PREFAZIONE

 

 

Ricalcando i dettami del romanzo storico il vero si trasforma in verosimile. Questa opera si serve di un evento tra i più sconvolgenti dell’era moderna, l’attentato terroristico al World Trade Center, per dare libero sfogo ad una serie di considerazioni sottili. L’inedito autore non disdegna di mettere a nudo le discrepanze del mondo occidentale, neoliberista, per ricordare che sul nostro pianeta i rapporti tra gli uomini non sono equi. Se poi accadesse che i deboli si ribellassero non ci si dovrebbe scandalizzare. Ma siamo sicuri che l’evento di cui tratta il nostro autore sia proprio un’insurrezione dei deboli? Non è forse la presunzione del potente che si crede inattaccabile e che ritiene che tutto gli sia concesso? Non c’è di nuovo, nella Storia, qualche eminenza grigia che ha voluto o almeno permesso questo assurdo eccidio? Siamo sconvolti dalla possibilità che si possa giungere allo sterminio consapevole di migliaia di persone innocenti per ottenere i finanziamenti necessari a sviluppare l’industria bellica.

Questo romanzo è un omaggio al popolo americano perché occidentale come l’autore ma è anche un “j’accuse” verso quegli speculatori che sono disposti a sacrificare i propri simili per i loro “sporchi” interessi.

Anche questo tragico evento verrà giudicato solo dalla Storia. Ci permettiamo di scomodare  uno dei più grandi filosofi occidentali per commentare un accadimento in cui è difficile trovare la Ragione che si incarna. Hegel diceva: “La storia si offre all’osservatore come un quadro di diversità e di modifica: è una differenziata baraonda”. Il filosofo tedesco cerca disperatamente di cogliere la calma e la certezza dei principi delle leggi e della Ragione. Ma non dimentichiamo che lo stesso Hegel attribuisce la nascita delle leggi alla mancanza di amore tra gli uomini. Dice ancora il filosofo: “Noi cogliamo una grande immagine di eventi, un prospetto di forme di popoli, di Stati, di singoli; forme molteplicemente differenti che si accavallano senza tregua”. Povero, grande Hegel, ultimo pensatore ottimista di un mondo autolesionista. “Questa pazzia è anche la serenità semplice poiché il disordine e l’anomalia altro non sono che l’apparenza dell’essenza. Se cerchiamo di spiegarla questa storia vuol dire che una logica deve pure esserci nella successione dei fatti. La Storia non può essere un insieme di assurdità”.

 Noi grandi ammiratori del pensatore di Stoccarda ci rammarichiamo nel dirgli che la “sua” Ragione non è più presente negli uomini del 2000 e purtroppo la vita di oggi non è un insieme di assurdità ma di nefandezze.

 

 

Corrado Siricano