STORIA

Biennio

FINALITÀ DELL’INSEGNAMENTO

L’insegnamento di Storia è finalizzato a promuovere e sviluppare:

· la capacità di recuperare la memoria del passato in quanto tale;

· la capacità di orientarsi nella complessità del presente;

· l’apertura verso le problematiche della pacifica convivenza tra i popoli, della solidarietà e del rispetto reciproco;

· l’ampliamento del proprio orizzonte culturale, attraverso la

· la capacità di riflettere, alla luce dell’esperienza acquisita con lo studio di società del passato, sulla trama di relazioni sociali, politiche ecc. nella quale si è inseriti;

· la capacità di razionalizzare il senso del tempo e dello spazio

· la consapevolezza della necessità di selezionare e valutare criticamente le testimonianze

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Alla fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:

· esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi relativi agli eventi storici studiati;

· usare con proprietà alcuni fondamentali termini e concetti propri del linguaggio storiografico (ad esempio: cambiamento, cesura, ciclo, congiuntura, continuità, decadenza, progresso, restaurazione, rivoluzione, sottosviluppo, sviluppo);

· distinguere i molteplici aspetti di un evento e l’incidenza in esso dei diversi soggetti storici (individui, gruppi sociali ecc.);

· interpretare e valutare, in casi semplici, le testimonianze utilizzate; distinguere in esse fatti, ragioni, opinioni e pregiudizi; individuare inconsistenze e incoerenze ecc.;

· confrontare, in casi semplici, le differenti interpretazioni che gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, in riferimento anche alle fonti usate;

· ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici riferiti ad un determinato problema storico studiato.

ARTICOLAZIONE DEI CONTENUTI

Classe prima

Storia antica e altomedievale

1. Culture della preistoria e civiltà protostoriche

a) Dal paleolitico all’uso dei metalli: forme insediative e produttive; forme di culto.

b) Le grandi civiltà del vicino Oriente; il delinearsi del fenomeno urbano e l’invenzione della scrittura.

2. Oriente e Occidente: migrazioni indoeuropee e contatti mediterranei

a) Migrazioni indoeuropee.

b) Le civiltà dell’Egeo. Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni nel Mediterraneo.

c) Popoli dell’Italia antica e loro culture.

3. Città e popoli della Grecia e dell’Italia

a) Legislazioni, tirannidi, la società delle “città stato” (poleis), “popoli” (etnie) e “leghe” (koinà) nel mondo greco.

b) Miti, culti, santuari nella vita greca.

c) Origini di Roma e periodo della monarchia. Rapporti col mondo etrusco e con gli altri popoli d’Italia.

d) Colonie della Magna Grecia.

4. La Grecia classica dall’affermazione alla crisi della polis

a) Asia e Impero persiano nel confronto col mondo greco: le guerre persiane.

b) Guerra del Peloponneso.

c) Ricerche di equilibri e “paci comuni”.

d) Conquista macedone.

5. La “Res Publica” romana dal VI al IV sec. a.c.

a) Passaggio dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi e plebei. Le XII Tavole.

b) Organizzazione sociale e politica di Roma dall’età regia, all’età repubblicana (ordinamento centuriato, magistrature, ordini, ceti, clientele).

c) La religione romana arcaica.

6. Roma verso l’egemonia in Italia

a) Affermazione di Roma fra le diverse culture e realtà politiche d’Italia. Evoluzione del concetto di Italia.

b) Progressiva conquista dell’egemonia nella penisola fino al conflitto con Cartagine.

c) Dinamiche socio-politiche collegate.

7. Età ellenistica

a) Il “dopo Alessandro”, dall’Oriente mediterraneo all’Asia centrale. I grandi stati ellenistici.

b) Cultura unificante e cosmopolitica dell’ellenismo.

8. Espansionismo romano nel Mediterraneo

a) Roma e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in Oriente (differenze di intenti e di modi).

b) Il cammino verso l’unificazione politica mediterranea sotto il dominio di Roma. Il problema dell’imperialismo romano.

c) Evoluzione del sistema produttivo.

9. Crisi della Repubblica Romana

a) Crisi dell’Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari, agrarie, sociali, istituzionali).

b) Età dei Gracchi, Mario e la riforma dell’esercito.

c) La guerra sociale.

d) Lotte civili tra capi-parte.

e) Ottaviano Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.

Classe seconda

1. Organizzazione dell’Impero

a) Evoluzione istituzionale e amministrativa del principato.

b) Nuovi ceti emergenti nell’impero mediterraneo.

c) Il diritto romano.

d) Organizzazione delle province. Processi di integrazione e limiti della romanizzazione: le culture diversificate delle grandi aree provinciali.

e) Ruolo della vita cittadina.

