CICLO SORNIONICO

-20 POESIE-

 

1. Il rendimento del pensiero

Il rendimento del pensiero
è minore di 1.
Sempre.
Da macchine neuroniche
quali siamo, perdiamo
una parte dell'energia cogitante
nei processi irreversibili
dell'intelletto.
Nei circuiti cerebrali
fluiscono i concetti,
soggetti all'azione frenante
di inestirpabili resistori mnemonici;
è l'effetto dissipativo
dell'idea.
Dall'iperuranio alla realtà
c'è un dazio da pagare.
L'entropia mentale.


2. Memorie di un necroforo

Ricordo cancelli arrugginiti,
dischiusi sulle distese ghiaiose
che ai freddi marmi conducono.
Date e nomi e ovali.
Alberi aguzzi,
acque gorgoglianti,
fragranze marcescenti.
L'abbrunato parentado vaga
per i vialetti sterrati;
uniforme il silenzio, sacrale,
rispettoso del riposo.
Fuochi fatui e rosei lumini
che rischiarano l'oscurità.
Ora sto sull'altro versante:
dei miei colleghi sono il lavoro,
il mio lavoro è dei miei colleghi.


3. La dinamica dell'intrinseco

Rido.
Sono allegro.
Le tre Parche mi solleticano il piede
e mi rassicurano sul mio futuro.
Mi sento bene.
Cerulei folletti ballano la samba,
titillandomi la gamba
su cui saltano felici.
I miei complici mi stanno chiamando,
sono ubriachi,
girano da una parte all'altra della città
insieme ad un gruppo di centauri.
Anch'io ho bevuto.
Angeli azzurri dall'aura invisibile
nuotano nell'aere serafico
che mi avvolge.
Allucinazioni o illusioni?
Non c'è differenza.
Ora le campane suonano a festa,
rintocchi possenti che si
propagano all'infinito.
Non sono mai stato meglio.
Capisco l'importanza di ogni respiro,
vivo abbandonandomi al dolce pensiero
di quello che verrà.
Chiudo gli occhi e assaporo
sensazioni estasianti, esaltanti profumi
giungono alle mie narici, trasportati
da un refolo di vento.
Odore senza tempo.
E in ogni istante
mi accompagna il tuo volto;
tu, artefice di questo mio cambiamento,
tu, mescalina del mio cuore.


4. Il Laido

Prosaiche silfidi prezzolate
danzano sinuose
su figure geometriche perfette.
E tu lì,
il viscido sguardo fisso
su quelle prostitute senza strada.
Anche tu ti dimenavi,
spaesato e voglioso.
Agli psichedelici effetti circostanti
sommavi quella luce;
attimi di vita
che volevi immortalare.
Contemplavamo, silenziosi.
Su di noi le gocce e le stelle,
su di te il fardello
del tuo essere quotidiano.

Ringrazio l'amico e collega Jonathan Svaja per la collaborazione


5. La vita, la morte, e ciò che v'è nel mezzo

Più nulla mi consola,
ogni cosa ormai disprezzo,
la vita, la morte e ciò che v'è nel mezzo,
quell'angusto limbo incolore
dove tutto è scontato,
dove niente è stupore.

Emblema del nostro cammino;
l'urina canina disegna arabeschi
sulla strada del destino,
come il delta del Nilo
sul mappamondo albino.

Glaciali fiamme roboanti
preludono all'avvento di Mephisto;
non più Putti, nè Vergini, nè Santi,
solo orgiastiche visioni, lussuriose tentazioni,
dionisiaca venuta
del sulfureo Anticristo.

Una pugna perigliosa
deciderà la sorte
del solingo Vincitore:
o la fonte della vita
o l'oblio dell'eterno dolore.


6. I custodi del tempo vivono qui

Vicoli e piazze lontane
dalla metropoli,
scorci centenari
di bellezza intatta.

Il caldo tufo racchiude
tradizioni ataviche,
depositarie
di una genuina saggezza.

Le lancette scorrono più
lentamente, proteggendo
gli abitanti con un guscio temporale
che lascia vive le vestigia
di tempi lontani nel calendario.
Tempi presenti
soltanto nei ricordi
di qualche ottuagenario.

Il forse diventa certo
nelle voci che si rincorrono
tra le botteghe del corso,
tra chiesa e municipio,
fontanelle e panni stesi
nell'immobilità di una stasi
che tutto permea
di un'irreale atmosfera.

