Sommario 

Data Autore Scuola Classe

L'angelo dell'amore

27/4/03 Alessandro BelloMarini Pamphili 1C

The Trip

26/5/02 Luca Trincia Scuola americana

Apro una pesante porta di legno

 

L'ANGELO DELL'AMORE L'angelo dell'amore

Quella sera non era certo tempo di raccontare le storie ai bambini. La baby sitter aveva la tachicardia e Ricky era stato costretto a rimanere a casa con il fratello più piccolo, rinunciando alla romantica uscita con la ragazza. Si erano fatte le ventidue, la signora Pooner si era assicurata che il suo bambino più piccolo si fosse infilato sotto le coperte di raso blu. La donna salutò il figlio, chiudendogli la porta e lasciandolo al buio. Il piccolo Stephen, alto poco più di centoquarantotto centimetri, aveva chiesto al fratello di raccontargli una storia per addormentarsi. Tutti sanno che i fratelli maggiori se la prendono con i più piccoli, e Ricky, infatti, doveva essere proprio in collera col fratello, ma decise di raccontargli in ogni modo una storia:

-Conosci la storia dell’angelo dell’amore?-

-No, raccontamela ti prego!-. Il fratello non si fece pregare e, sedendosi sul letto accanto al fratello, cominciò a narrare la storia del bizzarro angelo:

-Sai, l’angelo dell’amore è una creatura particolare che s’innamora di chiunque, e la protagonista di questa storia è una donna di quarant’anni, bionda come la mamma. La leggenda afferma che l’angelo s’innamora della persona che lo libera dalle catene messegli dal demonio. La donna, infatti, una volta udì la catena dell’angelo, sembrava che i colpi provenissero dalla soffitta, le catene sembravano essere attaccate al muro, perché si udivano dei colpi sulla robusta parete. La donna salì le scale della sua soffitta, la polvere regnava sovrana in tutta la stanza. Piena di coraggio, la donna si avvicinò il più possibile ai colpi di catena che poteva udire, fino al momento in cui qualcosa la afferrò e le diede un bacio-.

 Il bambino era rimasto stupefatto per questa storia, era bellissima, un incrocio tra l’amore e il mistero. Il fanciullo si fece afferrare dalle braccia di Morfeo, che per alcune ore lo portò nel regno dei sogni. I vicini stavano facendo un baccano incredibile, cadevano piatti e s’insultavano come non mai. Quei piatti che cadevano non davano ansia al bambino, che in ogni modo continuava a dormire sonni tranquilli. Quegli urli e quei colpi si tramutarono in pugni sulle pareti di casa sua. Il cuore del ragazzo cominciò ad agitarsi, obbligandolo ad aprire gli occhi. I pugni proseguivano, mentre la solitudine si tramutava in terrore, volle cercare di vedere di cosa si trattasse. Il piccolo Stephen  si alzò dal letto, spostando verso sinistra le coperte e a piedi nudi uscì dalla stanza. Il freddo che passava dai piedi gli andava a toccare la schiena, dandogli dei brividi di freddo e di paura assieme. I colpi venivano dalla soffitta, accompagnati da un rumore particolare che fece incuriosire ancora di più il fanciullo, che salì la ripida scala che gli permetteva di giungere fino in soffitta. Spinse la pesante porta con entrambe le mani, andandosi a trovare nel regno del buio, dove la lampadina non esisteva. Il bambino continuava a sentire quei colpi, mentre dalla piccola finestra entrava un leggero chiarore, causato dalla presenza notturna della luna. Egli fece un gran sospiro e si diresse verso il chiarore; passo dopo passo i battiti del cuore ricoprivano ogni strano rumore, fino al momento in cui gli fu impossibile udire ogni particolare. Qualcosa lo afferrò: erano due mani che ai polsi avevano delle catene. Il chiarore della luna illuminò il volto di quella persona, che in pochi istanti baciò il ragazzo, che senza voce disse:

-Mamma?!-, l’urlo squarciò il silenzio della notte.

 

 

The Trip

 The street was a dull gray color. The sidewalk was covered with gum and cigarettes. The buildings were all a dark bloody red, with little spots of black. The school down the street was surrounded by little kids all wearing a gray boring uniform. Two little kids started a fight, screaming bad words at each other. Punches were thrown until the bell rang and the kids went in. Cars went by very slowly, in no hurry at all. The cool wind flew above the houses on 56th street.

