GIOVANNI TORELLO CERQUETTI

1791-1854

Biografia Di Domenico Spadoni "LA TRIBUNA" del 9 settembre 1926.

Fra i patrioti autentici. che spesero la travagliata lor vita pel risorgimento va annoverato Torello Cerquetti. Nato a Montecosaro (presso Macerata) nel 1793 da Luigì Cerquetti, egli crebbe in mezzo ai rivolgimenti portati dalla Rivoluzione francese. Si era allora nel momento in cui il Regno italico, primo embrione di nostra nazionalità, con la magia del suo nome educava gli italianí all'amor patrio destando in essi tanto entusiasmo da suscitare in Murat la speranza di condurre a termine la magnanima impresa dell'Indipendenza italiana. Tra i volontari che seguirono l'intrepido guerriero, fu Torello Cerquetti.

Precipitata infelicemente la guerra con la battaglia di Tolentino e trionfata la Restaurazione, il Cerquetti cospirò coi Carbonari, trovandosi impiegato a Macerata, cooperò attivamente alla preparazione del disgraziato tentativo del 1817. Arrestato e processato, con sentenza 24 novembre 1818 si ebbe dalla Sacra Consulta di Roma la condanna alla galera perpetua, commutata poi in dieci anni di relegazione.

Stava il Cerquetti scontando la pena nel forte di Perugia, allorché scoppiò la rivoluzione di Napoli dei 1820, che rianimò le speranze dei patrioti dello Stato pontificio. D'accordo con un militare di guardia, e, egli, con alcuni compagni di prigionia (fra cui Giuseppe Tamburini, altro condannato maceratese pel tentativo del '17) nel 1821 evase dal forte, e tutti, compreso il complice, fuggirono verso Rieti per Cittaducale nel territorio napoletano. Senonché, sorpresi ed arrestati al confine, vennero tradotti al forte di Civitacastellana e si ebbero raddoppiata la rimanente pena. Il 1831 trova Torello Cerquetti beneficiato dall'amnistia concessa ai relegati politici raccolti in quel forte, ma non domo dalle sofferenze della prigionia, e sempre più acceso di amore alla patria ed alla libertà. Tornò infatti alle cospirazioni, e nel 1841, di nuovo arrestato e processato fu, condannato a Fermo, con sentenza 7 aprile 1843, per società segreta, a un altro decennio circa di relegazione. La stessa condanna e per la stessa ragione toccò anche a Giuliano e Giuseppe Gullini di Macerata.

Anche questa volta un'amnistia venne a dischiudere al Cerquetti le porte della prigione, e fu la famosa amnistia concessa da Pio IX nel 1846 che doveva suscitare nei patrioti tante speranze.

Gli avvenimenti incalzavano, e al grido di Viva Pio IX e le Riforme, succedette presto il grido fatidico di Viva l'Italia e guerra all'Austria. Pio IX, recalcitrante, rimase travolto dall'onda rivoluzionaria. A Roma si convocò La Costituente, e fra i deputati a quell'assemblea, che doveva proclamar la repubblica, fu eletto a Macerata Torello Cerquetti unitamente ad un altro cospiratore e condannato del '17, Sante Palmieri, e al futuro eroe del Gianicolo e Duce dei Mille, Giuseppe Garibaldi.

Ma la Repubblica Romana passò come meteora luminosa, sopraffatta dalla prepotenza delle armi straniere, e, risorto il Papato sorretto dalla reazione Europea, al Cerquetti fu d'uopo, come a tanti altri, riprender la via dell'esilio, diretto all'ospitale Piemonte, lasciando la consorte e la sua adorata bambina Elisa.

Passato poi in Corsica l'esule volle riabbracciare un'ultima volta la cara famigliuola. Andò quindi in Sardegna dove si impiegò nella Miniera di Montevecchio, avendo a suo superiore uno dei Galletti già partecipe con lui della Repubblica Romana.

Ma poco durò in quell'occupazione, ché nel 1854, appena convalescente da febbre malarica, volle recarsi a Torino, presso il suo parente D. Filiberto Nasini.

Ma durante il viaggio, a Cagliari dove si era fermato per riveder cari amici politici, ricadde ammalato, e nel novembre di quel'anno stesso cessò di vivere abbandonando nell'indigenza la sua famiglia.

Domenico Spadoni.

 

  Bibliografia: C. ROMITI, Alfonso Cerquetti, Osimo, 1926 e, dello stesso autore, Mezzo secolo nell’Istituto Campana, Città di Castello,1935.