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(Neully-sur-Seine 1900 / Parigi 1977)
Dopo una
partecipazione al movimento del Surrealismo se ne distaccò. Tra gli
anni trenta e quaranta scrisse importanti sceneggiature cinematografiche
(Il delitto di monsieur Lange, Jenny ecc.). Il suo maggior successo fu
nel dopoguerra con i suoi versi d’amore: Parole (1945), Storie (1946),
Spettacolo (1951), La pioggia e il bel tempo (1955). Morì a Parigi nel
1977.
Paris at
night
Trois
allumettes une à une allumées dans la nuit
La
première pour voir ton visage tout entier
La
seconde pour voir tes yeux
La
dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité
tout entière pour me rappeler tout cela
En
te serrant dans mes bras.
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Parigi di notte
Tre fiammiferi di fila accesi
nella notte
Il
primo per vedere tutto il tuo viso
Il
secondo per vedere i tuoi occhi
Il
terzo per vedere la tua bocca
E
l’oscurità intera per ricordare tutto questo
Mentre
ti stringo fra le mie braccia.
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Traduzione
Testo originale
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L’Unione Europea è
una realtà.
Il sogno di Altiero Spinelli, il sogno dei prigionieri
politici, che il fascismo aveva recluso nell’isola di Ventotene è
volato oltre i mari, le cortine di ferro, le ostilità degli uomini e
delle cose.
Ora diciamo tutti di gradire l’Europa della moneta unica, delle
frontiere aperte ma non basta. Pensiamo all’ Europa della
cultura, ci piace cantare insieme l’inno dell’Unione che dice: Gioia
figlia della luce…”. Proviamo a pensare all’Europa dei poeti.
Gli
allievi della classe II H hanno raccolto poesie scritte in quattro lingue
europee unitamente ad una preziosa traduzione in lingua italiana, eseguita
da sensibili scrittori e poeti a noi contemporanei.
Facciamo l’Europa
anche così, conoscendoci attraverso la poesia.
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Antonio
Machado
- (1875-1939)
Nacque a Siviglia
nel 1875 e trascorse l’adolescenza e la giovinezza a Madrid. Visse
qualche anno a Parigi e, nel 1907, si stabilì a Soria, in Castiglia, dove
ottenne una cattedra di lingua francese e dove si sposò con Leonor.
Rimasto vedovo, si trasferì a Madrid nel 1931, dove scrisse con il
fratello Manuel alcune commedie in versi. Allo scoppio della guerra civile
si schierò con i repubblicani e, dopo la caduta di Barcellona, avvenuta
il 27 gennaio 1939, cercò di fuggire in Francia, ma morì vicino alla
frontiera il 22 febbraio. Le sue raccolte poetiche sono:
Solitudini (1903), poi confluita in Solitudini,
gallerie e altre poesie (1907), Campi
di Castiglia (1912), il racconto popolare in versi La
terra di Alvar Gonzalez, Nuove canzoni (1917-1930), Il canzoniere apocrifo (1926), Proverbi
e cantari (1928).
E morirà con te
E
morirà con te il magico mondo
Dove
il ricordo serba
Gli
aliti più puri della vita,
La
bianca ombra del tuo primo amore,
La
voce che ti toccò il cuore, la mano
Che
tu volevi trattenere in sogno,
Moriranno
gli amori
Che
toccarono l’anima, alto cielo?
Con
te deve morire il mondo tuo,
La
vecchia vita nell’ordine nuovo?
Le
incudini dell’anima, i crogiuoli,
Lavoran
per la polvere ed il vento?
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Testo originale
Y HA DE MORIR CONTIGO
Y ha de morir contigo el mundo mago
Donde guarda el recuerdo
Los hálitos
más
puros de la vida,
La blanca sombra del amor
primero,
La voz
que fué a tu corazón, la mano
Que tu
querías retener en suenos,
Y
todos los amores
Que llegaron al alma, al hondo
cielo?
Y ha de morir contigo el mundo
tuyo,
La
vieja vida en orden tuyo y nuevo?
Los
yunques y crisoles de tu alma
Trabajan para el polvo y para el
viento?
