INESISTERE


LA VITA DELL'UMORISTA

L’umorista è l’umile uomo che ha visto tutto ciò e lo ha vissuto su se stesso. Ha sbagliato come gli altri, ha lottato più degli altri.
L’uomo che non si è ancora reso umorista è colui che non esce sconfitto da certe situazioni, ma ne esce distrutto. Lui più di altri vive non solo sulla sua pelle, ma nella sua anima l’assurdo gioco della vita. E’ colui che ricerca la vita vera come obiettivo di vita, colui che sente, consciamente o inconsciamente, contro ogni logica che lui, essere umano non è come gli altri, che la vita che gli vogliono imporre non è vita.
L’uomo pre-umorista assume comportamenti assurdi. Non pone più di tanta attenzione nel divertimento, nei rapporti con la società in generale. Predilige l’isolamento, cerca persone come lui, cerca la tristezza e il fondo, e mette tutto se stesso in azioni che nascono da lui stesso e non da ordini o da convenzioni sociali. Queste sono le caratteristiche che introducono un’esistenza ad un futuro umorista. Per fare il salto però l’uomo deve andare oltre, deve mettere insieme tutti i tasselli del puzzle raccolti nella sua vita, dedicargli un po di tempo e poi farli combaciare in modo da poter osservare la sua opera, la sua visione della vita. Quando questo puzzle sarà completato, l’uomo dubbioso e bramoso di verità potra vedere nel puzzle quale è veramente la vita per lui. Se quella foto dinamica che è venuta fuori, gli racconta una vita che vede chiaramente non essere la sua allora capirà. Si renderà conto che non è questa la sua vita, che non è questa la vita. Si renderà conto anche che tutto il mondo è contro di lui, che tutti i pezzi del puzzle non sono stati creati solo da lui, ma ogni singolo tassello è il frutto del rapporto con la società e con i suoi finti valori.
Alla constatazione di tutto ciò l’uomo umorista, diventato tale, dovrà abbattere la sua vita del puzzle. Dovrà e vorrà ripudiare tutti quegli aspetti. Si troverà contro tutti e tutto, ma dovrà sopravvivere.
L’uomorista ribalterà la concezione umana dell’essere e dell’esistere. Quest’ultimo perderà completamente valore per l’evidenza dei fatti, e tutti i suoi sforzi andranno concentrati sullo sviluppo dell’essere, unico fondamento rimasto. Tuttavia l’umorista si renderà subito conto che questo totale capovolgimento è impossibile, perché non esistendo per gli altri, non potrebbe vivere neanche fisicamente. Ed è qui il potere del vero umorista. Egli sarà costretto, ma allo stesso tempo ne sarà pienamente in grado di costruirsi un “impalcatura essenziale” per esistere agli occhi e ai giudizi degli altri, ma a differenza degli individui, questa per lui non avrà nessun valore, sarà solo un espediente da contrapporre al suo essere e che lo aiuterà a non perdere il perché del suo nuovo stile di vita. All’ombra per gli altri di questa impalcatura, di questo guscio, di questo cielo di carta visto al contrario, ma alla completa luce di se stesso, coltiverà i suoi valori, i suoi obiettivi, in una parola, il suo essere. Libero da ogni coinvolgimento col mondo proprio grazie a questo distacco tra forma e contenuto, potrà “essere” veramente, più di chiunque altro. Sarà schiavo sempre fuori, ma non più dentro. Il suo essere sarà finalmente libero. Compatirà attraverso un puro sentimento del contrario le vite degli altri, le gioie fittizie degli individui, l’architettura illusoria della speranza. Sarà allo stesso tempo vuoto da qualunque falso valore di questa società e di questa vita, ma troverà sicuramente nella purezza di se stesso una nuova ragione di vita. Agli occhi degli altri sarà sempre triste, come triste può essere un uomo che non trova bellezza nella vita, ma quella tristezza paradossalmente sarà fonte di felicità per il suo essere, alimenterà sempre più la lotta per raggiungere i suoi nuovi obiettivi e, una volta raggiunti, da vero umorista, non sentirà più il bisogno di comunicare la sua vittoria a nessuno, perché lui stesso sarà il mondo, che gioirà all’unisono.
Sarà un fiore stupendo dentro una scatola in mezzo a tante scatole di carta fiorita con semi dentro che non vedranno mai la luce. Lui è riusito a trovare quella luce nel buio della sua anima rinunciando al suo rivestimento esterno bello e allo stesso tempo omologato agli altri. Non sarà più come gli altri, sarà snobbato, deriso e rifiutato da tutti quelli che pretendono che la sua carta sia come loro la vogliono. Lui non potrà che sorridere difronte a questi comportamenti come si sorride a degli stolti che non conoscono che una faccia della medaglia. Nessuno sa del suo fiore, nessuno lo avrà mai visto. E proprio perché nessuno glielo ha mai chiesto, l’umorista non avrà alcun motivo di mostrarlo, di aprire la sua scatola e mostrare la sua verità.
In un mondo che non capisce e non si pone nessun dubbio sulla legittimità delle proprie considerazioni, l’umorista resterà sempre solo. Ma proprio perché questo è il mondo, non ha motivo di cambiare il suo attegiamento, perché vorrebbe dire lasciare che gli altri calpestino quel fiore dopo averlo invidiosamente demistificato.


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