Biografia di Tarcisio Pacati

On. Tarcisio Pacati (1904 - 1960), laureato nel 1930 in ingegneria civile all'Università di Padova con l'aiuto di una borsa di studio che aveva vinto, abilitato all'insegnamento della fisica e matematica nelle Scuole Superiori, Ufficiale combattente nell'Arma di artiglieria, impegnato con compiti direttivi nel movimento della "Resistenza" in Valcamonica e nell'Alta Val Seriana, Presidente del C.L.N. di Clusone, Consigliere ed Assessore al comune di Clusone dal 1946 al 1956, assessore nella Amministrazione Provinciale di Bergamo dal 1946 al 1948, Presidente del Consorzio dei Bacini Imbriferi del Grembo-Serio-Adda, membro del Consiglio Direttivo dell'Unione Nazionale Comuni e Enti Montani, fu Deputato al Parlamento della Repubblica Italiana dal 1948 al 1958. Nell'Aula di Montecitorio, come nella Commissione Lavori Pubblici di cui fu per anni segretario, il suo impegno è stato completo ed appassionato, sorretto dalla competenza, dalla dirittura morale, dalla tenacia montanara e soprattutto dalla forza dello spirito.

Accetto il mandato parlamentare per lottare contro l'abbandono, l'isolamento, lo squilibrio economico della gente di montagna e per arrestare il conseguente spopolamento di questa parte di territorio nazionale. "Se oggi in Italia - scrisse il Senatore Giuseppe Belotti (v. "Ricordo di Tarcisio Pacati" - Ediz. Apis, Milano 1963) - c'è tutta una serie di provvedimenti legislativi per la montagna, a cominciare da quelli scaturiti dalla dura vittoriosa battaglia per i sovraccanoni elettrici, come atto di giustizia riparatoria, e strumenti di elevazione della gente di montagna troppo a lungo dimenticata, lo si deve anche e soprattutto a Tarcisio Pacati".

Espresse con chiarezza il suo modo di intendere e far politica nel memorabile discorso "Per una nuova politica dei Lavori Pubblici", pronunciato il 10 luglio 1956 per illustrare il suo ordine del giorno. Rivolto al Ministro così concluse: "Al di là del pareggio delle cifre, nello svolgimento della sua preziosa attività, cerchi il pareggio della vita; al di là delle cose, gli uomini a cui servono; al  di là della produzione, l'istanza sociale; al di là della materia, lo spirito cha l'anima; al di sopra di tutto il Sommo Reggitore degli uomini e delle loro cose". "Quando ero deputato - scrisse a testimonianza il suo fraterno amico lo scrittore Igino Giordani (v. "Tre Focolarini" - Ediz. Città Nova, Roma 1962) - solevo dire che a Montecitorio  circolavano diavoli a piede libero, ma anche santi con la libertà dei figli di Dio. E pensavo sempre, tra gli altri, all'onorevole Tarcisio Pacati, deputato di Bergamo, che scendeva a Roma da Clusone. Io lo vedevo, raccolto in un suo pensiero, dietro il volto bruno, circolare per i corridoi di Montecitorio col passo cadenzato, greve del montanaro, quasi salisse una montagna. Serio, umile, levava ogni tanto gli occhi luminosi e puri di fanciullo, nei quali pareva essersi raccolto l'orizzonte terso delle Alpi. Era un uomo che marciava con l'anima anelante verso l'alto: anelante a Dio. E uno se ne accorgeva a scambiare poche parole con lui: che se anche parlava di alloggi per i senzatetto o di assistenza ai contadini della montagna, (mi ricordo quanto la miseria dei poveri l'angosciasse), si capiva che nelle creature vedeva il Creatore: la vita in terra era, per lui, una risalita al cielo; e il compito del deputato, così come del consigliere e dell'assessore del Comune, era per lui una azione assidua per inserire il divino nell'umano, per menare anche la politica, anche l'economia, all'Eterno. Aveva la vocazione del bene comune, in terra, in vista del Bene unico, in cielo. Si sentiva infatti che la sua anima era unita a Dio. Lavorava e studiava per gli altri, considerandosi servo dei fratelli, e soprattutto dei fratelli più disgraziati, donandosi con le risorse di una intelligenza luminosa e di una cultura e d'una esperienza solide". In una nota autobiografica dell'ottobre 1956 Tarcisio Pacati scrisse: "Avevo vissuto povero, avevo conosciuto lo spavento della fame e sentivo l'assoluta necessità di raccorciare la distanza fra le classi. Non  ero passato al Comunismo solo perché percepivo in quale baratro sarebbe caduta l'umanità se in lei si fosse spenta l'esigenza di credere in Dio. Sentivo altresì che il male dell'epoca era dentro ognuno di noi". Ancora nella stessa data aggiunse: "Immolandoci  per il fratello … troviamo il Cristo: Dio - Io - il Fratello. Solo così l'amore circola; altrimenti il mondo fa come il sangue quando le arterie si chiudono va in cancrena". Generoso nella famiglia, nella professione, nella politica, non lo fu meno nella prova e nella sofferenza. Costretto a poco più di cinquant'anni, all'inazione dalla paralisi che aveva spezzata la sua fibra, definì quegli anni "dolorosi ma sereni"; e, pochi mesi prima di chiudere la sua vita terrena, scriveva ad un amico: "Forse, per me, questa è la vera politica … Dio sa il perché, ed io non posso che volere quello che lui vuole … Ecco questa è la politica: costruzione umano - divina, per cui la città dell'uomo si innalza a città di Dio … tutto il resto è coreografia …" Igino Giordani ricordò che, prima di questo Calvario, Pacati aveva salito nel duro campo della politica " un Calvario di misconoscimenti e asprezze di ogni genere. Ne sofferse, ma non permise mai che nel suo cuore entrasse rancore o vendetta. Perdonò sempre e con una generosità da missionario, da apostolo e si valse anche degli attacchi ricevuti per intavolare il discorso con gli avversari e parlar loro di Dio, del bene, della verità. Valorizzò il dolore sempre per spremere amore". Gravemente infermo scrisse ad un'inferma: "Ebbene coraggio! Gesù è venuto sulla terra segno di contraddizione fra lui e il mondo. Anche per questo, la faccia del Paradiso sulla terra è Getsémani, la flagellazione, la derisione, la condanna, la salita al Calvario con la croce al posto della bisaccia, la caduta col volto rivolta alla vetta, l'inchiodatura al palo, la solitudine orrenda, la sospensione tra cielo e terra, l'abbandono finale".

