Giochi tradizionali

"A pruere" 

Gioco diffusosi in Sardegna a fine 800. Si usava "su pruere" ( la polvere ); i giocatori si mettevano in cerchio attorno ad un secchio pieno di polvere in cui venivano nascoste delle monetine. La polvere in seguito veniva divisa in parti uguali quanti erano i giocatori.

Poi si faceva una conta per decidere la parte preferita ; vinceva chi trovava "su inari" (i soldi).

 

"A rughe o castru"

Corrisponde al gioco della testa o croce.

In Sardegna veniva praticato nel XIV-XV secolo quando ancora si usava il cosiddetto "genovesino" che presentava, su una faccia una croce e sull' altra un castello. I giocatori dovevano avere delle monetine ("sos soddos, sos centesimos, ses dinaris ecc…).

Un giocatore iniziava lanciando in aria una moneta chiedendo agli altri se preferivano "rughe o castru".

Vinceva chi indovinava la parte rivolta verso l'alto quando la moneta cadeva a terra.

 

"A sa cadrea isfundada"

Questo gioco veniva fatto dalle bambine. Due di queste incrociando le mani formando una specie di sedile che serviva per trasportare la terza partecipante. Quando la bambina stava sopra "la sedia" ed era rilassata le amiche la trasportavano cantando "a sa cradea isfundada , a sa cradea isfundada"(alla sedia sfondata, alla sedia sfondata).

Improvvisamente staccano le braccia facendola cadere a terra.Chi non cadeva riusciva a stare in equilibrio aggrappandosi al collo delle amiche.

 

"Sas chimbe predas" (le cinque pietre)

Veniva praticato generalmente dalle bambine che prendevano cinque pietre rotonde e levigate della stessa grandezza.

Le pietre si mettevano all'interno di un cesto detto "su panereddu".

Si prendeva una pietra e si lanciava una pietra e si lanciava in aria e allo stesso tempo se ne raccoglieva un'altra e bisognava prendere quella lanciata e cosi via.

 

"Su caddinu" (il cerchio)

Era uno dei giochi più praticati anche perché si utilizzava un oggetto facilmente reperibile, come un cerchio di ferro ricavato da una botte, da un secchio o da un paiolo.

Il gioco consisteva nel far rotolare lungo le strade del paese il cerchio che era guidato da un bastone che poteva essere di ferro o di legno.Questo serviva anche, tramite un uncino, da freno ("su frenu").

Ci si riuniva e si facevano gare: vinceva chi riusciva a far correre "su caddinu "  il più allungo possibile senza fargli perdere l'equilibrio.

 

"Su paradisu" 

Era assieme a "su caddinu" era uno dei giochi preferiti da bambini e bambine.

Si tracciava con un pezzo di carbone uno schema per terra: si disegnava un grande rettangolo diviso in altrettanti rettangoli e triangoli più piccoli che rappresentavano i giorni della settimana.

Alla sommità veniva disegnato un semicerchio detto "sa cappotta" che rappresentava l'inferno ( s'inferru ), il purgatorio (su purgadoriu), il paradiso (su paradisu) e i santi (sos santos).

Per giocare si usava "sa bulla" che sarebbe un pezzo di tegola, che veniva lanciata sulla prima casella del paradiso. Il giocatore saltellando su un piede spingeva "sa bulla"nella seconda casella e così via fino ad arrivare al triangolo su cui si potevano poggiare entrambi i piedi.

In seguito si andava a destra o sinistra arrivando così a "sos santos". Sbagliava chi metteva il piede su una riga o comunque vi tirava "sa bulla".

Chi arrivava al paradiso senza sbagliare poteva disegnare triangoli o rettangoli in "sa domitta", la casella che preferiva; in quel punto gli altri potevano passare solamente se avevano il permesso.

 

   "Sa fune" (la fune) 

Era un gioco praticato generalmente dalle bambine. Due di queste tenevano alle estremità la corda, cantando qualche filastrocca, e facendola girare. Inizialmente veniva fatta ruotare lentamente poi sempre più velocemente. Si saltava a turno e vinceva chi riusciva a resistere più a lungo saltando.