INESISTERE


FELICITA' E INFELICITA'

E strano vedere che nei momenti di infelicità il nostro cervello (noi stessi) è più attivo. Un motivo fra tutti è che in questi momenti ci troviamo soli con noi stessi e la nostra natura di esseri umani cerca un perché aglie eventi che ci hanno reso infelice e condotto a quello stato d’animo. Quasi sempre non si riesce a trovare un perché nelle cose che ci circondano e dopo aver cercato all’esterno ci troviamo spesso a cercare dentro noi stessi perché deduciamo che la risposta si debba trovare lì perché è il luogo dove cercare che conosciamo meno e su cui di solito osserviamo meno.
L’uomo nasce e muore e tutto che l’uomo fa che è di “materiale” e non è “spirituale” rimarrà nel tempo “finito” degli uomini fincheè nessuno lo noterà più. Tutto ciò che facciamo di esclusivamente materiale dovrà servire quindi per creare qualcosa di spirituale. Cosa fare quindi? E perché lo dobbiamo fare? Queste domande non hano ancora una risposta. Quello che facciamo e che dobbiamo fare lo dobbiamo fare per noi o per gli altri? Se fosse vera la prima risposta sarebbe un pensiero egoistico e di conseguenza porterebbe lla materialità. Per gli altri? Se devo essere esclusivamente un benefattore, penso che questa sia la mia “prova”. Ma pensare che questa sia la mia “prova” e tutto è incentrato su di me mi porta a dedurre che gli altri non esistano, ma siano pedine messe là da qualcuno per organizzare il tutto. Rimane una terza considerazione: dobbiamo pensare a noi in parte, e in parte al bene che potremmo sentire se aiutassimo gli altri, mantenendoci si sempre in primo piano ma considerando gli altri come noi stessi, e quindi sulla stessa barca.

Vorrei analizzare alcune sensazioni dell’uomo partendo dalla felicità per arrivare a qualche conclusione.

Ogni coppia dei eventi è sempre considerata perfetta quando è in equilibrio reciproco. Questa è una visione utopistica al momento perché vivendo in un mondo imperfetto non vi è mai un perfetto equilibrio tra nulla.

La felicità e l’infelicità sono eternamente contrapposte.

L’infelicità è quella più presente in me (e credo in tutte le persone) e quindi quella più spesso dominante.
Quando una persona è felice è in uno stato di normalità. La variazione della normalità è l’infelicità, quindi la novità.
La normalità (felicità) è il punto di equilibrio ma vivendo in un mondo non perfetto e non essendo neanche noi esseri perfetti non siamo mai nel punto di normalità.
Spiego.
Siamo tristi. Sta per succedere qualcosa di bello e siamo felici, no, euforici. Quando la cosa bella accade non siamo felici come ce lo immaginavamo, ma infelici e per di più con meno speranze perché una possibilità è stata usata. Quando invece succede una cosa bella che dura nel tempo e finisce non torniamo nelle stesse condizioni in cui eravamo prima degli eventi perché speravamo che l’evento bello durasse di più. Quando accade qualcosa di bello noi ci “illudiamo” che questo sia maggiore di quello che è o più lungo di quello che duri.
L’illusione è il gradino sopra la felicità (=normalità) che squilibra (l’equilibrio non c’è mai stato in realtà), una sorta di droga per le nostre menti che inconsciamente come consciamente non si accontentano mai ma vogliono sempre più felicità di quanta ce ne sia a disposizione.
Ed è proprio la creazione di questa felicità virtuale (illusione) (+ della normalità) che ci porta quando ci rendiamo conto che non esiste, alla perdita di questa e non solo, ma anche di altra felicità “legittima” che usiamo per pagare gli “interessi” dell’illusione, se l’evento non è come ce lo aspettavamo, o per tornare in uno stato ancora di più infelicità se l’evento è finito prima della nostra illusione.

Dal canto mio, vedo che l’illusione è una droga per non renderci conto che la felicità è la normalità (niente di speciale) che ci fa vivere bene con gli eventi futuri. Tutto ciò non basta all’uomo, che la sopravvaluta con l’illusione. Ma come una vera droga, l’illusione, finiti i suoi effetti cominciano i danni portandoci in uno stato di infelicità peggiore di quello da cui venivamo prima dell’evento bello.
Nel mio cuore, quando mi disilludo, si forma un buco nuovo dove prima c’era l’illusione e la felicità. Potrò riempire il buco lasciato da quest’ultima forse con altri sentimenti e i pensieri delle persone che sento vicino, ma per riempire il buco lasciato dall’illusione trovo solo tristezza e confusione.

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