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(1898-1936)
Nacque in Spagna a
Fuente nel 1898. Dopo gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di
lettere. In questi anni si dedicò con passione allo studio della musica e
del folclore andaluso e incominciò a comporre poesie. La sua prima
raccolta, Libro di poesia, è del 1921. Frequentò gli ambienti degli artisti
d’avanguardia e, dopo la laurea nel 1923, viaggiò negli Stati Uniti, a
Cuba e in Sudamerica. Ritornato in Spagna diresse per quattro anni il
gruppo teatrale “La Barraca”. Nel 1936 lo scoppio della guerra civile
in Spagna lo vide schierato dalla parte dei democratici contro il regime
franchista. Benché non avesse partecipato direttamente ad alcuna azione
militare, fu catturato e fucilato in quello stesso anno a Viznar, presso
Granata.
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Paesaggio
Il
campo
di
ulivi
s’apre
e si chiude
come
un ventaglio.
Sull’oliveto
c’è
un cielo sommerso
e
una pioggia scura
di
freddi astri.
Tremano
giunco e penombra
sulla
riva del fiume.
S’increspa
il vento grigio.
Gli
ulivi
sono
carichi
di
gridi.
Uno
stormo
d’uccelli
prigionieri
che
agitano lunghissime
code
nel buio.
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Testo originale
El campo
de
olivos
se
abre y se cierra
come uno abanico.
Sobre el olivar
hay un cielo hundido
y una lluvia oscura
de
luceros
Tiembla
junco y penumbra
a la orilla del río.
Se riza el aere gris.
Los olivos,
están cargados
de gritos.
Una bandada
de pájaros
cautivos,
que
mueven sus larguísimas
colas
en lo sombrío.
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(1896-1987)
Nacque a Santander, in Spagna, nel 1896. Dopo essersi
diplomato, studiò filosofia e letteratura presso i Gesuiti di Deusto
conseguendo la licenza nel 1916 e, l’anno seguente, il dottorato. Nel
1920 incominciò a insegnare nelle scuole medie. Compì numerosi viaggi
all’estero, a Parigi, in Sudamerica, nelle Filippine, in Italia. Fu un
intellettuale attivissimo, scopritore di talenti e animatore di movimenti
culturali d’avanguardia (fondò l’Ultraismo, un movimento affine al
Surrealismo e al Futurismo), oltre che musicologo e pianista. Scrisse
numerosi libri di poesie raccolti nell’Antologia
poetica (1918-1969) a cui fecero seguito Versi
divini (1971) e Poesie minori (1980).
È morto a Madrid nel 1987.
E la tua infanzia…
E
la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?
Io
voglio la tua infanzia.
L’acque
che tu bevesti,
I
fiori calpestati,
Le
trecce che annodasti,
Le
tue risa perdute.
Possibile
che mie non siano state?
Dimmelo,
sono triste.
Quindici
anni, soltanto tuoi, non miei.
Quella
tua fanciullezza, oh, non celarmi!
Prega
Iddio che ci retroceda il tempo.
Tornerà
la tua infanzia e giocheremo.
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Testo originale
Y TU INFANCIA…
Y tu infancia, dime, dónde está
tu
infancia ?
Que yo la quiero.
Las aguas que bebiste,
Las flores que pisaste,
Las trenzas que anudaste,
Las risas que perdiste.
Cómo es posible que no fueran mías ?
Dímelo, que estoy triste.
Quince anos, sólo tuyos, nunca míos.
No me ascondas tu infancia.
Pídele a Dios que nos desande el
tiempo.
Volverá tu ninez y jugaremos.
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Manuel
Machado
(1874-1947)
Nacque a Siviglia,
in Spagna, nel 1874. Visse alcuni anni a Parigi dove frequentò i poeti
parnassiani. Pubblicò diverse raccolte di poesie Anima (1902), Museo (1907),
Canto profondo (1912), Ars
moriendi (1922). Scrisse anche opere teatrali in versi in
collaborazione col fratello Antonio. Morì a Madrid nel 1947.
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Tramonto
Voce
del mare: un languido e sonoro
sospiro
era in quel vespro…Non volendo
morire
il giorno, con artiglio d’oro,
alle
scogliere s’afferrava, ardendo.
