dilidò

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con ilaria drago e cristina latini

luci di max mugnai

testi di antonio cipriani

costumi di carmen lopez luna

regia di ilaria drago

Donne sole, donne insieme, donne cantastorie.
Una moltitudine di donne cantastorie su una scena che è nuda. Frammenti di una ricerca di corpi e sonorità che rappresentano il nodo centrale di un progetto al femminile che - nell'ambito di "Dell'anima e delle forme" di Fortebraccio Teatro - Ilaria Drago svilupperà nel primo biennio del 2000.
Un progetto di scrittura scenica e ricerca sulla parola-suono, alla ricerca di una memoria femmina perduta e ritrovata, che ha preso il via nel giugno 1999 nella rassegna al femminile "Scena sensibile".

Dilidò è una storia raccontata sulla scena. E' la storia di una bambina che sogna di essere una piccola volpe e riesce a incendiare le cose con la forza del pensiero. La storia di un'energia nascosta, celata, temuta che Dilidò accumula durante i passi tremendi della storia di questo secolo: la guerra, i rastrellamenti, la violenza feroce.

Poi il coraggio. Di sopravvivere alla storia tremenda, alla guerra che improvvisa fa arrossire l'orizzonte. Coraggio che diventa certezza di vivere, di raccontare, di tracciare parole, segni e suoni. Di dipingere notte dopo notte alla ricerca della memoria. Dilidò è una ribellione lunga una vita. Di sofferenza e silenzio. Di sogni e tele dipinte nel buio, di nascosto. Di fuochi accesi con la forza del pensiero. Per arrivare alla scelta della libertà totale, della consapevolezza dell'essere donna. Come in un rito. Un rito in cui un cantastorie o mille cantastorie dipingono un racconto con la forza delle loro parole. Il mondo si dissolve quando riusciamo a guardarlo con altri occhi.

recensioni

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