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La Città Proibita

mappaMonumentale, gigantesca, elegantissima, splendida come appare oggi la Città Proibita (Gugong), era ancora più bella, più ricca, ampia in passato, quando comprendeva il parco Beihai e le Colline di Carbone, quando aveva tutti gli arredi e le preziose opere d’arte andate perse durante i saccheggi delle truppe anglo-britanniche prima e di Chiang Kaishek dopo.

I padiglioni che si visitano oggi (su 5 kmq) datano principalmente del XVIII secolo, visto che gli incendi non li hanno mai risparmiati a lungo: bastava una scintilla, una lanterna rotta (non c'era elettricità), il vento del Deserto del Gobi, un fulmine. Ci sono stati incendi dolosi appiccati da eunuchi o ministri che si arricchivano poi nella ricostruzione (nulla di nuovo sotto il Sole). Un fulmine ridusse il palazzo in cenere nel 1557 e i Manciù lo reincendiarono nel 1664, quando invasero Pechino e stabilirono la loro dinastia.

Si dice che nel 1407 Yongle avesse impiegato un milione di operai per costruire la prima volta su un milione di mq gli 800 padiglioni (9000 stanze - il numero nove era riservato all'imperatore) e da allora squadre di operai sono al lavoro per ricostruzioni, restauri e manutenzione.

La pietra originale proviene da cave nei pressi di Pechino, mentre colonne, putrelle e travi sono state ricavate da enormi tronchi di laurocanforo provenienti dalle foreste dello Yunnan e del Sichuan (più di 3000 km di distanza).

Il Palazzo è circondato da un fossato largo 50 m, ancora pieno d'acqua, dove oggi si va in barca, e da una cinta muraria alta 13 metri (nessuna costruzione a Pechino doveva superarla in altezza); quattro mastodontiche torri dalla splendida architettura sono poste ai quattro angoli. Tutte le costruzioni hanno tetti in ceramica giallo-oro (colore riservato all'imperatore) eccetto i templi che le hanno verdi (colore riservato appunto ai templi). Più importante è il padiglione, più rimane in posizione elevata e più numerose sono le statuette che ne ornano i colmi dei tetti.

La Città Proibita si sviluppa su tre assi paralleli che corrono da sud verso nord; gli assi laterali ospitavano quartieri abitati da eunuchi, concubine, personale di servizio, cucine, laboratori per la manutenzione, templi minori, ecc.

Le porte

Vista della Città proibitaLa Porta Wumen è la più ampia del palazzo, in legno massiccio (1420); è divisa in due battenti, ognuno con 9 file di 9 borchie ciascuna, ed è sormontata da un padiglione centrale e da due laterali sui lati est e ovest.

Dal padiglione centrale si affacciava l'imperatore per calare in un cesto dorato le leggi, che araldi provvedevano a portare al Ministero dei Riti perché fossero copiate in tanti esemplari quante erano le province.

Ogni capitale di provincia ripeteva l'operazione, cosicché i nuovi editti arrivavano in pochissimo tempo a tutte le città e ai distretti della Cina. Da qui l'imperatore assisteva alle parate militari e proclamava il nuovo calendario.

La porta è costruita in modo che eventuali aggressori fossero bersagliati da tre direzioni. Attraversata la porta ci si trova in un ampio cortile dove scorre da est il Fiume delle Acque dorate scavalcato, da cinque ponti (le 5 virtù). Ai due lati, porte introducono ai palazzi dei due assi laterali. Si attraversa il cortile, una splendida coppia di leoni bronzei fa ala ai gradini. Siamo sulla Porta dell'Armonia Suprema (a sinistra una pianta del palazzo permette di orientarsi e di scegliere il proprio itinerario). Splendide le travature del sottotetto in blu, verde e oro decorate con draghi e fenici. Imponenti le colonne in legno in laurocanforo.

Varcata la Porta dell'Armonia Suprema, doveva aprirsi agli occhi dell'ospite uno spettacolo paradisiaco, inquadrato nell'enormità di un cortile che ospitava 100.000 persone durante le udienze collettive. A destra e a sinistra sono i depositi imperiali che erano colmi di vasellame prezioso, bronzi rari, pellicce (ermellino, zibellino, volpe), pietre e marmi rari, perle e sete e stoffe artisticamente damascate.

In epoca Ming la Sala Grande a sinistra era riservata al principe ereditario e quella Piccola custodì ai tempi di Qianlong l'enciclopedia in 36.000 volumi.