Ma
il mare gli promise il suo orizzonte,
e
il sole, infine, come in ricco letto,
ne’
flutti immerse le dorata fronte,
stemperato
in un vortice violetto.
Per
il misero corpo dolorante,
per
l’anima mia triste, lacerata,
per
il rigido cuore sanguinante,
per
l’amara mia vita affaticata…,
il
mare amato, il mare dolce amante,
il
mare, il mare, e sia ogni cosa obliata!…
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Testo originale
OCASO
Era un suspiro lánguido y sonoro
la voz del mar aquella tarde…El día,
no queriendo morir, con garras de
oro,
de
los acantilados se predía.
Pero su seno el mar alzó
potente,
y el sol, al fin, como en soberbio
lecho,
hundío
en las olas la dorata frente,
en una brasa cárdena
deshecho.
Para mi pobre cuerpo dolorido,
para mi tristealma lacerada,
para mi yerto corazón
herido,
para mi
amarga vida fatigata…,
el mar amado, el mar apetecido,
el
mar, el mar, y no pensar en nada!…
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(1770-1843)
Nacque
a Lauffen, in Germania, nel 1770. Intraprese studi ecclesiastici prima a
Nurtingen e poi nel severissimo collegio teologico di Tubinga dove entrò
a diciassette anni per volontà della madre che voleva fargli seguire la
carriera paterna. Uscì dal collegio nel 1793 abilitato alla professione
ecclesiastica ma, si allontanò dalla religione ufficiale e decise di
dedicarsi alla poesia. Sono di questo periodo Il destino, Inno
all’amicizia, Alla natura (1793-1796). Divenne precettore a
Francoforte, s’innamorò perdutamente di sua moglie, Suzette. La seguì
a Homburg, ma la relazione fu interrotta. Ritornò dalla madre a Nurtingen,
poi a Stoccarda e in Svizzera. Fu un periodo travagliato ma anche molto
produttivo: scrisse Hyperion (1797), Canto del destino di
Iperone, Fantasia serale, Heidelberg, Lamento di
Memone per Diotima, Il viandante, Pane e vino, L’arcipelago
(1798-1800), La festa di pace, Il Reno, Germania, La migrazione,
L’Unico, Patmos, Ricordo
(1800-1806).
Morì nel 1843.
A mezzo la vita
Tra gialle pere
declina
e
piena di rose selvatiche
la
terra nel lago,
voi
amabili cigni,
ed
ebbri di baci
tuffate
il vostro capo
nell’acqua
sobria e sacra.
Ahimè,
dove prenderò, quando
è
l’inverno, i fiori, e dove
la
luce del sole
e
l’ombra della terra?
I
muri stanno
senza
parole e freddi, nel vento
stridono
le banderuole.
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Testo
originale
Mit
gelben Birnen hänget
Und
voll mit wilden Rosen
Das
land in den See,
Ihr
holden Schwäne,
Und
trunken von Küssen
Tunkt
ihr das Haupt
ins
heilignüchterne Wasser.
Weh
mir, no nehm ich, wenn
Es
Winter ist, die Blumen, und wo
Den
Sonnenschein
Und
Schatten der Erde?
Die
Mauern stehn
Sprachlos
und kalt, im Winde
Klirren
die Fahnen.
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(1929)
È nato a Kaufbeuren, in Germania, nel 1929. È giornalista, insegnante
universitario, poeta traduttore, saggista. Le sue poesie sono raccolte in:
Difesa dei lupi (1957), Lingua nostra (1961), Scrittura
per ciechi (1964), Mausoleum (1965), L’affondamento del
Titanic (1968). Negli ultimi anni ha scritto il dramma: L’interrogatorioa
L’Avana (1970) e il romanzo: La breve estate dell’ anarchia
(1972).
Gli scomparsi
Non li ha inghiottiti
la terra. Era l’aria?
Come
le arene del mare innumerevoli; non in arena
però
conversi ma in nulla. A schiere
dimenticati.
Spesso e di mano in mano,
come
i minuti. Più fitti di noi
ma
senza ricordo. Non registrati,
non
decifrabili nella polvere ma scomparsi
i
loro nomi, i cucchiai, le suole.
