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L’Irlanda ha detto “sì”  13/12/02 Morandi Silvia Biselli

L’ ITALIA PAESE DI EMIGRANTI

 

 

L’Irlanda ha detto “sì” all’entrata dei 25 Paesi nella UE (Unione

Europea) con il Trattato di Nizza, raggiungendo un totale del 63%

delle affermazioni.

Gli Irlandesi hanno votato, nel pomeriggio del 19 Ottobre, nel

castello di Dublino, e il risultato raggiunto non era affatto scontato,

dato che la precedente votazione non aveva raggiunto la quota

superiore al 48% dei “sì”.

Alcuni politici sono però ancora scettici, come il politico di destra

Justin Barrett, che non è convinto che l’Unione Europea mantenga le

promesse fatte, tra le quali votare per Nizza per far aumentare i

posti di lavoro.

Sono quindi entrati nella UE nuovi dieci Paesi: Estonia, Lettonia,

Lituania, Polonia, Rep. Ceca, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Malta e

Cipro.


Questi Stati faranno parte della nuova Europa che renderà possibili i commerci di Paese in Paese e farà abbattere i confini di nuovi dieci
Stati, nel 2004.

Dall’Est, il presidente della Rep. Ceca ringrazia Dublino per aver permesso l’ingresso del suo Paese nella UE. 

Silvia Biselli

Scuola media G. Morandi

Classe II E Roma

 

 

L’ ITALIA PAESE DI EMIGRANTI, OGGI META PREFERITA DI IMMIGRAZIONE

Il diverso sviluppo economico fra i vari paesi del mondo e tra regione e regione in uno stesso paese, ha sempre determinato il fenomeno dell’emigrazione, cioè l’abbandono da parte della popolazione delle zone più povere alla ricerca di migliori condizioni di vita in zone più ricche. Con l’avvento dell’industrializzazione questo fenomeno è aumentato e grandi masse di disoccupati, richiamati dal fabbisogno di manodopera nelle industrie, lasciarono la terra dove erano nati, per cercare lavoro lontano da casa. L’Italia a causa della scarsità di risorse naturali e della sovrabbondanza di popolazione rispetto alle possibilità di lavoro che offriva, era un paese di emigranti. La maggior parte degli emigrati italiani proveniva dalle regioni meridionali e dalle isole, che erano le zone più povere, nelle quali l’agricoltura rappresentava un’attività poco redditizia. Ciò spingeva molte persone e, in particolare i giovani, ad abbandonare la coltivazione dei campi per cercare lavoro nelle miniere di carbone del Belgio e della Germania dove dovevano affrontare il rischio della silicosi che distruggeva loro i polmoni e li rendeva invalidi per sempre.

Oggi l’Italia non è più un paese di emigrazione ma, in questi ultimi anni il nostro paese si è trasformato in una meta da raggiungere. Quasi sempre coloro che assumono lavoratori stranieri al posto di manodopera italiana lo fanno per risparmiare sulle paghe e per evitare di pagare tutti gli oneri contributivi.

Oggi l’Italia non è più un paese di emigrazione ma, in questi ultimi anni il nostro paese si è trasformato in una meta da raggiungere. Quasi sempre coloro che assumono lavoratori stranieri al posto di manodopera italiana lo fanno per risparmiare sulle paghe e per evitare di pagare tutti gli oneri contributivi.

In questi ultimi anni, in Europa, si sono affermati degli atteggiamenti xenofobi, cioè avversione nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che proviene dall’estero. Questi atteggiamenti, che si stanno diffondendo sempre più, possono diventare molto rischiosi, perché portano all’intolleranza, all’insofferenza dell’uomo nei confronti del "diverso", con il conseguente desiderio di allontanamento di chiunque si trovi ad ostacolare il normale corso della vita di ognuno.

Il fenomeno dell’immigrazione verso le nostre regioni può aiutare a fronteggiare i problemi che, in via crescente, sono posti dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione delle forze lavoro.

Il problema degli immigrati non si risolve scacciandoli, perché così si otterrà solo il loro trasferimento da un paese all’altro ed il rinvio della reale soluzione delle difficoltà per il loro inserimento. Nel nostro paese è necessario impostare una politica dell’immigrazione a lunga scadenza, garantendo a tutti uguali diritti e doveri, condizioni più eque di vita e lavoro, servizi ed assistenza.

Regolare i flussi migratori significa fare una vera politica dell’immigrazione, assumendo tale questione non come marginale e secondaria, ma come essenziale nella nostra società nel prossimo decennio.

 

Autori: Lisa Brizi, Alessandra Zecchini, Alessandra Tamburini, Sara De prosperi
             Stefano Santacroce

Scuola ITCG "Via di villa Pamphili"