"in queste genuine trasparenze dell'anima, - annotò il senatore Giuseppe Belotti - è la grandezza morale del cristiano Pacati in ascesa del suo Calvario, con la croce sulle spalle, forte della fortezza dei santi". Avuta notizia della morte, Papa Giovanni XXIII fece telegrafare dal suo segretario di Stato Card. Tardini, l'espressione del suo dolore e del suo rimpianto per la perdita del "degnissimo e caro onorevole Tarcisio". L'On. Giuseppe Belotti ricordò come a Montecitorio si accolse la notizia della scomparsa di Tarcisio Pacati: "Ben di rado, alla Camera dei Deputati, la notizia della morte di un ex-parlamentare ha fatto velare di lacrime gli occhi dei fratelli di fede politica e di avversari che potevano sembrare i più lontani, i più perduti ai richiami della spiritualità cristiana. Quell'Assemblea Legislativa che per dieci anni aveva conosciuto la passione laboriosa, la competenza, la dirittura morale, la tenacia montanara dell'On. Pacati, ma soprattutto la nobiltà della sua anima, la forza attrattiva e diffusiva della sua spiritualità, sentì, allora più che mai, che la giostra dei tecnicismi e degli apparati non ci avrebbe fatto progredire di un palmo, senza quello che fu il motore costante di tutta la vita di Pacati, come insegnante e come professionista, come pubblico amministratore e come provetto legislatore: la forza dello spirito".

All'On. Tarcisio Pacati Clusone, oltre ad avere assegnato la Medaglia d'Oro destinata ai cittadini benemeriti, ha dedicato la strada che staccandosi da Via Brescia e passando davanti la sua casa natale, porta in Via San Lucio.

L'undici maggio 1962 fu commemorato all'Ateneo di Scienze - Lettere - Arti di Bergamo in seduta pubblica, con discorso del Senatore Giuseppe Belotti.

Il settimanale di Clusone "La Voce della Montagna", del quale Tarcisio Pacati fu prezioso collaboratore, gli ha interamente dedicato il numero 247 del 2 ottobre 1960.

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