CICLO PALINGENETICO

-20 POESIE-

 

1. Dimensioni dilatate

Matite.
Strane propagazioni della mia dermatite.
Vite.
Le nuvole si dissolvono all'orizzonte.
Non le ho mai capite.
Intrecci di anime stranite.
Si fanno strada nella mia mente quaderni pieni di ideogrammi invisibili,
particelle irascibili,
vincoli di sempiterni postriboli,
Cristo si è fermato ad Eboli.
Profili.
Approfitto delle prossime processioni provinciali, o di processi
politici,
mastodontici protoni e piccoli procioni professano precisi programmi.
Programmi preconcetti.
Lasciatemi solo.
Vedo finestre dischiuse sul limbo,
sto nell'orecchio di dumbo,
volo su un jumbo.
E' un sogno.


2. Il depresso

Io ti amo, tu mi ami
perché non chiami?
Caimani.
Sono preda di strani tranquillanti,
pillole allucinanti trangugio con cupidigia.
E vedo te.

Forme cangianti, saltellanti,
sopra le zone circostanti
le mie circonvoluzioni cerebrali.
Variabili e costanti, e poi tu,
in un delirio con le ali
mi appari.

Ectoplasmi senzienti,
folgori abbacinanti, e mi sei davanti.
Scampoli esaltanti di una vita interpolata.
Dodecafonie cacofoniche,
messe isteriche in lingue ebraiche;
ti parlo da lì.

Odi.
Tu mi odi.
Rancori di un passato evanescente.
di un presente effervescente,
di un futuro approssimato.
Non ti ho dimenticato.


3. La propagazione degli errori

Istruzioni di controllo
impartite al mio cervello.
Il grande fratello decreta il crollo
dei miei neuroni. E' un bordello.
Sommatorie di segnali
avulse dal contesto:
fate presto, gente, fate presto!
Il torpore multimediale
ci obnubila la memoria.
Popoli senza storia
storditi dalla gloria
celebrano la vittoria
su campi di cicoria.
Evidenzio frasi con colori sgargianti.
Sangue e satelliti
si plasmano nell'etere,
con l'ausilio di argonauti alla ricerca
del vello di Plexiglas.
Analizzati.
Esaminati.
Ci siamo stufati.


4. Paria (apolide fallito)

Insiemi discreti di ombre equidistanti
mi sghignazzano davanti.
"Donde traete il vostro riso?"
Ed essi a me: "Dal tuo viso."
Come dioscuri oscuri,
disegnati sui muri,
i miei nemici mi bastonano sicuri.
Gambe mai dischiuse bilateralmente, donna mia!
Mi accontento di cosce sfuse,
pagate lautamente.
E vado via.
Maledetto ronzino dal nome forestiero!
Svanziche e dobloni e talleri e fiorini,
"Il diciotto vincente". Non partisti neanche.
Ora ponti metropolitani come volta celeste,
stelle i lampioni,
trapunta i cartoni.
Adesso vivo così.


5. Sincretismi

Condanne perbeniste di Chiese scintoiste,
monache buddiste, dottrine taoiste.
Maestri e stregoni ti stravolgono colti da strabismo.
Stranezze.
Suore laiche, formule arcaiche,
sacerdoti ti scomunicano con voci rauche.
E tu?
Poliedrico poligono di tiro divori la polpa dell'oppio,
ma occhio!
Come un motore a scoppio, lo senti partire,
politicizzato polacco.
Coltre di fumo di tabacco.
Aspetti lo scacco, smacco bislacco,
ti privi del distacco e fallisce il tuo attracco.
Caccia alle streghe, divieto di seghe,
scheletri celati in armadi consacrati.
La transustanziazione, mera illusione!
Nepotismo e simonia, fasulla escatologia!
Purtuttavia,
credo.


6. Ottimismo postatomico

Botole imbottite di botulino,
nascoste sul cielo sopra Berlino.
Boccheggio, stupro e saccheggio.
E sto peggio.

