PREFAZIONE

 

 

Nel terzo libro, dedicato al diplomatico italiano Luigi Prisco, appare sempre più evidente l’intenzione dell’autore di usare le vicissitudini del personaggio per mettere in luce i più salienti avvenimenti dell’inizio del terzo millennio. In questo romanzo viene dato maggior risalto alle questioni italiane e la trama si alterna tra temi di politica interna ed internazionale. La maggior rapidità dei passaggi da un avvenimento all’altro serve a richiamare l’attenzione del lettore sulla contaminazione globale degli eventi. Il racconto ha diminuito la pressione didascalica per dare più impulso all’aspetto psicologico dei personaggi principali. Gli intrighi della politica nazionale si accentrano soprattutto sulla diatriba tra il Ministro degli Esteri, considerato un tecnico, ed i Ministri politici. Questo conflitto ideologico porta alle solite conclusioni: chi dirige il potere esecutivo di uno Stato sembra vivere in un mondo a parte rispetto a quello dei cittadini comuni.

E’ evidente come l’opera sia solo una tappa di un progetto più vasto; il diplomatico Luigi Prisco è destinato a ritornare in un quarto romanzo. L’autore, abbracciando questo ambizioso disegno, sembra sempre più intenzionato a ripercorrere il filone dell’indagine storico politica per coinvolgere il lettore in una analisi retrospettiva. Dietro le normali manifestazioni di un uomo qualunque, Luigi Prisco appunto, si muovono quei fenomeni della politica occulta che spesso restano ignoti ai cittadini “normali”.

Come diceva Hegel: Invece del processo storico reale, vivo, unitario noi afferriamo solo i frammenti dispersi, rapportati gli uni agli altri in modo contingente, e le rappresentazioni che costruiamo sono come dei dogmi ghiacciati che attendono vanamente lo scongelamento liberatore.

Quello che l’autore cerca di comunicare ai suoi lettori è proprio il rifiuto di afferrare i frammenti degli eventi, che lo porterebbero a giudicare i fatti in modo superficiale, e vigilare attentamente su ciò che si cela dietro i proclami ingannevoli. E’ fuori discussione che oggi il mondo grazie ai tecnicissimi mezzi di telecomunicazione è alla portata di tutti, è come un grande film a cui chiunque può assistere; ma è altrettanto certo che i registi di questo spettacolo preferiscono le trame occulte a quelle neorealiste.

Konrad Jacch cerca di richiamare i suoi lettori ad una maggiore osservazione verso gli accadimenti chiedendo loro di non limitarsi a guardare il fenomeno ma di cercare l’essenza pura, questo anche quando i dati sensibili siano estrinsecati ingannevolmente.

Rispetto ai primi due romanzi questo “Non si vive senza la guerra” è senz’altro più rapido e diretto, forse anche un po’ a discapito del valore intellettuale.

Attendiamo con gradita attesa il quarto tomo per seguire il diplomatico italiano Luigi Prisco che ormai è diventato uno di noi.

 

Corrado Siricano