IL QUINTO CICLO

-25 poesie-

 

1. T60

Accecato.
Perplesso.
Inebriato.
Scosso da lisergici
blefarospasmi
focalizzo il nirvana
deformato da me stesso.
Sono un demiurgo.
Folle chirurgo che
taglia e cuce
girandole di luce
in un patchwork stridente
come ossimoro accademico,
eppure affascinante nella
gestione degli opposti.
Lucide riflessioni di
specchi sovrapposti,
ottiche aberrazioni
attraverso il tunnel chimico.
Plastilina il mondo,
e io lo modello
come voglio.
È un foglio bianco.
Spartito silente.
Psicotropo germoglio.


2. Universi sghembi

Fazendeiros
cultori dell'ellenismo
si riuniscono nei
salotti viennesi,
favellando di futili argomenti
con picadores onanisti e
monarchi destituiti.
Disquisizioni arzigogolate
nei bordelli di Phnom Penh
su muezzin balbuzienti
che officiano da
minareti d'alabastro.
Tra i fedeli un
tedoforo ignifobo
si rifocilla, vorace.
Poi continua la sua corsa,
satollo ed assonnato,
imboccando un sentiero sbagliato.


3. (Tor)pedone

Passa lo straniero in casa propria
e scorre via, pedina 
di contorno, 
frazione d'un inedito paesaggio,
lo inquadro e non mi vede,
nulla
mi racconta.
Passan gli stranieri in casa mia,
io voglio raccontare
ma istante d'un inedito paesaggio, pedina
di contorno,
scorro via.


4. Avvitamento esponenziale

E ad ogni risveglio 
ho più sonno di prima.


5. Vaticano S.p.A.

Il miracolo
è nella tua mente,
psicosomatica energia latente
dalla necessità nutrita,
attende una via d'uscita,
pazientemente.

Di soprannaturale
c'è solo la speculazione
dei santuari eretti alla
circonvenzione d'incapace;
l'abuso della fede
con l'uso della frode
tra madonnine emofile,
taumaturghi piagati,
prodigiose apparizioni.

Terreno fertile è
la credulità popolare
se annaffiata di 
icone e superstizione:
business redditizio
nel nome del Signore.


6. Panta rei

Povere tracce 
inascoltate,
voci intrappolate
in microsolchi ottici.

Povera cellulosa
ingiallita,
caratteri dimenticati
in scansie mai lette.

Poveri oggetti
abbandonati,
immobili,
figli orfani di
passioni volubili,
accantonati,
destinati all'oblio.


7. Le ragazze di Vilnius

Beltà, Dio,
ti nominavo invano;
ora nel vento del Baltico
sublima
incredulo
il corpo.
E i corpi oltre,
come in un quadro di Balthus.


8. Sottile profondo

Sottile,
come un cavillo,
la lama di un coltello
che sibila nel buio.

Profondo,
come una fossa,
un nuovo sorriso si 
dischiude sul tuo collo.

Rantoli gemiti d'agonia.


9. Polo semantico invertito

La parola, indi l'oggetto,
arbitraria, 
divenuta,
alla statica realtà
perfetto approccio,
predizione - troncamento - correzione,
scorrelato e fluttuante,
autodistruttivo paradosso.


10. Mistero senza fine bello

Stregato dal tuo sortilegio,
dal dolce privilegio di
sentire la tua voce che
lentamente si riduce 
a sussurro disarmante.
Mi perdo nei tuoi
gesti quotidiani,
riti pagani di
accesso a un nuovo mondo.
Sei l'idea di arte.
Fragile e forte,
sensibile e spietata,
ingenua ed astuta,
frivola e profonda.
Come fuoco ed acqua
un'alchimia irresistibile.
Scheggia di una felicità
indecifrabile, fai scattare
la cognizione di un legame
speciale,
elastico invisibile
che ci allontana e ci attrae.


11. Lo schema di gioco

     Presidia      Le        Zone       Esposte 

        Ragiona      Dirigi          Sapiente

        Affonda     Deciso       Fulmineo


12. Gli esperti

Gli esperti,
i soliti esperti,
quelli che fanno
previsioni sul traffico,
si riuniscono attorno
ad un tavolo e sparano
numeri a caso
(28 milioni sulle strade...).

Gli esperti,
i soliti esperti,
quelli che fanno
previsioni sul meteo,
da moderni aruspici 
consultano le viscere di
voyeuristici mostri spaziali
(l'anticiclone delle azzorre...).

Gli esperti,
quei beninformati.
Sociologi Psicologi Dietologi
Sessuologi Astrologi Tuttologi.
Avvisano Rassicurano 
Allarmano Consigliano
Calcolano Pontificano
Elogiano Biasimano.
Secondo gli esperti...


13. Gazometro

Rimane solo lo scheletro,
metallico vestigio 
d'un respiro sommesso,
gabbia toracica di
un polmone artificiale
espiantato dal progresso.


14. Traiettoria lacrimale

Condensa nei cumuli-nembi, poi,
per osmosi,
nel cuoio capelluto transita,
stanziale pare,
ma viaggia a tappe;
dai filamenti ottici rinasce,
filtrata,
segue percorsi stocastici tra zigomi profondi,
calanchi rugosi,
come un fasore spazza aree sovraesposte,
e poi il distacco,
gittata sorprendente,
l'impatto è devastante,
argento veloce su terreni disastrati.


