Buongiorno, sono l’autore. Io nasco il 5 dicembre 1999, quando iniziai a scrivere di me stesso su un computer. Da quel giorno io sono una persona nuova, una persona meno sola nella sua solitudine. In questa data infatti è nato un Fabrizio che si è preposto l’obiettivo di capire, o fare del tutto per questo, i tre aspetti fondamentali di tutto: il mondo, le persone e se stesso.
Da quella data posso dire di essere cresciuto e posso dire, come un grande studioso può dire, di non sapere molte più cose. State pensando ad un controsenso? Credo vi sbagliate di grosso.
La misura dell’esperienza e della cultura non si misura come tutti credono in “quanto si conosce”, bensì in “quanto non si conosce”.
Fermatevi un attimo a riflettere. Se voi studiate, leggete, o incontrate gente, credete forse che stiate intraprendendo la giusta strada solo per colmare quello spazio che chiamavate ignoranza? Non c’è nulla di più sbagliato. Voi tutti come me ogni volta che date una risposta ad una domanda che prima non ne aveva, generate una serie molto più numerosa di nuove domande che non avranno al momento una risposta. In pratica più sapete di un qualsiasi “tutto”, più vi accorgete che quel tutto che stavate considerando è in realtà solo “una parte” di un qualcosa che oramai non oserete più chiamare “tutto”. Più conoscerete, più saprete di non conoscere. Ed è quindi questo il motivo per cui dico che la cultura degli uomini si misura dalla loro coscienza di essere ignoranti. Più un uomo sa di non sapere e più ha cultura.
A questo punto potrete dire anche che da questo punto di vista la cultura è un male per l’uomo. Ma perché non lo è stato fino ad adesso e non lo sarà in futuro? Perché chi non vede logica in questo ragionamento non considera affatto quanto la sua cultura gli dica che sia ignorante, ma analizza comodamente solo l’aspetto positivo della questione. Chi al contrario prende in analisi la globalità del fenomeno si rende conto del risultato che questo ragionamento porta in alcune persone. L’individuo con la sua cultura e con l’intento di accrescere sempre quest’ultima compie un atto d’interessi per la collettività, poiché la sua cultura acquisita potrà servire per accrescere il benessere del mondo (anche indirettamente), ma si rende ben conto che il suo continuo scoprire di non sapere gli porta solo più tristezza, gli porta solo a rendersi sempre più conto di quanto possa essere piccolo al confronto con il mondo materiale. Chi scopre quest’assurdo gioco e se ne rende sensibile, vede l’inutilità della cultura per accrescere la sua posizione assoluta difronte a ciò che lo circonda, difronte al mondo materiale, scoprendo che il vero scopo di essa può essere solo ed unicamente l’innalzamento dell’individuo difronte a qualcosa di molto più importante e di molto più impalpabile e immateriale. Scopre nel dolore che l’accrescimento della sua cultura gli provoca l’unico strumento per crescere dentro se stesso e per distaccarsi da un mondo che non può offrirgli soddisfazioni vere e assolute, rendendolo in questo modo “cosciente” di se stesso, degli altri e del mondo.
“Qui addit scientiam, addit et dolorem”
Molte persone sono avvolte da uno strato di tristezza e dolore che non si riescono a spiegare. Si sentono sole in mezzo alla gente. Sole con se stesse. Irrealizzate. Hanno rabbia dentro di loro, ma una rabbia che è sinonimo di volgia di riscattarsi. Sono incomprese. Sono chiuse. Si sentono come intrappolate da se stesse e dal mondo. Sentono ciò che hanno dentro, ma non sanno dargli un nome, una spiegazione. Sono sognatori, ma non sanno come trovare un paio di ali per realizzare quei sogni. Soffrono di un male a cui l’uomo non ha ancora dato un nome. Sono malate di vita.
Io non pretendo di liberarle dai loro problemi, non mi batto per la loro salvezza. Mi batto per la mia.
Le pagine che troverete qui di seguito sono le mie guerre, le mie paci, le mie tregue, le mie illusioni e le mie speranze che ho usato, uso e userò per battermi per la mia salvezza.
Questo libro viene alla luce solo per cercare di offrire un po’ di comagnia tutte queste persone che soffrono di questa strana solitudine. Per fare un passo e dire: “se voi siete come me, sappiate che io sono come voi”. L’unica cosa che posso regalarvi è “condivisione”. Quindi se anche ho la minima speranza di poterci riuscire, realizzare questo libro è il minimo che possa fare.
In queste pagine troverete attimi di vita e attimi di morte della mia anima, dubbi problemi e riflessioni sulla mia vita e sul mondo che mi circonda. Attimi di gioia e di dolore e la mia continua ricerca della verità per le cose e per le persone, l’unico mezzo che secondo me possa portare alla fine di questa immensa tristezza che continuo a portarmi dentro.