Questo mio scritto è un tentativo di descrivere che cosa sia la Speranza e come sia considerata dagli uomini.
Una definizione di speranza si può dare così: La Speranza è un'arma a doppio taglio. Gli esseri umani, contrariamente agli animali, sono dotati di ragione, Ma quest'ultima può in certi casi, collegando gli aspetti paradossali della contrapposizione "essere umano interiore (sentimenti, sensazioni, ecc)" Vita creata dagli esseri umani attraverso l'uso dei cinque sensi", portare addirittura all'autodistruzione. Un lato della speranza è il non perfetto antidoto a questa situazione. Quante volte molte persone si sono trovate in bilico alla loro esistenza dopo una situazione critica o ad una delusione ed hanno pensato all'inutilità della vita? Cosa li ha fermati? Certamente la speranza che le cose vadano meglio, una speranza imprecisata che li ha fatti restare attaccati alla vita, che non ha permesso alla ragione di prendere il sopravvento. Un secondo istinto di sopravvivenza insomma, che ci aiuta ad ingigantire alcuni aspetti della nostra esistenza o possibile esistenza a tal punto di sormontare i ragionamenti che ci portavano a farla finita.
Che cosa significa sperare? Letteralmente significa ipotizzare una situazione o un evento e scommettere sul suo verificarsi. Io spero di vincere alla lotteria e quindi da questo mio ragionamento partono una serie di pensieri e di considerazioni riguardanti il mio futuro. Immagino me stesso in quella situazione che spero si verifichi e immagino il mio futuro prossimo dopo quell'evento. Mi costruisco una serie di condizioni positive ipoteticamente realizzabili che, secondo dopo secondo scavano nella mia ragione e mi portano a considerare inconsciamente sempre più reale quella speranza di cui sopra. Questo mio sperare non è altro che pura architettura illusoria. Mano mano che la mia speranza si arricchisce di particolari fa svanire le minime, quando inesistenti, possibilità di realizzamento e quindi di felicità. La speranza è una droga che il nostro cervello autogenera per accrescere le nostre considerazioni sulla vita e sugli eventi che di questa fanno parte. Quante volte mi è capitato di pensare per esempio ad una giornata che ha tutte le carte in regola per essere speciale. Comincio una settimana prima ad immaginare tutte le possibili situazioni che si potrebbero verificare e inconsciamente comincio a scartare le ipotesi peggiori, gli intoppi che si potrebbero verificare e a considerare che le cose vadano proprio come io le stia ipotizzando. Scartate le ipotesi brutte rimangono quelle normali e quelle belle. immagino anche queste e sogno così tanto da autoconvincermi della bellezza incommensurabile di questi eventi ormai diventati molto probabili e immagino me stesso in quel giorno. Sogno ogni attimo di quella giornata e le mie reazioni. Credo fermamente che tutto quello che ho sognato sia possibile alla fine o poco meno. Ed è proprio quando arriva il fatidico giorno che constato che tutti i miei sogni non si basavano su nulla, solo sui vaneggiamenti di un pazzo che crede che le cose ruotino esclusivamente attorno a lui, come era stato nei suoi sogni. Ma questa mia precedente convinzione era stata così tanto forte da aver escluso completamente la realtà. Si può chiamare ottimismo. si può chiamare sognare. Si può chiamare sperare. La speranza alla fine si traduce nell'amplificare il sentimento di gioia o di felicità fino ai limiti reali della situazione fino a portare un buon pezzo di questi a poggiare le loro fondamenta su sogni, su illusioni su tutto quello di non reale che ho creato in quella settimana. Ma quando alla fine ci troviamo faccia a faccia con la realtà e riconosciamo vana e infondata quella speranza che poco prima ci stringevamo al petto come se fosse l'unica fonte della nostra felicità, ci sentiamo distrutti, tristi e al buio di noi stessi. La perdita di quella speranza è come se avesse spento una luce dentro di noi, quella luce che ci faceva apparire tutte le cose belle e importanti. Ci guardiamo intorno e non vediamo nulla, non vediamo nessuno. Il mondo c'è ancora, la gente, la famiglia, gli amici ci sono ancora eppure ci sentimo soli come non mai. Perchè? Forse perchè avevamo fatto di quella speranza una realtà, una realtà per noi stessi. E veder distrutta quella "nostra" realtà è come vederci strappati di un pezzo di noi