Scrivo questo diario un po’ di getto per dare una spinta iniziale al mio tentativo di cambiamento.
Spero di trovare in queste righe un confidente, il confidente che non ho mai avuto, e in un certo senso, non ho mai cercato in tutte le persone che conosco, compresa mia madre. E la colpa è solo mia, lo so. Credo che persone chiuse come me ce ne siano poche. Non riesco ad esternare i miei sentimenti, a confidarmi con amici o ragazze. Non so cosa sia, so che è nella mia natura, o forse è solo la paura di trovare nelle persone soltanto dei giudizi e non dei consigli derivati da comprensione. Spero che così possa trovare una scappatoia, un appiglio. Spero che confessare tutto a qualcuno, o a qualcosa in questo caso, mi aiuti a vincere le mie paure.
O forse il mio problema è riconducibile al mio conflitto interiore. Alla mia eterna lotta con me stesso, al mio autogiudicarmi e autodemolirmi. Il paradosso della mia vita? Coincide con il mio obbiettivo: Essere perfetti in qualsiasi situazione, compiere azioni in modo da non aver paura delle conseguenze, essere all’altezza dei giudizi e del giudizio di me stesso.
Un paradosso, che comporta l’inutilità della mia esistenza. Perché esistere? Per divertirsi? Si, ma poi? (premettendo che questo conflitto mi porta via via a divertirmi sempre di meno.) Per i soldi? Tutti siamo soddisfatti quando facciamo dei soldi, ma quando li abbiamo tutto finisce e ci ritroviamo da capo. Per la fama? Si, ma se non sono soddisfatto di me stesso tutto è nullo. Per l’amore? Rimane l’unico scopo. Perfetto. Ma proprio qui sento di non farcela. Sento come un cavallo scalciante dentro me che si dimena in una stanza di cemento armato. Quanto è resistente quel muro! Spero in un aiuto dall’esterno, ma già so che non verrà. Sono da solo ogni giorno che passa, in mezzo alla gente ma da solo. Continuo a combattere con me stesso, cerco di sconfiggermi per poi risorgere nuovo, senza problemi, senza confini ne restrizioni. Aspetto un aiuto che non verrà mai, me lo dovrò creare da solo. Perché il problema sono io stesso, solo io. Quando distruggerò Fabrizio in modo che il vero FABRIZIO si riveli. Forse, peccando di superbia, il vero FABRIZIO non è fatto per questo mondo, ma per un altro. O più semplicemente è la prova della mia vita. L’ostacolo, il più grande, verso la strada della felicità?
Il mondo? Non centra, anche se è il solo motivo percui Fabrizio vive ancora, con il quale si nutre. Dio? Dio non centra, qui credo di essere solo, anche se così dicendo vado contro la mia fede. (anche se penso che la fede verso Dio non è dubitare mai, ma un rapporto di reciproca fiducia).
Mi ero dato un sotto obbiettivo, vivere ogni giorno in modo di dire alla sera “oggi ho fatto questo, non ho buttato il mio tempo” e ancora per dire quando morirò “nella mia vita ho fatto questo e quest’altro, non ho buttato la mia vita”. Ma ora mi accorgo che sono solo scuse per tirare avanti, per vivere senza pensare ad altre cose meno importanti. Non sono giunto ad una conclusione. Sono arrivato solo a dire basta con gli esami, basta con il confronto tra Fabrizio e FABRIZIO alla fine di ogni giornata. Così forse vincerò una battaglia, Fabrizio è duro a morire, anzi, pensandoci bene devo ragionare come il modello “ying e yang” Devo fare in modo che i due fabrizi convivano pacificamente e si fondano minimamente. Infatti è impossibile se non inumano che FABRIZIO resti solo o domini per sempre. Il conflitto è nella natura umana, ed essendo umano ci sarà sempre una battaglia tra i due ma mai nessuno dovrà prevalere nettamente come ora.
Qualche volta mi chiedo se sia una questione scientifica, se l’essere chiuso e strano di mio padre si sia trasmesso in parte a me, rendendomi quello che sono, ma rifiuto l’idea di descrivermi come un calcolo matematico, come un incrocio di geni. E ancora, io sono solo io o sono io+il mondo dove vivo(Fabrizio)? Credo di essere vicino alla verità e spero che questo diario mi aiuti a risolvere questo problema o perlomeno, a migliorarmi e a capire più me stesso.