|
|
SAVERIO SALUZZI, già titolare della cattedra di Italiano e Latino nei Licei, è nato il 14 maggio 1931 ad Acerenza. È presente in diverse Antologie. Alcune sue liriche sono state tradotte in Greco, Inglese, Francese, Tedesco e spagnolo. Gli sono stati conferiti a Modica un "Riconoscimento speciale" nel 1991 e la Medaglia d'oro del "Premio alla Modicanità" nel 1994. |
| ritorna alla pagina principale | |
![]() |
Così un tempo... - Poesie, 1995 - Epistolario, 1988 e 1989, 1997, pp. 40. € 6.20 (Lire 12.000) |
![]() |
Un'altra sera di colori - Poesie 1998. Epistolario 1993-1998, 1999, pp. 62, € 6.20 (Lire 12.000) |
![]() |
Per Elio Galfo, orazione funebre 1996, pp. 14. € 2.58 (Lire 5.000) |
![]() |
Con cuore di viandante, (pagine critiche - epistolario), 1998, pp. 75. € 6.20 (lire12.000) "Pagine che ho scritto nel tempo dei miei colloqui coi libri o con gli amici. Camminavo al fruscìo delle sillabe per imparare le parole del gelo o dell'afa, della brezza o della rugiada. Sul mio volto briciole di vento o piume di sudore, e tante onde di fatica o di estasi. Mi bastava aprirmi a un vicolo per sentirmi su una strada infinita. lungo la quale mi coglieva, imprevedibile, un giuoco di sorrisi e di creatività, uno spumeggiare di ansie o di sogni. A volte, sull'orlo d'un solco soffrivo la prigionia delle sementi o la sorda cadenza delle zolle infruttuose. A volte, mi ubriacava di gioia l'euforia dei germogli. Ora qui, con la sveglia sul tavolo e il mio balcone che guarda alla collina dell'Itria." (Saverio Saluzzi, introduzione al volume) |
![]() |
Pagine di traduzioni ed epistolario - 1988 , 1997, € 5.16 (lire 10.000) "O mia Lesbia, godiamoci l'amore che è nostro / e solo appartiene alla nostra giovinezza, / e lasciamo i mugoloni all'impotenza dei vecchi, / ora di bavose parole per l'età imbelle. / Il cielo, nella sua perenne vicenda, si ottenebra / e ritorna a splendere, ma quando noi saremo / delle tenebre del nulla, eterno sarà il sonno / dei nostri cuori. / Dammi fasci di baci a non finire, / e nuovamente, e ancora, e di più continuamente, / e siano sempre pochi nel loro infinito numero, / così da affogare nella nostra passione. / Poi quando ne avremo accumulati tanti / e più tanti, li dissemineremo da ogni possibile / nostra numerazione, perché sempre nuovo sia / il nostro desiderio o perché qualche maligno invidioso, /sbalordendo all'esatto totale accumulato a covoni, / non ci incalzi con funesto malocchio." (Catullo, Carmina V - Libera traduzione) |