Annullamento del libero arbitrio.
Vedo provette in vitro.
Nefaste forze d'attrito
per l'utopistico feto
di una risorta civiltà.

Il cartaceo sovrano ingloba la mia mano,
resto solo, coperto di guano.
Caleidoscopiche rotazioni,
traslazioni fantasmagoriche.

Morfeo domina il mio mondo,
schemi cervellotici dallo spazio profondo.
Frenetici bisbetici riempiti di antiemetici.
Suggestive alchimie
di poeti ermetici.

Mucose pulsanti,
unguenti mutanti.
Sono tanti, troppi.
Consapevoli frangiflutti
di una cascata orizzontale.

E' l'inizio di una nuova era.


7. L'ospite

Scoliotici ominidi albini
mi esplorano con tentacoli poliprotici,
eburnee propaggini violentano le mie viscere.
Narcotizzato.
Algide algìe scuotono le mie membra.
In balia di esseri luminescenti,
essenze aliene da ignoti corpi celesti.
Il mio fegato riluce su tavoli asettici,
macchinari intelligenti analizzano i miei fluidi.
Vivisezionato.
Sangue cremisi su bianco candore.
Nebulose immagini vede l'occhio della mente,
l'oggetto volante, la luce acceccante.
Orefizi inesplorati non ne ho più,
cavia senza dignità dal destino nefasto.
Vedo dall'oblò un'immagine a me cara,
sfera che si staglia sul nero circostante.
Sempre più vicino: stanno arrivando.


8. Memoria storica

Rimembrate Falco?
Rimembrate Sandy Marton?
Rimembrate Drive In?
Rimembrate Andrade?
Rimembrate Megaloman?
Rimembrate il Ciocorì?
Rimembrate il Biancorì?
Rimembrate la Crostatina?
Rimembrate i missili di Gheddafi?
Rimembrate il fanatismo al funerale di Khomeini?
Rimembrate i Technotronics?
Rimembrate Alberto Camerini?
Rimembrate Tracy Lords?
Rimembrate Ivan Cattaneo?
Rimembrate Terence Trent d'Arby?
Rimembrate il Commodore 64?
Rimembrate il primo Kick Off?
Rimembrate lo Slime?
Rimembrate Joey Tempest?
Rimembrate il Gioca-Jouer?
Rimembrate Simon le Bon?
Rimembrate i tailleur di Margareth Thatcher?
Rimembrate "Il tempo delle Mele" ?
Rimembrate Ronald Reagan?
Rimembrate le Adidas Tobacco?

A quel tempo tiravano anche le Clark's.

Rimembrate il vino al metanolo?
Rimembrate la Fiat Argenta?
Rimembrate Mike Oldfield?
Rimembrate il suicidio di Dalida?
Rimembrate Luis Miguel?
Rimembrate Zavarov?
Rimembrate "Take on me" degli A-ha?
Rimembrate l'allarmismo nucleare?
Rimebrate lo yuppismo?

E voi, vi ricordate come eravate?


9. Eufonie d'intrattenimento

Metalli urlanti coagulano la fantasia.
Fisime infantili di batraci sugli arenili.
Ignare ed innocenti creature minacciate
da fiere affamate.
Burattini basculanti invadono lo spazio ambiente.
La metropolitana è immanente.
Dietrologie permeate di egoistico opportunismo,
leggi retroattive approvate da assemblee fittizie,
milizie di maschere costruite con pietre laterizie.
Modelli tridimensionali di acari volanti depauperizzano
i telegiornali arroganti, annaspanti nel viscido plasma della moralità.
Lucidi opachi portatori di nozionismi vetusti,
pigmei privati dei pigmenti fermentati.
Savane popolate di libertini redenti,
iene sorridenti,
salici piangenti.
Indosso il mio cilicio, dentifricio dell'anima cariata.
La millenaria storia del meretricio compressata
sul Bignami del protettore.
Liberate il pensiero dalle zavorre del grigiore.
La creatività alberga in noi.
Non morirà.


