PREFAZIONE
Abbandonato temporaneamente il diplomatico Luigi Prisco, fido personaggio della recente trilogia di romanzi, l’autore ci presenta un nuovo interprete: l’eclettico giornalista Sergio Bompiani.
Lo scenario della nuova opera è il fantastico paesaggio dei Caraibi. Anche in questo caso il racconto ha lo scopo di introdurci in un’analisi storico-politica delle problematiche che caratterizzano il regime cubano, non disdegnando un’attenta disanima sul passato dell’isola.
Questa volta, al contrario dei tre precedenti, ci troviamo di fronte ad un romanzo che cerca di introdurre velatamente, come è sempre nello stile dell’autore, il mondo esoterico a ridosso della realtà ufficiale. Pur dietro una vena di scetticismo, il misterico interviene con potenza nel contesto degli eventi; Konrad Jacch vuole che anche i suoi lettori entrino nella attuale indagine sul mondo esoterico fornendo alcuni spunti.
Forse, questa volta, il personaggio meno disegnato dall’autore, è proprio il protagonista; probabilmente perché l’attenzione del pubblico deve essere rivolta a Cuba e non distratta dalle pieghe psicologiche del giornalista interprete.
Certi di ritrovarci al più presto di fronte alle sottili analisi del nostro tempo, nel quarto romanzo dedicato al diplomatico Luigi Prisco, ci sentiamo piacevolmente allontanati dai cavilli burocratici della politica italiana con questo lavoro dedicato ai paradisi caraibici.
Corrado Siricano
Quasi cinque secoli di storia cubana rilevano un lungo percorso di martirio, intriso di sangue e di speranza, dove la lotta si mescola alla trama di potere, alle difficoltà economiche, alle forme di corruzione di ogni tipo, alle misure repressive per la difesa della poltrona, agli scioperi, alle cospirazioni, ai colpi di stato, al costante desiderio di sopravvivere agli assassini, ai crimini, alle violenze e agli abusi.
Queste pagine di storia e di cronaca segnano un profilo così impegnato prima nella ricerca di scrollarsi di dosso un servilismo dalle potenze europee e poi nel tentativo di conquistare un volto e un’entità propria.
Questa aspirazione vive e persiste tenacemente nell’animo dei Cubani. Abbiamo letto di politici desiderosi di creare uno stato democratico e una società di benessere, all’insegna di principi e valori inalienabili dell’uomo, eppure spesso costoro si sono trasformati in esseri dispotici e tiranni. E’ il caso di citare l’ultimo governatore dell’isola di Cuba, Fidel Castro, che nel discorso di autodifesa La storia mi assolverà giustifica, durante il processo celebrato a Santiago di Cuba il 16 Ottobre 1953, la resistenza contro il governo illegale del regime di Batista e pronuncia una critica dei mali della società cubana di quel periodo.
In tribunale questo lesse un lungo discorso difensivo, che divenne rapidamente uno dei testi fondamentali della rivoluzione cubana.
Tanti principi, valori, ideali indicati in quelle pagine sono rimaste vuote affermazioni senza alcun riscontro reale. Campeggia la famosa dichiarazione francese dei diritti dell’uomo: quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per questo il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri.
Comunque una delle pagine più toccanti che unisce idealmente tutti i cubani ricchi e poveri, residenti ed esuli, governanti e cittadini, è una frase citata nel testo allorché l’autore dice: “ Siamo cubani e l’essere cubano implica un dovere, non adempiere ad esso è un crimine e un tradimento. Siamo orgogliosi della storia della nostra patria, l’apprendemmo a scuola e siamo cresciuti sentendo parlare di libertà, giustizia e di diritti. Ci insegnarono ben presto a venerare l’esempio glorioso dei nostri eroi e dei nostri martiri”.
Vincenzo Fascione