Mistica la notte,
regina del silenzio,
scende,
venata di puntini luminosi,
tracciati incantati
dalla malia del tempo.


7. L'umida ala della follia

Le ante degli armadi protese
in un abbraccio allettante;
i balconi
sono cassetti rotti.
I cachinni delle porte duettano
con le voci bianche dei capitelli.
Il borbottio dei risotti interrompe
quel celestiale canto gregoriano.
Una lunga doccia chimica
allo scoccare dell'ora morta.
Eccomi,
nel recinto di perspex,
coricato,
sotto il tiepido fiotto
dell'azoto liquido.
Le sedie mi hanno accerchiato
in un rito di sincronia pianificata;
i balconi
sono cassetti rotti.
La valigia sul letto
contiene i miei pensieri.
L'ho chiusa ieri.
L'ho chiusa.
Ieri.


8. Corsi e ricorsi

Tre, due, uno, auguri!
Petardi assassini, quanti arti spappolati.
Solo carbone per i bimbi cattivi.
E' l'inverno più freddo del secolo.
I giorni della merla,
la leggenda popolare narra che...
Maschere e coriandoli per le strade.
Vaccinatevi, c'è l'allergia.
Ricordatevi di spostare in avanti le lancette:
dormiremo un'ora in meno.
I primi caldi.
L'ultima campanella.
Chiudono le fabbriche.
Mare, lago o montagna?
Partenze intelligenti, esodo.
E' l'estate più calda del secolo.
Dottore, che fare?
Mangiate molta frutta.
Il tuo dirimpettaio sulla battigia sostiene che...
Gli albergatori si lamentano, pochi gli stranieri.
Rientri scaglionati, controesodo.
La prima campanella.
Riaprono le fabbriche.
Importanti concertazioni sul fronte delle pensioni.
Vaccinatevi, c'è l'influenza.
Ricordatevi di spostare indietro le lancette:
dormiremo un'ora in più.
Zucche fiammeggianti,
l'importata usanza vuole che...
All'improvviso
Pandori, Panforti, Torroni,
ovunque.
Pantagrueliche abbuffate reiterate.
Dottore, che fare?
Mangiate molta frutta.
A reti unificate
il Presidente afferma che...
Ma quanto manca ancora?
Tre, due, uno, auguri!


9. Cinquantatré diciannove

Un uomo solo al comando.
Indefessi faticatori del tubolare
agli ordini di capitani coraggiosi,
battagliano nell'anonimato del gruppo.
Tessere variopinte
nel mosaico della grande carovana.
Potenza, sacrificio e abnegazione
scaricati
sulla moltiplica prescelta.
Eroi d'altri tempi,
epiche ascese tra ali di folla,
lotta contro il tempo,
velocità.
Ma il mito si schianta contro
il muro della scienza.
L'ombra del sospetto
offusca
il bagliore dell'impresa.


10. Senza titolo II

Uno sguardo,
le nostre anime
in contatto,
e non ti ho vista più.
La consapevolezza
di un momento d'infinito
è ciò che mi resta.


11. Il fattoriale urlante

Vergo amorevolmente un foglio di carta.
Numeri.
La guerra è aperta.
Le gerarchie posizionali scalzano
quelle addizionali.
Simboli.
Volute, cuspidi, spezzate.
Osservazione dei fatti,
e tutto il resto è melina,
lampade votive immerse
nel campo irrotazionale
del rigore logico.
Convenzioni accettate da tutti.
Segni relativi universali.
28 è un numero perfetto.


12. Cascina modificata sul territorio

Racchiuse nell'aria
percepisco le voci della storia.
Il sordido gusto di un gesto gratuito
nobilita l'uomo
nell'impatto fortuito
con il proprio Io.
Parole latitanti,
ordigni inesplosi,
volti senza lineamenti.
Vacillano i pilastri dell'alienazione,
i bigotti eufemismi dell'igiene mentale
sotto i colpi di maglio
di una nuova ragione.
Fa male vedere,
fa male capire,
fa male ascoltare.
Fin quando mi assale
l'anomala onda della disforia.


