Si può chiamare ottimismo. si può chiamare sognare. Si può chiamare sperare. La speranza alla fine si traduce nell'amplificare i desideri confutando la realtà, fino portare a poggiare le loro fondamenta su sogni, su illusioni, su tutto quello di non reale che ci eravamo creati. La perdita di quella speranza è come se ci avesse fatto sentire più piccoli e più soli difronte al mondo e alla vita.
Ci guardiamo intorno e non vediamo nulla, non vediamo nessuno. Il mondo c'è ancora, la gente, la famiglia, gli amici ci sono ancora eppure ci sentimo soli come non mai. Perchè? Forse perchè avevamo fatto di quella speranza una realtà, una realtà per noi stessi. E veder distrutta quella "nostra" realtà è come vederci strappati di un pezzo di noi stessi. Ci sentiamo privati di un pezzo di mondo e non troviamo nulla per riparare quel vuoto, se non considerarci meno importanti.
Prendiamo una stanza con i vetri ad una finestra. Noi siamo lontani da quella finestra. Sappiamo che fuori c'è il sole perchè ce lo dicono tutti e noi vogliamo crederci. Ce lo dicono i genitori, ce lo dice il prete, ce lo dice la televisione, ce lo dice la gente, ed è quello che vogliamo sentire!. In effetti, a guardare bene, vediamo una luce.. ma sì, è una luce! Ci avviciniamo alla finestra e intanto pensiamo a come potrebbe essere il paesaggio fuori... Tempesta? Pioverà? Ci sarà il sole? il cielo sarà limpido? Pensa a come sarebbe bello se ci fosse un cielo azzurro... Bellissimo.. le probabilità ci sono... io lo spero..ci deve essere!!! Facciamo un altro passo e come d'incanto distinguiamo un bel cielo terso, il più bello che abbiamo mai visto. E' sempre attraverso il vetro che lo vediamo ma come ci dicono sempre tutti il vetro è trasparente cosiccome ci hanno sempre insegnato. Sentiamo la vocina della nostra coscienza che ci dice di non esporci più di tanto, di non fidarci dei nostri occhi, ma come resistere a quella vista. Facciamo un altro passo mentre ci immaginiamo il paesaggio e di colpo questo si materializza alla finestra che si avvicina sempre di più e il paesaggio meraviglioso si materializza fino a risplendere nella sua magneficenza. Siamo ad un centimetro con il naso dal vetro... non crediamo ai nostri occhi, eppure era così che ce lo eravamo immaginati al contrario di come quella vocina si ostinava a dire ma che ormai è morta nell'ultimo metro che ci separava dalla finestra. Simao ad un passo dal paradiso e cerchiamo di raggiungerlo tendendo una mano sul vetro, quasi a toccare quel paesaggio. Come le nostre dita toccano la finestra il vetro, sottilissimo e fragilissimo, si infrange in mille pezzi. Chiudiamo gli occhi per lo spavento ma li riapriamo sicuri della vista di quel paesaggio. Non c'è più. C'è un classico paesaggio di città o di campagna. Ci sono nuvole nel cielo che è leggermente coperto e tira vento e non fa molto caldo. Dovè andato a finire il nostro sogno, la nostra realtà? Dov'è quel cielo azzurro e quel sole? E quel paesaggio, non è percaso la vista che ogni mattina ci fermavamo a guardare per sentirci meglio dopo esserci alzati o quando tornavamo dal lavorare e che ci piaceva tanto?? Si è quella, niente di più niente di meno. Come mai adesso non ci fa lo stesso effetto?? Come mai adesso non ci piace e la troviamo così squallida a confronto con la nostra visione precendete? Un senso di tristezza e solitudine ci attraversa il corpo. Siamo affranti e non sappiamo perchè. abbiamo perso il paesaggio che vedevamo dalla finestra o abbiamo perso un punto fermo nella nostra vita? Domani mattina quando rivedremo questo pesaggio non sarà più bello e rilassante come prima. Noi non saremo come prima. Quello per noi sarà il simbolo che la vita vista da noi stessi può non esistere. Che quel paesaggio è bello solo se non lo demoliamo dentro di noi. Ci siamo costruiti un paesaggio ideale, demolendo quello precedente, semplicemente desiderandolo. Abbiamo creduto nella sua esistenza, ne eravamo convinti e nessun uomo sarebbe riuscito a farci cambiare idea finche non abbiamo cercato di toccarlo con mano. In realtà quel paesaggio lo abbiamo costruito noi, passo dopo passo, fondendo la realtà con i desideri, forse per concezione di onnipotenza, forse per ingenuità, forse per speranza di farcela. Siamo stati gli uomini più sicuri di questo pianeta fino a quando il vetro, l'ultimo ostacolo (che mai avremmo ritenuto tale) prima del confronto, non ci si è infranto davanti e ci ha lasciato soli e senza protezioni a contatto con la realtà.
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