La mia vita mi sembra vuota. Cosa ho fatto? Cosa farò? E soprattutto perché lo farò?
Per vivere? E a quale scopo, se tutto è dispiacere. Non interrompo questo tormento solo per non dare altra tristezza a questo mondo che ne è già pieno e alle persone che mi sono sempre vicine.
Non conosco me stesso. Ci sto insieme 24 ore su 24 e ancora non mi conosco. Non so cosa provo, se lo provo e perché lo provo. I sentimenti non riescono a uscire, a manifestarsi. Rimbalzano dentro di e e si aggiungono alla confusione che già c’era.
Lo stato di benessere che ho attraversato era solo fittizio. Non sono adatto a questo mondo. Ci vivo ogni giorno e mi convinco sempre più dello schifo di cui è fatto. I sentimenti degli individui sono mascherati dalle apparenze, dai giudizi con i quali ci diamo battaglia giorno dopo giorno. Una guerra allucinante che ci fa notare che l’unico scopo della vita non è vivere, ma sopravvivere. Non ho speranza, cerco di amare ma non ci riesco o forse amo così intensamente che resto frastornato. Ho bisogno di aiuto. Dio. Un segno. Un’indicazione. Una luce in queste tenebre di falsità di cui il mondo è pieno. Perché questo conflitto con me stesso e il mondo che mi circonda. Una parte di me mi dice che sono un’ipocrita: mentre la gente si muore di fame io sto qui a trastullarmi con ragionamenti psicologici su me stesso. Ma sento sempre più che in questo mondo sono solo, una vita che mi è stata messa davanti agli occhi per mettermi alla prova, per scoprire il vero significato del mio viaggio. Nel miscuglio di sentimenti che mi porto dentro non ne riesco ad individuare uno preciso. C’è tristezza, rassegnazione, amore, un pizzico di speranza che non reggerà ancora per molto, rabbia, paura del domani e del mio futuro. Molti parlano bene di me e mi invidiano. Ma non sanno che io invidio la loro posizione, il loro modo di vedere la vita. E’ una tristezza immensa quella che mi porto dentro. E’ il risultato di tutto l’amore che non sono riuscito a manifestare per tutti questi anni, in cui ho vissuto alla giornata, vivendo un giorno come un altro. Scoraggio e paura vengono sempre più emergendo e mi rassegno alla mia condizione. Spero in un segno. Ma mi rassegno anche a questo riguardo. Faccio di tutto per cercare l’approvazione degli altri e la ottengo credendo che basti questa per aiutarmi. Ma mi sbaglio di grosso. Non è di questo che ho bisogno. La scuola? La cosa più ipocrita che ho mai visto. Giudizi sui fatti, non sull’essere. Un essere meraviglioso può essere una zappa a scuola eppure resta tale. Vado bene a scuola, ma a che fine? Per avere successo serve soprattutto l’ ”individuo”, non un pezzo di carta. Lo sviluppo dell’essere purtroppo non è di questa società. E io che ci sto a fare? Dovrei portare avanti una figura, quella di me stesso, nella società aspirando agli apici di questa? Dovrei affondare nella falsità? In teoria potrei scegliere, ma in pratica mi trovo costretto. Una società vera non esiste su questo pianeta, dove tutti dicono quello che pensano, riconoscono i sentimenti provati dall’altro senza che questo apra bocca. La razza umana non è adatta per questo tipo di vità, ed io con lei, ne sono sicuro. Man mano che passano i giorni mi ritrovo sempre più confuso, sempre più disperato. Non vedo una via d’uscita e purtroppo già so che non esiste. Sono intrappolato in un paradosso. Quando il bene che combatte dentro di me verrà fuori e si manifesterà agli altri? Solo questo volglio. Che quello che dico e che provo arrivi agli altri puro al 100%, senza le infezioni che questo mondo si porta addosso. Vorrei sentire parole vere che non nascondano niente. Voglio parlare con l’amore nel cuore, l’unico mezzo che rende tutto puro. E voglio che le mie parole restino integre fino ad arrivare a chi sono destinate. Voglio essere me stesso, “io” ed “io” soltanto. Io per lui, io per l’altro ed io per tutti e non fabrizio o FABRIZIO o al****on o capoccia o qualcun altro. Tutto questo però mi rendo conto che è molto difficile al giorno d’oggi, ma solo così potrò sapere il mio vero scopo di questa vita e il mio vero destino.
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