La Sala Grande di destra era abitazione e sala d'udienza imperiale in epoca Ming. Ai piedi dei muri perimetrali del cortile corrono corridoi coperti che ombreggiavano enormi bacini di bronzo sempre colmi d'acqua per scongiurare gli incendi (in inverno si accendevano sotto dei fuochi perché non ghiacciassero) e di fronte, simmetricamente disposti sulla terrazza a tre piani, 18 bruciaprofumi (ognuno rappresentante una provincia della Cina antica) emanavano nubi profumate di sandalo e di pino che parevano far galleggiare fra le nuvole celesti il Palazzo dell'Armonia Suprema.

Oltre il tappeto di marmo dove il drago imperiale gioca con la perla infuocata c'è un ampio terrazzo. A sinistra la misura di grano (giustizia imperiale) e la gru (longevità); a destra la meridiana (giustizia cosmica) e la tartaruga-drago (eternità dell'impero).

I Palazzi esterni

Palazzi della Città proibitaLa Sala dell'Armonia Suprema è un dian alto 35 metri, come gli altri tutto di legno, costruito con incastri, senza chiodi. Copre una superficie di 3370 mq, è sorretto da ventiquattro colonne (sei centrali dorate e decorate con motivi di drago hanno il diametro di un metro) e ospita un trono elevato su sette gradini e uno splendido paravento finemente inciso con nove draghi e due elefanti. Intorno bruciaprofumi in cloisonné. Splendido il soffitto a cassettoni e la cupola centrale decorata con il drago imperiale che gioca con la perla infuocata. I mattoni del pavimento sono stati cotti con olio di lino per renderli perennemente lucidi.

Nella Sala dell'Armonia Suprema si celebravano le grandi cerimonie quali incoronazioni, nozze e genetliaci imperiali al suono di musiche shang composte dall'imperatore Shun (2255 a.C.) e ottenute percuotendo preziosi litofoni di giada e campane d'oro (oggi nel tesoro custodito nei palazzi orientali sempre nella Città Proibita). Qui i funzionari offrivano doni all'imperatore in onore del nuovo anno e del solstizio d'inverno e questi vi riceveva i can- didati promossi all'esame di Stato di grado più elevato (esami imperiali) e generali di prima nomina.

La terrazza a tre piani ospita due altre costruzioni, la Sala dell'Armonia Perfetta e la Sala dell'Armonia Protetta, alle quali è meglio accedere aggirando il Palazzo dell'Armonia Suprema sulla sinistra per godere della vista sulla Pagoda Bianca del Parco Beihai e di uno scorcio diagonale verso nord-est, culminante con una delle torri d'angolo.

La Sala dell'Armonia Perfetta è di dimensioni ridotte. Un trono centrale ospitava l'imperatore infante quando veniva istruito sui suoi futuri obblighi e l'imperatore regnante vi metteva a punto il cerimoniale, prima di accedere alla Sala dell'Armonia Suprema. Qui il Figlio del Cielo ispezionava ritualmente le sementi destinate al prossimo raccolto.

Infine il terzo e ultimo palazzo sulla triplice terrazza è la Sala dell'Armonia Protetta, esternamente più piccola della prima sala, ma internamente ugualmente ampia per l'assenza delle colonne centrali. In epoca Ming fu usata per udienze e cerimonie minori (banchetto del Capodanno il XV giorno della prima luna dell'anno), ma sostituì la Sala dell'Armonia Perfetta nell'ospitare gli esami imperiali a partire dal regno di Qianlong.

Termina qui la terrazza a tre piani che ospita le tre ampie sale di rappresentanza del palazzo, ma scendendo per la scala posteriore si potrà osservare una delle maggiori meraviglie della Città Proibita, il tappeto di marmo per eccellenza: un monolito di 16,5 m di lunghezza, 3 di larghezza, 170 cm di altezza, pesante 250 tonnellate, scolpito durante la dinastia Ming in un marmo cavato a 50 km dalla capitale e trasportato in loco d'inverno facendolo scivolare su un canale ghiacciato appositamente costruito. Raffigura nove draghi che volano fra nuvole ordinate al disopra dei cinque monti sacri che emergono dall'oceano primordiale.

I Palazzi Interni e il giardino imperiale

Un breve cortile, in cui i muri sono omati da mattoni vetrificati, introduce alla Porta della Purezza Celeste, attraverso la quale si accede ai Palazzi Interni, una serie simile a quelli di rappresentanza ma a dimensioni volutamente umane. Fiancheggiano la porta una coppia di leoni in bronzo dorato.