Noi
non li compiangiamo. Non può nessuno
rammentarsi
di loro: sono nati,
fuggiti,
morti? Dissolti
no.
È senza lacune
il
mondo ma lo tiene insieme solo
quel
che non l’abita più,
coloro
che sono scomparsi. Essi sono dovunque.
Senza
gli assenti, nulla ci sarebbe.
Senza
gli esiliati, nulla sarebbe saldo.
Senza
gli incommensurabili, nulla di commensurabile.
Senza
i dimenticati, nulla di certo.
Gli
scomparsi sono giusti.
Così
anche noi in un’eco.
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Testo
originale
Die Verschwundenen
nicht
die erde hat sie verschluckt. war es die luft?
wie
der sand sind sie zahlreich, doch nicht zu sand
sind
sie geworden, sondern zu nichte. in scharen
sind
sie vergessen. häufig und hand in hand,
wie
die minuten. mehr als wir,
doch
ohne andenken. nicht verzeichnet,
nicht
abzulesen im staub, sondern vershwunden
sind
ihre namen, löffel und sohlen.
sie
reuen uns nicht. es kann sich niemand
auf
sie besinnen: sind sie geboren,
geflohen,
gestorben? vermisst
sind
sie nicht worden. lückenlos
ist
die welt, doch zusammengehalten
von
dem was sie nicht behaust,
von
den verschwundenen. sie sind überall.
ohne
die abwesenden wäre nichts da.
ohne
die flüchtigen wäre nichts fest.
ohne
die unermesslichen nichts ermesslich.
ohne
die vergessenen nichts gewiss.
die
verschwundenen sind gerecht.
so
verschallen wir auch.
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(1797-1856)
Nacque
a Düsseldorf, in Germania, nel 1797. Incominciò a studiare diritto,
filosofia e letteratura all’università di Bonn ma, nel 1821, si trasferì
a quella di Berlino. Aveva incominciato a scrivere liriche d’amore già
nel 1817, ma la sua prima raccolta pubblicata è del 1822 e del 1823 la
seconda, Intermezzo lirico. Nel 1825 si laureò in legge
all’università di Gottinga e in quello stesso anno si convertì alla
religione evangelica. Con i primi due volumi di racconti Impressioni di
viaggio (1826-31) raggiunse una certa notorietà. Nel 1827 riunì le
sue poesie nel volume Libro dei canti, mentre nel ’29 pubblicò
il terzo volume di Impressioni di viaggio. Intorno al 1830 si
trasferì a Parigi per ragioni politiche e qui scrisse Storia della
religione e della filosofia in Germania (1835) e Scuola romantica (1833-36).
Divenne corrispondente in Francia per varie riviste tedesche e continuò a
scrivere sulla situazione del proprio paese. Nel 1835 la circolazione
delle sue opere fu proibita in Germania. In questo periodo scrisse di
politica. Dopo un viaggio ad Amburgo scrisse un’opera di satira politica
in versi, Germania, fiaba d’inverno (1844). In seguito a una
malattia scrisse le poesie del Romanzero (1851). Morì a Parigi nel
1856.
Stanno immobili le stelle
Stanno immobili le stelle nel cielo
da
mille anni, guardandosi
come
si amassero.
Parlano
un linguaggio
che
è ricco e bello,
ma
neppure un filologo
può
questo linguaggio interpretare.
Eppure
io l’ ho capito
e
mai lo dimenticherò.
Mi
è servito come grammatica
per
il volto della mia amata.
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Testo
originale
Es
stehen unbeweglich
Die
Sternein der Höh’
Viel
tausend Jahr’, und schauen
Sich
an mit Liebesweh.
Sie
sprechen eine Sprache,
Die
ist so reich, so schön;
Doch
keiner der Philologen
Kann
diese Sprache verstehn.
Ich
aber hab sie gelernet
Und
ich vergesse sie nicht;
Mir
diente als Grammatik
Der
Herzallerliebsten Gesicht.
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Robert Frost |
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Il modo in cui un corvo
Di
sopra una cicuta
Scrollò
sopra di me
Una
neve minuta
Diede
al mio cuore un tale
Mutamento
d’umore
Da
salvare un mio giorno
Ormai
senza valore.
