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voce:luigi"rosybyndy"piergiovanni
testi:marco bedini
musiche,arrangiamenti & programmazione luigi piergiovanni
un abbraccio a roberto de luca X la supervisione teknologika
il "testamento di un secolo grottesco" è letto dal notaio
Bedini
edizioni Universal-Interbeat
foto cover mirella felli
1
- il coro e la pena
2 - chiamale parti praticamente inesplorate
3 - foglie al vento
4 - sottomarca
5 - amore barbone
6 - sento solo rumore
7 - barbie & jim
8 - ascelle sorelle
9 - delirio di una kasalinga
10- e stò a scherzà
11- testamento di un secolo grottesco
2014.
Il futuro è prossimo, ma ormai irrimediabilmente compiuto.
Una linea nervosa di tecno si congiunge alla melodia del ventesimo secolo.
Rosybyndy è il suo profeta. Guru dellelettronica, melodista
insoddifatto,
frustrato occupatore occulto di hit parade in incognito?
Il risultato è una tecno-melodia che occupa gli spazi lasciati
liberi da una
deleteria concezione della musica come divertesseiment. Qui le note sono
stridenti, rimbombate stalattiti di un malessere diffuso, quello di
unItalia fin de siecle talmente squallida nella sua classe politica
e
intellettuale da assumere come carta didentità
le fattezze di uno dei
suoi rappresentanti più inutili.
Oggi, nel 2014, Rosybyndy, è la memoria storica di uninsofferenza
diffusa,
di una banalità continua che diventano, loro malgrado, eroismo
e ribellione.
È limmagine agli antenati di una schizofrenia
bastarda che lascia tracce
di necrosi culturale che diventano importantissime in una reiterazione
di
sintomi/simboli/eiaculazioni di un secolo sfatto e morente.
Le eskoryazyony sono profonde ferite dellanima, oppure
- se lo volete -
bit iniettati in una coscienza mai doma, fratturata piuttosto, sconquassata
da unimbecillità perenne che ha contraddisinto il decennio
1995-2005.
Rosybindy-piergiovanni è, allora, la cattiva coscienza di altrettanta
cattiva politica culturale, il rifiutare dimpatto tutto il mondo
lustro e
famigerato dellairplay concenzionale, della convenzionale canzone
damore,
della sbuldricata e reititiva canzone di protesta.
Ma qui cè tutto - come preso da un archivio dell¹anno
che verrà: la
beffarda e noncurante contastazione che siamo tutti andati a farci fottere
nella piccola morte chiamata sonno, e che ormai si vendono
i micro film
con traccia dellultimo (consapevole?) audio di unumanità
demente che mai
seppe capire, come "perle di pioggia di supermercati"'.
Cè il sesso che ormai è abituato a sapori sintetici,
sia perché annusato
solo in pellicce senza vento o plastificato in quel massimo
della demenza
industriale per fanciulli che fu la creazione di due bambolotti come Barbie
e Big Jim. Un mondo di plastica per la fine di un mondo alla fine o per
cronache dellultimo millennio.
Ma il cuore è macchina pulsante e la melodia vuole ancora farsi
breccia in
questa ultima Thule della speranza: vuole ancora ricordare sprazzi di
un
passato in cui tutto ciò che ci muoveva non era sintesi di anima.
La musica,
ossessiva, rincorre ironie per cui Napoli, Alberto Sordi, Totò
sembrano,
poi, essere, alfine, gli unici simboli da salvare dal crollo di un secolo
demenziale.
Al di là del tutto unopera tragica e rigorosa nella sua spietata
concezione
della quotidianeità, un disco che che non può non stupire,
un cazzotto pieno
e potente fra laorta e lintenzione, affinché
tutto quello che cè stato
rimanga, sì, come speranza, ma, soprattutto, come monito per un
testamento
che, davvero, nel 2050, vedrà, comunque, 49.000.000 di italoeuropei
incazzati che, magari, contro tutto e contro tutti, continueranno a cantare
nannìprofumiebalocchianemaecorelunarossaerbarcarolo.
Perché, poi, al di là dellossessivo ritmo di un cuore
artificiale, rimane,
sempre, il muscolo di chi poi, musica e testi, li ha composti davvero.
Metttendoci dentro disillusione, angoscia, rabbia, e, sempre e comunque,
tanta speranza.
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