stessi. Ci sentiamo privati di un pezzo di mondo e non troviamo nulla per riparare quel buco. Io lo immagino come una stanza con i vetri ad una finestra. Noi siamo lontani da quella finestra. Sappiamo che fuori c'è il sole perchè ce lo dicono tutti e noi vogliamo crederci. Ce lo dicono i genitori, ce lo dice il prete, ce lo dice la televisione, ce lo dice la gente, ed è quello che vogliamo sentire!. In effetti, a guardare bene, vediamo una luce.. ma sì, è una luce! Ci avviciniamo alla finestra e intanto pensiamo a come potrebbe essere il paesaggio fuori... Tempesta? Pioverà? Ci sarà il sole? il cielo sarà limpido? Pensa a come sarebbe bello se ci fosse un cielo azzurro... Bellissimo.. le probabilità ci sono... io lo spero..ci deve essere!!! Facciamo un altro passo e come d'incanto distinguiamo un bel cielo terso, il più bello che abbiamo mai visto. E' sempre attraverso il vetro che lo vediamo ma come ci dicono sempre tutti il vetro è trasparente cosiccome ci hanno sempre insegnato. Sentiamo la vocina della nostra coscienza che ci dice di non esporci più di tanto, di non fidarci dei nostri occhi, ma come resistere a quella vista. Facciamo un altro passo mentre ci immaginiamo il paesaggio e di colpo questo si materializza alla finestra che si avvicina sempre di più e il paesaggio meraviglioso si materializza fino a risplendere nella sua magneficenza. Siamo ad un centimetro con il naso dal vetro... non crediamo ai nostri occhi, eppure era così che ce lo eravamo immaginati al contrario di come quella vocina si ostinava a dire ma che ormai è morta nell'ultimo metro che ci separava dalla finestra. Simao ad un passo dal paradiso e cerchiamo di raggiungerlo tendendo una mano sul vetro, quasi a toccare quel paesaggio. Come le nostre dita toccano la finestra il vetro, sottilissimo e fragilissimo si infrange in mille pezzi. Chiudiamo gli occhi per lo spavento ma li riapriamo sicuri della vista di quel paesaggio. Non c'è più. C'è un classico paesaggio di città o di campagna. Ci sono nuvole nel cialeo che è leggermente coperto e tira vento e non fa molto caldo. Dovè andato a finire il nostro sogno? Dov'è quel cielo azzurro e quel sole che ci baciava attraverso il vetro? E quel paesaggio, non è percaso la vista che ogni mattina ti fermi a guardare per svegliarti, per sentirti meglio dopo esserti alzato o quando torni dal lavoro e che ti piace tanto?? Si è quella, niente di più niente di meno. Come mai adesso non ti fa lo stesso effetto?? Come mai adesso non ti piace e la trovi così squallida a confronto con la tua visione di prima? Un senso di tristezza e solitudine ti attraversa il corpo. Sei affranto e non sai perchè. Hai perso il paesaggio che vedevi dalla finestra o hai person un punto fermo nella tua vita? Domani mattina quando rivedrai questo pesaggio non sarà più bello e rilassante come prima. Tu non sarai come prima. Quello per te sarà il simbolo che la vita vista da te stesso non esiste. Che quel paesaggio è bello solo se non lo demoliamo dentro di noi. Ti sei costruito un paesaggio ideale, demolendo quello precedente, semplicemente intravedendolo. Tu hai creduto nella sua esistenza, ne eri convinto e nessun uomo sarebbe riuscito a farti cambiare idea finche non lo hai cercato di toccarlo con mano. In realtà quel paesaggio lo hai costruito tu, passo dopo passo, anticipando i tuoi occhi con la tua mente, forse per fretta, forse per fuggire dalla realtà inseguendo un sogno. Sei stato l'uomo più felice di questo pianeta fino a quando il vetro, l'ultimo ostacolo, che mai avresti ritenuto tale, non si è posto davanti a te ed infrangendosi ti ha lascito solo e senza protezioni a contatto con il paesaggio reale. Quest'ultimo è quello che hia sempre considerato bello. Il più bello. In altre occasioni ti avrebbe fatto felice. Se tu non avessi immaginato chissàcchè sognando nella tua mente di raggiungere qualcosa di ulteriormente speciale, la bellezza di quel paesaggio ti avrebbe riempito il cuore come faceva ogni mattina. Invece ti ha deluso. La felicità che ti poteva arrecare non era quanta tu ne avessi richiesta e ne continuavi a chiedere passo dopo passo verso la finestra. Cosa ti ha portato la bellezza effettiva del paesaggio reale? Tutto tranne felicità. non solo, ma ti ha portato a demolire anche quest'ultimo. Tu non sarai mai più felice come prima quando lo rivedrai, se non sarai più triste.