2. Religioni dell’Impero

a) Religioni dell’Impero e fattori di trasformazione; religioni pagane della salvezza.

b) Il giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.

3. Crisi del secolo III e culture dei popoli esterni

a) Problemi militari, demografici, economici; dinamiche sociali e colonato.

b) Culture dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.

c) Contatti con le grandi civiltà dell’Estremo Oriente (India, Cina degli Han) e con l’Africa non romanizzata.

4. Mondo tardoantico

a) Dal principato alla tetrarchia.

b) Svolta costantiniana e società tardoantica: Burocratizzazione, tendenze dirigistiche, forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e nuovi centri di potere (capitali decentrate).

c) La Chiesa e l’Impero Universale Cristiano; emarginazione del paganesimo e del giudaismo. Resistenze e persistenze pagane. Anacoresi e monachesimo.

5. Occidente e Oriente nei secoli V e VI

a) Regni romano germanici.

b) Giustiniano e la formazione della civiltà bizantina.

c) Invasione longobarda in Italia. Ruralizzazione dell’economia e della società.

d) Il papato e gli altri patriarcati; i vescovadi, l’evangelizzazione delle campagne; monachesimi d’Oriente e d’Occidente. Il latino della Chiesa. Culto dei santi.

6. Espansione dell’Islam e mondo latino germanico

a) Arabi e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell’Islam. La grande espansione e la crisi del califfato. Civiltà arabo-musulmana.

b) Gli Slavi nei Balcani.

c) Longobardi, bizantini e papato.

d) I Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele armate.

e) Egemonia culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone; conversione dei Germani d’oltre Reno.

7. Europa carolingia

a) Carlo Magno: conquiste militari e restaurazione dell’impero.

b) Rapporti vassallatico-beneficiali.

c) Riforma monetaria; rinascita degli studi grammaticali; unificazione liturgica; riforma monastica.

d) Economia curtense e signoria fondiaria.

e) Regno carolingio d’Italia. L’Italia non carolingia.

f) Dissoluzione dell’impero carolingio.

8. Particolarismo del secolo X

a) Nuove invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.

b) Crisi dell’ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri locali; l’incastellamento.

c) Impero sassone e radicarsi dei rapporti feudali.

d) Due nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria.

e) Spagna dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.

f) Sintomi di ripresa demografica.

g) Crisi del papato e riforma cluniacense.

h) Leggenda dell’Anno Mille.

9. Rinascita della vita cittadina e riforma della Chiesa

a) Dalla signoria fondiaria alla signoria di banno.

b) Vita cittadina in Italia e oltralpe.

c) Città marinare e incipiente egemonia di Venezia.

d) Impero germanico e regni particolari

e) I Normanni creatori di stati: regni di Inghilterra e di Sicilia, la Russia di Kiev.

f) Verso la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall’alto e movimenti di religiosità popolare. Gregorio VII e i “Dictatus papae”. Lotta per le investiture e sue conseguenze sulla natura dell’impero e della Chiesa.

Note

1) Il programma di storia antica e altomedievale del biennio costituisce la prima parte dell’intero programma della storia universale (dalla preistoria ai nostri giorni) che si prosegue ad impartire, completandolo, nel triennio.

2) Gli obiettivi di apprendimento sono stati individuati e calibrati avendo presente l’esigenza di assicurare una prima ed elementare, ma autosufficiente e completa, informazione circa la natura della conoscenza storica, le difficoltà che presenta, il linguaggio attraverso cui si esprime, l’utilità che riveste per l’uomo d’oggi. Una serie di obiettivi, questa, al cui perseguimento lo studio della storia antica e altomedievale risulta, alla prova dei fatti, perfettamente adeguato.

3) I contenuti sono ripartiti in punti numerati progressivamente, nei quali sono indicati, in successione cronologica, i momenti fondamentali dello sviluppo storico dalla preistoria fino alla conclusione della lotta per le investiture. All’interno di ciascuno di questi punti sono indicati con lettere dell’alfabeto alcuni dei possibili temi particolari in cui è stata articolata la trattazione di essi.

4) La scelta del tema o dei temi più adatti a caratterizzare la fisionomia di un determinato momento rispetto a quello che precede e a quello che segue è affidata al docente. In una prima fase è opportuno privilegiare gli sviluppi politico sociali e in seguito, sulla rete della cronologia già tracciata, è possibile strutturare una trattazione per temi sulle realtà storiche di più lenta trasformazione (per esempio, le trasformazioni nell’economia, nella cultura, nella religione, nelle istituzioni).

