La tormentata storia di una pianta

    È da ormai 12000 anni che l'umanità conosce, per i suoi molteplici impieghi, la Cannabis Indica e la Cannabis sativa. Originarie delle regioni dell'Asia Centrale, lungo il corso dei secoli si sono diffuse praticamente ovunque, superando ogni tipo di avversità ambientale. Possiamo infatti trovarla in tutto il bacino mediterraneo e nelle Americhe, nelle regioni più interne dell'Africa e in nord-Europa, nel continente Australiano e nell'estremo Oriente.
    Etimologicamente la parola 'cannabis', confrontando il significato dei termini che indicano la pianta nei gruppi linguistici Indo-europeo, Finnico, Turco e Semitico, è il risultato della fusione tra 'kan', col doppio significato di 'hemp' e 'cane' (canna), e 'bis', derivato dall'evoluzione linguistica dei termini 'bosm' (ebraico) e 'busma' (aramaico) che sta a significare odoroso, dal buon profumo, aromatico, quindi sta a significare 'canna (nel senso di pianta...) odorosa'. Una tavoletta assira nella Royal Library del re Assurbanipal (circa ottavo secolo a.C.) che chiama la pianta 'qunubu' o 'qunapu' e la sorprendente somiglianza tra il semitico 'kanbos' e lo sciita 'cannabis' dimostrano come l'origine etimologica e culturale della parola vada ricercata nelle civiltà dell'Asia Minore.
In quest'area il raccolto della cannabis, largamente impiegata per la fibra fin dai tempi più antichi, costituiva occasione d'incontro e di festa per molte persone: il forte aroma e l'effetto intossicante della pianta venivano così sperimentati collettivamente. Tali occasioni si trasformarono presto in cerimonie cultural-religiose che riunivano insieme la struttura del circolo matriarcale (tipica delle popolazioni locali), il culto dei morti, i sacrifici purificatori e altri rituali mistici. Questi riti erano parte centrale della cultura degli Sciiti, ad esempio, ed è ragionevole supporre che i bagni di vapore in uso presso gli antichi abitanti delle odierne zone dell'Europa Orientale abbiano la stessa origine. Ancor oggi, in Polonia, la vigilia di Natale si consuma un zuppa a base di semi di cannabis: secondo la tradizione popolare in quella notte i morti vengono a far visita ad amici e parenti, cenando insieme a loro.     Anche i numerosi reperti archeologici ritrovati non fanno altro che confermare come in ogni epoca storica le diverse popolazioni del pianeta avessero imparato a coltivare ed usare la cannabis per molti scopi. Pare che i primi usi come fibra e medicina risalgano addirittura al XXVII secolo prima di Cristo, mentre nel Columbia History of the World (1981) possiamo leggere che ".....i primi tessuti conosciuti erano fatti presumibilmente di hemp, pianta coltivata a tale scopo fin dall'ottavo secolo a. C.". A tale data infatti risale il più antico manufatto umano, un pezzetto di tessuto di canapa, scoperto nella zona di Catal Huyuk, in Mesopotamia.
Sempre all'ottavo secolo a.C. risalgono alcuni frammenti di vasi di terracotta trovati nell'isola di Taiwan e decorati con striscie di canapa pressate nella creta ancora fresca. Di sicuro veniva coltivata in Cina e in Egitto fin dal 4000 a.C., nel Turkestan dal 3000 a.C., e la troviamo nominata nei testi Babilonesi, Persiani, Ebrei, Caldei.
    In Cina (dove e' tuttora legalmente coltivata, lavorata ed esportata), viene nominata per la prima volta oltre 4500 anni fa, nell'erbario pubblicato durante il regno dell'imperatore Shen Nung, nel 2737 a.C.: la cannabis viene consigliata per "...trattare casi di disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale.". Il trattato medico Erh-Ya, compilato tra il 1200 e il 500 a.C., la chiama "Ta-Ma", grande pianta, raffigurandola con un'ideogramma composto da un uomo adulto (Ta) sopra una pianta da fibra (Ma), ad indicare la forte relazione simbiotica già allora esistente tra cannabis ed esseri umani. Verso il 200 a.C. il medico Hua-T'o parla delle sue notevoli virtù analgesiche per operazioni chirurgiche e nel IV-V secolo a.C. i contadini la usano per pagare le tasse al Governo centrale. Intorno al 100 a.C. inizia la produzione di carta a base di hemp e negli archivi di Tung-kuan (28 d.C.) si legge anche che la cannabis veniva usata come cibo in tempi di carestia.
    Anche in India la pianta conosce larga diffusione ed uso, per cerimonie sacre, nelle pratiche meditative e in medicina: se ne consiglia l'uso nei casi d'insonnia, febbre, dissenteria, malattie veneree. In particolare, gli inni sacri indiani (Atharva Veda, Rig-Veda e Susruta, 1400-1000 a.C.) parlano diffusamente di una sostanza usata nelle cerimonie religiose e meditative, chiamata 'soma'. Gli effetti descritti (allucinazioni, espansione delle percezioni, rilassamento generale) lasciano ragionevolmente supporre che si tratti proprio di cannabis, o almeno che essa doveva costituirne uno dei componenti principali. Gli scritti sanscriti raccontano perfino di un'origine mitologica. Si racconta che essa venne prodotta in forma di nettare mentre gli dei agitavano le acque con il monte Mandara e che diventasse la bevanda preferita da Indra, re degli dei, con il nome di 'Vijaya'. Mosso da compassione per la razza umana, Indra decise poi d'inviarla sulla terra, così da far provare euforia, perdita della paura ed eccitazione sessuale anche agli esseri umani. Ancor oggi nei villaggi e città dell'India, nell'ultima giornata della festivitâ hindu del Durga Pooja, dopo aver gettato le statue degli dei nell'acqua, ogni padrone di casa offre agli ospiti una tazza di bhang (tipico infuso di foglie e steli di cannabis) ed un piatto di carne dolce in segno di cortesia. L'uso della pianta per fibra, olio e cibo era comunque largamente diffuso, soprattutto nelle regioni del nord-ovest e nel Bihar, ai confini con Nepal e Pakistan.
    Tra il II e il I secolo a. C. le ripetute migrazioni delle tribù nomadi dell'Asia Centrale ne favorirono la diffusione nel bacino del Mediterraneo e oltre le montagne del Caucaso, fino all' Europa occidentale e al Medio Oriente. Furono soprattutto gli Sciiti, seguaci della sci'a e fondatori della confessione ufficiale dell'Islam, a conoscerne ed apprezzarne le molte proprieta'. Oltre a tracce di diffuse coltivazioni, ci resta la testimonianza dello storico greco Erodoto (circa 484-425 a.C.). Descrivendo i rituali funerari, egli scrive che "....foglie secche di cannabis venivano gettate su braci ardenti, provocando ampie nuvole intossicanti.". La scoperta e' stata poi confermata da M.I. Artamonov, che descrive nei dettagli i ritrovamenti di tombe sciite nei monti siberiani ai confini con la Mongolia (spedizione della Scientific American, maggio 1965).




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