PREFAZIONE

 

Nel secondo romanzo dedicato al diplomatico italiano, Luigi Prisco, prosegue l’analisi relativa alla lotta al terrorismo dichiarata dagli Stati Uniti dopo l’attentato dell’11 settembre.

Tra le righe è facile intuire come l’autore, pur condannando ogni forma di violenza contro popolazioni inermi, cerchi di capire quanto gli interessi capitalistici spingano la crociata del ventunesimo secolo. Fino a che punto il mondo occidentale è causa dell’attuale ribellione dell’integralismo islamico ? Quante oscure manovre si annidano nella pur giustificata lotta al terrorismo internazionale ?

Queste domande difficilmente possono avere delle risposte certe; solo la storia potrà rivelare fra molti anni quanto gli interessi petroliferi siano determinanti per alcuni eventi che sembrano di difficile lettura.

Il personaggio attorno al quale avviene la disamina degli eventi relativi agli ultimi mesi del 2001 ci appare ancor più cinico rispetto al primo libro, “La morte dal cielo”.

Inquadrato mentalmente dai lunghi anni trascorsi in Oriente mal digerisce la frenesia della politica occidentale.

 

 

 

L’opera appare mirata a richiamare l’attenzione del lettore non su ciò che appare dagli eventi ma su quello che avviene dietro le quinte del palcoscenico del potere; i personaggi del romanzo sono facilmente riconoscibili, molti di essi coincidono con coloro che regolano gli avvenimenti degli uomini. Questi nuovi burattinai non sono diversi da quelli che per secoli hanno calcato i palcoscenici del nostro pianeta; come affermava Goethe “l’ipocrisia è il tributo che il vizio paga alla virtù” e poiché i potenti sono poco virtuosi non ci si deve meravigliare che siano ipocriti.

E’ chiaro il progetto dell’autore che, attraverso le disavventure del suo diplomatico, vorrebbe coinvolgere i lettori ad una riflessione sugli avvenimenti più toccanti dei nostri giorni. Se dalla lettura dell’opera vengono chiari alla mente dei lumi sulla complessa realtà del XXI secolo il fine del romanzo è raggiunto.

Il titolo dell’opera, la guerra degli ultimi crociati, vuole richiamare alla memoria degli occidentali il lontano 1095, anno in cui il papa Urbano II bandisce, nel Concilio di Clermont, la prima crociata per la liberazione del Santo Sepolcro.

 

 

Ai grandi feudatari che aderiscono a questo richiamo del pontefice viene garantita la remissione dei peccati. Ben pochi furono i cavalieri cristiani che si recarono in terra santa per guadagnarsi la redenzione, molti invece quelli che videro nell’impresa la possibilità di aprirsi un nuovo campo all’espansione commerciale.

Nasce così il nuovo spirito della conquista cristiana nel mondo, caldeggiato dagli ideali della riforma gregoriana, e con questo presupposto si afferma il principio della guerra santa contro gli infedeli. Perché dunque ci scandalizziamo tanto, noi occidentali, di fronte agli odierni appelli dei fondamentalisti islamici?

La storia ci ha tramandato che il 15 luglio del 1099 i cristiani, conquistata Gerusalemme vi compiono un’orrenda strage, non risparmiando i soliti civili inermi.

Aiuta la comprensione citare un autorevole studioso, Le Goff,: “Lo stabilirsi effimero dei Crociati in Palestina è stato il primo esempio di colonialismo europeo”.

Non è quindi difficile accomunare al neocolonialismo occidentale gran parte delle colpe per lo stato di tensione che attanaglia il mondo islamico. Una volta si conquistava in nome di Dio, oggi in nome della Democrazia.

 

Corrado Siricano