Commenti Samizdat

 Gli scrittori sono veramente liberi? Da sempre i perseguitati per eccellenza da parte dei poteri, i veri artisti sono quelli che difendono con forza le loro idee, anche a rischio della vita. Lo storico latino Tacito, nei brani delle sue opere, ha descritto in pagine immortali le sofferenze legate all'impossibilità di manifestare le proprie opinioni da parte degli intellettuali. Occorre però una precisazione su questa parola. L'intellettuale rischia di essere frainteso e localizzato in oscure e polverose regioni del pensiero. Spesso si associa alla parola intellettuale proprio la stasi del pensiero e delle idee. E certamente, a questo spostamento di significato ha contribuito la corruzione e il ripiegamento delle intellighenzie occidentali contemporanee su atteggiamenti affatto propositivi (e non diciamo rivoluzionari, perchè anche questa parola si presta a molti fraintendimenti e strumentalizzazioni, oltre ad essere di portata decisamente troppo grande per l'attuale stato della discussione culturale e sociale). Inevitabilmente si registra anche un appiattimeno della creatività, cosicchè la forbice tra una pseudo-arte commerciale e venale e un progetto creativo di portata profonda in grado di avere ricadute importanti sui messaggi critici che una società non dovrebbe mai dimenticare di rivolgere a se stessa, questa forbice, appunto, cresce inevitabilmente e si porta dietro anche un enorme squilibrio di spazi da occupare. Al commercio va di gran lunga la palma della vittoria nella corsa-rincorsa alla divulgazione della parola. Una parola debole, svilita e svuotata. Ed è intuibile che questo avvenga per due motivi. Primo, questo tipo di parole e formulazioni sono più facili da trovare e utilizzare, in quanto fanno parte del codice banalizzante televisivo che entra senza troppe cerimonie nei modi di espressione delle persone. Dunque sono a portata di mano e a buon mercato. Questo collettivo televisivo rivendica necessariamente identificazione, ed ecco servito il romanzetto "all'ultimo bacio" o la poesia "reality". Gli artisti veri, quelli che se ne fegano dell'immagine, del clamore, delle copie che inondano librerie anonime dove pure si finisce per masticare un pensiero trovato sugli scaffali del supermercato, vivono in uno spazio sempre più ristretto sotto la continua minaccia del potere ostracizzante. Restano al margine i veri creatori del pensiero, i veri decostruttori delle mitologie del potere e delle retoriche esposte alle vetrine dei saldi nei centri commerciali. Dissentono, non partecipano, e per questo la loro parola morde, fa male, arriva in profondità, ed è in grado di scavare. Come fa ancora paura, il vero scrittore che non guarda in faccia a nessuno. Siamo alla fine dell'impero, o almeno siamo immersi nelle ambiguità schizofreniche dell'impero. Economia violenta che si ostina a navigare su un lago di petrolio sotto cui scorre il sangue della gente. Guerra e oblio. E la parola autentica, la parola che vuole denunciare, bandita, uccisa. Strangolata nella lotta anche quella. Chi ancora oserà e saprà scrivere veramente?

Claudia, X '07

"L'esperienza appena ha dato forma ad un'opera letteraria, insecchisce, si distrugge"
Italo Calvino

Scrivere è più di una confessione carnale, fatta con tutto il corpo intendo. Alla fine di un lavoro si ha spesso l'impressione di essere svuotati, abbiamo risalito la china ma questo non ha nulla di rassicurante. In genere finiamo per sentirci profondamente inadeguati di fronte al prodotto della nostra creatività. Il senso del compiuto e del definito tende a fuggire la scrittura. Per sua natura sembra semmai infinitamente più vicina ai "non finiti", marmo che esce dall'involucro della materia senza lasciarlo e senza smettere mai di significare.
Claudia, VII 2008
    


"Forse lo scrittore riesce a vedere cose e a rendere atmosfere che gli altri non vedono a fondo, ed è veramente un grande dono. Troppo spesso passiamo accanto a cose o persone che ci sembrano insignificanti e invece tanto avrebbero da dirci se solo ci fermassimo ad ascoltare!"

Giovanni Gori, impressioni sulla scrittura leggendo "Italienische Reise" di Goethe