MELOGRANO
Genere:
Punica
La famiglia delle Punicaceae
coincide con un unico genere: punica,
da cui prende il nome.
All’interno di questo genere poi vi sono due specie, entrambe spontanee in Oriente, ma l’unica di una certa importanza economica è la
Punica granatum che si è diffusa come pianta coltivata in occidente e nelle regioni tropicali e sub-tropicali.
La
caratteristica che distingue queste uniche piante da tutte le altre, al punto da
farne una famiglia a parte sono il particolare ovario e il frutto che se ne
forma (22).
La pianta del melograno si presenta come un piccolo alberello dal portamento cespuglioso con rami rigidi e spinosi.
Le foglie sono riunite in verticilli di tre al massimo, hanno aspetto coriaceo e colore verde brillante nella pagina superiore, mentre sono più chiare in quella inferiore; la forma è lanceolata oblunga ed il margine è intero (1).
I fiori sono di un bel colore rosso vermiglio e sbocciano nella tarda primavera: maggio-giugno; si tratta di fiori solitari e terminali la cui corolla è formata da un numero di petali che va da cinque a sette, e sono precocemente caduchi; invece il calice è gamosepalo, formato anch’esso da cinque-sette elementi e persistente anche nel frutto, ed è dello stesso colore della corolla.
Da questi fiori, che sono ermafroditi, poi, in estate si sviluppa il frutto che matura in autunno, tra settembre e ottobre; si tratta di una particolare bacca detta balausta, che ha le dimensioni di una mela, ed è caratterizzata dalla presenza al suo interno di molti loculi, ciascuno dei quali e rivestito da una membrana gialla che contiene numerosi semi ricoperti di un tegumento trasparente, gelatinoso, rosso e ricco di succo e l’esocarpo è coriaceo (8).
La zona di origine del melograno non è facilmente individuabile essendosi diffusa praticamente in tutti i paesi mediterranei, dalla Turchia alla Penisola Iberica, da tempi antichissimi, tuttavia molti studi sembrano dimostrare una sua origine persiana.
Si tratta comunque di una pianta naturalizzata ormai da moltissimo tempo, e spesso si può trovare inselvatichita.
E’ diffusa su tutto il territorio nazionale all’interno di una fascia climatica che va dal livello del mare fino agli 800 m, ed è una pianta caratteristica dei climi temperato-caldi anche se è in grado di resistere anche al freddo, purché la temperatura non scenda sotto i –10°C (1).
L’uso alimentare del melograno è antichissimo; era già conosciuto dai fenici presso i quali era considerato un frutto sacro e molte rappresentazioni ritrovate sulle pareti delle tombe egizie mostrano delle divinità con questo frutto in mano, da sempre poi è stato legato a riti e cerimonie religiose. Nella Bibbia i melograni sono considerati dagli ebrei un’immagine di fecondità e, come simbolo di ricchezza sono annunziati presenti nella terra promessa. Inoltre questo frutto, per il suo gran numero di semi è da sempre considerato presso moltissimi popoli augurio di fertilità e prosperità.
Era conosciuto e coltivato anche presso i greci e i romani, ed erano note anche alcune sue proprietà medicamentose reali o presunte, ad esempio Dioscoride ne conosceva già l’attività vermifuga (1, 26).
Secondo il Dalla Porta il melograno era un rimedio per la cura dei denti, questo senza alcuna giustificazione a parte la somiglianza dei semi del melograno a denti, per cui, secondo la teoria della “signatura”, una pianta serviva a curare qualunque tipo di disturbo dell’organo cui assomigliava; ma nella realtà il melograno non ha dimostrato alcuna utilità in questo senso (25).
Nell’antichità era molto usato anche per la decorazione delle pietanze compresi i piatti di carne, mentre oggi questo uso è notevolmente diminuito (31).
Il melograno, un tempo sicuramente più presente negli orti e giardini accanto alle case, è comunque ancora abbastanza diffuso ed, anche se viene coltivato soprattutto a scopo ornamentale non è del tutto scomparsa l’abitudine di mangiarne i semi eduli in autunno (9). Il frutto viene mangiato crudo, ed ha un sapore gradevole tendente all’acidulo, anche se esistono varietà selezionate con un succo più dolce, e per alcuni più piacevole; queste varietà in molti paesi, soprattutto nel vicino Oriente sono servite come dessert tagliate a fette e aromatizzate con acqua di rose (25).
Oltre che consumato fresco, il frutto del melograno e usato per estrarne un vino. I semi sono usati per fare sciroppi, gelatine, e la granatina: una bevanda preparata con il loro succo, e con aggiunta di sciroppo di zucchero arricchito con karcadè (25).
Ma il melograno non è usato solo come alimento, infatti tutte le parti della pianta sono ricche di tannini che hanno una potente attività astringente, per questa azione sono usate la corteccia e la radice, per combattere le emorragie vaginali e intestinali; con le foglie si fanno delle tisane depurative, e i fiori e la parte esterna dei frutti vengono usati in infusi e decotti contro le dissenterie. Inoltre l’esocarpo del frutto può servire per la concia del cuoio marocchino (12).
Infine importantissima è la proprietà vermifuga della corteccia della radice dovuta ad una miscela di alcaloidi nota con il nome di pellettierina, tossica per i parassiti intestinali ma anche ad alte dosi per gli esseri umani, e quindi va usata con estrema cautela. (1, 8, 31).
Il succo estratto dai semi per il gradevole sapore è utilizzato in farmacia come correttivo, e l’olio che se ne estrae ha invece una buona attività antibatterica (31).
Infine il melograno contiene vitamine A, B e C, e altre attività che gli vengono attribuite sono quelle di febbrifugo, antitussivo e antiemetico (25).