INDICAZIONI DIDATTICHE

La presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà che nel tempo si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono, consente allo studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne correttamente caratteri e valori, sapendo cogliere differenze e analogie che intercorrono tra di esse. Lo studente può essere portato a rendersi conto del fatto che lo studio della storia, non importa quanto remota, ben lungi dal comportare il rischio di una fuga dal presente, offre sussidi utili per una corretta lettura di esso, se non altro nel senso di predisporre ad accettare il “diverso”. È anche opportuno far capire che il privilegio accordato alla civiltà classica nella storia del mondo antico e alla civiltà europea nella storia contemporanea non hanno alcun sottinteso etnocentrico, ma mirano a consentire il riconoscimento della cultura di appartenenza come fatto prezioso di memoria collettiva, meglio evidenziato proprio dal confronto con culture diverse nel tempo e nello spazio.

Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e ricostruzioni storiche dall’altro, è importante per far capire che il carattere specifico della conoscenza storica risiede nel fatto di essere fondata sull’esame critico delle testimonianze. Bisogna distinguere il “racconto storico” dalla altre forme di narrazione, la cui attendibilità non è riscontrabile sulle fonti. È altresì necessario distinguere nella trattazione di un fatto storico ben circoscritto il momento dell’accertamento dell’accaduto, il punto di vista dello storico narratore e le argomentazioni di cui questo si vale per validare la propria ricostruzione.

Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso fatto si porta lo studente a comprendere che tale diversità è riconducibile non solo ai differenti orientamenti metodologici, culturali e ideali o, più semplicemente, alle propensioni soggettive, spesso storicamente datate, degli storici, ma che in più casi essa riflette anche un ampliamento ed un approfondimento oggettivi delle conoscenze in materia. Perciò la possibile conoscenza di diverse e spesso anche contraddittorie interpretazioni dello stesso fatto non è frutto di arbitrarietà, ma rispecchia la difficoltà insita nell’esercizio del “mestiere di storico” e non giustifica quindi l’insorgere di un atteggiamento di scetticismo nei confronti della possibilità di conoscere il passato anche più lontano e meno documentato e il passato anche più recente per il quale la documentazione diventa disponibile solo col trascorrere degli anni. Allo studente vanno presentate le ragioni che possono motivare la diversità delle opinioni fra gli storici. Esse sono da cercare sia nella varietà degli orientamenti metodologici, culturali e ideali, sia nel diverso peso che viene attribuito, a seconda dei casi, all’una o all’altra categoria di testimonianze (ad esempio, alle testimonianze archeologiche rispetto a quelle linguistiche, nella ricostruzione dei grandi movimenti migratori dell’antichità o, per la storia contemporanea, ai documenti riservati rispetto alla pubblicistica).

Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio, per quanto riguarda la storia a antica e altomedievale, l’espansione di Roma in Occidente e in Oriente, o l’espansione arabo-musulmana nel bacino del Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione degli imperi coloniali o l’avvento dell’era nucleare) è necessario distinguere i diversi aspetti (politici, sociali, culturali, economici, religiosi, ambientali ecc.) di un evento storico complesso e le relazioni che intercorrono fra essi. Va messa in evidenza la diversa incidenza e l’interazione di distinti soggetti storici (gruppi sociali, singoli individui, etnie, nazioni, stati) nello svolgersi di avvenimenti di grande importanza, anche utilizzando risultati e concetti derivati da altre scienze sociali, in particolare la Geografia, il Diritto e l’Economia.

Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di altre discipline al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso usa (continuità, cesura, decadenza ecc.) hanno un significato tecnico specifico. Di questo linguaggio, che comprende concetti, espressioni, descrizioni di mutamenti storici attraverso modelli (ad esempio, continuità/cesura, rivoluzione/restaurazione, decadenza/progresso, ciclo/congiuntura) lo studente deve essere guidato a servirsi in modo corretto. Può risultare utile a tale scopo valorizzare l’interrogazione, il dialogo, il confronto, e la discussione in gruppo.

Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e i tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata) in cui sono osservati. A questo proposito si può far notare che la cronologia utilizzata per la storia politica non si adatta di per sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana (ad esempio, per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto più larghe di quella che registra la successione delle varie civiltà protostoriche del vicino Oriente, e la cronologia di queste ultime è molto più approssimativa di quella della guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo dallo stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati e dalla velocità maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti nei differenti campi (ad esempio, per la storia contemporanea, mentre la prima rivoluzione industriale si è estesa ai vari paesi europei in tempi diversi, i moti del ‘48 hanno interessato vari paesi a distanza di giorni o, di settimane). Analogamente, un altro punto importante va individuato nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e gli spazi più o meno estesi (ambito locale, regionale, continentale) in cui sono analizzati. Per rendere evidente questa connessione è vantaggioso servirsi di sussidi cartografici, ricorrendo caso per caso a scale rappresentative diverse.

 

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