Io vedo la mia vita e mi riconosco in certi aspetti. Non in tutti perchè come non si trovano cose perfette a questo mondo, non si trovano persone che rispondano pienamente ad un certo tipo di comportamento. Posso dire sicuramente che quanto più la speranza sia presente in me più io mi avvicino a questo tipo di comportamento. Come in più occasioni ho dimostrato sulla mia pelle (solo sulla mia) che le mie reazioni corrispondono perfettamente a ciò che ho descritto. Uno a questo punto si dovrebbe porre il dubbio: ma se tu vedi che è questo quello che succede quando la speranza prende il sopravvento sulla ragione, perchè non fai qualcosa? Perchè? Perchè per quanto non capisca, sono un essere umano e come tale inconsciamente mi porto dentro una serie di caratteristiche con le quali combatto ma allo stesso tempo mi tengo stretto, perchè mi aiutano a vivere. Mi porto dietro indifferenza, vanità, vigliaccheria, ingordigia, lussuria, golosità, accidia, paura dei giudizi, paura di non essere all'altezza, avarizia, ira, belligeranza, rancore.. potrei stare qui ore ad elencare i difetti dell'uomo che tutti noi abbiamo, anche se non ce ne rendiamo conto, ma che molto spesso vengono fuori, acneh se in minima dose. La vita, la società e i rapporti umani si fondano principalmente su queste caratteristiche e nessun "essere umano che porti ancora con se queste caratteristiche" può minimamente pensare di estraniersi da questo "sistema" in cui siamo tutti integrati. Lo può fare a parole forse... lo può fare anche forse a fatti... Ma davanti a se stesso non lo potrà mai fare, non potrà mai dire io non sono "...." quando in realtà sa di esserlo o si accorge di esserlo. Io sono come tutti. Forse io me ne rendo conto più di altri ma io dentro di me so che la maggior parte di questi elementi dell'essere umano primitivo sono tuttora presenti in me, chi più chi meno. Proprio la speranza mi aiuta a vivere meglio la vita tra gli uomini. La speranza mi illude, mi fa passare ore felici, mi fa pensare di essere quello che non sono. Mi sono tante volte illuso e disilluso. Mi sono tante volte ritrovato a pensare se sia giusto quello che sto facendo, passare il mio tempo sapendo la natura di quello che mi circonda. Ma io non sono diverso e quindi non posso certo estraniermi dal vivere. Studio per vivere la vita nella società economica. Ingoio rospi e mi preoccupo dei giudizi degli altri per vivere la vita sociale. Spero, per conciliare me stesso e le mie emozioni in questo mondo dove non c'è spazio. Spero, per illudermi che io sia fatto su misura per questo pianeta, ma in realtà è tutto il contrario. Per questo soffrirò? Senza di questo, non soffrirò di più magari? Chi può dirlo. Tutti sperano, anche se avvolte non lo ammettono. C'è chi si ribella alle ingiustizie della vita, perchè le reputa tali, ma avvolte non vede che tali ingiustizie scaturiscono proprio da lui stesso o sono state create ad arte per isegnarci qualcosa. Che forse non è tutto rose e fiori come ci vogliono far credere. Che non esiste una realtà che ci dobbiamo costruire giorno per giorno, passo dopo passo verso una finestra che da di fuori. Quanto più solide riterremo le realtà che ci creiamo nella vita più staremo male quando crolleranno. Ma tutti noi, nessuno escluso amiamo le notre realtà, perchè sono le nostre, siamo noi i creatori. Forse per orgoglio, forse per stanchezza, forse per paura, difendiamo queste ultime con tutte le nostre forze anche se ci rendiamo conto che le loro fondamenta cominciano a vacillare. Ma davanti all'impossibilità di mdificare queste situazioni verrebbe da chiederci quali sono le nostre alternative, quali potrebbero essere le nostre scelte. Sono tre, ma solo due non sono di tipo utopistico. Si può dimenticare la vita passata e pensare al presente e al futuro, vivendo giorno per giorno quello che la vita ci offre, fregandocene di tutte le domande che la nostra coscenzia ci suggerisce, per le quali il nostro cuore brama una risposta per essere veramente felice. Vivere, o meglio, sopravvivere cogliendo i frutti che questo mondo ci offre ignorando la loro natura e la loro destinazione, succubi del sistema e dei nostri istinti primordiali, che riconosceremmo come il nostro bene più prezioso. Oppure potremmo cercare di usare le uniche armi di cui disponiamo per combattere e COMBATTERCI. I sentimenti uniti alla ragione. Qui non si parla di razionlaità, qui si parla di ascoltare ciò che sentiamo dentro di noi, coglierne i frutti e distribuirli il più possibile alle persone che riteniamo meritevoli di essi. Dobbiamo solo scavare dentro noi stessi mentre figniamo di vivere la vita che ci viene imposta dall'esterno, dalla società, dal sistema. Saremmo come tutti, ma consapevoli, schiavi fuori ma in continua lotta per la libertà dentro noi stessi. Non penso che mai qualcuno potrà mai riuscire nella sua lotta con se stesso, visti i molteplici meccanismi che si generano in questo tipo di conflitto. E' come una partita a filetto da solo. Ma forse in questa situazione è proprio l'assenza di quesgli istinti primitivi di cui sopra che ci porta a sperare nel raggiungimento di qualche obiettivo.
Ho detto sperare? si, l'ho detto. ma non è forse cioè che sto facendo anche ora? non è cioò che senti anche ora sentro di te? una speranza che non ti abbandona mai, ma che si volge dove il nostro cuore richiede "verità". Sono di speranza tute queste righe? Molto probabile, anzi, certamente. Sono un essere umano e in quanto tale questo è il frutto delle mie speranze. E' un paradosso continuo, ma forse non lo è la vita stessa un paradosso? Io credo proprio di si.
PROSSIMO CAPITOLO
INDICE