Da Poesia straniera del Novecento, trad. di A. Bertolucci, Garzanti
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DUST OF SNOW
The way a crow
Shook down on me
The dust of snow
From a hemlock tree
Has given my heart
A change of mood
And saved some part
Of a day I had rued.
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John Crowe Ransom |
BLUE GIRLS
Twirling your blue skirts, travelling the sward
Under the towers of your seminary,
Go listen to your teachers old and contrary
Without believing a word.
Tie the white fillets then about your hair
And think no more of what will come to pass
Than bluebirds that go walking on the grass
And chattering on the air.
Practise your beauty, blue girls, before it fail;
And I will cry with my loud lips and publish
Beauty which all our power shall never establish,
It is so frail.
For I could tell you a story which is true;
I know a lady with a terrible tongue,
Blear eyes fallen from blue,
All her perfections tarnisched – yet it is not long
Since she was lovelier than any of you.
|
Ruotano le azzurre gonne lungo l’aiuola
E
sotto le torrette del vostro collegio
Vi
dirigete a udire il noioso ed egregio
Maestro
senza credergli una sola parola.
Ora
in bianchi nastri i capelli serrate
E
di quel che avverrà non curatevi più
Di
quanto se ne curano quegli uccelli blu
Che
chiacchierano in aria, passeggiano per terra.
Esercitate,
azzurre ragazze, la vostra bellezza
In
tempo, io con forti labbra ne griderò il valore
Che
nessuno di noi saprà mai nel suo fiore
Fermare,
tanta è la sua fralezza.
Io
vi racconterò una storia tutta vera:
conosco
una signora dalla lingua pungente
i
cui occhi ora torbidi erano d’un lucente
azzurro…
Essa non tanto addietro era
anche
più bella e cara di ciascuna di voi.
Da Poesia
straniera del Novecento, trad. di A. Bertolucci, Garzanti
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Lois Sorrells |
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Blue as a little girl on Sunday afternoon
Blue as a little girl on Sunday afternoon
No homework done
Tomorrow’s school.
Fall child
Football on the radio
Dying sun getting closer to tomorrow
School again
No homework done and baby blue.
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Triste
come una ragazzina un pomeriggio di domenica
Con
i compiti da fare
Domani
è giorno di scuola.
Freddo
autunnale
Football
alla radio
Sole
morente che si avvicina a domani
Ancora
a scuola
Con
i compiti da fare e infantilmente triste.
Da Poesia degli ultimi americani, a c. di F. Pivano, Feltrinelli
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Guillaume Apollinaire
(Roma 1880 / Paris 1918)
Wilhem
Apollinaris de Kostrowitzky è il suo vero nome, egli nacque a Roma nel
1880. Vissela sua infanzia fra Roma, Monaco, Nizza, Cannes e Lione. Nel
1902 si stabilì a Parigi dove scrisse il celebre testo “I pittori
cubisti” e il manifesto “L’antitradizione futurista” in difesa
dei cubisti. Partecipò alla prima guerra mondiale ma morì a Parigi a
causa di una epidemia nel 1918. La sua fama rimase legata essenzialmente
a due raccolte in versi: Alcools (1913) e Calligrammi (1918).