15. Simbiosi sensoriale

Prologo di sguardi conniventi,
accattivanti segnali 
firmano taciti accordi.
Inviti espliciti per
corpi anelanti di voluttuose
fantasie,
mani impazienti,
ardenti desideri.
Seguo con un dito
la costellazione dei tuoi nei,
dolce preludio ad
istinti carnali.
Senza pudori inibitori,
senza falsi valori,
noi due,
oggetti del piacere.


16. Haiku

Cupo bagliore,
luminarie crudeli;
strade vocianti.


17. Hellzapoppin

Fiori di Bach
nel vaso di Pandora,
un pelo nell'uovo
di Colombo.
Pandori e Colombe?
Peli sulla lingua biforcuta
della gallina dalle uova d'oro colato.
Il filo di Arianna,
la cruna dell'ago,
l'ago nel pagliaio,
il cammello passerà.
Cammello gobbo, colpo gobbo,
il gobbo della Nostra Signora.
Pandori e Colombe per cammelli nei pagliai,
spaghetti paglia e fieno,
risotti mari e monti, monti sul cammello?
Febbre da fieno, 
febbre del sabato sera,
febbre da cavallo,
il cavallo di battaglia,
febbre a 90 per un fuoco di paglia,
la paura fa 90, e il gobbo porta bene. 
Spaghetti paglia e fieno, capelli sale e pepe
legati a coda di cavallo,
un diavolo per capello, 
prendi subito d'aceto,
non hai sale in zucca,
gli occhi foderati di prosciutto alla diossina.
Come i cavoletti di Bruxelles a merenda 
coi compagni di merenda.
Bambini, merenda! 
I cavoletti di Bruxelles a merenda
conditi
con l'olio extra-vergine di Norimberga,
(come il cacio sui maccheroni)
e poi carote a capello d'angelo.
L'angelo del focolare,
il bastone e la carota,
il bastone della mia vecchiaia.
Il cane bastonato viene menato per l'aia
con la coda di paglia tra le gambe,
o meglio tra le zampe,
le zampe di gallina
dall'uovo di Colombo,
le tube di Falloppio,
le trombe di Eustachio,
le gazzelle di Grant,
le poesie di Jookie Cardigan.


18. Bamboline russe dentro scatole cinesi

Gli opalescenti diaframmi 
del tempo avvolgono 
il bambino.
Lui resta lì,
ovattato dall'esperienza.
Piange.
Urla di innocenza 
corrotta
nella tua testa,
di stupore rubato.
Non le puoi zittire.
Inizi a piangere anche tu.


19. Il grande bugiardo

Falsi in bilancio,
bilancia forense che falsa,
menzogne bilanciate
da tutti digerite.

Verità modificate da
prestidigitatori in doppiopetto,
veloci le mani e 
il trucco è già fatto.

Mendaci asserzioni impalate
artatamente,
mistificazioni perfette,
non puoi più farci niente.

È il grande bugiardo,
che osserva e modella,
occulta e controlla,
riscrive e cancella.


20. Poésie égocentrique

L'arco è teso.
Sequenze binarie
pronte a colpire.
Estraggo versi dalla faretra.
Prendo la mira.
La corda vibra.
Rime acuminate come
dardi fendono l'aria.
Il bersaglio è vicino.
Colpito.
Tu resti colpito
da ogni callida iunctura
di questa mia lepida scrittura:
gemma di emozioni
incastonata nella scienza
placcata d'ironia.


21. La storia di A.

Che troia.                                                      - 
"Sai l'ora?"                                              "Le dieci."
Accelera il passo.                              Accelera il passo.
"Non hai paura del buio?"                 Cosa vuole questo?
"Dovresti averne"                                        "No!"
"Zitta!"                                                   "Lasciami!"
"Stai ferma!"                                             Terrore
"Ti piace!"                                                   "No..."
"Si..."                                                         "No..."
"Si..."                                                          No
"Si..."                                                          No
"Si..."                                                    Repulsione
"Si..."                                                           -
Occhi iniettati                                      Occhi serrati
  -                                                                - 
  -                                                                - 
Fugge                                                     Immobile
  -                                                                -
  -                                                           Il vuoto


22. Appello disperato del punto e virgola

Nessuno mi usa più.
Sono il figlio reietto
dell'interpunzione,
paria grammaticale che
vaga di penna in penna,
pochi stilemi come rifugio.
Ignorato.
Ghettizzato nelle enumerazioni.
Non voglio morire.
Aiutatemi, 
vi prego,
aiutatemi.
;


23. Panem et circenses

Massa ignorante omologata,
controllata,
portata in transumanza.
Anonimo branco da sfruttare,
manovrare.
Campione statistico non rilevante,
codice, matricola,
e non dimenticare,
segnalaci il trapasso.
Nella paternalistica condizione,
la convinzione è illusoria
di valere qualcosa.


24. Dalla rifrazione dei raggi luminosi

Passeggi,
da equoree propaggini
lambita,
carezze spumose sulle
tue caviglie.
Occhi pettegoli,
occhi invidiosi,
occhi bramosi,
li senti addosso.
Nereide esibizionista,
ostenti le tue forme
consapevole del 
loro potere e
da esso compiaciuta.


25. La gente delle venti

Le luci del crepuscolo
intorno a me,
una patina paonazza
riveste le cose.
C'è fermento.
Trame di fari frenetici
illuminano lo sferragliare
di serrande;
nell'aria
odori di tavole imbandite,
vivande attorniate da
famiglie unite che
attendono il Tg.
Gli ultimi saluti.
Mille destinazioni.
Sulla ceralacca del tempo,
rumori, gesti, effluvi,
suggellano 
il dì che sfugge.

 

 

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