Nel Palazzo della Purezza Celeste (1420, ricostruito nel 1789) dormivano gli imperatori Ming e i primi Qing (Kangxi fece spostare la camera da letto nel Palazzo del Nutrimento dello Spirito) e successivamente diventò sala per le udienze private: vi venivano ricevuti gli ambasciatori presente, a volte, l'imperatrice. Splendidi sono i quattro enormi specchi (preziosissimi all'epoca) e i bruciatori in cloisonné di Pechino.

Il secondo palazzo interno si chiama Sala dell'Unione e ospitava il trono dell'imperatrice prima e successivamente i sigilli imperiali.

Il terzo palazzo è detto della Tranquillità Terrestre e ospita la stanza da letto delle imperatrici Ming. L'augusta coppia vi trascorreva la prima notte di nozze durante l'ultima dinastia.

Scendendo la bassa terrazza si incontra la Porta della Tranquillità Terrestre, che conduce al giardino imperiale (7000 mq), dove troviamo molti alberi piantati nel XV secolo. Al centro è il Padiglione della Pace Imperiale, preceduto da due unicorni bronzei e circondato dalla verzura che inquadra rocce capricciose e bruciaprofumi. Alla sua sinistra il Padiglione dei mille Autunni e a destra il Padiglione delle Mille Primavere.

I Palazzi Occidentali e Orientali

Palazzi della Città proibitaConviene ripercorrere a ritroso l'asse centrale del palazzo fino al Palazzo della Purezza Celeste (il primo dei tre interni). Si gira quindi a destra attraversando un lungo corridoio, si entrerà dalla Porta del Nutrimento dello Spirito per accedere al Palazzo del Nutrimento dello Spirito e ai sei Palazzi Occidentali. Nel primo vissero il grande Kangxi (II Qing) e i tre ultimi Qing compreso Aisin Gioro Puyi (dal 1912 al 1924), il mobilio è dei XVIII e XIX secolo.

Nei sei Palazzi Occidentali (tre su ogni lato dell'asse ovest) abitarono le mogli secondarie (ogni imperatore poteva avere tre mogli, sei favorite e 72 concubine: Qianlong ne ebbe 3000).

Sul lato opposto (asse orientale) ci sono i sei Palazzi Orientali che oggi ospitano musei poco interessanti: bronzi (giovedì e venerdì), ceramiche (sabato e domenica), artigianato Ming (martedì e giovedì). A nord le cucine suddivise in cinque padiglioni, il Tempio degli Antenati della famiglia imperiale e la Sala del Digiuno dove l'imperatore digiunava per due giorni prima di recarsi al Tempio del Cielo e a quello della Terra. Bella e interessante è la collezione di orologi custoditi nel palazzo intermedio fra i sei Palazzi Orientali e la Sala del Supremazia Imperiale che ospita il museo della pittura. Prima di accedere a quest'ultimo c'è il Muto dei nove Draghi fatto costruire da Qianlong nel 1773.

Quest'ultima sezione della Città Proibita risale al 1689. Fu ridecorata tra il 1772 e il 1776 dall’Imperatore Qianlong, che abdicò nel 1796 a favore del figlio Jiaqing e si ritirò in questa ala, un palazzo imperiale in miniatura, fino al 1799 quando morì. L'ala restò inutilizzata per un secolo e ospitò la reggente Cixi a partire dal 1889, quando Guangxu salì al potere. Da qui Cixi partì quando decise di andarsene da Pechino nel 1900. Gli Europei erano alle porte della città.

Oltre la Sala della Supremazia Imperiale, attraverso la Porta della Pace e della Longevità si giunge al Palazzo della Pace e della Longevità, luogo di offerta dei sacrifici e che ospitò le spoglie di Cixi per un anno finché si presentò il giorno propizio alla tumulazione. Oltre ancora, la Porta della Coltura del Carattere e il palazzo omonimo (Palazzo Imperiale in miniatura) che ospitò Qianlong nei tre ultimi anni della sua vita e l'"imperatrice" Cixi.

