Eri un sogno, lo sei sempre stato. Sei un sogno, credevo non lo fossi più. Rimarrai un sogno. Il mio treno è passato, non tornerà. È venuto solo per dirmi che non si fermava, solo per dirmi di non aspettarlo, tanto non ripasserà.
Non lo devo più aspettare? Cosa aspetterò allora da oggi in poi? Me ne vado dalla stazione a testa bassa di notte, guardando i miei passi. Ritmici uno dopo l’altro si vedono scorrere la strada sotto di loro. Dove mi stanno portando? Non ci sono lampioni su questa strada. Non c’è vita su questa strada. È la strada che speravo di non dover imboccare mai, è la strada che termina le mie speranze. Il mio treno quasi non si vede più ormai, non mi voglio voltare a guardarlo, non voglio soffrire così tanto quanto ne sarei capace. Questa volta non lo voglio fare. Non perché non ne valga la pena, ma perché so che già ne soffrirò molto in futuro, quindi sconterò la mia pena. Passo dopo passo la mia mente e la mia anima si svuota, facendo rimanere dentro di me solo quello che entra da fuori. Il mondo, quello stesso che ho ripudiato e che ora è l’unica cosa che mi è rimasta, paradossalmente. Le certezze si accomunano, gli assurdi no. Non potevo far combaciare in nesun modo l’assurdo di me stesso con l’assurdo che c’è qua fuori. Ora mi è rimasto solo quest’ultimo per colmare il vuoto dentro di me, la mia unica speranza, per esclusione. Non voglio farlo. La mia mente e la mia anima non vuole farlo ma oramai sono così deboli, così distrutte. Chi vincerà?
Passo dopo passo vedo che il mondo e la mia vita quadrano sempre di meno. Sento qualcosa nell’aria che questa sera mi ha spinto a camminare da solo, che mi ha spinto a cercare la tranquillità per stare in compagnia di me stesso. Ed è proprio lì che non ho più trovato me stesso, cioè io come mi ero lasciato l’ultima volta che mi ero osservato. Il mio non soffrire in una situazione così brutta mi fa pensare che la situazione è talmente tragica da aver distrutto anche parte dei miei sentimenti, e il mio non accorgermene subito è proprio la conferma di questo. Chi sono io senza i miei sentimenti? Sono un burattino come gli altri. Sono un uomo che sopravvive. Sono un uomo che aspetta che arrivi la fine della giornata per andare a letto.
Queste forse sono le mie ultime forze, ed anche adesso scrivo queste parole senza provare nulla dentro di me, senza avere nessun sentimento in superfice.
Cosa sono diventato? Dov’è finito me stesso? Perché non soffro? Perché non amo? Cosa mi sta accadendo?
Potrei chiudere gli occhi e dormire. Potrei lasciarmi vivere dagli altri, dal mondo. Non voglio farlo. Ma non riesco a sentirlo questo “non voglio”.
Silenzio. Pressione interna. Groppo alla gola. Passo dopo passo. Cammino. Sperando di non dovermi fermare mai per non avere da pensare a cosa mi stia accadendo. Vago nella città. Vago dentro me stesso, esploro il mio vuoto che vedo colmato dal nulla fino all’orlo. Allora il vuoto c’è ancora? No, nel vuoto c’è tutto quello che ha rappresentato per me fino a ieri il nulla. Non sono vuoto alla mia mente, ma il mio cuore non lo può negare.
Fermo, cerco l’odore della vita che cominciavo a sentire dentro. Nulla, non c’è più. L’odore della tristezza che mi motivava a cercare me stesso? Niente, è sparito. Non so più amare e non so più odiare ne compatire me stesso e gli altri. Indifferenza, la carta d’identità del vuoto.
Pigio questi tasti perché ogni volta che scrivevo prima di stasera, scoprivo un pezzo di me stesso, mi sentivo vivere nei miei scritti, anche quelli più tragici, perché sentivo l’orgoglio di quello che mi sentivo dentro, la certezza. Ora scrivo, passo dopo passo, strada dopo strada, sguardo dopo sguardo la confusione che spero rappresenti il mio vuoto, talmente grande che non riesco neanche a vederla dentro di me. Spero che quel vuoto enorme non mi chieda qualcosa che io non posso dargli per essere colmato.
Amerò ancora? Mai come vorrei, mai con la certezza che vorrei avere. Piangerò ancora? Spero di si perché sarebbe la fine di me stesso e della mia anima. Cercherò ancora la verità? Non la sento più, non sento i mezzi e gli ideali che mi spingevano nella mia ricerca. Posso solo aspettare che risorgano dentro di me, passo dopo passo.
Spero di non essere distrutto. Spero di essere solo ammaccato, ma questo motore questa sera non vuole sapere di ripartire. Aiuto. Salvate FABRIZIO.
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