10. Senza titolo

L'amore è un compromesso
tra ideale e reale.
Solo quando la bellezza trascende l'estetica
si può provare il sentimento totale.


11. La beatificazione di Lagrange

Lemniscate di Bernoulli e trasformate di Fourier
si incrociano senza guardarsi
con le poesie di Leopardi.
Teoremi dimostrati tramite algoritmi strutturati
tengono in pugno le leggi del mondo;
la mente di Dio mi si rivela come un libro aperto.
Onde l'asserto.
La realtà è matematica trasposta,
l'umanismo sta allo scientismo
come il divieto alla sosta.
Astruse astrazioni, ortonormalizzazione polinomiale,
cilindro coassiale, impulso verticale.
Minimizzo massimi relativi
e parte la mia ascesa,
dogmi delegittimati costretti alla resa.
Operatori di convulzione
ostacolano la macerazione
dell'intelletto mio.
Costanti universali
tra l'ignoranza della gente.
Ingegno umano allo stato puro,
ambiziosi progetti, aporie senza futuro.
Sottovalutati da miopi pregiudizi,
ignorati dalla cultura sclerotizzata,
istituti ed atenei sovrastano il potere
degli obsoleti mausolei:
l'onnipotenza è alla nostra portata.


12. Manifesto

Durlindane fiammeggianti
sventrano bucefali urlanti,
attaccanti sgraziati graziano
portieri in stato di grazia,
dromedari draconiani drenano
le oasi di Dakar.
Giannizzeri in divisa ballano le polke
sotto l'adesivo "ich fahre völkl".
Ansiolitici anseatici e barbiturici scaduti,
matite anfisbene gettate nell'Aniene
come il seme che feconderà
il nuovo mondo.
Dissenteria letteraria su bacheche virtuali,
fiacchi segnali sotto forma di madrigali.
Pensieri banali.
Cumuli di cimeli sotto il peso dei secoli,
impolverati dall'uso,
logorati dall'abuso.
Significati decidui nei puristi residui.
Ibridizzazione grammaticale,
catacresi lessicale.
Amplessi simulati
da gommosi corpi enfiati.
Contesti traslati.
La palingenesi sintattica è la nostra missione.


13. La scatola delle illusioni

Clic.
Un tubo catodico dal ritmo spasmodico
regna nelle nostre dimore.
Ore trascorse con pupille arse,
imboscate epilettiche nelle mille farse.
Lo sciacallaggio mediatico è in agguato,
odi il suo latrato
sul divano scamosciato.
Mediocri mediatori,
presenzialisti alacri.
Attori zigzaganti da una frequenza all'altra,
parabole sui tetti, e nelle tette silicone.
Stelle e stelline, naturali e rifatte:
tutte mignotte!
Glutei ipermelaninici
in centri estetici
dalla dubbia competenza.
Drammi spiattellati su programmi replicati,
privacy immolata per un frangente di popolarità.
Pubblicità.
Assorbenti alati,
biscottini e gelati,
materassi, medicine, caffé e merendine,
tre per due, due per tre,
fanno tutto per te.
Ogni cosa per lo share,
seppellito il savoir faire.
Simposi di vip che improvvisano strip
con beceri conduttori nel ruolo di anfitrioni.
Pigmalioni perversi,
carrellate di diversi,
ricerche di dispersi.

Ma non posso farne a meno.