Il Tesoro della Città Proibita

Qui ci sono tre sale dove viene conservato quanto resta del Tesoro della Città Proibita, dopo il furto operato da Chiang Kaishek. La disposizione degli oggetti è cambiata più volte e dopo l'ultima riorganizzazione nella prima sala si conserva la Corona della Fenice in piume di pescatore, malachite e pietre preziose e una seconda corona in filo d'oro, entrambe trovate nella tomba di Wanli. Ci sono poi due serie di 16 campane d'oro fuse nel 1715 e nel 1790 (422 kg d'oro la prima, 387 kg d'oro la seconda), turiboli da processione imperiale, litofoni in giada del XVIII secolo, scettri letterari in pietre dure, sigilli in oro, posateria e vasellame da tavola in oro e argento, piatti e ciotole in giada imperiale, giada grasso di montone, agata e cristallo di rocca, il reliquiario Dong Ling in oro a forma di stupa fatto costruire nel 1777 da Qianlong per conservarvi i capelli che la madre lasciava sul pettine ogni mattina. Inoltre ci sono due vesti imperiali: la prima è un'armatura in maglie d'argento (30 kg), l'altra un abito di corte tessuto in piume multicolori con onde fatte in perle vere, coralli, giade e lapislazzuli. Una serie di otto simboli buddhisti, reliquiari, stupa e pagode in oro con decorazioni in lapislazzuli, turchese del Tibet, corallo fossile. Splendide sono le statue dorate che proteggono. C'è una stuoia tessuta in sottilissime lamine d'avorio (vi riposava l'imperatore d'estate) e due enormi zanne dall'origine sconosciuta. E ancora collane, spilli da capelli in giade e pietre preziose, armi cerimoniali incrostate di pietre preziose. Bellissima la coppia di pugnali decorati con enormi smeraldi e rubini impreziositi da diamanti e il monolito di giada stupendamente scolpito proveniente dal Xinjiang.

Nella seconda sala, ci sono due enormi sculture in giada rappresentanti un monte sacro buddhista e l'oceano di sapienza, pannelli con paesaggi tradizionali realizzati con piume dii pavone e oro, sculture in giada e pietre dure: notare come le inclusioni naturali sono sfruttate a far risaltare motivi decorativi estranei alla linea primaria dell'oggetto. Ancora si possono osservare composizioni di giardini in miniatura, sempre in pietre dure e una specie di presepe taoista raffìgurante il Monte Taishan, residenza degli dei. Si noti poi lo sferisterio, dove perle di diversa grandezza sono collegate a formare le varie costellazioni: maggiore è la luminosità della stella, maggiore è il diametro della perla. Un contenitore di bronzo dorato ha 3000 strati di lacca cinabro ed è splendidamente inciso: rappresenta una pesca, simbolo di longevità.

La terza sala ospita mobili dell'epoca Ming e Qing.

Verso l'uscita

Procedendo verso l'uscita a nord si passa vicino al teatro di corte, un bel chiosco a tre piani dove veniva rappresentata l'Opera di Pechino presente la corte; oggi, intorno al teatro è stata organizzata un'esposizione di antichi vestiti teatrali di epoca Míng e Qing. Si passerà poi vicino al Pozzo della Concubina Zhenfei, dove nel 1900 Cixi fece gettare la sfortunata che aveva osato dissuadere l'imperatore dalla fuga pianificata dalla ex-reggente stessa.

Altre cose meriterebbero una visita ma a questo punto tutti sono stanchi e non riuscirebbero a sopportare nemmeno un palazzo in più. E’ utile dirigersi alla porta Shenwumen, o Porta della Fierezza Divina, non senza aver ammirato, indietro, la colossale torre d'angolo. Oltre Shenwumen è il piazzale dove si può trovare un taxi.

Il piazzale è ai piedi della Collina del Carbone (oggi comunemente chiamata Jingshan, la collina del Panorama,): è costituita dall'ammasso del materiale di scavo ricavato dalla costruzione della Città Proibita e dal relativo fossato; il nome le è stato attribuito perché in epoca imperiale vi si conservava il carbone necessario alle cucine e al riscaldamento (stufe e bracieri).

Verso la metà del XVIII secolo vi sono stati costruiti cinque chioschi, il maggiore dei quali è al centro: si tratta del Padiglione delle Diecimila Sorgenti (3 piani) e offre 9 più bel panorama sul complesso della Città Proibita; verso ovest si vede bene il Parco Beihai, col relativo laghetto dominato dallo Stupa Bianco. Ai piedi della collina vi mostreranno l'albero sul quale nel 1644 s'impiccò Chongzhen, l'ultimo imperatore Ming, quando i rivoltosi sfondarono le porte della capitale.

Il testo di queste pagine è tratto dalla guida di Sylvio Fresco, Cina: Tibet e Hong Kong, Milano, ©Shendene e associati, 1997, pubblicato da Moizzi in collaborazione con Associazione Italia-Cina


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