Quando dal profondo abisso dell’umano essere odierno
la mia mente si ferma, sospira:
brama un altro tempo, un altro luogo, un altro modo
per respirare i giorni, che senza pena e senza pietà
mordono e strappano coscienza all’anima stanca,
moribonda per distrazione,
illusa da speranze sempre più dimenticate,
persa nel tempo e nel fare che l’uomo brama e conquista,
ignorando la luce invisibile, che evince
la natura inconoscibile di un futuro
che forse mai sarà.
Quando la luce trafiggerà
le tenebre chiare che l’uomo sovrastano,
quando l’oscuro velo della vita dei sensi
la morte pian ci coprirà completi,
ognuno stupito mirerà il domani che mai fu stato.
L’arcano mistero ormai brillerà sopra la nostra fine,
distratta dall’esistere o mistificata dal giubilo
testè così breve quanto una lacrima,
un pianto dell’uomo, che cerca invano il sentiero del tempo,
per tornare a sperare, ad essere,
sovra l’umano scibile, sovrà l’umana natura di carogna viziata,
per essere l’unica luce umana insiseme ad altre mille eguali,
che sol una ed una soltanto
rischiareranno quell’anima che sperò di vivere.
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