14. Visioni

Vacanze chic
a Sharm El Sheikh
per assistere ad
arcobaleni in bianco e nero.
Sedicenti sedicenni seducono serventi saccenti.
Gli atomi impazziti
non ricordano la strada di casa.
Sbadigli su navigli di una
città decadente, effimera, spettrale.
Insetti stramazzanti in sala operatoria
subiscono interventi da fanciulli senza ideali.
La mia immagine si scompone
su prismi esaedrici
di ciliegio massello.
Verrà un giorno in cui
gli ornitorinchi domineranno il mondo
ed allora
per gli acari sarà la fine.
Politicanti con parrucche barocche
restaurano stucchevoli confini di patrie paritetiche.
Negli ospedali senza luce
si riduce la maestranza,
ma riluce la speranza.
Scandali scabrosi e sandali colerosi
corrodono i piedi dei discepoli ansiosi.
Stornelli stonati cantati
verso i balconi,
ma Giulietta è morta,
rimangono solo i suoi mollettoni.
Criceti crioscopici sgranocchiano
cornetti e crisantemi
e fanno i cretini sui gradini
della cattedrale, come crotali crogiolati.
L'uomo è transeunte.


15. Miscellanea

C'era una volta
una scala mobile rotta,
una donna sconvolta,
uno specchio che non riflette più.

Scruto la folla
dalle luminose verande
in cui tutto si dissocia,
dove tutto si espande.

Aculei organici
si incuneano nel tessuto mio adiposo,
tremori incontrollati, eclatanti fragori.
Circumnavigo la stanza e vedo al di fuori.

Le nostre anime viaggiano
su deserti bonificati,
sentieri tracciati,
nel mondo che fu.

I varchi dimensionali
sono ostruiti dall'odio,
sento un serpente farsi strada
dentro di me.

Voci lontane
invocano il mio nome,
non posso ignorarle;
mi reco da loro.


16. Curiosi fenomeni

I prodromi sono ben noti.
Ghiandole iperattive e neuroni da neuro,
rossori epidermici e sguardi frenetici.
L'ipotalamo stakanovista
dispensa ormoni a destra e a manca.
Emozioni e sensazioni si accavallano
senza sosta,
sudori freddi, muscoli stretti.
La cognizione mentale si offusca,
euforiche speranze e poi
presagi pessimisti.
Riti scaramantici,
consulti esoterici.
La tachicardia scandisce i secondi;
lievita l'insonnia
nell'attesa di birignao fanciulleschi.

Questo è l'amore.


17. Se e solo se

Ambiguità deleterie
di onde elettromagnetiche.
L'istinto atavico mi trascina
con se, mentre gli aghi di pino
si conficcano nell'asfalto.
Piadine di cobalto per
una Romagna postbellica.
Pterodattili robotici
covano uova radioattive,
inneggiando al Dio Uranio.
Piovono molari sulla strada
dalle nuvole sature di calcio.
I gesti apotropaici
ormai non si contano più.
Mi nutro di bacche fluorescenti
raccolte da brontofobiche vecchiette
che girano per le vie
starnazzando motivetti bolscevichi.
Gli apocalittici nunzi ancora
non si vedono, ma tutti li aspettano.
E' questione di tempo.


18. Vento dell'est

Le mele cotogne
celano le vergogne
di questa civiltà
martoriata dalle spugne.
Non amo le prugne.
L'umanità intera è un caravanserraglio;
saffiche guerriere con armi a doppio taglio,
il potere maschile
è messo a repentaglio.
Forti monsoni
innalzano gli aquiloni
sopra le teste dei mufloni.
Gommosi exogini
testimoni di un decennio che fu.
La masturbazione distingue gli uomini dagli animali.


19. Imbrunendo

La noia scava dentro di me
corrodendo il mio fluido vitale.
L'entusiasmo scema, triste epilogo
di un destino irreversibile.
L'ananche arranca al mio fianco:
sono stanco.


20. La fine

Io sono Jookie Cardigan
Io sono Il Poeta.

 

 

Home page | Ciclo sornionico | Ciclo empatico | Ciclo d'isteresi spirituale | Il quinto ciclo | Ciclo ergodico

Ciclo senza piombo | Biografia | Ringraziamenti | Links | Contattami |

JC