. The mozzarella oozed down the side of my oval
sandwich; like the ones they make at subway. The tomatoes were
falling out of the sandwich very slowly. I drank my orange juice and
left an orange mustache above my upper lip. When I finished my
lunch, I kept on walking until I saw a beautiful spot where only a
pinch of sunlight could reach. I ran toward it and while sprinting,
I noticed that a chair and a glass of coke had already been set up
for me, this place was truly heaven. I sat down and drank my coke
sip after sip joyfully.
After a while I
noticed that there was a neatly packaged gift with red ribbons and
orange wrapping paper. I opened it up. It was a palm pocket! I had
always wanted one.
After playing with
my palm pocket, I headed back remembering that I had a life to live
in New York City. As I entered the spaceship, I said goodbye in my
mind, to this beautiful place.
After the short trip
home was over I started walking home and looked at my watch. “What”!
I said to myself. “It’s the same time I left this place with the
spaceship, that means there’s still school.” So I did a sharp
U-turn (with my body) and headed to school.
When I arrived at my
big brown private school I headed into my classroom and wrote down
what happened during my adventure in a story.
The End
|
| By Luca Trincia M2-04 |
|
|
Apro una pesante porta di legno massiccio sul
passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto...

Da una finestra bianca aperta sul futuro, scorgo
una distesa pianeggiante dai colori tiepidi e insicuri, come se si
potessero spengere con il primo vento. Scorgo una distesa aperta, senza
alberi, senza piante, senza appigli. Il mio sguardo vorrebbe andare oltre,
ma all’orizzonte alte montagne grigie impediscono ciò. La loro
grandezza e le linee imponenti mi incutono timore e un senso di
oppressione e di ansia mi avvolge avidamente.
Chiudo gli occhi aspettando e sperando inutilmente che qualcuno mi aiuti a
chiudere questa fredda finestra.
Da un balcone bianco affacciato sul presente,
osservo una fila di salici piangenti, allineati simmetricamente. Chinano
il capo con rassegnazione e porgono i lunghi, morbidi, tristi rami verso
il freddo suolo.Il colore pallido delle foglie evidenzia la noia della
solita lotta contro la pioggia e il freddo di ogni giorno.
Spicca tra tutti un alberello più piccolo. Egli lotta con le stesse forze
degli altri, anzi, lotta solo e da solo cerca di sopravvivere ad un altro
freddo giorno.
Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto, con alti alberi,
colorati e variopinti. Alberi colmi di frutti, alcuni marci perché non
sono stati colti in tempo, ma la maggior parte sono belli e maturi.
Un sole caldo e luminoso illumina le verdi foglie e le verdi montagne
all’orizzonte, un cielo limpido e azzurro rischiara la mia mente e il
mio cuore.
Lentamente un senso di malinconia mi scorre nelle vene. I miei occhi
diventano lucidi e la mia anima ricorda la felicità di un tempo.
Ad un tratto qualcuno mi afferra e mi trascina indietro.
La porta alta e massiccia si chiude improvvisamente davanti ai miei occhi,
la sua eco continua a risuonare nelle mie orecchie, nella mia mente.
...Riapro gli occhi ed una finestra bianca appare davanti ai miei tristi
occhi...
|