Le pont Mirabeau
Sous
le pont Mirabeau coule la Seine
Et
nos amours
Faut-il
qu’il m’en souvienne
La
joie venait toujours après la peine
Vienne
la nuit sonne l’heure
Les
jours s’en vont je demeure
Les
mains dans les mains restons face à face
Tandis
que sous
Le
pont de nos bras passe
Des
éternels regards l’onde si lasse
Vienne
la nuit sonne l’heure
Les
jours s’en vont je demeure
L’amour
s’en va comme cette eau courante
L’amour
s’en va
Comme
la vie est lente
Et
comme l’Espérance est violente
Vienne
la nuit sonne l’heure
Les
jours s’en vont je demeure
Passent
les jours et passent les semaines
Ni
temps passé
Ni
les amours reviennent
Sous
le pont Mirabeau coule la Seine
Viennela
nuit sonne l’heure
Les
jours s’en vont je demeure
|
Il ponte Mirabeau
Sotto il ponte Mirabeau scorre la
Senna
Ei nostri amor
Che io me ne sovvenga
La gioia non mancò mai dopo il
dolor
Venga la notte rintocchi l’ora
Sen vanno i giorni io sto qui ancora
Le mani nelle mani restano a faccia
a faccia
Lasciam che giù
Sotto l’arcata delle nostre
braccia
D’eterni sguardi passi l’onda
lassa
Venga la notte rintocchi l’ora
Sen vanno i giorni io sto qui ancora
L’amor sen va come la corrente
L’amor sen va
Come la vita è lenta
E come la speranza è violenta
Venga la notte rintocchi l’ora
Sen vanno i giorni io sto qui ancora
Giornate e settimane il tempo corre
Né l’amor più
Né il passato si volge
Sotto il ponte Mirabeau la Senna
scorre
Venga la notte rintocchi l’ora
Sen vanno i giorni io sto qui ancora
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Raymond Queneau
(Le Havre 1903 / Parigi 1976)
Nacque a Le
Havre, in Francia nel 1903. Si laureò in filosofia ma dal punto di
vista culturale fu un uomo molto eclettico. Partecipò al movimento
surrealista. Scrisse “Il pantano”, romanzo che riscosse molto
successo. Tra gli altri romanzi da lui scritti ricordiamo: “Pierrot
amico mio” (1942), “I fiori blu” (1965), “Il cane col
mandolino”. Fu un grande sperimentatore: nel 1947 scrisse “Esercizi
di stile”, in cui raccontava un semplice fatto di vita quotidiana in
99 modi diversi. Morì a Parigi nel 1976.
Tant de sueur
humaine
Tant
de sueur humaine
Tant
de sang gâté
Tant
de mains usées
Tant
de chaînes
Tant
de dents brisées
Tant
de haines
Tant
d’yeux éberlués
Tant
de faridondaines
Tant
de faridondés
Tant
de turlutaines
Tant
de curés
Tant
de guerres et tant de paix
Tant
de diplomates et tant de capitaines
Tant
de rois et tant de reines
Tant
d’as et tant de valets
Tant
de pleurs tant de regrets
Tant
de malheurs et tant de peines
Tant
de vies à perdre haleine
Tant
de roues et tant de gibets
Tant
de supplices délectés
Tant
de roues et tant de gibets
Tant
de vies à perdre haleine
Tant
de malheurs et tant de peines
Tant
de pleurs tant de regrets
Tant
d’as et tant de valets
Tant
de rois et tant de reines
Tant
de diplomates et tant de capitaines
Tant
de guerres et tant de paix
Tant
de curés
Tant
de turlutaines
Tant
de faridondés
Tant
de faridondaines
Tant
d’yeux éberlués
Tant
de haines
Tant
de dents brisées
Tant
de chaînes
Tant
de mains usées
Tant
de sang gâté
Tant
de sueur humaine
|
Tanto
sudore umano
Tanto sudore umano
Tanto sangue in
vano
Tante mani
consumate
Tante lacrime
sprecate
Tante catene
tanti nodi
Tante ire tanti
odi
Tanti denti
spezzati
Tanti occhi
sbarrati
Tante cose false
e vere
Tante lunghe
tiritere
Tanti preti
tante monache
Tante guerre
tante paci
Tanti papi tanti
duci
Tanti re tante
regine
Tante dame tante
pedine
Tanti pianti
tanti rimpianti
Tante pene tanto
peccato
Tante vite a
perdifiato
Tanti patiboli
tanti tormenti
Tanti supplizi
divertenti
Tanti patiboli
tanti tormenti
Tante vite a
perdifiato
Tante pene tanto
peccato
Tanti pianti
tanti rimpianti
Tante dame tante
pedine
Tanti re tante
regine
Tanti papi tanti
duci
Tante guerre
tante paci
Tante uniformi
tante tonache
Tanti preti
tante monache
Tante lunghe
tiritere
Tante cose false
e vere
Tanti occhi
sbarrati
Tanti denti
spezzati
Tante ire tanti
odi
Tante catene
tanti nodi
Tante lacrime
sprecate
Tante mani
consumate
Tanto sangue in
vano
Tanto
sudore umano
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