lettera aperta

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Sono stanca semplicemente delle catalogazioni, delle etichette, di sapere se appartieni ad un teatro classico, ad uno sperimentale, alla iperavanguardia, al revisionismo cosmico, alle iperbole della mente di chi deve dirti chi sei e dove sei. Non sono in guerra con nessuno e quello che dico lo dico con la tranquillità di chi ha capito che ormai forse non appartiene più al teatro. In pace. Se il teatro deve essere soltanto riconosciuto attraverso ciò che ci rassicura, ciò che vedendolo si può dire, restando su tutte e due le gambe, ah, sì meno male, questo è teatro!, allora, diciamo, esco dalla porta principale. Esco voltando le spalle al teatro. Sempre con grande rispetto. Esco. Forse per rientrare dalla porta di servizio, in punta di piedi, in silenzio. E sono libera di salire su un palco, oppure no, semplicemente con la mia poesia. E basta. Poesia del dire, col le parole che saltellano, si scompongono e si ricompongono nella musica. Musica del movimento dell'anima. Sono più libera di non essere da qualche parte e quindi poter stare ovunque. E voglio essere ovunque. Tra i poeti, come tra l'altro sta accadendo in quest'ultimo anno. Tra i musicisti, e chissà perché ho più relazioni con loro che con gli attori. Ma anche libera di lavorare con registi e attori! E' la poesia che porto con me ed è il mio stesso corpo che parla, la mia voce che sogna. Questo non si può levare. Questo non si può definire o catturare. Posso non avere più il teatro, posso non aver più niente, ma la voce resta, il sogno, il desiderio. Allora esco da Fortebraccio Teatro. Abbiamo visto con Roberto che è meglio così. Per noi. E pure per chi, come è accaduto in quest'ultimo periodo, volesse prendere un nostro lavoro e si trovasse con il dilemma di non poter prendere due spettacoli della stessa compagnia. Roberto resta senz'altro il teatro che mi è più vicino, la sfida più interessante.Finalmente, sono convinta che faremo uno spettacolo insieme; perché senza l'obbligo di dover rappresentare ciò che gli altri si aspettano da noi, avremo la voglia di costruire il sogno che viene dal cuore e non dalle necessità ambientali! Ce lo siamo ripromessi.

A tutti con estrema gioia

Ilaria

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