As I walked into my old boring house that was covered with cockroaches crawling in and out, I noticed that there was a strange device near the mouse hole outside the house. It was very small, it was blue and green. It was about the size of the mouse hole. I touched it. It suddenly got bigger, making me stumble backward in an awkward way. Now I could see the details. It was some sort of spaceship with blinking lights all around it. There was an antenna on the on the top of the big oval UFO. A long red ramp suddenly lowered. I took small baby steps entering the UFO. I arrived at a desk with tons of buttons. I realized that this was the place to control the ship. I pressed the big red button, being extremely cautious. The ship blasted into hyperspace. In less than a second the ship stopped.

I walked out of the spaceship, petrified because of the trip. Although I was scared, when I stepped out of the spaceship, I suddenly felt so excited because in front of me was a beautiful tropical beach.

There were tons of colors surrounding me, there was a palm tree leaning a little as if it was about to fall down. The sand was a goldish color and the sea was a shiny turquoise. Animals like crabs and seagulls were all over the place. The sea was washing on to the beach; it made you calm down. There was a total silence, which made the place even better. The smell of the water and the wind flowed through the air.

I walked down the brown trail noticing new things such as, a dead snake and some bones. I shuddered at the sight of bones. In the distance I saw a picnic basket, a big sandwich, and some juice beside it. I sat down on the red blanket and started to munch on my enormous mozzarella and tomato sandwich. The mozzarella oozed down the side of my oval sandwich; like the ones they make at subway. The tomatoes were falling out of the sandwich very slowly. I drank my orange juice and left an orange mustache above my upper lip. When I finished my lunch, I kept on walking until I saw a beautiful spot where only a pinch of sunlight could reach. I ran toward it and while sprinting, I noticed that a chair and a glass of coke had already been set up for me, this place was truly heaven. I sat down and drank my coke sip after sip joyfully.

After a while I noticed that there was a neatly packaged gift with red ribbons and orange wrapping paper. I opened it up. It was a palm pocket! I had always wanted one.

After playing with my palm pocket, I headed back remembering that I had a life to live in New York City. As I entered the spaceship, I said goodbye in my mind, to this beautiful place.

After the short trip home was over I started walking home and looked at my watch. “What”! I said to myself. “It’s the same time I left this place with the spaceship, that means there’s still school.” So I did a sharp U-turn (with my body) and headed to school.

When I arrived at my big brown private school I headed into my classroom and wrote down what happened during my adventure in a story.

                                      The End

 

By Luca Trincia M2-04

 

 

Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto...

Da una finestra bianca aperta sul futuro, scorgo una distesa pianeggiante dai colori tiepidi e insicuri, come se si potessero spengere con il primo vento. Scorgo una distesa aperta, senza alberi, senza piante, senza appigli. Il mio sguardo vorrebbe andare oltre, ma all’orizzonte alte montagne grigie impediscono ciò. La loro grandezza e le linee imponenti mi incutono timore e un senso di oppressione e di ansia mi avvolge avidamente.
Chiudo gli occhi aspettando e sperando inutilmente che qualcuno mi aiuti a chiudere questa fredda finestra.

Da un balcone bianco affacciato sul presente,
osservo una fila di salici piangenti, allineati simmetricamente. Chinano il capo con rassegnazione e porgono i lunghi, morbidi, tristi rami verso il freddo suolo.Il colore pallido delle foglie evidenzia la noia della solita lotta contro la pioggia e il freddo di ogni giorno.
Spicca tra tutti un alberello più piccolo. Egli lotta con le stesse forze degli altri, anzi, lotta solo e da solo cerca di sopravvivere ad un altro freddo giorno.

Apro una pesante porta di legno massiccio sul passato,
davanti ai miei occhi si presenta un largo frutteto, con alti alberi, colorati e variopinti. Alberi colmi di frutti, alcuni marci perché non sono stati colti in tempo, ma la maggior parte sono belli e maturi.
Un sole caldo e luminoso illumina le verdi foglie e le verdi montagne all’orizzonte, un cielo limpido e azzurro rischiara la mia mente e il mio cuore.
Lentamente un senso di malinconia mi scorre nelle vene. I miei occhi diventano lucidi e la mia anima ricorda la felicità di un tempo.
Ad un tratto qualcuno mi afferra e mi trascina indietro.
La porta alta e massiccia si chiude improvvisamente davanti ai miei occhi, la sua eco continua a risuonare nelle mie orecchie, nella mia mente.
...Riapro gli occhi ed una finestra bianca appare davanti ai miei tristi occhi...

(21/04/2002) Giulia Corteggiani, IV B Programmatori, ITCG Villa Pamphili - Roma