Gruppo Laboratorio nasce agli inizi degli anni 90 come tentativo di aggregare sotto lalibi confortevole di una sigla lurgenza del fare che muoveva i passi di uno sparuto gruppo di neo-laureati; passi in direzione di un esercizio di critica che si proponeva in primo luogo come rifrequentazione degli strumenti del materialismo, in opera su di un percorso di lettura che si muoveva nel territorio della scrittura sperimentale e davanguardia. Le prime operazioni che il gruppo attuava erano così chiaramente operazioni di critica testuale, raccolte poi nei due testi relativi a Luigi Malerba1 e Paolo Volponi2.
Quartum non datur è invece il frutto, estemporaneo, di una doppia emergenza: quella di rifunzionalizzare in unesperienza materiale di scrittura il nostro pensare attorno alla scrittura davanguardia, riabilitando così il nesso vitale tra teoria e produzione; e quella, alla prima subordinata, di liberare nella scrittura quelle potenzialità che a noi sembravano a portata di mano e che lintero mercato confinava in un limbo irraggiungibile.
Quartum parte quindi come agguato reiterato e canagliesco, sferrato, ancora una volta e per sempre, alla carcassa vuota (ma mai così forte) dellIstituto Letterario.
Scompare così il linguaggio piano e comodante, la buona norma letteraria, in barba al cannibalismo letterafagico e al buonismo sacramentato; scompare (finalmente) lindividualità dello scrivente, affogata nei flutti di una scrittura testardamente anonima e collettiva, che dissocia testo e autore dal loro lirico amplesso e li scaraventa nellorgia della parola irriconoscibile e irresponsabile; scompaiono le confortevoli griffes del citazionismo da best-seller, in uno spazio scrittorio in cui il passato è in drammatica connivenza con il presente.
Quindi non un testo a sei mani, ma una scrittura in cui la ri-elaborazione rende futile ogni genetica affezione; non un progetto compiuto, ma labbozzo di un percorso tuttaltro che ultimato.