13. Il transfuga della notte bianca

Intorno a me
popoli persi nella vacuità dei propri idoli,
folla sobillata da ideali materiali.
Decisioni affrettate,
non si può tornare indietro.
Le stigmate del progresso squarciano la nostra anima
e noi ci preoccupiamo del tempo che farà.
Inseguiamo la panacea in cerca di
una felicità relativa, chimera della vita
che ci ha lanciato questa sfida.
Ci arrovelliamo su quesiti senza risposta,
e allora
è inutile pensarci.
Tabula rasa della mente, niente domande.
Vivere solamente.


14. Miscibilità totale

Erravo,
come acido forte
in costante, pedissequa,
esaustiva ricerca
della sua base coniugata.
Ti intravidi, o così mi parve,
e fu subito
mutua compenetrazione
tra le orbite esterne
del nostro sentirsi
incompleti.
Concatenàti,
inviluppàti nelle fitte maglie
delle biunivoche corrispondenze,
come cardo e decumano,
come causa ed effetto,
come pozzo e sorgente.
I cristalli dell'Ego
si fondono
in un'intima mescolanza;
io il soluto, tu il solvente,
è l'abbraccio vitale,
raro esempio
di miscibilità totale.


15. Esthemporanea

Paradossi.
Paradigmi panellenici,
epigrammi, epitaffi.
Leziosismi filosofici,
stucchevoli sofismi fomentano
questo senso mio di repulsione.
Insidiose serpentine
tra le Colonne d'Ercole
dello scibile umano.
Apologia della ragion pura;
mi gratifica il sentimento
solo quando non perdura,
solo s'esso si disgrega,
martoriato,
innanzi allo strapotere
dell'istinto più selvaggio.
Sed, sic stantibus rebus;
signori,
mi adeguo.


16. Il suono del male

Bisbigli nel buio.
Sussurri.
L'aria sogghigna
nella stanza deforme.
Ascolta.
E' la sua voce.
Stille di paura
si condensano nel cervello,
nelle orecchie pulsa
un silenzio assordante.
Il panico isterico
si fa strada, abbattendo
i baluardi della coscienza:
la danza del terrore
è appena iniziata.
Non puoi fuggire.
I mostri dell'onirico delirio
emergono dagli abissi,
s'insediano sulle sinapsi.
Flussi di follia
scorrono nei capillari;
vedi
occhi sbucciati
membra squartate
corpi decomposti.
Attendi la fine,
preghi che arrivi,
ti illudi nei bivi
della speme.
Eccola, finalmente.
Ansante.
Avverti il suo respiro,
il soffio gelido
della sua quintessenza.

Ti prende e ti porta via.


17. Copacabana Beach Club Acapulco Bay

Fra i girasoli di carne
sulle distese di venturo vetro
attendo il tetro evento.
Diafane,
lattiginose creature del Primo Elemento
virano all'amaranto
questo manto che mi copre.
Le agguanto.
Imbarazzi ineluttabili
d'eccitazione incontrollata;
la vaporosa rena,
provvidenziale,
li frena.
E' l'arena del trillo,
dello strillo,
del grande ombrello.
Poi,
il freddo.


18. Il Garbino

Il fascino delle nuvole
cariche di pioggia,
di un mondo scuro
sotto la coltre grigia,
mi attrae.
La luce e poi il suono,
questa è la fisica,
il lampo e poi il tuono
ed inizia la musica.
Cade la doccia celeste,
si fa tutto più cupo:
c'è chi stacca la spina,
chi serra la finestra,
chi danza nel diluvio.
Brontola il cielo e
noi siamo più uniti.
Ecco il nemico,
l'avversario di sempre.
Ci sentiamo vicini,
coalizzati dall'infausta
comune sorte.
Dimentichiamo i rancori,
tutti insieme contro il
simbolo tangente del pericolo.
Poi, domani, con il sole,
di nuovo le piccole
guerre personali.


19. Sigaretta che brucia sul bordo del tombino

Sei lì,
equilibrio instabile,
sospesa nel vuoto
sul pertugio ellissoidale.
La brace fagocita il tabacco
privandoti del solido sostegno.
Il tempo ti è nemico, come il vento;
perturbazioni esterne
non puoi prevedere.
Ti vedo agonizzante
tra convulse spirali di fumo.
Chissà ora dove sei.


20. La fine II

Consacrato
tra i padri del Terzo Millennio,
accolto
nell'Olimpo degli Immortali.

 

 

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